NORD AFRICA E M.O. , OPPORTUNITA’ E SFIDE


Mustafa Kemal Atatürk in 1923.

Image via Wikipedia

Il contesto e lo scenario politico del Nord-Africa e del Medio Oriente é in costante mutamento. Appare sempre più  fuori dal controllo delle cancellerie occidentali. Certo, era difficile prevedere un tale sconquasso  dello scenario politico nel giro di pochi mesi .Vecchi accordi  che si fondavano su  equilibri decennali , sono saltati in un  brevissimo lasso temporale.

Di fronte alla realizzazione di  un vero processo democratico , c’è il rischio reale che le sfide alle quali siamo confrontati possano condurre ad ulteriori scontri , a conflitti sociali tra fazioni secolariste e fazioni islamiste, al ritorno a forme di potere dure e repressive , sotto il controllo dell’esercito.

Senza contare il problema innescato dal riconoscimento dello Stato Palestinese . La richiesta, oggi presentata all’ONU, può tramutarsi in un ritorno alla violenza in tutta la striscia di Gaza. E pone comunque Israele davanti all’annoso dilemma, oggi aggravato, da una incapacità politica a risolvere pacificamente la questione. E non sarà certo questo governo in grado di risolvere la materia.

Il risveglio dei popoli arabi rappresenta per l’Europa un’enorme opportunità, ma al tempo  stesso una serio rischio, se l’approccio é condotto e percepito come neo-colonialista . Pensate all ‘Egitto. Grande paese, oltre 90  milioni di abitanti, per decenni bastione  nell’area contro le derive islamiche. Da 20 anni gendarme contro l’espansionismo sciita iraniano  verso il canale di Suez ed il Mediterraneo.     

Baluardo contro la stessa dottrina sciita. Dalla caduta di Mubarak ,l’esercito controlla ancora lo stato. Le elezioni tardano. La disoccupazione e la crisi economica aumentano.

Il ruolo di baluardo anti-iraniano e di garante, acquisito dopo gli accordi di Camp David nei confronti di Israele, potrebbe essere modificato sull’onda di sommosse popolari.  Ecco, qui entra in gioco l’altra potenza che oggi cerca di riempire il vuoto lasciato libero dall’attuale ridimensionamento politico egiziano:  la Turchia.

La Turchia di Recep Tayyp Erdogan. Paese cerniera sul fianco sud  NATO. Paese musulmano che resta secolare grazie ad un ‘equilibrio che dura dagli anni ’20 dovuto a Kemal Ataturk , che pone il secolarismo  come principio base del paese, sotto tutela dell’esercito. Paese che in questo equilibrio ,sulla lama del rasoio, di elezione in elezione, riesce a svilupparsi attraverso uno crescita costante, grazie alla quale  mantiene la pace sociale.

Paese che ,compresa  l’impossibilità di divenire membro della UE ,a parte intera, sta oggi  rivedendo la sua collocazione geo-politica.  Cosicché  la sua politica estera si é posta come obiettivo di approfittare delle rivoluzioni sociali in atto per espandere la propria zona d’influenza, prima economica e poi politica. Obiettivo legittimo ed intelligente.

Le recenti visite in tutto il Nord-Africa, e l’accoglienza calorosa ricevuta ,ci fanno comprendere il momento magico che attraversa in termini di immagine. Perché per molti paesi la Turchia ,non solo é modello di sviluppo industriale riuscito, ma anche di paese musulmano che riesce a far convivere ,anche se con qualche problema, religione e società laica. 

Più complesso il problema della Siria.  Anche il regime siriano resta in piedi , al di là delle proteste, legittime, per un tiranno che ormai uccide sistematicamente il suo popolo.  La stessa Turchia preferendo davanti a sé il cuscinetto siriano , piuttosto che l’Iran alle sue porte. Esperienza che in Libano con gli Hezbollah ,economicamente  dipendenti dall’Iran ,sappiamo bene  a cosa conduce .  

