LIBIA : IL CAOS DELLA TRANSIZIONE INFINITA


 

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Ciò che avevamo previsto si é puntualmente realizzato. Ricordo ancora pochi mesi fà le dichiarazioni roboanti di Frattini che elogiava il governo di transizione e lanciava fiori sull’intervento Nato. Non era il solo. Dopo aver speso miliardi di dollari per mesi , il costo giornaliero delle operazioni congiunte  era di circa 300 milioni di dollari,  di centinaia di interventi aerei che hanno annientato l’esercito fantoccio della Jamaharia, é stata vinta  una resistibile difesa militare. L’informazione, i media  decantavano con fior di filmati propagandistici battaglie aeree mai esistite, in quanto  mai hanno incontrato resistenza aerea, ma si sono dedicati ad un giornaliero tiro a segno sui rari tanks . Oggi c’é da domandarsi   “cui prodest” .  A chi, in ultima analisi  tutto questo  ha realmente giovato.  Di democrazia neanche a parlarne. L’asse che più contava di trarne vantaggio , gli anglo-francesi , al momento non é neppure rientrata del 10% del denaro investito. La Nato, in quanto coalizione, non ha sicuramente migliorato la propria immagine di forza d’intervento, né tratto vantaggio da un conflitto durato sei mesi con risultati che definire poco encomiabili é eufemistico.

L’Italia , questo sì, tenuto conto di quanto poteva essere perso in termini economici e politici , se l’é cavata meglio di quanto si potesse prevedere. Almeno  giudicando “rebus sic stantibus“. I contractors impiegati dall’Eni per difendere gli impianti e le buone relazioni con le due compagini tribali che controllano la zona delle nostre raffinerie, hanno infatti concorso al buon risultato. La nostra presenza é vissuta dai locali senza particolari idiosincrasie, al di là dalla politica del regime, qualunque esso sia.

Lo dimostra l’attuale situazione di profondo caos che regna nel paese. Le bande pesantemente armate continuano ad impeversare nel paese e controllano vaste zone di territorio. Il governo transitorio non ha il controllo del paese e già in alcune aree le forze legate a Gheddafi hanno ripreso la sovranità. Le Nazioni Unite hanno diffidato il National Transitional Council (NTC) la settimana scorsa per l’assenza di sicurezza ed in particolare per le decine di segnalazioni di migliaia di prigionieri torturati dalle milizie armate.

Navi Pillay ,responsabile per i diritti umani delle Nazioni unite, ha affermato in effetti che migliaia di libici sono detenuti in campi di concentramento segreti. La cifra diramata é di ben 8.000 detenuti in 60 centri , la maggior parte di loro con l’accusa di essere sostenitori del vecchio regime. Tra di loro una parte é originaria dell’Africa sub sahariana. Il riconoscimento dell’esistenza   di centri di torture é stato fatto dallo stesso ambasciatore libico presso l’ONU, Abdurrahman Shalgham. Affermando poi che non sono sotto il controllo governativo.

Praticamente ha confermato che ad oggi nessuno é in controllo del paese e del caos che vi regna.  In effetti , da stime assai precise , ci sono attualmente in Libia circa 200 mila uomini armati e circa 300 bande  sparse sul territorio.  Tenendo conto che la popolazione libica non supera i 4 milioni di abitanti, potete comprendere la situazione reale in cui si trova il paese. A parte che nella capitale, dove già la sicurezza é divisa tra truppe che rispondono al NTC , ed in altre aree della capitale,   alle milizie di due comunità tribali, nel resto del paese la situazione é molto confusa.  A Misrata, così come lungo tutta la frontiera con la Tunisia, la tribù fedele a Gheddafi ha il controllo pieno del territorio. Persino a Benghasi ,la settimana scorsa ,c’é stato un lungo conflitto a fuoco tra truppe NTC e fedeli gheddafiani.

In un paese che non ha un’esercito regolare, né un corpo di polizia che sia tale, né una minima struttura istituzionale di riferimento, é difficile pensare che si possa riuscire a convincere le milizie armate a deporre le armi senza cedere potere e controllo. Il caos inoltre regna sovrano tra coloro che vogliono l’instaurazione della legge islamica nella nuova costituzione e le comunità tribali più secolariste che invece sono contrarie alla sharia.

Dopo quasi 5 mesi dalla fine della guerra e dall’uccisione di Gheddafi, la Libia é ben lontana dal conoscere finalmente la parvenza di normalità.  L’attività economica non é ripresa, salvo che nella distribuzione alimentare che comunque scarseggia nel sud est e sud ovest del paese. La decisione di nominare l’ex generale  in pensione ,Al-Manqoush,  capo di stato maggiore é lontana dal modificare la situazione. Oggi il personaggio che ha nel paese il maggior controllo militare é il governatore militare di Tripoli, un quadaista.

Alla luce di quanto descritto viene da chiedersi perché mai gli occidentali abbiano deciso di intervenire in Libia, dove in realtà mai il regime ha perpetrato nei confronti della società  libica le atrocità che ormai da un anno avvengono con regolare continuità in Siria.  Ogni venerdì  a Damasco ,così come a Hom, vengono uccisi civili innocenti che hanno come unica colpa quella di protestare in silenzio contro la sanguinosa dittatura di Assad. Gheddafi non era certo un democratico , ma mai ha compiuto nei confronti del suo popolo le atrocità commesse da Assad e da suo padre nei confronti dei siriani.

La risposta che vi siete già dati é quella relativa alla ricchezza dei giacimenti petroliferi e di gas della Libia. In parte lo é ,ma ciò che davvero tiene in vita il regime di Assad é la situazione geo-politica esplosiva di quel quadrante. Con l’Iran alle sue porte e la Turchia, membro Nato strategico in quell’area,  la caduta della Siria rappresenterebbe un crollo per l’equilibrio della politica militare di difesa USA e  Nato. In nome di quella politica e strategia militare centinaia di siriani continueranno a morire inutilmente. Pensate, basterebbe che tre paesi Francia, Germania ed Italia bloccassero le importazioni di petrolio dalla Siria per far cadere  il regime siriano . I tre paesi contano  infatti  circa il 90% dell’esportazione siriana.

Per tornare alla situazione libica, é assai difficile prevedere l’evoluzione del paese. Scoperto il vaso di Pandora delle diverse comunità tribali é difficile intravedere quanto esse siano in grado di cooperare. Le diversità tra Tripolitania e Cirenaica sono molto forti e si basano su differenze storiche. Le comunità berbere , quelle che ,forse più di tutte le altre, hanno sofferto sotto il regime di Gheddafi oggi vogliono veder riconosciuti i loro diritti quali minoranza linguistica. Zawarah, il loro centro più importante, vive già una sorta di indipendenza. La possibilità di una divisione del paese é reale.             Le elezioni sono lontane, molto lontane, mentre la possibilità di un compromesso tra le varie componenti   del paese si allontana.

Le rivolte arabe stanno mostrando, una dopo l’altra, le difficoltà del percorso intrapreso a causa di stratificazioni socio-politiche che rendono l’evoluzione complicata e problematica.La crisi economica globale rende questo cammino ancor più duro. Non resta che attendere e capire quanto i desiderata espressi dai popoli possono vedere almeno in parte una realizzazione.

Buona vita a tutti.

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