ASPETTANDO GODOT……


George Soros, billionaire

Image via Wikipedia

E’ trascorsa una settimana dal mio ultimo blog, ma in termini di avvenimenti reali sembra che l’elemento temporale sia inchiodato .  Come un vecchio disco di vinile gira su se stesso riproducendo incessantemente le stesse note. Mi riferisco chiaramente  alla madre di questa cacofonica, spasmodica attesa  che é rappresentata dall’epilogo della saga del debito americano. Gli annunci del Fondo Monetario e di altre Istituzioni finanziarie si susseguono. 

L’Armageddon, così come lo ha definito Obama, del default degli USA, aleggia sui mercati producendo una crisi di fiducia da parte degli investitori, un’ ulteriore spinta da parte degli speculatori ed infine articoli più , o meno, allarmistici sui quotidiani di tutto il mondo.      Ho già avuto modo di trattare la materia del debito americano sotto diversi aspetti, sia interni, che esterni .

In quest’ultima decade il debito si é espanso considerevolmente giungendo oggi alla enorme cifra di 14.5 trilioni di dollari. Cioé ha già superato la soglia dei 14.3 fissata nel Febbraio u.s. La proiezione di questo debito a fine anno é di 15.4 trilioni di dollari . Da notare che il PIL degli USA é previsto raggiungere a fine anno la cifra di 15.3 trilioni di dollari . Quindi  superiore alla ricchezza prodotta.  Non c’é quindi bisogno di essere grandi esperti  per comprendere che solo nell’anno in corso il debito é aumentato di 2.000 miliardi di dollari e che il rating attribuito é di puro comodo.

I dati del Tesoro americano del Maggio 2011 ci dicono che la dipendenza dall’estero sul totale del debito americano é passata dal 13% del 1988  al 32% di oggi.   Ovvero 4.5 trilioni di dollari sono detenuti da creditori esteri  . Il primo creditore é la Cina che detiene di quest’ultimo il 26% ,seguono poi Giappone e Gb. I quattro paesi che formano i GCC ;Arabia Saudita,UAE, Bahrein,Quatar detengono una quota di 230 miliardi. Quindi per ricapitolare a fronte di quel 32% detenuto all’estero, ben 68% di quel debito é detenuto dagli stessi americani.Debito interno. E ciò ricorda per molti versi la situazione italiana.

Ma vi é un’altro fattore che ci avvicina ancor più al loro trend. Il rapporto Debito /PIL che guarda caso situa i due paesi all’incirca sullo stesso piano 102% per gli USA 115% per l’Italia . Fatta astrazione per la diversa dimensione ,la situazione debitoria assomiglia molto alla nostra. Unica differenza é la velocità di propagazione del debito ;molto elevata quella USA, stabile quella nostra. Di quel  68%, il 42.2% é in mano a risparmiatori americani, individuali, o istituzionali, circa il 18% a fondi pensione nazionali, 8,3% fondi pubblici inclusi forze armate.

Un’altro elemento, sempre tenuto debito conto della diversa dimensione, é comunque la liquidità e ricchezza in mano ai privati.  Come affermavo in un recente blog, quella italiana é la terza al mondo .In Usa siamo all’undicesimo posto ,ma ben più concentrata.  Pensate che Apple da sola presenta un surplus di 76 miliardi di dollari di profitti dopo l’ultima trimestrale .Una cifra che supera ampiamente , per darvi l’idea della sua dimensione, quella di ben 120 Stati sovrani!! Quindi un settore privato che riesce ad accumulare oltre 2000 mila miliardi di corporate profits.  Ora é evidente che un declassamento del debito sovrano USA dovrà esserci.E magari vedremo alcune grandi corporations con una tripla A a fronte di un rating del debito pubblico declassato.!Così vanno le cose del mondo. 

