LA CINA E’ LONTANA


Français : Shangai en lumiere

Français : Shangai en lumiere (Photo credit: Wikipedia)

Shanghai Washing

Come già  accennato in precedenti blogs, la locomotiva cinese sta entrando in una fase di transizione, di passaggio, di crescita. Era normale che ciò accadesse, non solo per il passato decennio che ha garantito un tasso di crescita medio superiore al 10%, ma anche in rapporto alle estreme  ed endemiche diseguaglianze che sussistono in quel paese. Proprio queste ultime ne fanno una grande potenza globale, ma altresì un’ enorme distesa di poveri. Sono queste due facce della Cina di oggi che talvolta non sono rese ben distinguibili.

Un paese di 1 miliardo e quattrocento milioni di persone , il più popolato al mondo, che vive nel contempo il 21° secolo avanzato di una megalopoli come Shangai ed una grande provincia ,un territorio sperduto del nord ovest del paese che ancora si trova nell’evo moderno. In valori consumistici, se preferite, circa 400 milioni di individui  sono approdati a standard di consumo occidentali ed  1 miliardo  che sogna di poterlo fare. Ecco in termini crudi la grande dicotomia esistente nel paese. Di cui volutamente la stampa non solo interna , ma anche occidentale non ama parlare. La crisi economica europea, principale mercato dei prodotti manufatti cinesi, mette a dura prova il sistema basato su regole ferree. La riduzione dell’occupazione si fa sentire anche nelle grandi zone extradoganali dove i lavoratori vivono in aziende /prigione con ritmi da 12 ore al giorno per 6 giorni e mezzo di lavoro per una paga concordata che mediamente è di 120 euro al mese. Lavoratori che vivono all’interno del perimetro aziendale ,in baracche da 60/90/120 posti letto a cuccetta, da cui non possono uscire, se non con permesso speciale. Da circa 6 mesi molti di questi lavoratori vengono rispediti nelle loro zone d’origine ,senza alcuna garanzia di lavoro, tornando ai loro 30 euro mensili. Questo stato di cose può provocare dei contraccolpi notevoli a livello sociale  e quindi politico.

La forbice tra un’affluent society ,come la definirebbero i politologi, ed una massa che non ha alcun accesso ad una vita degna, si stà oggi riaprendo. Il grande salto industriale del paese non ha garantito uno sviluppo dell’istruzione armonico. Le università ed il loro accesso é rigidamente regolato da selezioni rigide che vengono gestite dall’alto  in base all’iscrizione al partito comunista cinese. Il classismo tipico della società cinese, al di là del comunismo di facciata, aggravato da una élite politica che ha fatto del centralismo e della gerarchia gli elementi fondanti del potere, rendono ancor più estremo il distacco dalla realtà sociale. Il capitalismo dirigistico di stampo cinese unisce il peggio dei due sistemi.  Spesso si leggono articoli che concernono vari aspetti sociali, economici, finanziari, politici del pianeta Cina. Peccato che non si affronti mai il substrato, o se preferite il dietro le quinte del miracolo. Milioni di esseri umani che vivono miseramente vite miserrime. Oltre a quei popoli che , come in Tibet,  vivono una vera e propria occupazione del loro paese , del loro territorio.  Un’occupazione che ormai non suscita più indignazione, salvo per qualche nota di dissenso politico alla visita del Dalai Lama, ma che sembra metabolizzata dalle democrazie occidentali, in cambio della  stabilizzazione dei flussi monetari e commerciali.

Una pace, o armistizio che però oggi è più a rischio a causa della man bassa fatta dai cinesi in Africa alla ricerca ed appropriazione  di tutte quelle ricchezze del sottosuolo per cui USA ed Europa hanno richesto l’intervento delle Nazioni Unite . Miopia, idiozia, o compromesso decaduto……Ma come,  dagli anni ’80  i cinesi hanno occupato l’Africa e solo adesso gli occidentali se ne accorgono? Il denaro e la mano d’opera cinese sono all’origine del boom del settore costruzioni africano.  Giusto pochi esempi:

