LA TUNISIA E GLI ESTREMISTI SALAFITI


 

English: Flag of Tunisia. Italiano: Bandiera d...

Image via Wikipedia

L’evoluzione politica della Tunisia come sapete mi interessa ed appassiona. Non solo per l’affetto che mi lega a quel paese ed ai suoi cittadini, ma anche quale “laboratorio” di una  transizione che é in atto in tutto il bacino del sud del Mediteraneo. Il paese é per molti aspetti un modello per il continente africano, anche grazie alla sua dimensione ridotta .     Le sfide a cui i tunisini  sono confrontati  restano comunque immense. 

Ma é altresì vero che questo governo islamico di coalizione, da quando é al potere sembra non prestare alcuna attenzione ai veri problemi che attanagliano il paese. Un’economia in stallo, le casse dello Stato quasi vuote, nonostante i prestiti chiesti e ricevuti da Qatar e E.A.U per non dover rivolgersi al FMI  ,per questioni di fede, forse! Un flusso turistico che é ridotto ai minimi termini , poiché i tour operators europei, di fatto, non si sentono rassicurati.  Niente ha fatto il governo per riposizionarsi nel settore e riconquistare, almeno in parte,  il flusso abituale.   Al contrario , il neo-eletto presidente della Repubblica , con le sue gaffes elementari e poco intelligenti , ha peggiorato la situazione. Per non parlare della disoccupazione giovanile che già endemica, ha oggi raggiunto livelli insopportabili per una società civile e democratica. Società dove oltre il 60% della popolazione é sotto i 32 anni. 

Ma ecco, e questo é il punto, che ne é stato della transizione del paese verso la vera e tanto agognata democrazia.  En-Nahda, il partito vincitore delle elezioni (41%) per l’Assemblea Costituente ed il suo vero leader , Ganouchi , non ha fino ad oggi chiarito quale visione abbia della Tunisia di domani. Molti commentatori hanno sostenuto che questa posizione reticente, circa il ruolo delle donne , dei giovani, dell’economia, nella nuova Tunisia fosse dovuta ad una precisa volontà di non voler legarsi le mani e poter disporre di una maggiore libertà negoziale.

Mi permetto di non credere a questa visione.  La mia interpretazione é che questi “intellettuali da moschea”, questi piccolo borghesi , abituati ad un’idea statica, corrispondenti  all’esilio britannico, abbiano creduto di giungere al potere e godere dei tempi e delle relazioni conniventi necessarie per comodamente insediarsi al potere.

Il desiderio di essere percepiti quali islamisti pragmatici, moderati, intellettuali capaci di modernizzare il paese e condurlo ad elezioni politiche , sembra scontrarsi sempre più con le grandi aspettative del popolo tunisino, abituato da anni a vivere la separazione tra Stato e fede, anche sotto la dittatura di Ben Alì.  La maggior parte di questi giovani vive, ha vissuto ed é abituato alla libertà di pensiero ed espressione.  Certo é vero , il regime di Ben Alì  ha usato il concetto di secolarismo a fini politici  con la tipica equazione, fondamentalisti = qadaisti.

Oggi il governo transitorio musulmano non interviene minimamente quando frange minoritarie di giovani che, niente hanno a che vedere con l’Università, manifestano ,occupano e picchiano.  Tutto questo affinché le studentesse possano presentarsi agli esami con il volto  coperto ,per un presunto diritto di libertà di culto , ma che certo non é di rispetto circa il diritto alla parità della condizione femminile .

Non interviene quando manifestanti salafiti bastonano il direttore della televisione Nesma (proprietà di Tarek Ben Ammar e di Berlusconi) che andava a difendersi in tribunale da un’accusa di blasfemia  (5 anni di prigione) per una proiezione, “non gradita” a questo “nuovo strisciante regime”.  Per un film romanzato ,pseudo storico, del tutto idiota , Persepolis,  che  rappresenta un pretesto da parte di questa massa d’ignoranti per creare inutili incidenti.

Pensare che nel 2012 la Tunisia si trovi  a fronteggiare e difendere  il diritto d’ opinione più basilare, “il diritto a pensare differente”, come affermato da Hamadi Redissi, uno dei due accusati,  di esprimere le proprie convinzioni, lascia intravedere quanto in questi pochi mesi, da Ottobre ad oggi , il senso della realtà sia perduto.  

