APOLOGIA DELL’EUROPA


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Da convinto europeista, quale sono sempre stato per cultura e storia personale , resto interdetto quando  nelle varie trasmissioni d’intrattenimento,  o nei talk shows televisivi, sento nuovamente vibrare il tema del nazionalismo ,della visione nazional popolare di un’Italia libera da condizionamenti. Il sentir riaffiorare le solite diatribe sulla perfida Germania, sull’egoismo dei cittadini tedeschi ,o la incomprensione della cancelliera Merkel.

E’ vero, molti sono gli “utili idioti” che si prestano allo sciacallaggio cultural-ideologico-politico. Ma questi piccoli nazionalismi  beceri e piuttosto ignoranti sono mangime per allocchi utilizzati da gruppi di potere nazionali ben consci di quanto vanno predicando e delle loro intime ragioni. La solita strategia del “divide et impera” praticata da gruppi economici che non avendo sufficientemente investito nel sistema industriale per renderlo più competitivo, nell’avendolo scientemente tenuto a livello atomizzato, dopo aver per due decenni decantato la favoletta del “piccolo é bello” oggi non trovano niente di meglio che criticare la Germania.

Questi politici, industriali, banchieri  non hanno negli ultimi 20 anni messo in cantiere prima e poi realizzato una strategia legata intimamente ad alta qualità di prodotto  e collegata  ad alti livelli salariali. Certo questi industriali, che fatico molto a definire tali, non hanno trovato governi capaci di una seria politica industriale che investisse con loro in infrastrutture e comunicazioni; banda larga , internet, strade, ferrovie, ecc. come avvenuto in Germania.  Questi politici, ancor oggi, dall’alto della loro spocchia ed ignoranza  continuano a pontificare sul niente di cui sono responsabili. Ieri sera nella trasmissione Servizio Pubblico se ne é vista l’inutilità assoluta. Discutono ancora come se fosse Monti il povero responsabile di questa tragedia nazionale. Abbiamo fatto scelte sbagliate, abbiamo scelto le persone e le politiche sbagliate. Abbiamo continuato per 17 anni e questo é il risultato. Inutile recriminare. E’ una sconfitta comune che mi auguro possa servire e farci evitare simili sconfitte in futuro.

Nessun innvestimento serio é stato fatto in beni immateriali cioé in istruzione, cultura, formazione, specializzazione ed allora questi “cervelli d’accatto” ,Gasparri ne è il principe, borgataro romano , giornalista per meriti politici , invocano l’uscita dall’euro e lanciano strali contro Prodi e Ciampi che ci hanno, a sentir loro condotti al disastro. Peccato che non si dica che l’Italia di allora ,2001,  o entrava in UE ,o finiva  come l’Argentina. Peccato che non dicano che il debito su PIL allora era stato portato con sacrifici a 103.3% ed oggi sia sopra il 121%.  Quasi si crede, come se fosse possibile, che fuoriscendo dall’euro si possa risolvere  la situazione con le solite svalutazioni competitive  che ci condussero allora a tassi inflattivi a due cifre a scapito dei cittadini.

Per far girare cosa? I loro macchinari obsoleti con lavoratori sottopagati? Questa é loro visione della globalizzazione? Retrocedere a livello dei paesi in via di sviluppo. Ma siamo seri!  Uno dei pochi modi  per recuperare crescita e sviluppo  a tassi capaci di riassorbire il nostro gap é recuperare il mercato interno.  Intendo dire che noi, al pari della Germania, siamo dalla fine della guerra economie impostate ed orientate all’export. Noi, come la Germania, esportiamo in termini percentuali  in media oltre il 60 % delle merci prodotte .

La Germania dall’unificazione ha cercato ,ed  in parte é riuscita, a ridurre la quota export incrementando l’assorbimento del mercato interno.  Noi non abbiamo fatto niente per sviluppare il mercato interno. Parlo del Sud e della capacità di consumo. Gli “Osti” ,così vengono chiamati i tedeschi della ex Germania dell’est, hanno quadruplicato il loro livello di consumi  e raddoppiato il loro livello di qualità di vita.

