TWO COUNTRIES ON THE VERGE OF A BREAKDOWN


Spiral Staircase, Vatican

Molte le similitudini tra due paesi che per ragioni diverse sono socialmente ed economicamente “sull’orlo di una crisi di nervi”. Mi riferisco al nostro ed agli USA. Riguardo all’Italia non ho bisogno di illustrarvene le ragioni.   Le conoscete già e, giusto in riferimento al mio ultimo blog, vi avevo preannunciato che il discorso alla Camere del nostro Primo clown non avrebbe sortito l’effetto desiderato. Purtroppo tra poche ore ne avremo la conferma a borse aperte.

Permettetemi  alcune considerazioni e contraddizioni che da quel discorso si possono ricavare. Sostanzialmente privo di misure concrete, recalcitrante di fronte all’anticipazione di  parte di quella manovra che ,comunque, sotto il peso degli avvenimenti prossimi, sarà costretto a varare, l’oratoria non sufficiente a mascherare la debolezza dell’intervento.

Accanto a lui il ministro del tesoro sembrava voler sorreggerlo. Peccato che tornando da un lungo colloquio in sede europea non sia riuscito che a farsi appoggiare da Junker ed altri leaders europei se non con discorsi di convenienza senza alcun costrutto. Anche la sua stella ed immagine stà tramontando. Quella del premier é ormai sotto il tappeto. Con la solita sicumera ha riaffermato la solidità del sistema, senza tener in debito conto l’immagine del governo da lui rappresentato. L’immagine di un uomo che non ha nè la statura fisica , né morale per essere credibile.

La dichiarazione di Marchionne, giunta in serata e dai toni “tranchants”, é stata subito smentita dall’ufficio stampa del gruppo. Ridicolo.  Quelle parole, inserite in una dichiarazione scritta,  non possono prestarsi a molteplici interpretazioni.  Individuano un solo responsabile ; il Primo Clown.

Ma nel momento in cui si sosteneva la solidità del sistema a Roma ,il direttore generale del ministero del tesoro,Grilli, candidato di Tremonti alla posizione di Governatore di Bankitalia, veniva in fretta e furia inviato in Asia, dallo stesso ministro, con beneplacito del premier, a batter cassa presso le istituzioni finanziarie dell’ex impero celeste.                      Ah ,questi Tremonti boy’s, sono proprio dei “civil Tremonti’s servants”. Come l’altro consigliere politico, tale Milanese.

Così, come i paesi arabi in difficoltà vanno alla Mecca, dai sauditi , la Repubblica Italiana và a perorare la sua causa, tramite funzionari , a Pechino. Nella speranza che grazie ai 3000 miliardi del suo surplus finanziario ,intervenga acquistando qualche bella tranche di debito nazionale.  La Cina ha già concluso  operazioni similari negli ultimi mesi  nei confronti della Grecia, Portogallo e Spagna.  Imitiamo anche gli USA , il cui debito é detenuto per una quota di 1.3 trilioni di dollari dalla Cina. Non so quanto questo ricorso possa essere intelligente ,ma non vorrei che si passi dalla padella nella brace.

Intendo affermare che gli aiuti comportano sempre degli obblighi non scritti.                        E per dirla tutta, in termini di scelte strategiche , per tutelare gli interessi del paese ,sarebbe più opportuno tassare le rendite finanziarie e patrimoniali  ,tenuto conto della ricchezza nazionale, piuttosto che indebitarsi con una potenza molto interessata ad incunearsi in Europa. E che competitivamente può mettere l’industria nazionale in ginocchio. Vedremo…..

La comparazione tra il nostro paese e la situazione USA sorge ai miei occhi spontanea per la conoscenza diretta che ne ho acquisito. Traspare e risulta evidente   per come la polemica , le discussioni, la lotta politica, ed i conflitti  oggi lacerano la società americana nel suo complesso. Dividono aspramente gli strati e le classi  di quel paese che dei valori nazionali di unità, di coesione, ne hanno, per decenni, fatto la grande potenza che é divenuta.    Non che tra un “red neck” texano ed un liberal newyorkese non vi fossero differenze, si detestavano anche prima, ma  di fronte al richiamo nazionale entrambi scattavano in piedi mano sul cuore. Non é più così.

Questa crisi economica ha profondamente scosso le fondamenta del vivere comune. Degli equilibri raggiunti dopo decenni.L’accordo siglato da Obama é purtroppo un pannicello caldo come si direbbe da noi. Sia in termini finanziari, poichè alzando il tetto del debito ,tagliando gli aiuti ai disoccupati, non tassando i redditi più alti e tagliando parte del Medicare e Medicaid la situazione economica del ceto medio americano peggiorerà.

