DITTATURA DEI MERCATI FINANZIARI


Yekaterinburg, Russia. BRIC (Brazil, Russia, I...

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Come potrebbe essere definita altrimenti la situazione attuale della congiuntura economica mondiale. Cominciamo a fornire dei dati reali, comprensibili e soprattutto comparabili per dimostrare l’affermazione.

Il PIL della Grecia rappresenta solo il 2% dell’intero PIL Europeo! Il debito greco rappresenta a sua volta  il 4% del debito globale europeo. Giusto osservando  questi semplici dati voi comprenderete che la UE dispone ampiamente dei mezzi per far fronte al problema. Pensate inoltre che il debito totale ,cioé aggregato di tutta la UE rappresenta l’80% del suo PIL aggregato! Ecco che allora comprenderete meglio perché ho intitolato il blog “dittatura dei mercati finaziari” . Perché in realtà questo gridare al lupo , al lupo, conviene solo ad una minoranza che si concentra su aspetti di poco conto.

Con ciò non voglio affermare che i governi e i centri decisionali europei non abbiano commesso errori quanto alle politiche monetarie, alle  politiche economiche e quindi di conseguenza ai deficit di bilancio raggiunti. Ma é altrettanto certo che occorre mettere in evidenza e porre rimedio alle storture che si sono prodotte nel tempo. E’ evidente che i fondi speculativi puntano a guadagni nel breve , brevissimo termine ed in tal modo sacrificano gli investimenti e l’occupazione.

Ed allora per limitare quest’attacco famelico, non prendiamoci in giro, occorre intervenire a livello globale e strategico non guardando al filo d’erba  ,mentre l’elefante della speculazione calpesta il futuro di milioni di persone. In questo i media dovrebbero fornire approcci e valutazioni più complete e meno basate sui titoli roboanti per fare cassetta.

Occorre giungere ad  un controllo severo sugli Hedge Funds,all’interdizione delle vendite dei titoli allo scoperto, impedire l’acquisto di titoli azionari a credito, occorre in una parola ristabilire delle regole ferre per fermare il trend famelico degli speculatori.  Giungere ad una tassazione globale delle transazioni finanziarie. La famosa Robin tax che oggi sembra riscuotere anche da parte americana un maggior consenso . Una bassa tassazione dell’ordine dello 0.1/0.2. Non occorre sempre attendere il semaforo verde statunitense. Anche perché, in verità, gli stessi USA non hanno saputo trattare  dal 2007/2008  la crisi dei subprime meglio degli europei come é già stato fatto notare loro nei recenti incontri multilaterali.

Ed in fondo gli USA non se la passano certo meglio , il loro debito su PIL supera ampiamente il 103%, quindi ben più di quello europeo aggregato. L’instabilità politica interna, dovuta a conflitti socio economici pre elettorali ed alla debolezza di Obama e della minoranza democratica rendono meno credibili gli appelli. La crisi che stiamo vivendo é non solo finanziaria oggi, ma é divenuta economica e non é più parziale , ma mondiale. Ed é solo a livello mondiale che potrà essere trovata la soluzione.

Il G20 che si apre a Cannes dovrà cercare di andare al di là della crisi greca e delle difficoltà decisionali europee per occuparsi davvero della riforma del sistema finanziario globale cominciando ad esaminare surplus e trasferimenti, politiche industriali e distributive. In altre parole i paesi che presentano eccedenze di risparmio ,cioé di liquidità, devono capire che sono legati a doppio filo agli altri  paesi partners e clienti.

E qui veniamo al ruolo  che la Cina e gli altri paesi che formano l’acronimo Bric devono avere. Sì perché la crisi impatta su tutti e quindi anche paesi come Russia, India,Brasile e la stessa Cina devono far parte della soluzione del problema. Semplice, la Cina detiene attualmente oltre 500 miliardi di dollari  del debito sovrano europeo. Non solo grazie agli scambi dell’ultimo decennio la Cina ha accumulato oltre 3500 miliardi di dollari di riserve valutarie. Occorre rinegoziare le condizioni di scambio.Così come quelle di una partecipazione della Cina al Fondo salva stati europeo. Ovvero riprendere in mano il peso di ciascuno all’interno dell’economia mondiale e riequilibrare ,in funzione della crisi, il ruolo oggi raggiunto.

Per non parlare delle agenzie di rating e del loro ruolo. Fitch, Standard&Poors, Moody’s controllano il 90% del mercato di nota del credito. Un mercato di valutazione dei rischi che lascia certamente a desiderare se si considerano gli errori compiuti dal 2007 in poi. Che poi ,solo in parte, sono stati recuperati con la riduzione del rating americano, spagnolo , italiano e prossimamente della Francia. Riduzione che Sarkozy teme per evidenti ragioni elettorali, ma che certamente avverrà nel 2012. Si tratta solo di vedere se prima ,o dopo le elezioni presidenziali fissate ai primi di Maggio. I cinesi, dal canto loro, hanno reagito creando la loro agenzia di valutazione.  Restano buon ultimi gli europei che più di tutti ne avrebbero necessità essendo la seconda economia mondiale.

L’Europa dovrà a breve mettere in atto un processo d’integrazione , o se preferite d’integrazione federalista. E qui la distinzione legittima e fondamentale deve essere fatta tra i 17 che partecipano al sistema monetario e gli altri 10 che non ne fanno parte. La differenza appartiene ad una concezione liberale che vedeva nella partecipazione generale ad un mercato europeo il minimo comun denominatore del processo di sviluppo.

Oggi, al contrario, occorre comprendere che il nucleo degli stati  che formano il nocciolo duro dell’Europa ai quali si richiedono sacrifici e controlli pesanti devono fare un salto di qualità.  Convergenza delle loro politiche economiche e monetarie, avvicinamento ed integrazione delle politiche fiscali,disciplina fiscale ecc. Tutto questo avrà effetto sulla loro crescita e sviluppo economico.

Il ruolo stesso della BCE e la missione a lei affidata dovrà subire un significativo mutamento. Non più legato al semplice controllo dell’inflazione, come voluto dalla Germania, ma acquisire un ruolo di pungolo e sollecitazione che conduca ad una armonizzazione e maggior controllo monetario /finanziario del sistema integrato. In questo il ruolo che Draghi avrà in questo cambio di marcia sarà essenziale. Giusto che si addossi maggior carico sulle banche che hanno avuto comportamenti scorretti. E che si faccia pagare ai loro azionisti, non alla collettività, i rischi assunti.  Si deve raggiungere uno stadio  dove il valore reale della moneta corrisponda all’economia reale ,quello che in economia si chiamano i fondamentali.

Ed i fondamentali non sono costituiti dalla finanza! L’economia reale si basa, da sempre, su ciò che un paese intero é capace di produrre in termini di beni e servizi, e sulla loro qualità !    In questo senso Germania ed Italia rappresentano insieme il 45% circa di quella economia reale.  La ricetta per il nostro paese é quella di riprendere in mano e seriamente la propria politica industriale, renderla efficace e performante.

Negli ultimi 20 anni l’abbiamo stupidamente abbandonata a favore di interessi di gruppi , di oligopolisti , che non solo non hanno prodotto ricchezza, ma anzi l’hanno depauperata. E’il momento di investire strategicamente e rilanciare l’occupazione,unico modo per far ripartire l’economia del paese.

Buona vita a tutti.

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