LA LIBIA E GLI ISLAMISTI


Ethnic groups in Libya, 1974.

Image via Wikipedia

La rivoluzione guerreggiata in Libia é lungi dal concludersi. Come avevo previsto già mesi fà ,la situazione tra le diverse fazioni dei ribelli ,le latenti conflittualità tra le tante tribù nelle quali il paese é diviso ed i legami di sangue che legano le varie comunità beduine rendono l’esito molto incerto.

All’iniziale slancio con il quale i paesi Nato, spinti in principal modo da Francia e Uk ,  stà oggi mutando in un teatro operativo che assomiglia molto  più ad un scenario “no man’s land”. Ovvero ad uno scenario dove non esiste ancora , se mai esisterà un vero vincitore. Certo  in settimana i due leaders Sarkozy e Cameron si sono recati a Tripoli per godere il bagno di folla di un paese che la stampa definisce “liberato”.

Che la dittatura di Gheddafi non fosse un modello di democrazia é evidente, ma nel caso di un paese di 5.2 milioni di residenti di cui solo 3 milioni cittadini, con un livello economico di vita non certo povero, é difficilmente comprensibile di cosa si siano liberati. Solo gli asiatici e gli egiziani che vivevano nel paese come lavoratori immigrati sono rientrati nei lor paesi.

Intendo dire che la diversità , la conflittualità tribale tra le tribù cirenaiche e quelle tripoline che sono alla base della scintilla che ha dato luogo alla guerra erano presenti e costituivano un fatto interno. A mio avviso cioé, come  tale avrebbe dovuto essere  trattato. L’aiuto occidentale doveva essere condotto su base umanitaria e di difesa dei civili. 

E’ divenuto al contrario una guerra ,dove da ormai 6 mesi aerei Nato stanno bombardando le postazioni lealiste a Gheddafi . Con ciò alterando gli equilibri interni alle tribù.

In tal modo il grande rischio é che quest’intervento possa ,nel prosieguo, essere visto ed interpretato come un intervento delle potenze occidentali , in particolare europeo, come volontario  e mirato ad ottenere il controllo delle risorse energetiche del paese : petrolio e gas.

Due sono oggi nella Libia post Gheddafi  le personalità politiche più influenti  ; Ali Sallabi e Hakim Belhaj.

Il primo non ha particolari cariche ,ma gode di una vasta eco e rispetto da parte della comunità islamica. Grazie alla sua oratoria e figura religiosa.         Il secondo é il capo militare più influente nel CNT, in passato legato ad Al Quaeda, oggi a capo della forza miltare della capitale. Quest’ultimo inoltre é stato in passato prigioniero della CIA in Thailandia e Myanmar , poi rientrato in Libia, anche grazie agli stessi americani che lo scambiarono con altri detenuti ,consegnandolo ai servizi segreti libici nel 2009.

Ricorda in parte la storia ed il passato  del più famoso Bin Laden che dopo aver combattuto contro i russi in Afghanistan fu poi per un certo periodo legato ai servizi segreti americani.

Adesso gli stessi occidentali stanno cominciando a preoccuparsi dell’influenza ed estensione che gli islamisti iniziano ad avere ed il supporto di cui possono disporre tra la popolazione. Così come in Egitto ed in Tunisia Ghedafi ha costituito in passato un baluardo contro l’islamismo. Gli stessi Ben Alì e Mubarak hanno fatto di questa missione il fulcro della loro storia politica e la ragione del loro lungo regno, proprio grazie all’accettazione delle potenze occidentali.

Le milizie islamiche hanno, dagli inizi del conflitto, ricevuto armi e supporto finanziario da varie organizzazioni. Il principale benefattore resta il Qatar, che ha d’altronde partecipato, assieme alle forze Nato ,unico paese arabo, ai bombardamenti. Esse sono d’altronde la forza attualmente meglio organizzata. Ed in Tripoli costituiscono la maggioranza . I libici in generale pur se musulmani hanno una pratica religiosa non fondamentalista ed in genere, seppur credenti, non vivono la religione come i loro vicini medio-orientali.

