LA FUGA DALLA REALTA’ DELLA SOCIETA’ AMERICANA


Its Not Over

Image by CR Artist via Flickr

Negli ultimi tempi sia per ragioni meramente economiche , sia per l’evoluzione dei conflitti socio-politici trattare il tema Stati Uniti é divenuto quasi obbligatorio. La locomotiva americana che si é assicurata la leadership politica mondiale dell’ultimo ciquantennio presenta segni di scollamento piuttosto evidenti. Faccio parte di una generazione che quel paese ha percepito come modello, che lo ha vissuto dall’interno, seppur  talvolta  con una certa idiosincrasia. 

Nazione benchmark evidente per ogni ragionamento politico ed economico. Costante elemento di comparazione e raffronto in termini di sviluppo e modernizzazione. In questo specifico senso sembra proprio che il paese stia perdendo, non solo il senso della sua storia più recente ,ma che sia in preda ad una regressione psicologica. Certo la mediatizzazione della crisi economica in atto, la disoccupazione galoppante che colpisce oggi ,molto più che in passato, la classe media , i Wasp, ed incide come mai  sul sentimento di frustrazione e smarrimento della classe bianca , classe media, creando contraccolpi  e reazioni che fanno riferimento al sentimento nazionalistico e di super potenza. In alcuni blog precedenti avevo accennato allo scontro in atto nella società americana .

Uno scontro in primo luogo tra classi sociali che assume caratteristiche profondamente razziali, incomprensioni sempre maggiori tra le generazioni , in una parola un’intera visione del modello americano e dei suoi risultati che viene reinterpretata ,riletta, alla luce di un revisionismo conservatore totalmente illusorio che crede possibile il ritorno all’America felix!

Affermavo di recente che Obama ha la fortuna di non avere al momento un candidato repubblicano forte, in grado di metterne seriamente in pericolo la presidenza. Questa valutazione resta vera, ma é altrettanto vero che la pletora dei candidati repubblicani si sta allargando a dismisura. La crisi economica ed i suoi sviluppi hanno logorato, e non poco, l’immagine del presidente. Il 51%degli americani secondo il più recente sondaggio non voterebbe più per Obama.  Oltre il 70%  degli americani non ha apprezzato il comportamento della classe politica nel suo insieme provocando un forte sentimento anti-politico, anti Washington, che si potrebbe definire anticasta . 

Da recenti sondaggi solo il 24% degli elettori confermerebbe i parlamentari attuali. . In questo caso a maggior ragione , visto che il più povero senatore presenta un reddito annuale di oltre 1.3 milioni di dollari  e che anche alla Camera dei Rappresentanti i congressmen non sono dei poveri cristi.

La politica nelle democrazie occidentali ha assunto costi sempre più elevati e ingiustificati. Ciò di fatto si scontra  con il principio della rappresentatività democratica.

Le responsabilità di questo downgrading degli USA nel suo complesso e dell’economia americana nello specifico, viene da lontano e ne ho già trattato, ma il cerino é oggi nelle mani di Obama. Ed i repubblicani ne approfitteranno addossandogliene  la responsabilità.

L’errore, a mio avvso ,compiuto dal Presidente é stato apporre la sua firma al negoziato raggiunto dalla parti. Lo so , mi si dirà che il default avrebbe avuto ripercussioni ben maggiori. Di ciò non ne sono affatto convinto. Il declassamento del debito era nell’aria ed era già stato assorbito dalla borsa. Ma tenere duro, a fronte di posizioni completamente assurde e distruttive della parte più conservatrice dei repubblicani ,i deputati eletti recentemente nell’alveo dei tea party’s , avrebbe chiarito agli elettori lo scontro in atto. E avrebbe anticipato , amio avviso , a suo favore la realtà .Inoltre avrebbe potuto intervenire grazie al 14 emendamento per evitare gli effetti a cascata del default. Peccato non ne abbia trovato il coraggio ed oggi sia esposto  ad una erosione del suo capitale politico.

 Il taglio delle tasse prodotto e applicato da Reagan e poi dai due Bush  non ha prodotto il ben che minimo sviluppo e crescita del sistema. E’andato ad incrementare la speculazione e sostenere l’investimento all’estero delle multinazionali americane i cui profitti rientrano in patria in misura decrescente. Andando però ad accrescere la disoccupazione interna, oltre che cha a contribuire alla riduzione dei compensi salariali interni.

