TUNISIA, OGGI


PremierGouvernementTunisien1957

Image via Wikipedia

Premessa

Ormai non è  più possibile leggere un quotidiano italiano senza essere sommersi da un sentimento di scoramento e da conati di vomito causati dalla telenovela di un premier degno di un paese da operetta.  Sono da tempo un lettore di Giovanni di Lorenzo che, per chi non lo conosca, è  direttore del più titolato quotidiano tedesco Die Zeit.  Come italiano , che ha vissuto molti anni all’estero, provo lo stesso sdegno. Come lui afferma, per molto meno, in Germania si dimettono i consiglieri comunali! Oggi potete leggere su Repubblica la sua breve intervista su ciò che i tedeschi, e gli stranieri in genere, pensano del nostro presidente del consiglio e per automatica estensione degli italiani. Purtroppo questo é lo stato in cui si trova l’immagine dell’ Italia e solo gli italiani possono cambiarlo.

Trovo quindi più interessante e concettualmente più appagante affrontare i problemi della transizione della Tunisia verso una propria forma di democrazia. Ieri trattando della Libia ho ripercorso la storia recente ed il ruolo che  i movimenti islamici hanno ed avranno nella gestazione della nuova entità statuale.

Ciò che appare sempre più evidente nelle rivolte nord – africane è il ritorno ad un mai sopito scontro tra una visione secolare ed una teocratica della forma di  Stato. Uno scontro ideologico prossimo venturo, tra la visione islamista che vede lo Stato e la società, di cui é diretta espressione, organizzati   e governati secondo i principi islamici ,oppure, come diretta continuazione della storia recente, sarà mantenuta una visione laica della società .

La risposta che nei diversi paesi,  Tunisia , Libia , Egitto sarà data a questa domanda è fondamentale per comprendere quale tipo di sviluppo e di relazioni questi paesi avranno nel prossimo futuro. Certo le diversità tra di essi in termini socio-economici sono enormi. Per demografia, livello d’istruzione ,condizioni sociali, estensione territoriale, ricchezze energetiche ecc. ecc.

Tunisia

Paese tra i tre più socio-culturalmente elevato, anche grazie al limitato numero di popolazione, dieci milioni, ad un investimento che da Bourguiba , fondatore della repubblica tunisina laica, ai giorni nostri e nonostante la dittatura di Ben Alì , ha investito pesantemente sull’istruzione.Dove 2/3 della popolazione è al di sotto dei 35 anni, l’analfabetismo è inesistente e il titolo medio conseguito é quello di scuola media inferiore. I laureati rappresentano circa il 20% della popolazione. Alta disoccupazione giovanile dovuta anche al rovesciamento della piramide demografica rispetto a quella europea.

Un paese di giovani gestito e governato pervicacemente da una gerontocrazia inamovibile. Un paese dove le diseguaglianze tra regioni costiere e dell’interno, così come tra nord e sud  sono notevoli e immutate e con esse la distribuzione delle ricchezze in gran parte prodotte dal turismo ed dall’agricoltura.

Il dibattitto politico dall’insediamento del governo transitorio langue, o peggio , si avvita in un circolo vizioso di banalità e proclami enfatizzanti.            Le elezioni previste per il 23 Luglio ,sono state posticipate al 16 Ottobre, per permettere ai tunisini una “maggiore consapevolezza” nelle scelte politiche future. Questa la spiegazione data.

Parzialmente non convincente. Più verosimilmente per organizzare meglio i partiti non islamisti che dopo la caduta del regime sono rinati e le formazioni politiche di centro destra, che con l’implosione del RCD partito/stato di Ben Alì, erano fortemente svantaggiati. Risultato di questo posticipo?

Oltre 90  partiti politici accreditati per l’elezione dell’Assemblea costituente che dovrà riscrivere la costituzione. C’é da augurarsi che oltre al  compito di riscrivere la nuova divisione dei poteri ,possa inaugurare un “new deal” di ridistribuzione della ricchezza, occupazione,opportunità  e diritti.

Ma la pletora dei partiti ha prodotto fin’ora poca informazione circa i programmi, molta cacofonia in termini di promesse. Gran parte di questa politica si parla addosso, politichese e cultura. Riferimenti dotti, citazioni, letteratura, religione ,filosofia, ma quando si deve trattare dei problemi reali della gente;  niente. Mercato, finanza ,commercio ,industria, sviluppo e, soprattutto, vista l’enorme disoccupazione intellettuale, lavoro !

Sul come abbordare e risolvere questi temi scende un’improvvisa nebbia. 

Ecco che in questo contesto comprendere come i tunisini percepiscono oggi lo scenario politico può essere di aiuto. Alcuni sondaggi svolti tra Maggio e Giugno ed uno a inizio Settembre danno un’idea.

Il primo dato che non sorprende : più della metà dei tunisini  (54%) non sa ancora per chi voterà il 16 Ottobre. La dicotomia tra secolaristi ed islamisti si accentua, tra coloro che vogliono instaurare una forma di governo islamico e coloro che intendono mantenere le basi del secolarismo fondato da Bourguiba. Tensioni religiose che impattano assai violentemente sulle libertà d’espressione più elementari in un paese che per anni é stato l’esempio di un secolarismo riuscito.

Tra coloro che hanno già deciso, circa il 22% voterà per Al-Nahda dell’ex dissidente, esule in GB , Ghannouchi, leader del partito pro democratico islamista. Circa il 10% intende votare per il PDP, partito democratico del progresso, il cui leader è Nejib Chebbi.  Alternativa credibile al partito islamista con il quale si batte per  la supremazia nel suffragio.                             7% intende  votare per il partito comunista tunisino dei lavoratori.

E’ evidente che quest’ ultimo mese di campagna elettorale contribuirà a ridurre il numero degli indecisi.  La gran parte dei partiti che si presentano sono in realtà di “facciata” . Conteranno cioé gli apparentamenti  “ex post”.  Questi avvengono sia alla luce del sole, pochi, sia sotto banco, molti!

Interessante notare come oltre il 48% esprime la preferenza per un sistema parlamentare, mentre il 28% nel mantenimento di quello presidenziale. Oltre il 46% crede in un Islam politico, 20% in un neo-nazionalismo arabo ed infine un’ulteriore 20% in un sistema liberale. Solo l’  8 % in un sistema socialista ed infine il 6% nel comunismo.

Questo il sondaggio. Occorre poi interpretare  lo scollamento tra paese reale e paese formale. Tra una borghesia nazionale legata per istruzione e cultura all’ex potenza coloniale che, oggi più che mai, sta conducendo in tutto il mediterraneo una politica neo-colonialista ed un popolo che identifica quest’ultima come responsabile dello status quo del paese. L’attuale crisi economico-finanziaria rende queste transizioni ancor più difficili, non solo per l’incertezza del risultato politico, ma anche per la reale scarsità di fondi.

Mi auguro comunque che la politica della Tunisia di domani sappia far tesoro della sua storia e del meglio che Bourguiba le ha lasciato in eredità.

Buona vita a tutti.

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Una risposta a TUNISIA, OGGI

  1. rossana citelli ha detto:

    Come sempre….é un vero piacere leggerti…!

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