DISEGUAGLIANZE ECONOMICHE E INSTABILITA’ POLITICA


punto di domanda

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Le diseguaglianze alimentano ,da sempre, instabilità socio-politica e comportano inevitabilmente una crescita economica stagnante. La ragione é semplice; la riduzione dei consumi, cioè di quella che gli economisti chiamano la domanda aggregata.  L’incertezza,  il timore circa il futuro contribuiscono fortemente a questa spirale attraverso l’effetto della disoccupazione e la riduzione forzata dei redditi familiari. 

La riduzione del reddito  delle famiglie nei paesi avanzati  và acuendosi a dismisura. Le diseguaglianze nella redistribuzione della ricchezza tendono a concentrare sempre più  il potere economico tra le  élites.  Il 2011 é stato caratterizzato da esplosioni politiche e sociali in tutto il mondo.  Le rivolte arabe in Nord-Africa e Medio Oriente, gli scontri sociali in GB, i cortei di protesta in Grecia, contro l’austerità imposta, le rivolte in Cina ed India contro la corruzione dilagante e le disparità sociali enormi. Gli  Stati Uniti  stessi si confrontano con una crisi  che può ,a giusto titolo, essere definita epocale.

Pensate la diseguaglianza dei redditi é oggi tornata ai livelli del 1928! Cioè a prima dello scoppio della grande depressione. Nel 2010 la parte di reddito percepita dal top 1% della popolazione americana  era del 23%,ovvero del 10% superiore alla decade precedente. in termini più globali e sintetici, il top 5% della popolazione controlla oltre il 75% della ricchezza finanziaria del paese.  Nel contempo, come ho descritto in un blog recente, il reddito mediano delle famiglie USA ,secondo il Census Bureau, è  ritornato al livello del 1999!  12 anni di crescita, ricchezza e  qualità di vita persi.

Le classi operaie e medie sono oggi schiacciate , sia dal punto di vista del reddito, che della quota risparmio/ricchezza accumulate. Ciò in quanto il loro reddito si é largamente eroso, se non annullato, a causa della disoccupazione ed il valore degli immobili da essi acquisiti ha subito un tracollo di oltre 1/3 dal 2006.

Vari sono i fattori che hanno contribuito negli ultimi dieci anni a questo tracollo a livello globale. Certamente “in primis” l’abnorme espansione della leva finanziaria che a sua volta ha causato le bolle.   La crescita, piuttosto debole, dell’economia dei paesi avanzati  ha determinato , proprio grazie alle diseguaglianze economiche , un divario netto  tra reddito disponibile ed aspettative crecenti di spesa .

Questo gap  come é stato risolto?  Semplicemente  allargando in molti paesi anglo sassoni e non solo, i cordoni del credito.  Un metodo  che ha permesso a molte famiglie di colmare attraverso l’indebitamento il gap tra reddito e spesa.   Processo leggermente diverso in Europa e particolarmente in Italia. Sì perché da noi il debito,  già dal medioevo , é solo parzialmente privato, ma certo sempre pubblico.

Si accolla allo Stato, che siamo sempre noi, ma inteso collettivamente, cioé si addossa a tutti il peso che però non é equamente distribuito. Ecco perché siamo il terzo paese per ricchezza privata al mondo e nel contempo il secondo per indebitamento pubblico !!!

Come?  Offrendo servizi pubblici gratuiti, welfare , tipo istruzione gratuita, pensate all’Università, che negli USA costa mediamente 15 mila dollari annui, negli atenei pubblici e più scarsi.  O pensate al sistema sanitario  che fà dell’Italia il secondo paese al mondo dopo la Francia , secondo l’OMS, per la qualità della prevenzione. E ci si lamenta! Purtroppo da poveri stupidi non ne approfittiamo adeguatamente .

Riguardo all’istruzione pubblica la percentuale di laureati in Italia é rimasta la più bassa rispetto a Germania, Francia,GB e non solo. Neanche il 15% della popolazione al 2009. Più poveri e più ignoranti,  nonostante le risorse spese. Ed oggi i nostri laureati vanno all’estero perché il sistema non offre loro alcuna opportunità. Doppia perdita economica! 

