ASSENZA DI VISIONE POLITICA EUROPEA


Deutsch: Martin Schulz beim Politischen Ascher...

Image via WikipediaImage by Gerard Stolk vers la Chandeleur via Flickr

Mi sembra che ci troviamo in presenza di una totale mancanza di visione politica e strategica della reale situazione in cui si trova l’Europa. Spesso nei blog recenti ho fatto riferimento ad una incapacità da parte dei vari paesi di quest’Europa a produrre leadership.  Ed in questo caso non intendo solo la leadership individule, soggettiva , ma anche quella che dovrebbe appartenere ai partiti politici che sembrano sopravvivere , assenti , avulsi dalla realtà per quanto concerne quello che dovrebbe essere  il loro ruolo primario : il ruolo propositivo . 

Non più catene di trasmissione degli elettori, e quindi rappresentanti delle istanze e degli  interessi più profondi dei loro paesi.  L’altro ieri, in un breve, ma efficace articolo,   Piero Ottone trattava  del fattore :                               “residuo d’arretratezza”.  Così come una volta s’indicava il fattore K ,come il problema che costituiva la ragione del  blocco dell’evoluzione europea, oggi parafrasando il concetto , la “teoria del residuo di arretratezza ” spiegherebbe  l’Italia e l’attuale statica visione della realtà che contraddistingue la nostra società. 

Questa definizione vuole sottolineare che, così come il progresso dell’umanità non é affatto omogeno, né nel suo manifestarsi , né nella maniera in cui coinvolge i popoli.. Mentre   alcuni strati sociali avanzano , altri restano indietro.   Questi ultimi costituiscono ciò che in precedenti blog ho definito più brutalmente ” zavorra”.   Questo “residuo” esiste  in ogni società,  anche in quelle che appaiono più perfette, omogenee e coese. .E’ solo questione dell’ampiezza che questi strati hanno all’interno delle rispettive  soscietà e quindi del peso che esse rappresentano. Le stratificazioni  sussistono sia nei gruppi sociali più evoluti che in quelli meno colti.   Ovvero convivono e interagiscono all’interno dello stesso paese gruppi sociali che di fatto sono portatori di visioni quasi diametralmente opposte sulla direzione da dare alla società.

Secondo la  visione di Ottone, con la quale concordo pienamente,  gli strati arretrati in Italia sono molto consistenti ed attraverso questa lettura si comprendono meglio le rigidità del sistema politico ed economico che da noi poggiano su basi storiche ben definite. Rigidità sulle quali non si é agito né lottato abbastanza. Ignoranza lasciata agire senza colpo ferire.  Ma la ragione per la quale ho voluto usare questa teoria, non é solo quella di comprendere e catalogare certi fenomeni della nostra politica , ma estendola, cercare di capire come questa teoria sia applicabile all’intera Europa ed all’interno di questa, ad ogni singolo paese membro.

L’arretratezza é un fenomeno esteso a vari settori economici  e sociali ed a varie aree geografiche. Pensate ai tedeschi ,un bavarese cattolico, convinto della proprie certezze e disponibilità finanziarie, rispetto ad un abitante di Amburgo , o dello Pomerania , protestante, o ateo, e meno abbiente. Oppure un abitante dell’Ile de Fance la Regione intorno a Parigi ed un abitante della Vandea , niente di più diverso. Sono entrambi coesi , eppur così diversi quanto a residui reciproci di arretratezza.  Non esiste poi solo una differenziazione Nord Sud , (Nord progredito – Sud arretrato) che tra l’altro é oggi superata.

Proprio dalla caduta del comunismo in Europa oggi la differenziazione  è prevalentemente  Ovest /Est . Basti solo pensare agli attuali nuovi Stati membri dell’ex cortina di ferro che negli ultimi 20 anni hanno superato molteplici barriere. O la stesso fenomeno del flusso immigratorio che oggi in Europa concerne molto più i cittadini-ne dei paesi dell’Est Europa, che non maghrebini.  Ora, per venire al fulcro di questo mia considerazione tra le sedi di questa arretratezza, a seconda delle attività che vi vengono svolte , oggi quelle più arretrate , sia in Italia che in Europa, sono quelle che hanno come teatro operativo  le attività politiche.

In una parola i Parlamenti nazionali e lo stesso Parlamento Europeo. I primi nella logica degli Stati nazionali , invece di ridurre gradualmete l’estensione del loro potere di fronte alle Istituzioni Comunitarie, tendono attraverso l’estensione dei regolamenti interni e delle ricezioni delle norme europee a porsi come filtro pesante dell’ordinamento interno. In ciò aiutati dalle politiche condotte dai partiti di maggioranza che non accettano una riduzione dei loro poteri e prerogative di governo e di indirizzo . 

Il Parlamento Europeo a sua volta  dopo anni di lavoro come valido strumento  di integrazione non é riuscito ad assurgere al ruolo che spetta ad ogni Parlamento , quello di definire e approvare la politica dell’Europa. Non é mai riuscito ad imporsi al Consiglio europeo che rappresenta la volontà dei governi dei Paesi membri.                                                 Ecco qui stà il problema dei problemi. E l’elezione diretta dei parlamentari europei non ha sortito alcun effetto in proposito.

Al contrario, molto spesso i partiti nazionali destinano al PE politici che sono scomodi e non possiedono un potere di contrattazione reale, per non parlare della loro preparazione culturale , spesso inadatta. Se vogliamo avanzare come Europa , come sistema , come seria e reale Comunità dobbiamo devolvere più poteri al PE e collegare le istanze politiche nazionali a questa Istituzione. A questo proposito , proprio oggi  il social democratico tedesco Martin Schulz  é stato eletto presidente del PE, tra l’altro con l’appoggio dei Popolari europei, di cui il PDL é parte. A lui, conoscendolo, ho già rivolto le mie congratulazioni via Twitter

Nel suo primo discorso d’investitura ha affrontato il tema delle agenzie di rating che ha definito, senza mezzi termini, “una minaccia per il progetto europeo” . Per ribadire , se ve ne fosse il bisogno, che occorre battersi contro una visione meramente  finanziario-economica dell’Europa  e dello spirito comunitario. Schulz é quel parlamentare che il nostro buffone di ex-presidente del consiglio aveva definito Kapò. Oggi stesso ,da quel buffone che era e rimane,  ha fatto sapere attraverso il capogruppo del PDL al PE, Mario Mauro , che gli avrebbe fatto piacere incontrarlo.  La risposta é stata immediata;  “non ho alcuna intenzione , né interesse ad incontrare il Sig. Berlusconi.”..(sic)  Si attendono smentite, o fraintendimenti. Vedete quando si parla di sovranazionalità, di comunità significa anche oltrepassare la questione di appartenenza.

Ho più volte scritto che prima di tutto sono e mi sento europeo, poi italiano. Questo in quanto avendo vissuto fuori dall’Europa per molti anni il dato ultimo é;   differenze che sembrano ampie, si smorzano e risultano minime quando risiedi in terre lontane. Personalmente infine per chiarire mi sento più ampiamente rappresentato in Europa da Martin Schulz , mentre mi vergognavo e mi vergogno di certi membri italiani al PE e dello stesso Berlusconi.

Ma a parte questa considerazione personale ,ciò che intendo comunicare é che gli interessi europei sono più che mai comuni ed è solo attraverso una visione comune che si riuscirà a definire mezzi e strumenti per la loro difesa.

Buona vita a tutti.

 

 

 

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