TEOCRAZIE PROSSIMO VENTURE?


 

Deutsch: Die Avenue Habib Bourguiba in Tunis, ...

Image via Wikipedia

E’ da un pò di tempo che non dedico blogs a quella che dalla maggior parte dei media é stata definita la primavera araba. Le ragioni sono molteplici. Ma la principale é che più che rivoluzioni vere e proprie, quelle a cui abbiano assistito , si rivelano sempre più essere delle rivolte. 

Ovvero, momenti di ribellione di massa senza una precisa strategia, senza un canovaccio di regia, senza supporto politico diversificato. La ragione principale mi sembra doversi ricercare nel mancato ruolo di sostegno e guida di una borghesia avulsa dal paese reale. Intellettuali più legati culturalmente alla ex potenza coloniale . Una borghesia  poi divenuta parassitaria sotto il regime di Ben Alì che ha saputo tacitarla con denaro e prebende, svuotandola di ogni  ruolo ,di senso etico ed identitario, attutendone la sensibilità verso i diritti ed il senso di giustizia.

Queste considerazioni si riferiscono alla Tunisia  più che all’Egitto. Incredibile, ma vero, una Repubblica nata senza  che fosse versata una goccia di sangue, a differenza della vicina Algeria, costata anni di lotta per l’indipendenza,  grazie all’intelligenza e capacità negoziale di Bourguiba.  E che oggi, per l’assordante assenza di una leadership progressista, laica , rischia di tornare indietro di 30 anni. Si parla di velo, di sharia, di leggi coraniche, fuorché dei veri problemi :  la disoccupazione e la crisi economico finanziaria del paese.                   Gli islamici di Ennhada  utilizzano i salafiti fondamentalisti per dimostrare di essere loro i moderati ma ciònonostante incontrano sempre maggiori difficoltà nel governare.

Il rischio di  nuove rivolte é reale.  Le elezioni , quelle vere, quelle politiche che dovrebbero aver luogo agli inizi del 2013 sono a rischio. Il governo transitorio sta moltiplicando le funzioni per riscrivere una Costituzione che lasciata ad un ristretto gruppo di giuristi costituzionalisti potrebbe veder la luce in tre mesi .  Si sono presi un anno……I tempi politici si dilatano, quelli economici e sociali sono sull’orlo di una crisi senza ritorno.  Vedremo.

L’Egitto resta l’enigma politico che di fatto é sempre stato. Una dittatura militare che dal 1948 , da Nasser, dalla crisi del Canale di Suez  in poi ha governato il paese. Difficile immaginare una sua spontanea dipartita.    Per passare alla Libia , teatro d’intervento Nato recente , che non riesce ad uscire dalla guerra tribale ed intestina nella quale é piombata. Guerra  che, con un minimo di conoscenza del paese, della sua inesistente organizzazione politica, poteva essere evitata.  L’impressione generale é che le borghesie nazionali in questi paesi non abbiano né  l’intelligenza, né la forza necessaria, né le capacità intrinseche per portare fuori da questa enorme “impasse” i loro rispettivi paesi.  Ciò in quanto spesso l’élite ha prestato tecnici e competenze, contribuendo all’assestarsi dei regimi precedenti.  In tal modo le classi dominanti risultano e vengono percepite dal popolo come supporters, o comunqque conniventi con quei regimi.

Questa é una delle ragioni  principali per le quali quei popoli hanno premiato i partiti islamici. Perché non coinvolti nel mercimonio politico precedente. E l’Europa , contrariamente a quanto affermato da Angelo Panebianco sul Corsera, farà bene a restare alla larga  nell’attuale fase transitoria. Dimostrare volontà di collaborazione, di partecipazione, disponibilità a trattati di coesione ed amicizia é un fatto.  Ma l’Europa di oggi ha come principale obiettivo quello di integrarsi maggiormente . Non si tratta di latitanza, ma di giusto distacco.

