LE ELEZIONI IN TUNISIA


Mausoleum of Habib Bourguiba, Monastir, Tunisia.

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 Prima di scrivere questo blog circa  le elezioni in Tunisia ho atteso i  risultati finali che l’ISIE aveva promesso di dare per martedì 25 Ottobre dopo le prime elezioni libere tenute il 23.  Purtroppo, ancora ad oggi, sussistono ritardi notevoli nello spoglio dei dati  e risulta  impossibile avere una precisa e definita  valutazione del peso politico, quindi dei seggi,  che i vari partiti hanno ottenuto. In particolare comprendere come il sistema dei resti tra le varie circoscrizioni influenzerà in definitiva la presenza dei partiti minori . Ciò anche in relazione agli apparentamenti politici che avverrano tra quelli di opposizione. Vi avevo già annunciato, per quanto atteneva il voto dei tunisini all’estero,che  il partito islamista aveva ottenuto la metà dei seggi disponibili.

Per quanto riguarda lo spoglio delle varie sezioni delle circoscrizioni nazionali  esso sta procedendo a rilento.  Al momento circa il 40 % dei voti espressi ,ovvero l’attribuzione di 87 seggi nell’Assemblea Costituente, é andato ad Ennhada, a conferma del voto espresso dai tunisini residenti all’estero.  Il secondo partito,  con circa il 20% dei voti espressi,  e 40 seggi conquistati, é il  CPR (Congresso per la Repubblica) formazione centrista vicino ad Ennhada. Il terzo partito secondo i dati disponibili risulterebbe Ettakattol che avrebbe al momento conquistato il 10% dei voti.

Un ulteriore 10%, sembrerebbe essere stato conquistato da una formazione politica fantasma il cui nome é “Petizione popolare per la libertà e giustizia”. Nei confronti di questa formazione e del suo maitre à penser, Hechmi Hamdi, sono già in atto ricorsi legali sia presso l’ISIE per invalidarne il risultato, sia presso la Corte dei Conti in quanto la legge elettorale prevede che nessun partito possa ricevere finanziamenti esteri . Mentre é evidente che tutta questa campagna è stata ideata e gestita all’estero. D’altronde in nessun sondaggio questa  componente politica era mai stata menzionata .

Ragione in più per dubitare della sua evoluzione e posizione ottenuta. Il promotore é residente inglese, ,tutta la campagna degli ultimi due mesi é stata fatta da una televisone satellitare in lingua araba ,  basata in Inghilterra con un certo seguito in Tunisia.

Ma veniamo adesso agli aspetti essenziali. L ‘affluenza alle urne é stata eccezionale, oltre il 90% degli aventi diritto si é recato a votare.  Gli osservatori stranieri dell’OCSE all’unanimità hanno dichiarato che tutto si é svolto al meglio e nei canoni.  Nessuno, a parte il caso citato, può dubitare del largo seguito conquistato dal partito islamista Ennhada e quindi del ruolo preoponderante che questo partito avrà nel redigere la nuova Costituzione del paese e di condurlo durante il  periodo transitorio che durerà ancora circa 12 mesi. Cioé le elezioni politiche si terrano alla fine del 2012 ,o inizio del 2013. Durante tutto questo tempo  si dovrà metter mano non solo alla carta costituzionale ,ma  si dovrà governare il paese in un periodo economico molto difficile, in presenza di una crisi occupazionale giovanile di forte impatto , sia dal punto di vista produttivo, che da quello delle relazioni esterne.

Il problema di fondo é che l’ atteso equilibrio tra i diversi partiti a carattere più spiccatamente religioso ,in termini di visione societaria, e quelli  con visione più secolare , più laica , non si é realizzato!   I primi tre partiti risultano  intimamente connessi ad una visione islamica della società.   Il PDP , Partito del Progresso, d’ispirazione socialista , accreditato nei sondaggi come secondo partito dopo Ennhada , con oltre il 12%,  é praticamente crollato in termini di risultato e con lui scarso seguito hanno ottenuto in generale tutti i partiti di area laica.