Rimane, direte voi , la sanità…Ancor per poco.   I privati stanno aggiudicandosi la gallina d’oro, vista il trend  demografico. Macchina sforna profitti. Guardate la Lombardia,Compagnia delle Opere, CL,Curie, ne controllano oltre il 45% .   E lo Stato? Paga.  Sì con i rimborsi delle prestazioni . Che bel sistema.  Si privatizzano i profitti e socializzano le perdite,  vedi S.Raffaele.  Eccellenze? Non fate ridere ,con i capitali spesi, 1.8.miliardi di buco, anche gli asini avrebbero prodotto risultati . Ah il marketing della fede, decisamente il più antico e sempre il più lucrativo.      

Non che sia contro il welfare, al contrario. Ma occorre un’adeguata politica economica per sostenere questo tipo di allocazione di risorse e più intelligenza nel saper sfruttarne appieno i  benefici.

Tornando al debito globale raggiunto, sia esso privato che pubblico, é divenuto insostenibile e ci ha condotto alla crisi del 2008/2009.  Ed il debito, proprio in quei paesi anglo-sassoni che cianciano  spesso di “laissez faire”, USA e GB in testa, é stato ampiamente socializzato, con interventi di nazionalizzazione delle banche in GB ed immissione di liquidità enormi in USA . 

A fronte di ciò la reazione delle grandi multinazionali quale è stata?           Vista l’incertezza hanno iniziato a tagliare posti di lavoro per contrastare un eccesso di capacità produttiva….Ma bravi. Tagliare posti di lavoro riduce i redditi da lavoro, accresce la diseguaglianza tra coloro che vivono di rendita e quelli che lavorano per vivere ed in ultima analisi riduce la domanda, cioè i consumi,come un cane che si morde la coda!

Il peggio poi si avvera e concretizza attraverso una propensione marginale delle famiglie a spendere meno  a causa dell’incertezza sul loro futuro economico.

In questo senso Marx aveva parzialmente ragione nell’affermare che la globalizzazione in un capitalismo incapace ,con una redistribuzione di reddito e ricchezza che si sposta sempre più  dal lavoro al capitale può condurre il capitalismo all’auto distruzione. Cioé ,senza  opportune regole e controlli che ne bilancino gli effetti, l’eccesso di capacità produttiva, in presenza di contrazione dei consumi e di conseguenti crisi finanziarie, conduce alla disgregazione del sistema. La massiccia “deregulation” ed il modello del “laissez faire”  hanno fallito miseramente.  Nelle economie avanzate occorrono regole in grado di apportare gli equilibri e bilanciamenti necessari tra domanda ed offerta. Per spiegarci, anche i paesi in via di sviluppo,come Cina e India non potranno divenire economie di mercato fin quando i loro salari non cresceranno più velocemente delle loro produttività.

Cioé fin quando non si inverte il ciclo e si incrementa il flusso di denaro che va  dal capitale al  fattore lavoro. Esattamente l’opposto si é verificato nell’ultimo decennio nei paesi avanzati. Quindi  la diseguaglianza, oltre ad essere un pessimo fattore per la crescita economica perché provoca totale inefficienza economica, é un cancro per il sistema capitalista.

La globalizzazione , lungi da essere un fattore di progresso per tutti, tende a creare vincitori e perdenti ed allora occorre trovare adeguate misure per bilanciare crescita, diseguaglianze,  redditi, ricchezza ed opportunità che la globalizzazione stessa comporta.

Aggiungete a tutto ciò la necessità di avere classi dirigenti meno populiste, più istruite, meno legate al sondaggio dell’indomani e capaci davvero di operare per il bene della collettività.

Buona vita a tutti.

 

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Una risposta a DISEGUAGLIANZE ECONOMICHE E INSTABILITA’ POLITICA

  1. rossana citelli ha detto:

    Tutto bene ..ma il Welfare ,per me, non si tocca..! C’é spazio da altre parti per recuperare quello che manca. Ricordati, anche, che da noi gli stipendi sono i più bassi in assoluto…quindi ben venga il Welfare ad aiutare i poveri lavoratori! Grazie…

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