Due le visioni totalmete contrastanti ed inconciliabili. Una che vede lo smantallamento totale di quel che resta (poco) degli ammortizzatori sociali ,in un periodo in cui solo il 51,8% degli americani ha un lavoro. Che non vuole ridurre il budget del Pentagono e non accetta un’incremento dell’imposizione fiscale per i redditi superiori ai 250 mila dollari. Che ritiene che i tagli siano il toccasana per una politica imperiale alla Bush senior e junior. Tutto questo ha prodotto un buco enorme nelle casse dello stato federale.

Doppiamente incoerenti poichè ,da un parte si battono contro il federalismo a fini interni per dare l’impressione all’opinione pubblica locale che i singoli Stati dell’Unione sono in grado di provvedere a se stessi ,ma nella realtà premono affinché sia il budget federale ad intervenire ogni qualvolta si dimostrano incapaci di governare.  L’altra é una visione più solidaristica che ritiene che il peso di questa crisi debba essere più democraticamente suddiviso . Che non si debba incidere ancor più sulle classi medio-basse che stanno subendo un vero e proprio tracollo del loro modo di vita .

Ma c’é un’altro aspetto che la dice lunga sulla fuga dalla realtà del popolo americano, o almeno di una sua larga parte. Se prendiamo gli attuali avversari repubblicani già dichiarati ,o sul punto di annunciare la loro candidatura alle prossime presidenziali del 6 Novembre 2012 ci accorgiamo che sono tutti profondamente legati a movimenti religiosi , iper tradizionalisti e xenofobi.

Ecco la religione. Le religioni ,le tante religioni che in USA sono in forte competizione economica tra loro.  I  credo . Si ricorre al lato più oscuro, più irrazionale dell’essere umano. Ecco allora l’attuale governatore texano, ex vice di George W, ancor prima democratico nello staff di Al Gore, oggi  da buon conservatore si presenta come profeta e si autoproclama il salvatore della patria bianca, texano centrica, quello che libererà l’America dal nero venuto ad imporre il socialismo nella patria delle libertà (sic) .Uomo della Provvidenza che arringa le folle negli stadi e che da predicatore itinerante é profondamente anti-abortista, non ha concesso la sospensione della pena di morte, neanche per i malati mentali, ha tagliato più dell’80% di fondi alla scuola ed alla sanità, che gioca la parte del parvenu anti washington presentandosi come outsider con la sua ideologia anti Stato, anti Washington.  Ma  anche la paladina dei Tea Party’s Michele Bachman non scherza,  professa che la cultura moderna del multiculturalismo é da abbattere.Una che senza il minimo dubbio afferma che il creazionismo debba sostituire nell’insegnamento primario la cultura dell’evoluzionismo. Non tralasciando la Palin che fece parte del ticket di McCain ,ma che probabilmente non si presenterà alle prossime. 

 Il veicolo dei repubblicani al sud , come al nord del paese si declina attraverso la religione. In tutte le sue più colorate forme. Si ha come l’impressione che queste forme di conservatorismo e ipertradizionalismo si abbattano su una società come delle locuste pronte a divorarne ogni minimo senso di realtà, di evidenza .  L’America ha conosciuto nell’800 e fino al primo quarto del XX secolo l’isolazionismo politico tipico di società in fieri ed in preda a processi di immigrazione planetari.

Oggi un tale revanscismo , un ritorno a questa America idealizzata non può certo giovare al suo divenire.Si scontra profondamente con la globalizzazione in atto. Le ragioni di questo sub pensiero e sub cultura vanno ricercate in una mancata metabolizzazione del presente.  La stessa  piattaforma politica repubblicana accelererebbe la crisi in atto, facendo affiorare le contraddizioni di un paese che ormai da più di un decennio vive al di sopra dei propri mezzi. In cui l’1% della poplazione detiene oltre il 70% della ricchezza nazionale e dove,  entro il 2020, la popolazione bianca sarà minoritaria con i problemi di convivenza e distribuzione di poteri che ciò comporterà. Non è certo con le religioni e facendo dei grandi voli pindarici ,o pregando negli stadi che si risolveranno i problemi di questa America. E neanche ampliando il fossato tra coloro che hanno e quelli che no!

E’ quanto mai strano come nei momenti di crisi quest’umanità ricorra a strumenti degni delle società più primitive. Ma questa é l’umanità e sembra non mutare a dispetto delle guerre, dei genocidi, delle peggiori manifestazioni che spesso si presentano come innovative e giuste.

Buona vita a tutti.

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