Questo risultato, inatteso, mette in luce gli errori strutturali e strategici dei partiti laici e della sinistra in generale che non hanno saputo tradurre il modernismo e la laicità delle loro proprie proposte sul terreno della comunicazione. Nonostante l’assai elevato grado d’istruzione del paese ed una demografia largamente giovane della popolazione.

Terreno sul quale Ennhada, di gran lunga più preparato in termini di organizzazione,  ha saputo maggiormante coinvolgere con il tema caro al tradizionalismo fideista e religioso di “partito conservatore moderno”.             Il popolo tunisino sballottato, dopo otto mesi di “no man’s land” ,ha vissuto e sta vivendo la transizione con sentimento d’insicurezza e di ansia.         Ennhada é il partito  che più di altri, vuoi per ragioni di credo e di fede, vuoi soprattutto per il bisogno di sicurezza, di adesione diffuso , a fronte del vuoto prodotto dalla caduta del regime di Ben Alì , rispondeva a questi interrogativi.

Un bisogno di rassicurazione  che digeriva  male l’approfondimento fra  alternative diverse richiesto e  proposto dalla sinistra.  Da notare inoltre che l’organizzazione capillare sul territorio, la utile propaganda fatta attraverso le moschee , luogo di culto, ed  al tempo stesso luoghi di discussione e di approfondimento , hanno notevolmente inciso sul processo di catechizzazione politica.  Ed in  ultima analisi  , ma non meno importante , l’errore a mio avviso compiuto ,di cui avevo già menzionato, di posticipare le elezioni che dovevano tenersi originariamente il 23 Luglio.

Semplicemente perché ciò ha dato modo a quel  partito che già a priori era meglio organizzato di poter ampliare il proprio vantaggio approfittando del periodo del Ramadan  quest’anno svoltosi durante il mese di Agosto. Una cassa di risonanaza che ha sicuramente contato.

Il problema  oggi é quanto la religione, la visione musulmana della società, dei rapporti interpersonali, del rapporto tra sessi , della visione economica della produzione e distribuzione degli scambi inciderà sul futuro della nuova Tunisia.   Bourguiba , padre della patria della Tunisia moderna , aveva volutamente e scientemente tenuto la religione fuori dalla Costituzione della prima Repubblica. Personalmente in quanto laico, liberale, ritengo che questa sia la strada maestra per ogni società civile e stato moderno.                Molto dipenderà da come il partito islamista declinerà la fede nel prossimo futuro.

Quanto terrà in debito conto la modernizzazione ed il ruolo della donna conquistato nel paese. Senza peraltro considerare che  un passaggio verso uno stato islamico, una supremazia della Sharia sulla società tunisina provocherebbe dei contraccolpi molto pesanti.

Imporre per per legge precetti religiosi ad una società che nelle aree urbane é notevolmente secolare, provocherebbe conflitti non indifferenti.          Problemi economici, poiché difficile sarebbe l’equilibrio con il notevole afflusso turistico che richiede apertura e liberalità di relazione nei rapporti interpersonali . Comporterebbe senza dubbio scontri sociali e reazioni non facilmente controllabili da parte di un universo femminile che nella  grande maggioranza  non sarebbe disposto ad abbandonare in silenzio i diritti tanto difficilmente conquistati e per i quali la Tunisia é  modello per gli altri paesi musulmani.

Il vento della primavera araba sta rapidamente mostrando aspetti che non ci attendevamo. La democrazia intesa in senso di libertà individuali, prima che societari, rischia di evolvere non in questo senso, ma nel quadro di un riferimento primario alla religione e soprattutto alla sua supremazia sul resto dei rapporti e relazioni umane.  Non riesco a intravedere in questa visione , se questa fosse la parabola politica della nuova Tunisia,  alcun progresso , né avanzamento storico della società.

Molto dipenderà dagli impegni che Ennhada ha preso nei confronti del suo stesso elettorato quanto al rispetto dei valori civili sui quali si fonda la società tunisina di oggi. Da come all’interno del partito stesso e tra quest’ultimo ed i partiti che formeranno la coalizione politica al govermo si riuscira a declinare e far convivere identità di fede e libertà individuali.

Buona vita a tutti.

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