LA POLITICA ITALIANA ED IL MEDITERRANEO


 

Mare Nostrum (board game)

Image via Wikipedia

Dovrebbe essere una considerazione generale ed un naturale prolungamento della politica estera italiana  quella di considerare i paesi che si affacciano sul fianco sud di questo mare che già i romani definivano , non a caso , Mare Nostrum, area strategica,  degna della massima attenzione.

Purtroppo così non é , anzi, nell’ ultimo decennio la politica  dei governi Berlusconi , a parte qualche visita a meri fini propagandistici, non ha minimamente tenuto conto dell’evoluzione in atto il quel teatro operativo, né in termini economici, né sociali.  La direzione della nostra politica estera é stata  deplorevole in tal senso e purtroppo i risultati si vedono. Si é delegato alle nostre grandi aziende il fare politica , vedi ENI.   A fronte di decine di piccole – medie aziende che si installavano in Tunisia , Marocco, Egitto, la politica, quella ufficiale, non ha accompagnato questa delocalizzazione.

Si é lasciato ai singoli, ad alcune associazioni  italo- “qualcosa” , a rappresentanti regionali di dubbia reputazione, all’interesse di singole Camere di Commercio , il compito, come tali, di fare da pontieri , di agire per conto di……..

Ecco questo é il problema. Non avere una strategia, un canovaccio d’azione, un progetto capace di inglobare le pur esistenti e dinamiche realtà che piccoli /medi imprenditori promuovono . Tutti coloro che all’estero hanno operato e vissuto sanno benissimo che l’imprenditore italiano piccolo-medio non passa attraverso i canali ufficiali;  consolati, ICE, Camere di commercio ecc.  Per ragioni fiscali, sì é vero , ma soprattutto perché non si  ritengono gli interlocutori credibili.

La ragione é molto semplice, non si vuole avere niente a che fare con la burocrazia del proprio Stato, non ci si fida, non la si ritiene all’altezza ,o peggio non interessata alla piccola dimensione,  ma solo a società di maggiori . Occorre dire che in ciò vi é un fondo di verità. A cominciare da come le associazioni di categoria confindustriali, ma anche camerali investono ed agiscono. Privilegiando le prime dieci aziende settoriali grazie ai denari degli altri associati che poco , o niente, riusciranno ad ottenere dalle grandi manifestazioni d’immagine ,con costi talvolta proibitivi , che vengono patrocinate dall’alto. 

Per non parlare delle missioni confindustriali all’estero. Spesso a livello di escursioni turistiche. Una per tutte quella recatasi all’Expo di Shangai e neanche ricevuta dalle autorità cinesi perchè mancava il capo delegazione (sic) . 189 persone che hanno fatto un viaggio a sbafo, senza alcun serio ritorno economico, ma che i media hanno coperto senza svelare l’aspetto più ridicolo! Vergogna.  E questo é valido in tutto il mondo, dall’ICE di New York , a  quello del Cairo, o nella Mosca di Putin!    Ma qui molto ci sarebbe da dire in relazione alle individualità che vengono nominate a dirigerle……….

Rilanciare l’ICE , ottimo, ma copiate dai giapponesi, non dai russi. Incarichi a tempo, massimo 10 anni, scambio con attività consolari, provenienza aziendale, o scientifica, maggiore spazio ai dipendenti locali. Bilanci per aree, Graduatoria manifestazioni e risultati socio-economici realizzati.

Tra le varie aree del mondo dove l’Italia può seriamente ottenere grandi risultati, quasi immediati , con investimenti accettabili, quanto a ritorno economico , quello é il Mediterraneo. La nostra presenza manifatturiera é importante per numero e qualità. L’immagine del nostro paese, anche se talvolta considerata di secondo piano quanto a “continuità di azione”,  é nel complesso buona, a volte ottima.  Certo non a livello di quella francese che spesso ci sopravanza.  Ma qui ancora una volta ritorniamo ad un discorso culturale ed educativo di impostazione strategica .

La Francia con le sue “Ecoles françaises” attira le classi borghesi  di quei paesi i cui figli frequentano. Noi ,a malapena, manteniamo gli Istituti culturali, ma che si rivolgono ad adulti desiderosi di emigrare, le cui attività non vengono inserite in un piano più ampio di modernizzazione.  Oltre a magnificare  Dante ed il Rinascimento , proporre percorsi di conoscenza dell’Italia di oggi, delle sue eccellenze,  sarebbe forse  più interessante, più utile.

Anche qui manchiamo di strategia e  capacità organizzativa nel rispondere alle esigenze di fondo di quelle società.  Sì , é vero , la nostra moda, i nostri marchi, il nostro modo di vivere è amato, desiderato da quei popoli, ma tutto questo “non fa parte di un tutto sapientemente gestito” , ma vissuto a livello episodico, sporadico dai potenziali consumatori.

Per venire infine alla politica, sappiamo quale tipo di contatti e relazioni si intrattenevano con i gerarchi passati, Berlusconi docet.  Idiozia quella di utilizzare Tarek Ben Ammar, francese fino al midollo,  per rappresentare i nostri interessi in Tunisia  con Ben Alì. Certo per gli interessi personali di Berlusconi, che con Ben Ammar ha creato la catena televisiva Nesma, andava bene , ma non per gli interessi nazionali.  Stesso discorso valeva per Gheddafi, i cui figli scorazzavano in Italia ,con scorte al seguito, combinando casini inimmaginabili, non degni di un paese civile.                                                   Per non parlare di Mubarak e famiglia.

Non é con gratifiche ed onori ai gerarchi di turno che si sostengono e supportano gli interessi italiani nel mondo.   Non é nominando dei diplomatici incapaci che si ottengono risultati. I giovani segretari non dovrebbero essere inviati in Burkina Faso, o in Sierra Leone per apprendere dai vecchi il peggio del mestiere!  Mi auguro che Terzi abbia, nonostante il tempo limitato a disposizione, la possibilità di modificare per quanto possibile la situazione.

Il momento politico é più che propizio. La situazione di stallo , d’incertezza, nella quale si trovano quelle società oggi, dopo l’ubriacatura elettorale e l’attesa in Tunisia , così come in Egitto, delle elezioni prossimo venture che, quelle sì , davvero, tra un anno, segneranno una linea di demarcazione con il passato, ci lasciano ampi spazi di manovra per ragionare, offrire i nostri buoni uffici, sostegno, anche economico, agli strati socio-economici più dinamici di quei paesi. Far loro comprendere che la nostra politica stà cambiando . La vittoria di El-Nahda in Tunisia ,dei Fratelli Musulmani in Egitto, rappresenta una sfida aperta per la nostra politica e diplomazia. ragionare con il moderatismoé un’opportunità alla quale non possiamo sottrarci. Il nostro ruolo , se ben interpretato, é quello di accompagnare la transizione e supplire alle necessità.

Sono personalmente dell’opinione che occorrano una decina d’anni per veder sorgere un nuovo equilibrio politico nella regione. Dobbiamo quindi , a mio avviso, utilizzare questo lasso temporale per tessere una seria politica regionale che risponda alle esigenze reali di quegli stati in divenire. E’ nostro, così come loro interesse, sentirsi parte integranti di un processo di modernizzazione e di relazioni improntate a seria e fattiva collaborazione.

Buona vita a tutti.

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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