1.4 miliardi di dollari per la costruzione della Mega Moschea di Algeri, la più grande fuori dall’Arabia Saudita, costruita dal China State Constuction Engineering Corporation (CSCEC).  La grande diga di BUI in Ghana, 1 miliardo di dollari, un progetto che ha aperto ai cinesi un mercato enorme in altri paesi centro africani.  Guinea equatoriale .Il Sipopo Congress Center,un ‘altro progetto della CSCEC per un valore superiore al miliardo di dollari.      In Angola, il progetto del Kilamba Kiaki,  3.5 miliardi di dollari in un paese ricco del petrolio di cui la Cina ha fortemente bisogno , per il quale é pronta ad accordare facilitazioni e pagamenti in natura, oltre a fornire know-how gratuito per tutti quei paesi le cui risorse naturali siano strategiche .                In Kenia , l’autostrada di Thika ($500 milioni)  50 km che collegheranno la capitale Nairobi a Thika, un grande sobborgo del paese. Ecco questi sono solo alcuni esempi dell’attivismo cinese all’estero. Che esporta mezzi,uomini, tecniche,know-how, in un unico grande pacchetto chiavi in mano!

Quest’attivismo corrisponde ad un rallentamento interno di cui le autorità temono gli effetti, oltre che a rappresentare la ricerca spasmodica di fonti energetiche di cui la Cina è scarsa allo stato attuale. La ricerca di materie prime ;  rame, petrolio, gas, ferro, acciaio ecc. sono  a livelli record. Ecco che i prezzi di queste materie vedono una costante crescita.  Il problema per la Cina é che, se e quando l’economia mondiale riprenderà, i prezzi di queste ultime saliranno molto più rapidamente di quanto essa sarà capace di ammortizzarne i costi attraverso l’esportazione dei suoi beni ,rendendo la sua struttura di costi di produzione più  rischio. Per questo motivo , a seguito del calo della domanda di beni e servizi in USA ed Europa, la Cina stà cercando spasmodicamente nuovi mercati di sbocco per le sue merci ; Russia (+32%) e Sud America (+12%) nel 2011.

Ma basterà questa ricerca continua di mercati a riequilibrare la riduzione della domanda dei principali sbocchi e quindi la bilancia commerciale (meno 32 miliardi di dollari nel 2011). Al di là degli aspetti monetari, della forza dello yuan, o renmimbi, delle riserve , oltre  3 miliardi di dollari, il fattore chiave, a mio avviso, resta un semplice dato. Il fattore demografico!

Come al solito,un fattore che anche in Cina, come da noi in Italia ,o in Germania, le classi politiche non tengono mai nella dovuta considerazione.   Allora,  il PIL cinese, espresso in dollari, nel 2011 é stato di 6.988 miliardi . Quello USA, 15 mila miliardi. Quello tedesco 3628, il francese 2808, il nostro 2302. 

Circa 600 milioni di cinesi vivono e sono ancora occupati nel settore agricolo su 1.4 miliardi. Quasi la metà dell’intero popolo cinese! Mentre all’incirca 300 milioni sono occupati nel settore industriale. Ora, se si incrocia il dato occupazionale su PIL ,si scopre che l’agricoltura partecipa al PIL per il solo  9.6%, mentre l’industria vi partecipa per 46.8%.I servizi rappresentano il 43.6% del PIL.

Cosa sottintende tutto questo? Che la Cina , rebus sic stantibus ( stando così le cose) si trova agli albori della rivoluzione industriale, ovvero ai primi del 1900 in quanto a evoluzione di paese. Per quanto buona potrà essere la performance  dell’economia, il modello non riuscirà a superare il prossimo decennio prima di implodere , o esplodere. E questo per gli aspetti sociali e la compressione degli interessi divergenti che si creano all’interno della compagine razziale, linguistica e religiosa del continente Cina.  Circa 61 lingue/dialetti, una ventina di fedi, ed oltre una decina di etnie diverse. Difficile credere che un tale melting pot possa resistere alle forze centrifughe che animano lo sviluppo, ma che nel contempo ne minano le basi.                  Ecco la ragione del titolo scelto. Il futuro resta molto incerto e quando si leggono le previsioni di certi istituti di ricerca viene da domandarsi quali ragioni le rendano così grossolane. Secondo alcune di esse la Cina supererebbe addirittura gli USA nel prossimo decennio. Ma quando, ma dove…….

Le criticità strutturali interne ed il mix di fattori socio-economico-finanziari che hanno contribuito allo  sviluppo del paese, sono gli stessi fattori che nel medio-lungo termine costituiranno una pesantissima zavorra.                              Ed a mio avviso il paese non potrà uscirne indenne, ma al contrario con notevoli mutamenti, sia  strutturali , che politici. Al di là dei mega progetti che il regime promuove e pubblicizza, delle vetrine politiche olimpiadi, Expo ecc. resta che a 300 km dalla grande Shangai il popolo viva ancora come nel 1970.

Buona vita a tutti.

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