Quando Panebianco accenna ad un coinvolgimento in difesa d’Israele per evitare un’eventuale attacco, vaneggia.   Israele conduce da tempo una politica contraria ai suoi stessi interessi.  Ha un accordo di  assistenza militare con gli USA. Lo stesso Obama ha chiarito che non esiterebbe ad intervenire militarmente  per impedire la continuazione degli investimenti iraniani nel nucleare. Parlare di pericolo estremista islamico sciita iraniano  in Europa mi sembra alquanto gonfiato.

I rischi di guerra ,in senso di coinvolgimento bellico, nel quadrante medio-orientale sono piuttosto esagerati. Nel senso che se Israele attaccasse i siti nucleari iraniani le ricadute sarebbero certamente: a) un incremento immediato dei prezzi del petrolio, b) alcune probabili ritorsioni iraniane nei confronti di alcuni paesi del Golfo ,GCC.  Bahrein, dove si trova la VI flotta americana , Kuwait, UAE. Ma si tratterebbe di lanci di missili tipo Scud, non di attacchi massicci. L’esercito iraniano non é compatto,né unito. Non dispone di armi sofisticate .La teoria espressa  da Panebianco é quella di un politogo che ben conosce l’universo italiano nel quale sguazza con accortezza ,talvolta macchiavellica , ma molto meno quello medio-orientale.  Si dedichi dunque a ciò che meglio conosce. Affermare ,come ha fatto, che i pericoli più insidiosi provengono dal Medio Oriente non ha fondamento né politico, né storico , né militare.

Intendo dire che l’interventismo europeo espresso nel suo articolo  é del tutto fuori luogo. Al contrario l’Europa farà bene a restarne fuori. Noi non dobbiamo rovesciare nessun governo.  Tra la teocrazia sciita iraniana e quella non sunnita, ma wabita dell’Arabia Saudita non vedo alcuna differenza . Sono regimi autoritari che impediscono ogni progresso sociale e democratico e non dovrebbero godere di classificazioni diverse. Come  l’esempio stesso della  Libia rivelatosi  catastrofico. La Libia non ha fatto alcun passo avanti verso la libertà e la democrazia con l’attuale governo transitorio. Personalmente, se proprio devo esprimere una valutazione, sono dalla parte del popolo berbero, nemico di Gheddafi ieri, nemico dell’attuale governo oggi.             

E lasciamo perdere il discorso sulla Turchia di Erdogan che “opera a sostegno dei rivoltosi siriani”! Solo Panebianco può scrivere una tale castroneria.  Quella di Erdogan é una politica di puro espansionismo in un’area che ,con la perdita di potere geo-politico dell’Egitto, tenta la scalata, godendo del suo status  di membro NATO strategico nell’area mediterranea.  

L’Europa non ha alcun interesse ad immischiarsi degli affari interni di paesi dove la trasformazione , la transizione verso processi democratici reali non siano supportati da serie maggioranze di popolo. Da élites politiche degne di questo nome , che offrano serie garanzie di continuità. L’aiuto che possiamo offrire loro  é di know -how.  Smettiamola di vendere armi convenzionali e non,  in zone ad alto rischio, a regimi che, come l’attuale dittatura di Assad, le utilizzano contro i loro stessi popoli. Il prezzo del petrolio non può essere la scusante per ogni nefandezza. 

Questa non é una visione idealista del mondo , anzi al contrario é realista e pragmatica. Tiene conto del contesto politico di quei paesi, delle difficoltà evidenti che si riscontrano, quando  a fronte di una domanda incessante di democrazia e libertà , ci si scontra con concezioni fideiste . Non credo proprio  si debba iniziare una nuova fase di neo-colonialismo. Sarkozy l’ha dettata per l’intervento in Libia ed avete visto, al di là delle roboanti promesse, come é finita……..

Buona vita a tutti.

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2 risposte a TEOCRAZIE PROSSIMO VENTURE?

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

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