PERSEVERARE NELLA LOGICA DELLO SFASCIO


Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

Mi riferisco all’intervista rilasciata da Bersani al Corriere della Sera del giugno 2011.  Mi riferisco ai numerosi punti toccati dal segretario del PD quanto a strategia da allora. Niente sembra mutato! Cominciamo dalla madre di tutte le circonlocuzioni: “la barca della politica deve avere più pescaggio”.  Ricorda molto le parabole.  Peccato che i pesci, come in certi testi sacri,  non saltano con gioia nelle reti. Ma al di là della volontà degli elettori di saltar dentro una barca simile, il problema é dove quella barca vuole andare , con chi e  perché……..

Abbiamo già visto questo partito, quando era ancor più grande di adesso , imbarcare tanti pesci e tanta acqua per poi andare miseramente a fondo. L’Unione ne é stata la manifestazione più eloquente. Non é nella ampiezza delle forze riunite, ma nella coesione profusa verso gli obiettivi da raggiungere, nella volontà di coloro che vi partecipano, la forza della politica vincente.  Dei Bertinotti , dei finti intellettuali della magna grecia , presenti  nel PD , vedi Dalema e Veltroni per esempio, ne abbiamo pieni i …….Manca in questa analisi il dato di fondo. La realtà odierna ci indica in maniera evidente che la dicotomia tra un’ala pro centrista ed una più a sinistra si stà pericolosamente allargando.

Invece di ricercare un chiarimento all’interno della segreteria si vuole procedere , come se niente fosse, nascondendo sotto il tappeto, le divisioni che , non sono solo di vertice, ma appartengono, corrispondono e attraversano quel che resta dell’elettorato del PD e del suo  potenziale di riferimento . Si dà per scontata, come afferma Bersani, “una congiunzione tra elettori e forze politiche” e si dà per scontato che “gli elettori di sinistra e centristi si siano già ampiamente mescolati”.

Quest’ultima affermazione poi mi sembra più un desiderio che una realtà. La divisione tra una visione laica della politica e dello Stato in Italia oggi si stà allargando a dismisura, mentre quella che vede la società italiana ancora intimamente legata alla tradizione, al conservatorismo, in una parola ,parrocchiale, perde quota. La versione odierna di Don Camillo e Peppone non attrae più , né convince nessuno. Questi due politici ,entrambi emiliani dell’Emilia “felix”,  hanno forse un’interpretazione della politica che, non solo non coincide con la realtà, ma neanche con la visione della sinistra europea.

A me sembra che da un punto di vista sia tattico, che strategico questi due siano degli illustri dilettanti allo sbaraglio. Il primo non avendo il coraggio di assumersi un’ eventuale rottura del partito procede su un terreno che comunque sia produrrà una svolta finale.      Il secondo, non avendo nessuna carica funzionale nel centro, parla di un centro che non esiste in quanto forza politica coesa e determinata. Questo Terzo polo da un punto di vista meramente politico e numerico non esiste. E’ semplicemente alla ricerca di sè stesso , stretto tra una coalizione allo sfascio a destra , della quale non vuole far parte, ed una sinistra che fa spallucce , ma intanto lo corteggia.  Intendo dire che il suo vero peso é assolutamente inesistente al momento.  Ed allora si vogliono dare indicazioni, si vuole cercare di realizzare attraverso  una comunicazione politica  suggestiva , subliminale , un progetto calato dall’alto delle gerarchie politiche. E cattoliche, seguendo le tesi della Cei dei Bagnasco e dei Ruini, svolte recentemente al convivio di Todi. Da allora due degli esimi rappresentanti sono divenuti , guarda caso, ministri del governo Monti!

Quanto poi alla decina di cose da fare a cui accennava Bersani, quelle le stà parzialmete realizzando Monti , con buona pace del PD.  L’obiettivo per le nuove generazioni resta un grande cantiere a cielo aperto, al quale però , mancano fondi e mezzi in grado di produrre risultati immediati.    Veniamo adesso all’affidabilità  di cui si preoccupava e preoccupa il nostro.   Si diceva, e si dice,  l’affidabilità della sinistra la si verificherà alle primarie. Se continua di questo passo più che di affidabilità si tratterà di credibilità. La credibilità di un Pd senza il quale la sinistra non potrà mai governare , ma che senza quest’ultima resterà al palo con le sue belle speranze. Questo é l’interrogativo di fondo.

L’intervista che ho commentato avveniva poco prima del referendum. Niente sembra mutato. Eppure tutto é mutato. Berlusconi ,quale eterno candidato é defunto. L’Italia ha subito un mutamento repentino del clima sociale e politico. Il governo Monti sta operando a fronte di un crollo verticale della politica e dei suoi rappresentanti, tutti.                            L’elettorato é molto scettico nei confronti di un ceto politico rivelatosi scadente, ignorante, truffaldino e di istituzioni non in grado di garantire né giustizia sociale , né rinnovamento. La disaffezione verso la politica “tout court” é al massimo nel paese.   Oltre il 35% dei potenziali elettori dichiara di non avere alcuna intenzione di andare a votare e circa un 16% di essere profondamente indeciso circa la scelta politica.  Gli attuali vertici dei partiti sembrano oltremodo confidare in un rapido mutamento di questa  percezione .

A mio modesto avviso questo é il più grande errore che commettono. La polarizzazione dell’insoddisfazione dell’elettorato di fronte all’immobilismo di questo ceto che ancora ad oggi non ha posto mano alle riforme essenziali per un riavvio della rappresentanza :  nuova legge elettorale, riduzione dei parlamentari, revisione della funzione delle due camere, responsabilità giuridica dei partiti politici, revisione del contributo elettorale e della certificazione dei cespiti detenuti, ecc, ecc. provocherà la più ampia astensione dalle urne che questo paese abbia mai storicamente conosciuto. Poco importa se molte grandi province cambieranno di colore politico.   Il problema é che ciò avverrà senza la partecipazione popolare. Ecco,  é proprio su questo punto che il PD , l’attuale gruppo dirigente,  manca totalmente di visione.  La ricerca della partecipazione.  Là dove la gente partecipa vincono candidati che niente hanno a che vedere con l’establishement. Con il PD, con i suoi mentors storici.  Vincono candidati che non sono percepiti come gli unti del signore, che non appartengono alle consorterie nazionali , o locali. O peggio alle cosche, come nel caso palermitano, dove invece di commissariare provincia e regione e mandare un segnale interno ai boy scouts, si é preferito soprassedere.

Sembra che questa lezione, ripetutasi con una certa continuità, non voglia essere appresa. Sembra che i cattolici , minoranza nel partito e nel potenziale elettorato della sinistra, leggano questa lezione ,non con l’umiltà che occorrerebbe, ma con la spocchia , che é loro abituale , di coloro che hanno la fede,  dei perdenti. La stessa perseveranza nel non comprendere il messaggio chiaro e semplice che viene dall’elettorato di quella sinistra che vota é mostrata dal vertice.  Si prosegue fiduciosi in quella che pare sarà l’ennesima débacle di una sinistra italiana che ,non solo non riesce più a cogliere la realtà per quello che rappresenta, ma che ha perso anche la sincronia con l’Europa, con i movimenti riformisti europei. Le elezioni francesi , con il loro risultato dirompente , non solo dal punta di vista interno , ma soprattutto per quello internazionale ed europeo forse serviranno a fare riflettere . Ma questo sarà un argomento futuro.

Buona vita a tutti.

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Una risposta a PERSEVERARE NELLA LOGICA DELLO SFASCIO

  1. studentslaw ha detto:

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