TUNISIA AL VOTO


Minaret of the Mosque of Uqba also known as th...

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Chi segue questo blog conosce il mio affetto per questo paese che, per certi versi assomiglia, in quanto profondamente mediterraneo, al nostro. Dopo dieci mesi, o quasi , siamo alla stretta finale, domenica 23 Ottobre i tunisini sono chiamati, dopo oltre 20 anni , a votare e scegliere  tra una pletora di partiti e movimenti (oltre 80) i delegati all’Assemblea Costituente che dovrà redigere la nuova costituzione e governare il paese in questo periodo di transizione. Dalla caduta di Ben Alì si è prodotto uno slancio di libertà che é stato salutato nel mondo come rivoluzione, o primavera araba.

Forse non si può, in termini reali , definire rivoluzione. Ma certo il paese ha di fronte a sé una sfida enorme. Costruire una nuova società politica, una nuova società civile, rimettere in piedi un sistema giudiziario e di sicurezza, garantire, in una parola, le condizioni di pluralismo che sono alla base di una democrazia. Oltre a tutto ciò, come se non bastasse, occorrerà organizzare quanto prima delle elezioni che ridiano  al paese , che ne ha perso memoria, le condizioni di fiducia  essenziali nelle nuove istituzioni. 

Ora, come in ogni processo politico, il periodo transitorio é quello più pericoloso. Il momento in cui il popolo deve dimostrare il maggior interesse e partecipazione ricercando una vera unità di intenti. Occorre cioé che tutti sostengano e supportino la transizione affinché questa possa seguire il suo corso naturale e non subisca arresti ,o deviazioni.

Ciò  in quanto occorre che lo scarto oggi avvertibile tra democrazia in senso formale, procedurale, e la democrazia sostanziale, quella che é in gestazione, si accorci e possibilmente si annulli .  Siamo cioé di fronte ad uno scontro tra due concezioni di Stato e società , quella del partito Ennhada che non voglio definire islamista “tout court “, ma che di fatto si collega ad una visione  fondata su principi e basi religiose ed una visione secolare e laica proposta e sostenuta dal PDP, partito democratico progressista d’ispirazione socialista, che fonda le proprie radici sulla libera espressione individuale e societaria. Caricaturalmente non vorrei trovarmi di fronte ad una scelta del tipo Tunisia, o Tunistan!

Rachid-Al Gannouchi ,fondatore del partito islamico tunisino, rimasto in esilio a Londra per oltre 20 anni ,rientrato a marzo nel paese, insiste nel presentare la formazione politica di cui è capo spirituale e “maitre à penser” come sostenitrice di un modello democratico del mondo arabo ed afferma che la nuova Tunisia sarà una società democratica! Queste sono le parole pronunciate recentemente ad Istambul nel quadro di un incontro sull’evoluzione politica della primavera araba.

 Non é un caso che la Turchia del primo ministro Erdogan, sia oggi vista ed interpretata come  “modello”  da parte di molti movimenti politici musulmani. Intendo affermare che nell’equilibrio tra visione e precetti islamici e modello societario reale si vede nella realizzazione turca una prova del fatto che queste due anime possano convivere e realizzare una società equilibrata.

Personalmente vedo nell’agire politico-strategico  turco il desiderio di creare una zona  d’influenza nel mediterraneo dopo le porte chiuse alla sua entrata nella UE. Inoltre ricordo che la “democrazia turca” si basa su un’equilibrio cogente. L’esercito. La volontà di Kemal Ataturk, padre della turchia moderna ,di legare il paese ad un esercito capace di erigersi a bastione della laicità del paese, contro ogni insorgenza islamista. Ed ancor oggi l’esercito esercita il tutoraggio sulla “democrazia e società” turca.

Per inciso ciò che sta avvenendo in Egitto , altro terreno di scontro e transizione per la trasformazione democratica, vede proprio nell’esercito la presenza ingombrante.Da Nasser,a Sadat ,a Mubarak l’esercito ha da sempre governato il Paese. Difficile che con tale pregresso si faccia da parte. I Fratelli musulmani ,il più forte partito – movimento politico egiziano, si trovano a confrontarsi non tanto con gli altri movimenti politici, ma con questa sovrastante  forza e presenza.  

Per tornare alla Tunisia l’esercito non ha avuto storicamente un ruolo di tutela della democrazia.Il putch di Ben Alì contro Bouguiba non é classificabile in questo quadro, quanto piuttosto dovuto alla condizione fisico-mentale del fondatore della tunisia moderna e dagli interessi italo-francesi dell’epoca. 

Ricordo ai molti che non lo sanno che Ben Alì giunse al potere grazie all’aiuto fornito dal governo Craxi che, al contrario del governo francese, si prestò ad un’operazione indolore, ma ricca d’interessi!

Tanto meno l’esercito tunisino é oggi in grado di esercitare quella tutela.           Il PDP che insieme a Ennhada, rappresentano i due partiti  maggiori ,intorno ai quali andrà a costruirsi la democrazia tunisina , sono accreditati rispettivamente di un 11% e di circa il 25% delle preferenze di voto, espresse in un sondaggio di metà Settembre. 

I due partiti stanno alacremente cercando gli apparentementi per il post elezioni. Tra le 80 formazioni politiche , in realtà solo una decina risulteranno in grado di agire nella futura Assemblea Costituente. Molte sono state frutto di marketing elettorale e non hanno identità. Il risultato, in termini di seggi, sarà determinato non solo dai voti che ciascuna di queste formazioni otterrà, ma soprattutto dagli effetti del découpage elettorale, cioè del peso che ogni partito riceverà in ciascuna circoscrizione e dagli apparentamenti che ne seguiranno.

Ritengo che il risultato porrà di fronte i due campi, il secolare con la guida del PDP ed il confessionale con alla guida Ennhada , con un margine di scarto assai ristretto. Propendo per un vantaggio minimo del primo schieramento. Come in tutti i paesi del mondo la differenza é data da un voto più progressista espresso dai centri urbani  ed un voto più conservatore delle campagne,o se preferite delle periferie non urbane.

A questo dato si aggiunga il fatto che le differenti condizioni di vita ed economiche differiscono notevolmente tra una costa ricca e secolare ed un interno del paese agricolo e più povero,retaggio di una politica di facciata del vecchio regime!Comunque sia  credo che la transizione agli inizi sarà  affrontata da una coalizione piuttosto ampia.

Il rischio è il prosieguo di questo processo. L’organizzazione delle elezioni politiche ed il contesto politico-sociale nel quale queste avverranno.  Non dimenticando che la crisi economica ha ridotto notevolmente le opportunità del paese e gli aiuti promessi saranno dati in funzione dei risultati, per non parlare dell’incognita del flusso turistico. Tutti elementi su cui meditare.

Un’ ultima  considerazione riguarda un’interrogativo al quale la nuova Tunisia dovrà dare risposta ; il concetto di società democratica può coesistere con l’applicazione della legge islamica? La mia personale risposta é negativa. La sharia non permette la libera democratica evoluzione dell’individuo che non abbracci la fede.  Ma ciò detto, aggiungo che per quanto mi concerne tutte ,indistintamente, le religioni monoteiste devono restare fuori dal patto sociale sul quale si fondano le costituzioni degli stati sovrani. Ciò in quanto la laicità dello stato é garanzia stessa affinché non si crei supremazia diversa da quella del corpo sociale su cui si fonda! 

Buona vita a tutti.

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