L’asse delle alleanze americane é in preda a forti oscillazioni. La diplomazia americana é sempre stata in difficoltà nel mettere a punto una  vera e propria strategia nei confronti dei paesi arabi.  Robert Malley, senior analist dell’international crisis group, ha definito la situazione odierna “scollata”. Aggiungendo che gli “strumenti attraverso i quali gli USA si sono mossi in passato non sono più utilizzabili” . I milioni di dollari promessi all’Egitto , alla sua giunta militare , non sembrano aver modificato di una virgola l’attuale stallo. Lo stesso dicasi per la Tunisia . Per la Libia vedremo, ma anche lì gli americani non hanno il pallino in mano ,ma giuocano una partita dietro le quinte.

In Medio Oriente, il loro peso stà subendo dei rovesci. L’Arabia Saudita non ha affatto gradito l’appoggio americano dato ai ribelli egiziani e l’estromissione di Mubarak. Oggi é la stessa Arabia ad assumere il ruolo di gendarme nell’area.  Assume in proprio ruolo e strategia e schiaccia con le sue truppe la rivolta in Bahrein . Sostiene finanziariamente la reazione contro il popolo yemenita.

Le teocrazie arabe non accettano nessuna modifica allo “status quo”.                 Non permettono alcuna transizione verso monarchie costituzionali. Inamovibili , seduti sul loro denaro ,molto meno sul loro credo sunnita.      Così come lo é la teocrazia sciita iraniana ,seduta sul suo stesso credo fondamentalista , usato come grimaldello  socio-politico nei confronti dei vicini pronta a destabilizzarne il potere.  

Con queste posizioni é difficile trattare, o negoziare.  Kuwait, Oman, Qatar sono nani politici ed anche economici . Estremamente dipendenti dal petrolio, dal suo prezzo, incapaci, fino ad oggi, di diversificare le loro strategie di sviluppo per  quando fra 40/50 anni  di petrolio non ce  ne sarà più! L’organizzazione degli Stati del  golfo, GGC,  di fatto guidata dall’A. S. sta assumendo progressivamente il ruolo di un consiglio strategico militare di difesa.

E l’Europa, voi direte, cosa fà? Niente di serio !La “guerra di liberazione libica” sta rivelandosi un azzardo in termini di gestazione e risultati . Vedremo cosa diventerà il CNT. Ma con il neocolonialismo alla Sarkò non si va da nessuna parte. Nel medio termine crea danni,  non opportunità. Cameron é sullo strapuntino, su richiesta del business BP, ma non vedo grandi sviluppi. Gli USA tra deficit e gli interventi in Iraq e Afghanistan sono esausti .

Siria. Tutti protestano contro i massacri della popolazione . Ma 100% del petrolio siriano é importato da Francia,Germania e Italia. Tacciono. In Libia dopo una settimana si parlava d’intervento umanitario.

La Turchia ha chiesto ed ottenuto di non applicare sanzioni alla Siria dando più tempo alla diplomazia. Hanno una paura fottuta di dover accogliere migliaia di profughi siriani e farsi carico, come accaduto in Libano, di dover intervenire.

Le opportunità da cogliere per l’Europa sono nell’offerta di supporto organizzativo -logistico nella trasformazione degli apparati statali e burocratici di quei paesi per migliorare i servizi. Nel coadiuvare con missioni di giovani europei laureati e diplomati seminari di sostegno alle varie attività di sviluppo, di organizzare attraverso aziende europee incontri mirati a facilitare la creazione d’imprese ecc. ecc. Sostegno alla creazione di occupazione per risolvere il vero, grande ,  problema  di quei paesi che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo

Un vecchio motto gandhiano affermava “non offrire il pesce all’affamato ,ma piuttosto insegnagli a pescare”. Ecco offriamo loro il nostro know-how, il metodo, le opportunità… E  per noi fioriranno le occasioni di profitto. In tal modo  saremo  certi che l’aiuto é diretto, dal basso verso l’alto.

Purtroppo per ragioni di celerità e ottenimento degli obiettivi ,noi occidentali  preferiamo ungere dall’alto. Con tutto ciò che ne consegue. Esportiamo le nostre pessime abitudini e poi denigriamo coloro a cui  le destiniamo.

Buona vita a tutti.

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