ANTONIO TABUCCHI, UN GRANDE ITALIANO


 

Português: Na Baixa. Lisboa

Português: Na Baixa. Lisboa (Photo credit: Wikipedia)

La notizia del suo decesso non mi ha colto di sorpresa conoscendo la malattia che lo aveva colpito, ma certo come sempre si spera ……Ricordo con grande amarezza le sue parole circa quest’Italia berlusconiana che condivido pienamente .  ” Ricordo un’Italia meno ricca, ma piena di un’eleganza naturale. Oggi una famiglia italiana consuma in media 5 ore di televisione al giorno. E’ divenuta il regno della volgarità delle parole e di gesti scomposti e pesanti”.

Tabucchi potrebbe essere definito un italiano dell’esterno. Un italiano che ha scelto una dimensione europea, della quale si era da tempo appropriato, nonostante avesse legami estremamente stretti con il Paese, non riusciva  più a viverlo  continuativamente. Innamorato del Portogallo , della sua cultura, del suo “fado”. Ed infatti é a Lisbona che é deceduto , in quella che ormai da tempo rappresentava la sua “città ideale”. Dove per un breve periodo  , lui schivo e puro, aveva anche accettato di ricoprire il posto di direttore dell’Istituto italiano di cultura tra il 1986 ed 1988.   Ma oltre al suo Portogallo amava Parigi e la Toscana. 

Il Portogallo, senza alcun dubbio,   rappresentava per lui la scoperta della vita. Nel 1991  con Requiem raggiunse l’acme .Lisbona rappresenta per lui il viso di Fernando Pessoa . Le parole con le quali accompagnò questo libro, scritto in portoghese, lingua di cui lui era stato professore all’Università di Siena, danno il senso del suo omaggio a quel paese ed idioma. “Un omaggio ad un paese che ho adottato e che mi ha adottato a sua volta. A della gente che mi ha amato ed io ho amato …..”

Il bello dell’ opera di Tabucchi in generale é che nei suoi libri si sentiva l’interesse per le persone semplici, il cui destino talvolta viene sconvolto dalla vita. E’ in effetti con Notturno indiano, la storia di un uomo che va alla ricerca di un amico disperso , che vince il premio  Médicis straniero nel 1988. Come era solito affermare non era attirato dai personaggi , le cui vite tendono ad essere piene e soddisfatte, in una parola  “i vincenti” tipici di quest’Italia provinciale e buffona. Delle saghe cinematograafiche che ne mostrano i lati più idioti . Non certo della filmografia dei fratelli Taviani!      Un suo grande amico e traduttore, Bernard Comment, descriveva il suo modo di vedere il mondo: delle recite  e dei libri che alla prima lettura danno l’idea di piccoli pezzi di vita , degli incroci di esistenze diverse, ritratti di viaggiatori ironici e disperati. E poi, poco a poco, sorge un dubbio , un problema. Ed allora le storie di Tabucchi si  trasformano, divengono riflessioni profonde sul fato,   sull’azzardo della vita stessa e le scelte alle quali siamo tutti confrontati. Un tentativo di osservare, una sorta di studio  degli interstizi della vita che attraversano il destino degli uomini, una sorta di tessuto connettivo del destino di ognuno di noi. 

Questo era il  grande autore di Pereira . Un italiano che ha saputo raccontare le tragedie dell’Europa e dell’Italia del ventesimo secolo con le sue dittature ;    fascismo italiano, salazarismo portoghese, franchismo spagnolo….e l’eroismo , la vigliaccheria , il tradimento che sono stati i temi ricorrenti delle sue storie .Ricordo con piacere le sue parole in proposito:  la democrazia non é un dato certo ed acquisito, occorre essere vigili e attenti sorvegliandone l’evoluzione.

Ecco con Antonio Tabucchi se ne va un’altro scrittore, certo non amato dalla buona borghesia intellettuale salottiera tipica di questo paese classista e becero nel  contempo. Un personaggio scomodo ed irriverente nei confronti del potere ,di ogni tipo e forma .  Certo non gli é mancato il coraggio talvolta di scendere nell’arena politica, non nel senso di prendervi posto come i buffoni che  ammorbano l’aria, ma come critica profonda di un certo modo di intendere la politica. Negli anni del berlusconismo che non é altro che la continuazione della maggioranza silenziosa degli anni ’70,  o della piccola borghesia sostenitrice del ventennio,  si é scagliato più volte contro gli scandali governativi e personali del buffone. Come  amava spesso ripetere “Non ho che una vita ed una voce. Fin quando le mie corde vocali funzionano  me ne servirò!

Ecco purtroppo oggi siamo orfani quanto alla voce di questo grande italiano, ma certo non dei suoi libri , delle sue considerazioni circa il paese , la giustizia sociale, il modo di essere e  vivere di quest’Italia.  Un paese che ancora resta berlusconizzato nelle fasce d’età che ne rappresentano la maggioranza.

Buona vita a tutti.

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Una risposta a ANTONIO TABUCCHI, UN GRANDE ITALIANO

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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