Bene per riequilibrare il nostro deficit occorre creare lavoro , occupazione,occorre puntare ad un maggior sviluppo del mercato domestico perché in una congiuntura negativa come quella attuale ed in piena globalizzazione non si può contare né sostenere la crescita con il solo export. Si può con adeguate politiche in infrastrutture recuperare su questo almeno un punto di PIL che a sua volta nel quinquennio può farci tornare ad un tasso di 2.5% di crescita. Occorre arrestare la forbice che sta allargandosi tra Italia abbiente ,dai consumi pari ,o superiori , alla Baviera dell’Emilia Romagna non della Lombardia. Anche qui la statistica é fuorviante. Ben 5 province emiliane e romagnole sono tra le top dieci per qualità di vita e ricchezza. A Milano trovate il reddito delle centinaia di aziende che là hanno sede. Niente a che vedere con la qualità di vita!

Ma lasciando da parte le possibili alternative sul come uscire dall’impasse attuale, desidero ritornare all’Europa. Sia chiaro,  oggi l’Italia senza Europa, fuori dall’Europa , intendo dire tornata allo stato di Stato nazionale, non conterebbe più nulla. E’ finita, con la globalizzazione in atto,  la possibilità di sopravvivere come stato nazione. Lasciamo perdere le macro regioni della Lega. Trovate da bar del corso. I padroni sarebbero i bavaresi e non certo i cerebrolesi della Lega.  Il mondo oggi é fatto da macro sistemi,  tre in assoluto operanti ;USA ,Europa, Cina e poi più distanti Russia ,India , Brasile ed infine  i nuovi Turchia, Vietnam, Messico.

Noi Europa siamo il più vasto mercato del mondo con 400 milioni di cittadini consumatori, ma non contiamo niente politicamente e lo si vede. Ma non é che tornando ognuno ai confini nazionali risolviamo il problema. Che facciamo? Alziamo le barriere doganali e viviamo in completa autarchia? I cialtroni possono raccontarvi questa favola, ma sono solo cialtroni.

Occorre guardare da dove siamo venuti, alla storia europea degli ultimi centenni. Ci siamo ammazzati come cani per secoli. Fino ad appena 60 anni fà. Le giovani generazioni sono parte di questa grande nazione europea  e mi auguro che i ceti dirigenti di questa Europa non vogliano buttare il loro futuro, oltre a quello dei loro figli e nipoti nel cesso.  Sono più che certo che ciò non avverrà. Oltretutto il deficit di capacità decisionale che gli attuali capi di stato e di governo stanno esibendo é destinato a finire presto. Sia Merkel che Sarkozy non saranno più al potere;  tra un anno la prima, tra 5 mesi il secondo. Ci vorranno probabilmente dei mesi prima di mettere la situazione sotto controllo. Forse si tratterà di creare un’Europa  tra chi ci stà , a due velocità, forse qualche Stato non ce la farà. Ma l’Europa é oggi l’unica casa che abbiamo e che ci resta.

Buona vita a tutti.

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2 risposte a APOLOGIA DELL’EUROPA

  1. exult49 ha detto:

    Grazie per il salace commento. Quanto poi a Bersani o anche a Vendola ,il loro elettoralismo di riporto ed il loro cattolicesimo li rende dei veri chirichetti. Vendola poi così catto-consenziente.
    Del resto entrambi molto sobri nei loro commenti al riguardo. Sarebbe il colmo se fosse questo governo di tecnici cattolici “ante litteram ” a provocare il sussulto necessario al Vaticano per infine pagarla questa ICI. Il parliamone del card.Bagnasco, nonché ex generale di corpo d’armata dell’esercito Italiano, la dice lunga. A meno che non si tratti della solita melina …..Buona vita.

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  2. Anonimo ha detto:

    Se la Chiesa sarà costretta a pagare l’Ici, m’ immagino piazza S. Pietro piena zeppa di tifosi, rosso neri, mentre protestano pacificamente contro questa presunta ingiustizia , Cardinali e Parroci ordinatamente disposti in fila cantano Salmi , e con bagni di lacrime , chiamano i loro nemici confusi e smarriti, via da noi tutti i malfattori. Tutto ciò accompagnato da un vento forte che sollevando le lunghe vesti rosse formano una gigantesca macchia rosso valentino. In fondo per ultimo Pier Luigi Bersani accompagna la protesta cospargendosi di cenere per vedere se riesce a cancellare il decreto firmato a loro favore del 2006.

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