LE SPERANZE E LE AMARE REALTA’


English: Top-left: Cairo, Egypt. Top-right: Tu...

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Ho atteso qualche settimana prima di riprendere il discorso sulle varie rivolte, o se preferite ,in un linguaggio più anodino,  primavere  arabe. Sappiamo bene noi italiani quanto sia difficile cambiare, mutare, non solo le istituzioni, ma la nostra natura ed il nostro carattere. Ragion per cui trattandosi di paesi diversi , con costumi differenti e gradi di apertura sociale ed economica verso il mondo esterno  molto vari, occorre usare una maggiore attenzione  nel valutare l’evolversi degli eventi.

Credo però che si debba cominciare a guardare con maggiore criticità quanto stà accadendo in Tunisia , Egitto , Libia, Yemen, solo per citare alcuni tra quelli in cui le rivolte popolari direttamente , o con aiuti esterni , sono riuscite ad abbattere i regimi dittatoriali precedenti.

TUNISIA

La lunga gestazione. Dopo la caduta di Ben Alì ,avvenuta il 14 Gennaio, dopo 23 anni al potere, il 26 Ottobre si sono svolte le elezioni della nuova Assemblea costituente nella quale il partito Islamista moderato En-Nhada ha ottenuto la maggioranza dei voti. Il 12 Dicembre é stato eletto presidente Moncef Marzouki leader del PRC. Oggi 21 Dicembre é stato nominato il nuovo governo, primo ministro Hamadi Jebali , ma la cui presa di funzioni e relativi incarichi richiederà  almeno tre,o quattro settimane.

Un governo iper rappresentativo ; 26 ministri, 6 ministi delegati ,16 segretari di Stato , in tutto una pletora di 48  membri .Inutile  in un paese di 10 milioni di abitanti con gravi problemi da risolvere. Questi tempi potrebbero apparire del tutto idonei ed in linea se non fossimo in presenza di una crisi economica mondiale di propozioni eccezionali. Se il paese economicamente non fosse in grosse difficoltà per l’alto numero di giovani disoccupati oltre il 40%. Se la seconda fonte di reddito ,il turismo, non  fosse sull’orlo di una crisi spaventosa che rischia essere di non ritorno. Mi riferisco al fatto che dopo aver perduto la stagione turistica  2010 per le note vicende , niente è stato fatto , né si stà facendo per salvare la prossima stagione 2012. Ennhada che guida il nuovo governo di transizione in una coalizione islamica non sembra percepire l’urgenza della situazione.

Accreditato come partito con leaders intellettuali di spessore, ma con un seguito elettorale molto meno scolarizzato, Ennhada si trova a dover gestire le sorti del paese fino alle elezioni politiche che dovrebbero tenersi tra un anno. Questo anno sarà importante per cercare di comprendere come si orienterà la Tunisia in termini sociali e politici. Il tema fondamentale per il paese era , é  e resterà il “lavoro”!   Questa é la variabile fondamentale da risolvere , o quantomeno da affrontare con decisione e grande determinazione.

Ma sembra invece che gli islamisti non siano in grado di concentrarsi sui veri problemi e prendano tempo discutendo d’altro. In quel tipico  modo levantino che utilizzando parafrasi filosofiche, accompagnate da citazioni culturalmente eleganti, risultano in realtà sterili quanto a risultati.  A fronte di ciò le opposizioni laiche sembrano ancora rintronate dal voto plebiscitario verso gli islamisti e non sembrano aprofittare di questo impasse che la maggioranza vive perpungolarla ed attivarla sui veri temi . Il problema ed il rischio sono che si finisca con ulteriori scontri socio-economici che potrebbero mettere in serio pericolo il risultato raggiunto ed il futuro del paese.