Il rating a tripla A sarà comunque ridotto, pena la perdita di autorevolezza delle agenzie di rating ,poiché la copertura di quel debito non é più certa ed il Deficit/PIL sarà a fine anno oltre il 105%  .

Il vero grande problema in USA , come da noi, é la disoccupazione. Se l’economia , come sembra , non riparte , la vera crisi ce la ritroviamo davanti con una congiuntura  a forma di W.  Ovvero la vera crisi americana non é rappresentata dal  debito, ma dalla disoccupazione che cresce . In un certo senso i tagli apportati, di fatto ridurrano le speranze di crescita , accrescendo il rischio di deflazione. Di fronte al ricatto del movimento dei Tea party’s, fondato su intransigenza irresponsabile, sull’odio per il “negro,odiato, anticristo Obama”, il Presidente non ha opposto il 14 emendamento.Poteva non firmare e puntare il dito contro la guerra stolta proclamata dal movimento contro il paese addossando loro la colpa del default che poi avrebbe potuto  ovviare con decreto presidenziale.

Ha accettato un compromesso politico che lo pone anche nel prossimo futuro sotto l’attacco dei fondamentalisti. In altre parole lo scontro tra le due americhe é solo rimandato. Certo é che questo “deal” scontenta molti tra i sostenitori di Obama, in primis i liberals, i cittadini di colore ed i latinos che pagano il prezzo più alto della crisi ed i pensionati che devono lottare per sopravvivere.

Non ha ottenuto i tagli sperati al budget del Pentagono e si ritrova indebolito politicamante. Lo scontro é solo rimandato. Come da noi i media si concentrano spesso su dettagli personalistici,più che sui problemi fondamentali. Come da noi i gruppi d’informazioni sono nelle mani di pochi “tycoons”.

La forza dei gruppi di potere e delle lobbies ; quella delle armi, del petrolio in particolare é enorme .

La coesione sociale, la classe media che é stata per decenni la forza propulsiva della nazione é oggi impoverita  ed impaurita da un futuro che non vede più denso di opportunità. Al pari dell’Italia la forbice delle diseguaglianze stà allargandosi a dismisura.

Per meglio chiarire, da un punto di vita socio -politico, la situazione americana ha subito dei cambiamenti strutturali con la nascita dei tea parties e si é notevolmente modificata. La SunBelt ( cintura del sole) che ricorda la vecchia divisione “Mason Dixon Line” del Nord e Sud degli Stati Uniti, é oggi ridenominata Bible belt. (cintura della bibbia).               

I tea party’s riuniscono l’antipolitica più becera, l’anti -federalismo, il rifiuto integrale di ogni ammortizzatore sociale, abbattere il welfare ,o quel poco che ancora esiste  é l’obiettivo. Soprattutto attraverso una filosofia di pensiero iper-tradizionalista e conservatrice che vorrebbe ricondurre  gli USA agli anni ’50 , gli anni dell’america ricca e potente del dopoguerra. Fanatici della sicurezza, sostenitori delle spese militari e del complesso industriale collegato, desiderano innanzi tutto riaffermare il potere, i meriti, la supremazia della classe bianca.

Il famoso acronimo WASP. Sì quell’america dell’interno del profondo, quella grande provincia americana che non comprende e vuole combattere ad ogni costo  il declino ormai evidente del paese.E lo combatte , o meglio, proclama di volerlo combattere un pò con i temi dei nostri leghisti. Il declino del paese si accompagna al declino dei “bianchi anglosassoni protestanti”. Già a partire dal 2020 saranno minoranza in un paese di 300 milioni di abitanti.

Ecco allora che i temi da crociata si sprecano e l’utilizzazione di conati di religiosità aberranti servono a comunicare disprezzo per tutto ciò che é alieno dalla tradizionale visione americanocentrica dei conservatori che appunto si ispirano alla dottrina dei primi colonizzatori. Che non era solo corsa verso l’Ovest , ma l’uccisione programmata e premeditata prima e l’assoggettamnento poi dei nativi.

Voi vi domanderete dove sono le similitudini.  Ve ne sono e molte. Come noi ,invece di ricercare in se stessi e nei nostri tanti difetti la ragione di questa débacle, anche loro s’inventano i nemici interni ed esterni pensando di risolvere i problemi .Purtroppo per noi, come per loro, vale il principio che non si combatte il progresso, la globalizzazione, la competizione chiudendosi nei propri confini e cercando di mantenere il più possibile in essere dei privilegi di classe e di reddito ormai inaccettabili se non accompagnati da una redistribuzione capace di ridurre privilegi e potere.

Buona vita a tutti.

   

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Una risposta a TWO COUNTRIES ON THE VERGE OF A BREAKDOWN

  1. rossana citelli ha detto:

    ..Solo le ingiustizie.. le differenze sociali…avanzano..!!

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