TERRORISMO MEDIATICO


map of Europe; blue: Eurozone, green: monetary...

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Sembra quasi che i media, ed in particolare quelli televisivi, facciano a gara per rendere cronica l’insicurezza degli europei. Certo, come affermo da un pezzo, l’euro é sotto l’ attacco di quelle forze speculative che da una sua eventuale rottura, o suddivisione, ne trarrebbero il massimo beneficio. Non ci vogliono grandi esperti per comprendere che l’origine di quelle forze si trova negli USA ed in GB.  Inoltre, visto che le reazioni europee sono facilmente interpretabili con un certo anticipo, diventa ancor più facile ed  interessante buttarsi  nella mischia. Per questa ragione mi chiedevo nel precedente blog cosa attenda la BCE per muoversi con autorevolezza e peso. 

E’ vero,  muoversi diviene problematico in assenza di un percorso giuridico istituzionale capace di offrire sostegno in congiunture come le attuali. Ma quando si sente dichiarare alla TV che alcune grandi banche stanno prendendo in considerazione la possibilità del tracollo dell’euro, allora bisognerebbe cominciare a tirare le fila e chiarire adeguatamente.

E’ mai possibile che non si approfondisca sulle stesse TV queste voci?  Si tratta delle solite ,largamente indebitate, banche americane ,Bank of America , Citygroup  ecc.  e delle due maggiori banche inglesi, Royal Bank of Scotland, la maggiore,  che sull’orlo del fallimento nel 2008, sono state nazionalizzate dal governo . E’ così che utilizzano il denaro dei contribuenti britannici,  per speculare contro l’euro. Ma questo non basta.

Il piano B di cui parlano i media in caso di  disgregazione, é semplicemente un piano marketing aggressivo  che possa dar loro accesso alla clientela facoltosa, quello che in gergo si definisce il “private banking”  di alcuni paesi europei ; Francia , Italia, Spagna in testa.  Per offrire loro condizioni di riservatezza e di redditività maggiori in condizioni di extraterritorialità . Lo stesso intento viene poi di fatto perseguito anche da alcuni grossi gruppi olandesi.   Soffiando sul fuoco dell’instabilità, dell’incertezza e della delocalizzazione si opera in fondo per una destabilizzazione “pilotata”.  E’ difficile comprendere perché l’Europa e le sue istituzioni permettano a queste banche di praticare questa sorta di dumping operativo .

E’ vero che la pavidità mostrata a livello politico e la conseguente incapacità di mettere in piedi una risposta efficace non depongono a favore del duo franco – tedesco. Ancor più se si considera che entrambi i leaders ,Merkel e Sarkozi , non dispongono di grandi chances di rielezione  .  Ma anche l’apertura “in extremis” al terzo grande paese,  l’Italia,  sembra non riuscire l’effetto desiderato.  Stiamo pagando cara l’inadeguatezza normativa e strutturale dell’UE attuale.  Ma lontani da un crollo delle struttura. Personalmente non ritengo possibile il crollo dell’euro per  vari motivi.

Ha le sue difficoltà, ma una sua caduta non solo segnerebbe la fine di un sogno di unità, ma ci riporterebbe indietro di 30 anni.  Ed allora economicamente, non solo filosoficamente, ci ritroveremo  in un contesto tipo “homo homini lupus”, del tutti contro tutti.   Con svalutazioni competitive che annienterebbero i livelli e la qualità di vita degli europei, tutti.  Per coloro che non giudicano un tale evento catastrofico, quasi considerando che ritornare ad una divisa nazionale rappresenti il male minore, ricordo che il livello inflattivo si aggirerebbe sul 15/20% immediatamente , che 1 litro di benzina costerebbe in lire attualizzate, all’incirca 6.000 delle vecchie lire, mentre i salari sarebbero in termini di potere d’acquisto ridotti del 10/15%. Ma la cosa peggiore é che non ci sarebbero né vincitori, né  vinti.

La Germania, pur grande esportatore, resta legata mani e piedi all’Europa. L’80% dei suoi scambi sono intracomunitari ed europei. Ovvero 8/12 mesi dopo il disfacimento della UE, la Germania subirebbe la stessa sorte dell’Italia. Stessa considerazione vale per la Francia , la cui situazione economica non é certo molto migliore della nostra in termini globali…..Se noi abbiamo 1900 milardi di debito su PIl, la Francia si avvia rapidamente verso i 1700.

La stabilità monetaria raggiunta con l’euro , ha raffreddato e messo sotto controllo il male peggiore dell’Europa dal medioevo :l’inflazione. La GB può stampare a suo piacimento le sue sterline.Tanto saranno gli altri a pagarne le conseguenze ,oltre alle nuove generazioni britanniche. Il debito inglese stà crescendo vertiginosamente, ma ciò non sembra interessare le agenzie di rating….! Strano modo di misurare la febbre ….

Per tornare agli effetti nefasti che la dissoluzione dell’euro comporterebbe basti pensare al costo sociale . Sarebbe enorme e porterebbe la disoccupazione a livelli insostenibili ,inaccettabili per non parlare delle conseguenze socio-politiche e di ordine pubblico. Per tutte queste ragioni credo che non arriverremo ad essere tanto masochisti. Ma devo aggiungere : alla condizione che invece di lanciare messaggi fuorvianti ai cittadini europei ,i giornalisti comincino ad offrire ai lettori serie ed istruttive informazioni circa la realtà economica che ci circonda.

Dobbiamo affrontare quest’emergenza con serietà politica. Passare ad una struttura più coesa ed in grado di determinarsi. Rendersi conto che gli Stati nazionali sono ormai desueti per molti aspetti del vivere comune e che la loro funzione potrà sopravvivere solo per quei servizi legati alla  prossimità territoriale. L’euro é vero, non ha una struttura federale alle spalle, ma grazie alla moneta unica la vita dei cittadini europei é profondamente cambiata. Non interessa se é nata prima l’Europa , o la moneta.  Vogliamo continuare a sentirci europei e vivere questa realtà , non tornare a quei bei confini dove tutti se ne stanno a casa propria a godersi quel crasso  provincialismo e falso nazionalismo che ci ha massacrato le menti, e non solo, per decenni.

E’ giunto il momento di reagire , di procedere nella direzione di quel sentimento identitario che ci accomuna. Non si può continuare a far finta di nulla. Occorre imbrigliare la speculazione e mettere in piedi quelle misure capaci di limitarne gli effetti. Tobin tax,  colpire le aree  a fiscalità agevolata, limitare la delocalizzazione finanziaria e societaria, omogeneizzare la fiscalità e la tassazione, rendere comunitaria la legislazione del lavoro, facendo salve alcune aree di sottoccupazione ecc.

Queste ed altre misure consentirebbero una compartecipazione reale ed una maggiore comprensione dei valori che ci accomunano.

Le prossime settimane saranno dure. La corsa contro l’orologio da parte degli istituti bancari con maggiori  difficolta  mostra  la ricerca forsennata di riuscire a colmare i buchi di bilancio per la chiusura dei conti di fine anno. Molti in USA , ma anche in GB , Francia, Italia  stanno cercando di fare un “maquillage” a spese dei contrbuenti europei. Occorre che i governi siano vigili e mostrino chiarezza d’intenti e volontà assoluta di castigare comportamenti rapaci.

Buona vita a tutti. 

EU Monetary Union and the single currency euro

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