CORSI E RICORSI DELLA STORIA


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Image by Crethi Plethi via Flickr

 

 

 

 

 

 

 

I viaggi che il  nostro presidente del consiglio deve intraprendere nelle prossime  settimane hanno  un notevole  peso per il futuro del paese. Già l’incontro di domani con Sarkozy e l’attenta preparazione che gli é stata dedicata a Bruxelles, la dice lunga sulla china che dobbiamo rimontare. Domani rappresenta un test, sia per Monti stesso, che per il contesto nel quale ci accingiamo a giocare la nostra difficile partita. 

Si tratta di allargare le maglie della camicia di forza che ci siamo fatti stoltamente mettere addosso nel secondo semestre 2010 a causa di una incredibile sottovalutazione della crisi da parte del governo Berlusconi. 

Dopo Sarkozy   tratterà con la Merkel e poi il 23 e 25 é il turno dell’intero gruppo UE per la negoziazione della revisione dei Trattati richiesta dal tandem franco-tedesco. Negoziazione nella quale l’Italia può assumere un ruolo di mediatore da non sottovalutare, tra i paesi contrari ad una maggiore integrazione e quelli che la sostengono. La nostra forza é oggi costituita dalla nostra stessa debolezza.                      Ovvero se l’Italia non é in grado di recuperare, l’euro, la UE ,così come la conosciamo, non esisterà più. Siamo troppo grossi come sistema,come mercato,        molto più di quanto gli stessi italiani possano immaginare. La Germania é il primo paese di interscambio con l’Italia.   Se noi cadiamo la Germania entro 8/9 mesi entra in una crisi economica dalla quale non uscirebbe tanto facilmente.  Per la Francia il problema non si pone neanche.  Ad aprile le elezioni presidenziali si svolgerebbero in un clima da 1929. Queste non sono elucubrazioni pessimistiche, ma serie valutazioni.

La Banca d’Italia al pari di altre banche nazionali europee , ha già messo in atto la richiesta di valutare in caso di estrema urgenza, la possibilità di un rapido passaggio all’indietro dall’euro alla lira. Si tratta é chiaro di un esercizio dovuto, di preparazione teorica ad una eventualità considerata remota  oggi, ma che potrebbe drammaticamente divenire realtà  domani. Da cittadino europeo, prima che italiano, quale sono, mi auguro che niente di questo avvenga e che i “leaders” di oggi si dimostrino tali di fronte ai pericoli ed alle scelte da compiere.

 

Se entro Aprile, come ormai é chiaro, non riusciamo a recuperare la credibiltà sui mercati e convincere i nostri partners economici della nostra capacità di riprendere il cammino della crescita, dello sviluppo, allora saranno dolori.  Diverrebbe cioé insostenibile il pagamento del nostro deficit  a tassi del 7, 7 se dovesse proseguire con tali spreads. Tralasciando volutamente gli incontri a livello europeo, dove Monti potrà rappresentarci al meglio e dove , forse, riuscirà  a far comprendere alla Merkel le condizioni globali di non ritorno alle quali l’euro é esposto. E’ forse più logico ed interessante occuparci della prossima visita in programma in Libia il 21 Gennaio. 

Come avevo scritto poco prima dell’uccisione di Gheddafi  e della fine dell’intervento Nato, la situazione del paese resta difficile e molto , ma molto distante dalle speranze minime che con le quali i media hanno pervicacemente nutrito l’opinione pubblica .  La tribalità  vigente nel paese, i conflitti tra clans, le conflittualità tra le diverse regioni del paese, il peso delle diverse milizie che hanno preso il potere territoriale a causa dell’assenza di una struttura statale come da noi intesa quali esercito, polizia, rendono la condizione caotica.  Queste milizie oggi si sono insediate negli edifici ufficiali, mantengono il controllo della capitale, Tripoli, attraverso sbarramenti strategici. Dispongono di enormi depositi di armi leggere e pesanti. Recentemente le milizie avevano occupato l’aeroporto internazionale e si é rischiato un conflitto.

