L’INCAPACITA’ NON E’ UNA VARIABILE INDIPENDENTE


Comincia davvero a divenire insopportabile questo continuo diffondere menzogne ed inutili attacchi al governo Monti. Se oggi ci troviamo in queste condizioni, in primo luogo la responsabilità é degli italiani che votano e delegano il governo del paese a degli incompetenti, o peggio dei millantatori .  Ma certo, oltre agli italiani in senso generale, si può senza dubbio ragionare sulla gran parte degli imprenditori di questo paese  che per ignoranza , incompetenza ,o entrambe ha creduto, o si é illusa che potesse vivere di rendita.

Senza investimenti in risorse umane, senza investimenti in tecnologie, contando sulla compressione dei costi di produzione e la conseguente riduzione salariale . Aiutati fino all’introduzione dell’euro dalla svalutazione della lira per restare a galla e definirsi competitivi. A torto, da cialtroni quale erano e sono, perché in realtà l’euro ha aiutato e premiato solo quelle aziende che hanno investito ed ha punito le altre!

In assenza di strategia industriale, di capacità di marketing , di sviluppo commerciale, ci siamo affidati ad un export  che oggi, in presenza di una crisi globale, non riesce più a trainarci fuori dalla crisi e ad agganciare la ripresa.  Ma certo anche i sindacati non hanno fatto molto per rendersi conto della loro inadeguatezza  e del mutamento del contesto economico in cui operavano. 

Ripetutamente ho contestato il fatto che negli ultimi anni, mentre la situazione si degradava ,nessuna seria forma di protesta é stata messa in cantiere. Si sono divisi su tutto. Hanno firmato accordi separati senza alcuna seria contropartita e accettato che oltre 7 miliardi di euro fossero buttati nella cassa integrazione  dal 2009 ad oggi, invece di obbligare le aziende in crisi a creare con quel denaro pubblico ad innovare  attraverso investimenti privati paritetici.  Oggi ci ritroviamo con una basso livello di produttività che avremmo potuto evitare.

Come? Appunto chiudendo quelle aziende ormai decotte senza futuro nel mercato globale e investendo e innovando in settori ed aziende capaci di sviluppo. Invece di mantenere a 800 euro al mese in cassa integrazione migliaia di lavoratori,  formarli per reintrodurli in settori ed aziende non decotte. La politica industriale é strategia e a questa devono concorrere governo, imprenditori e sindacati.

Non siamo più negli anni ’70ed ’80. Aprire tavoli, come amano dichiarare i sindacalisti alla Bonanni, non serve più a niente. La concertazione é finita. Oggi i posti di lavoro non si creano più politicamente. Inutile raccontare balle. Abbiamo creato negli anni passati  centinaia di posti di lavoro fasulli in cambio di compromessi politico industriali idioti che poi abbiamo messo a carico della collettività. Così pure il famigerato art.18. Interessa solo il 15/20% dei lavoratori italiani. Cioé solo le imprese oltre i 15 dipendenti, perché gli altri sono fatti fuori senza alcuna garanzia e /o rete protettiva.

Quando i giornali parlano di 300.000 potenziali disoccupati nel 2012 parlano delle grandi aziende. 

Stub aziende

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E agli altri chi ci pensa? Per ritrovare equità occorre un contratto unico a tempo indeterminato che salvaguardi tutti , in primis i giovani che hanno il diritto ad avere e crearsi un futuro.  Se  tutta la questione é quella di evitare il reintegro eventuale del lavoratore licenziato, non ci sono problemi, l’azienda pagherà un contributo/penale  in base agli anni di servizio prestati, più una eventuale penale se il licenziamento é avvenuto per  motivi non corretti.

Ma facciamola finita con una politica salariale da bracciantato anni ’50. Con istituti come il lavoro a chiamata. Chi come me ha avuto serie responsabilità di direzione di grandi aziende industriali sa bene quanto il fattore umano sia, tra i vari , quello che ha il maggior valore e peso nel determinare la riuscita di un progetto.  La coesione, l’istinto di appartenenza, la consapevolezza della reciprocità e solidarietà dovuta ai singoli sono il fattore vincente.

Con bassi salari, insicurezza di lavoro, incertezza sul proprio futuro non si costruisce niente, né un’azienda , né un paese. L’autorevolezza di una classe imprenditoriale si basa sulla percezione che qualunque cosa accada al singolo , l’azienda si farà carico della sua temporanea incapacità. Solo così si può riuscire a modificare la situazione , ridurre  la precarietà sociale  nella quale ci troviamo.

Cominciamo con abolire i sussidi pubblici alle aziende. Questo permetterebbe di riequilibrare il mercato eliminando le aziende decotte e soprattutto accrescere la concorrenza seria , non dopata. Le imprese offrano contratto unico e lo Stato finalmente riduca le tasse sul monte salari del lavoro dipendente.   Oggi i salari italiani sono al 20° posto su 27  paesi della UE. Inferiori del 10% a quelli tedeschi, del 20% a quelli britannici e del 25% a quelli francesi.  Cioé lo Stato con i soldi sottratti ai sussidi per le aziende decotte, di fatto riuscirebbe a finanziare gli sgravi fiscali. E’ una partita di giro che rimetterebbe in moto l’economia poiché determinerebbe maggiori consumi e quindi nuova occupazione.  Sapete a quanto ammontano i sussidi dello Stato alle imprese?  30 miliardi di euro all’anno! Abbastanza per iniziare da qui un circolo virtuoso.

Per non parlare dell’aspetto di equità che tali misure avrebbero nei confronti dei giovani  e  dei redditi da lavoro più bassi. Altro che cassa integrazione misura da terzo mondo industriale. Ma introduzione di un salario minimo, come in quasi tutti i paesi industrialmente evoluti.  Illustri economisti, bocconiani per giunta, ragionano di banche, crediti, e investimenti privati.

Sono li stessi che siedono come consulenti nelle fondazioni bancarie. Ecco, uno dei primi provvedimenti che Monti ,bocconiano, dovrebbe prendere é l’abolizione dello statuto sul quale si basano le fondazioni misura che renderebbe realmente libero il credito. La politica si é da troppo tempo impadronita del flusso di denaro che le fondazioni generano e delle scelte politiche che inducono,o peggio impongono. Questa é una delle prime liberalizzazioni da porre in essere. 

Quanto agli investimenti in risorse umane, occorre ridurre il numero degli atenei italiani, modificare selezionandoli i parametri del denaro ad essi dato in relazione alla reale produzione culturale e scientifica.   Non é il valore legale dei titolo di studio a fare la differenza. Il nostro paese é il più ignorante , solo il 16% di laureati. No, anzi si finirebbe per dare ancora più spazio ai cialtroni.

Mi auguro che le misure di rilancio e sviluppo di cui l’Italia ha estremamente bisogno contengano, almeno in parte, quelle menzionate. Ma é certo che un certo modo di fare politica, di fare impresa e di essere sindacato é ormai defunto. Occorre che adesso gli italiani se ne accorgano e non corrano alle prossime elezioni ,come falene dietro al primo raggio di luce riflessa

Buona vita a tutti .

Italiano: Parallelepipedo al quale 2 dimension...

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2 risposte a L’INCAPACITA’ NON E’ UNA VARIABILE INDIPENDENTE

  1. exult49 ha detto:

    Grazie.

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  2. Anonimo ha detto:

    ottimo, questa analisi mi piace, la condivido.

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