Incredibile sentir parlare di “blasfemia”.  Certi epiteti, culturalmente malsani, possono essere legati a Stati teocratici ;  Arabia Saudita, Iran, Yemen, Israele,Vaticano, dove l’uomo é niente di fronte alla visione metafisica imposta dal potere “divino”.  Purtroppo in tutte le religioni monoteiste il valore supremo dell’essere umano, della sua essenza , per ignoranza, paura, timore del futuro, della morte, diviene una variabile nella declinazione dottrinaria di qualche , muslim, prete, o rabbino. 

Il fondamentalismo  rappresenta  un cancro del pensiero logico-razionale, una cronica visione che pone il dogma al di sopra di ogni altro valore. La stessa forma deleteria che conduce i cattolici a credere nell’infallibilità del papa, o della verginità della madonna.    Gli islamici ad attribuire ai precetti coranici  potere assoluti  “erga omnes”, o agli ebrei la visione assolutistica della Thora. Questa visione di supremaziateocratica  di ciascuna fede nei confronti di tutte le altre, di detenzione della verità assoluta , mostra tutta la fragilità di questa univoca  interpreatazione. Come un cancro si insinua nel normale dibattito per divenire poi un “divide culturale”, una netta divisione, tra coloro che rimettono il loro pensiero , in ultima analisi , la loro vita, nelle mani di religiosi cialtroni e coloro che, invece non intendono portare il loro cervello all’ammasso!

Vedere la    Repubblica tunisina di Bourguiba , ridotta 60 anni dopo a misurarsi con gli epiteti gridati dai salafiti quali ; apostati, infedeli , dovrebbe far comprendere che la china sulla quale il paese sembra incamminarsi rischia  di diventare una voragine. Le attese, le aspettative del popolo tunisino nel votare En-Nahda  erano ben diverse.  Si intendeva premiare coloro che, più di altre forze politiche, avevano lottato contro la dittatura. Si desiderava mostrare unità d’intenti, affermare una propria identità musulmana e nel contempo la volontà riformistica di una società in gran parte cosmopolita che oggi invece si interroga  su quella rivoluzione e sui frutti ai quali può condurre. Lo scontro tra la società contadina legata a valori tradizionali ed a una  visione conservatrice e la società urbana, modernizzata e più secolare. 

L’equilibrio tra sensibilità religiosa e libertà d’espressione che ha contraddistinto le istituzioni  del paese e che é sempre stato rispettato , oggi è esploso.  Ed allora si discute di esami a volto scoperto , di costumi da bagno, di esposizione corporale, di consumo di bevande alcoliche ecc. ecc., dimenticando l’aspetto fondamentale:  la sopravvivenza di una società civile democratica , moderna che ha come seconda fonte di reddito il turismo!  Si discute di quisquilie,  per non voler affrontare , o non saper affrontare i veri problemi della società tunisina.  Ecco che la discussione sui dettagli , non sui temi etici e religiosi  seri,  diviene dibattito  da bar , oppio per il popolo. 

Dicano invece gli intellettuali leaders islamici che tipo di Tunisia auspicano per permettere ai cittadini tunisini di scegliere quale  tipo di vita vogliono darsi. Le vere elezioni , quelle politiche , avverranno alla fine del 2012, o inizi 2013.  Il rischio é che, se il governo continua a non intervenire per sedare gli eccessi dei salafiti, se i tribunali continueranno a procrastinare il giudizio dovuto, allora vorrà dire che i salafiti  sono strumentali al potere, per restarci .  Ciò impone ai partiti dell”opposizione il dovere di formare rapidamente un fronte comune contro derive  fondamentaliste . Tutto ciò per mantenere la società tunisina al riparo da un intervento dell’esercito.  Esercito che in Tunisia non rappresenta certo una minaccia per la democrazia , come in Egitto, o Algeria.

Le manifestazioni del 23 Gennaio contro la deriva fondamentalista mi auguro  rappresentino il risveglio della società civile tunisina che deve divenire  più vigile, presente e partecipativa di questa transizione, cercando di gestirla e dirigerla verso una compiuta democrazia . Non é il momento di adagiarsi, né di lasciar correre. Nella Germania del ’33 si pensava che le camicie grigie erano solo dei facinorosi. Nel ’39 erano divenute nere e  naziste.

Buona vita a tutti.

 

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Una risposta a LA TUNISIA E GLI ESTREMISTI SALAFITI

  1. course677divert ha detto:

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