La situazione libica è oggi di fronte ad un bivio. O si evita un confronto tra le due forti entità attualmente presenti nel paese  usando la mano pesante con le milizie, oppure  si va dritti verso la seccessione e la guerra civile. Questa é la scelta che si trova a compiere un governo che già non dispone del potere necessario , né dell’autorità per compiere le scelte richieste dalla situazione. Le milizie non hanno alcuna intenzione di deporre le armi come richiesto dal governo. La nomina recente  da parte di Abdeljail  di Al-Mankouch a capo supremo delle forze armate é stata irrisa dai gruppi delle milizie.  Gli ex ribelli  hanno organizzato una sorta di Comitato  detto dei  “thowars” che tratta alla pari con il CNT e che rifiuta ogni nomina che non sia da loro preventivamente approvata.

La stima di queste milizie é per difetto  di circa 60/70 mila giovani  ex ribelli , thowars, che venendo da varie parti del paese non hanno alcun impiego, nessun luogo dove tornare. Hanno partecipato a questa caotica insurrezione, vinta dal cielo più che da terra,  ed adesso cercano di ottenere la giusta ricompensa , non avendo alcun futuro e niente da perdere. I consiglieri militari americani , molto attivi , propendono per l’integrazione dei thowars  nell’esercito regolare. Lo stesso CNT é propenso a seguire questa strada, ma  la realtà del contesto e le diversità di fondo tra queste milizie , oltre alle diverse tribalità di origine, rendono la cosa piuttosto impossibile da  praticare.

Il perché é presto detto, non si accontentano nell’attuale vuoto di potere di un inquadramento e di un’impiego remunerato, ma pretendono contropartite politiche. Il CNT ed  i suoi membri più influenti dal canto loro dispongono di un potere di contrattazione e di manovra marginale. D’altronde il governatore militare di Tripoli, Mohamed Belhaj , che in una tale stuazione gode di un potere enorme, ha ricevuto  notevoli appoggi da parte dei servizi segreti franco -britannici pur essendo fondatore del gruppo islamico combattente , fondamentalista,  vicino ad Al Qaeda.

Proprio a causa della sua influenza personale, gli islamisti hanno in seno al CNT un forte potere contrattuale. L’ esito elettorale delle elezioni, se mai avverranno, lo stesso ruolo della sharia che sembra voglia essere introdotta sono messi fortemente in dubbio così come l’evoluzione positiva , il ruolo delle donne e delle libertà individuali.

In questa congiuntura politica i libici hanno chiesto di riscrivere i trattati e le condizioni di sfruttamento delle risorse petrolifere e gazifere. E’ evidente che occorre procedere con i piedi di piombo.   Abbiamo tutto da perdere , in particolare nel campo estrattivo e di raffinazione.

L’ENI é riuscita, attraverso contractors e bustarelle ai signori della guerra locali, a mantenere intatte le istallazioni ed infatti hanno ripreso il lavoro nel giro di tre mesi. Adesso si tratta di preservare il massimo del possibile,  con una strategia del meno peggio ben articolata, sapendo che americani, francesi e britannici vogliono farci pagare la colpa dell’amicizia con Gheddafi e del nostro scarso supporto alla rivolta  programmata a tavolino in Francia con il supporto dell’intelligence americana.

I nostri insediamenti , di cui l’Elephant è il maggior campo, sono vari.                Le richieste di denaro , di aiuti,   saranno esose. Il Suk a cui Monti e Terzi saranno sottoposti sarà elevato . I bashik meglio evitarli in simili condizioni,  perché a medio termine nessuno é in grado di garantire alcunché.  L’unico modo é quello di stabilire una road map.           Un “do ut des” legato intimamente a scadenze precise che dovranno essere conseguite .Le soluzioni alternative ci sono , ma quelle é meglio non descriverle  oggi …….

Buona vita a tutti.

 

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