A Tripoli inoltre Abu Hayar guida il consiglio municipale della capitale. Recentemente il capo provvisorio del regime di transizione  ,Mahmoud Jibril ,un economista formatosi negli USA, ha criticato il modo in cui gli islamisti stanno operando in vista delle elezioni che dovrebbero aver luogo tra circa 8 mesi. Ciò in riferimento all’organizzazione ed alla preparazione . Per tutta risposta Hakim Belhaj gli ha risposto che la storia della Libia post  Gheddafi sarà costruita solo ed esclusivamente con il volere dei libici.

Ora in concreto la questione è comprendere fino a che punto gli islamisti siano pronti ad accettare una Libia in cui la laicità sia riconosciuta, oppure se si batteranno per insediare una società organizzata e governata secondo i principi islamici. Gli occidentali stanno monitorando la situazione cercando di prevederne gli sviluppi.

Il problema di fondo é che nelle società e comunità arabe i legami di sangue,comunitari,  tribali contano molto di più di ogni altro fattore e quindi la capacità di influenzarne le decisioni é di fatto ridotta.   Giusto mercoledì scorso, il più alto funzionario americano ,  in termini di rango politico, ad aver visitato la Libia ,il sottosegretario al dipartimento di stato,Feltman, si é dichiarato ottimista sul percorso verso la democrazia. Gli stessi libici, ha continuato, discutono del problema e siamo certi che troveranno un giusto equilibrio.

Sallabi dal canto suo ha espresso ripetutamente il concetto che “la rivoluzione é del popolo libico ed il popolo é interamente musulmano ed islamico.               I secolari  sono nostri fratelli e sono libici! ” Ha inoltre aggiunto : ognuno ha il diritto di esporre e presentare i suoi programmi.  Sarà il popolo scegliere. Noi crediamo nella democrazia e nel libero alternarsi del potere.

Resta il fatto che le organizzazioni islamiste sono di gran lunga le meglio organizzate e più coese. Ciò anche in relazione al ruolo che la frequentazione delle moschee assume in termini di scambio di idee ed informazioni. Il problema non é di poco conto. A differenza della Tunisia e dell’Egitto che disponevano di una struttura e organizzazione dello Stato ; ministeri, organizzazioni territoriali , amministrazione, forze di polizia, esercito, strutture sanitarie ecc.  la Libia non ha niente di tutto ciò.

Per quanto strano possa apparirvi ,nella Jamahiria, la territorialità del regime di Gheddafi, ha lasciato alle tribù il potere di autoregolarsi e determinarsi nello svolgimento delle incombenze amministrative finanziarie  e di amministrazionedella giustizia . Questa situazione rende il decollo della nuova realtà libica assai difficoltoso e problematico.

Un’importante uomo d’affari che ha sostenuto il CNT dagli inizi, Hadi Al Mishrogi, é convinto che i gruppi islamici che operano sotto l’organizzazione Etilaf e lo stesso Sallabi , siano coloro che al momento governano de facto  la Libia.  Forse non  godono di ampia popolarità, ma sono organizzati capillarmente .

Un’altro aspetto è la visione che  Sallabi e la sua formazione hanno dell’attuale primo ministro designato Jibril e del ministro delle finanze e del petrolio , Alì Tarhouni ,anch’esso con un’esperienza nelle università americane. Le parole pronunciate in un’intervista ad Al Jazeera sono :  “questi personaggi sono portatori di una nuova era di dittatura e di tirannia”.

Ecco che ,se queste sono le premesse ,la situazione libica non promette niente di buono ,nè per i libici che vorrebbero riprendere il cammino verso il progresso , né per i vicini ,come l’Italia, che si potrebbe trovare in prima linea in un’eventuale scontro di fazioni e di credo islamico. Con un corridoio aperto ai migranti del centro Africa . La  presenza storica rappresenta nel contempo un vantaggio ,ma anche un handicap. Gli equilibri sono lungi dall’essere fissati, in particolare il discorso sullo sfruttamento delle risorse.  

I contratti, quelli veri, saranno firmati tra un anno ,o forse più. La presenza della Nato dovrà mantenere un profilo molto basso. Restare osservatori esterni é difficile dopo aver partecipato pienamente e direttamente ……

Buona vita a tutti.

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Una risposta a LA LIBIA E GLI ISLAMISTI

  1. rossana citelli ha detto:

    Una guerra inutile ?….

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