EGITTO

Con notevoli differenze di tono, di dimensione  e di modernizzazione in rapporto alla Tunisia, in Gennaio iniziano i primi scontri ,l’11 febbraio Mubarak viene deposto dalle manifestazioni di piazza dopo che oltre 850 dimostranti sono stati uccisi. Il recente primo turno elettorale ha visto il partito dei Fratelli Musulmani conquistare la maggioranza, circa il 40%.  Oltre a loro i Salafisti, ovvero gli islamici duri e puri, hanno ottenuto il 17%.   Il percorso elettorale durerà mesi, ma il vero problema  é se a quel punto ci sarà ancora la speranza di vedere un Egitto democratico. L’esercito che da sempre ne controlla il governo con propri genereali Nassr, Sadat, Mubarak, come ho già più volte scritto non mi sembra propenso a cedere il potere di supervisione. La figura di El Baradei, che da più parti viene ritenuto candidato ideale per la sua storia e capacità, non impensierisce certo lo Stato Maggiore. Non ha seguito politico. Il problema vero é che i Fratelli Musulmani, moderati, si trovano con i Salafiti che buttano benzina sul fuoco incitando alla rivolta e l’esercito ,che non vede l’ora di intervenire, per mostrare che non si può trattare con la violenza. Con ciò giustificando una volta di più il loro potere e controllo sulla società egiziana e le sorti del paese! Anch’esso in gravi difficoltà economiche. Turismo a zero. Investimenti stranieri volatilizzati. La borsa egiziana ha perso oltre il 70% del suo valore da inizio anno  e quest’ultima settimana oltre un miliardo di dollari di valore. Più che in Tunisia, la situazione rischia di finire in tragedia con sommosse popolari in tutto il paese, 90 milioni di abitanti di cui 25 al Cairo e dintorni. Una megalopoli che rischia di saltare.

YEMEN

Dal 27 Gennaio la protesta contro il presidente Alì Abdullah Saleh che durava da 27 anni riprende vigore sulla scia delle rivolte. Dopo l’uccisione di centinaia di dimostranti il 23 Novembre Saleh firma un accordo e rassegna le dimissioni .Le elezioni sono fissate per il 21 Febbraio p.v. . Ma i supporters di Saleh sono ben presenti.

SIRIA

E’ dal 15 Marzo che il regime di Assad sta massacrando il popolo.                  Oltre 5000 sono i dimostranti che hanno perso la vita negli ormai famosi venerdì di protesta contro il governo che, alla faccia delle sanzioni e gli appelli internazionali,  non accenna a mutare. E’ vero il petrolio c’é, il 90% é esportato in Italia, Francia e Germania. Ministro Terzi, invece di proporsi mediatore, proponga il blocco delle importazioni europee del petrolio. Forse qualche risultato lo si ottiene. Il 30% dell’esercito siriano é oggi disertore e lotta dalla frontiera turca contro quello regolare.La Lega Araba é di fatto inconcludente.

LIBIA

Il petrolio libico ha destato l’interesse. A Bengazi si riuniscono forze ribelli a Gheddafi che governa dal 1969. Aiutate da “intelligence” di vari paesi, GB e Francia in primis, ma anche USA e poi Italia, la Nato viene investita della missione di portare a compimento la”rivoluzione”, mai termine fu tanto inappropriato. Gheddafi é catturato ed ucciso il 20 Ottobre. Secondo varie fonti i morti libici sono oltre 35 mila. Il nuovo governo di transizione, formato in Novembre, é accusato di mancanza di trasparenza e non é in grado di indicare la data delle elezioni. Notevoli scontri e diatribe sono all’ordine del giorno nella compagine governativa che rispecchia la differenze e inimicizie tribali del paese.La democrazia attende. E aspetterà ancora per molto.

BAHRAIN

La monarchia assoluta che governa il paese da oltre 50 anni ,dopo aver fatto appello all’Arabia Saudita per sedare le rivolte ed essere responsabile di un centinaio di morti , non ha concesso il passaggio ad una monarchia costituzionale. La maggioranza sciita del popolo é governata da una minoranza sunnita che non ha intenzione di cedere alcunché in termini di diritti.

Dopo questa sintetica carrellata della distinte situazioni dei vari paesi che hanno conosciuto per la prima volta rivolte popolari in grado di modificare il corso degli eventi, voi capite quanto ancora  siamo  lontani dal risultato che noi tutti pensavamo.  Senza dubbio niente sarà più come prima. L’incantesimo si é rotto e le dittature di qualunque ideologia siano non potranno più contare sulla passività dei sudditi.  Ma i cittadini dovranno lottare ancora molto per divenire tali e far valere i loro diritti.

Buona vita a tutti.

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