D’altronde il valore del bene rifugio per eccellenza ,l’oro , già testimonia e sconta l’avvenuta presa d’atto. Lentamente lo spostamento di notevoli capitali da parte di Paesi arabi e cinesi é avvenuto ed i mercati stanno riallineandosi all’idea di questa debolezza ormai strutturale della divisa americana. E’altresì vero che lo shock di un probabile declassamento del debito americano provocherà sui mercati  un certo terremoto psicologico nel vedere crollare il benchmark per eccellenza  degli investitori di tutto il mondo.

Ma questo non rappresenterà certo di per sè l’Armageddon annunciato da Obama.             E’ chiaro che la battaglia su questo tema resta forte e centrale negli USA. La supremazia tra Stato e Mercato.   E non solo quella.   Non si tratta di filosofia pura, ma di scelte strategiche che coinvolgono la vita di milioni di cittadini americani e altri milioni di persone nel mondo.

L’allocazione delle risorse , la strategia economico-finanziaria, la divisione internazionale del lavoro fino ad oggi operate subiranno certamente un cambiamento epocale.  Intendo dire che gli equilibri finanziari cambieranno alla luce del ridimensionamento della potenza americana ormai conclamata.

Certo la battaglia politica ingaggiata tra i repubblicani e i democratici continuerà fino alla prossime elezioni presidenziali del novembre 2012.

Certo per Obama sarà difficile non ridurre in qualche modo la già esigua copertura welfare del Medicare/Medicaid, ma é altrettanto evidente che un tetto al deficit ed una notevole sforbiciata alle spese del Petagono e del complesso militare industriale sarà inevitabile. Basterà questo a far ritrovare un’equilibrio ai conti pubblici? Non credo.

Così come non credo che si potranno evitare innalzamenti delle tasse per i redditi oltre i 250 mila dollari annui, anche in funzione di un’equa redistribuzione del peso sociale del debito.

Il problema di fondo é come riuscire a far ripartire l’economia. A creare nuovi posti di lavoro per generare domanda interna di beni e servizi che a loro volta innescheranno il circolo virtuoso. La scuola economica di Chicago  sembra aver fallito. Il taglio delle tasse, la liberalizzazione estrema,  gli incentivi indotti, a vario titolo erogati nell’ultimo decennio, non hanno prodotto i risultati attesi . Al contrario hanno accresciuto speculazioni, arricchimenti indebiti e condotto a bolle enormi di cui adesso paghiamo tutti le conseguenze.  I due maggiori interventi di “quantitative easing”  posti in essere dall’inizio della crisi dal governo americano, anch’essi sembrano non aver avuto grandi effetti sull’economia americana e non hanno ridotto la disoccupazione che si é creata.

Questi elementi di valutazione la dicono lunga su quanto stà accadendo e accadrà nei prossimi mesi. La creazione di nuove normative, dirette a controllare i movimenti degli hedge funds, dei fondi speculativi, attraverso un maggior controllo della SEC, la nostra Consob, la dice lunga sul lavoro che resta da fare per limitare gli interventi macro e globali da parte di quei fondi.  

Ma se é vero che il lupo perde il pelo , ma non il vizio,  grandi speculatori come George Soros,  che con il suo Fondo, Soros Family Management, hanno annunciato di ritirarsi dal mercato , lo fanno solo per non incappare nella nuova normativa  . Che impone ai fondi con disponiblità di oltre 150 milioni di dollari di chiarire strategie e movimenti. Ovvero dichiarando il loro patrimonio ,nel caso di Soros 24 miliardi di dollari , gestione familiare e non pubbica, non saranno in tal modo soggetti alla legislazione che dovrebbe entrare in vigore nel marzo del 2012.

Ritengo che quanto a controlli e dinamiche si possa far di meglio. E per una volta gli americani potrebbero imparare dagli europei. Liberismo non é sinonimo di sviluppo, né tanto meno di progresso se non accompagnato da contrappesi.

Pensate che nel solo I°semestre 2011 gli Hedge funds hanno attirato oltre 100 miliardi di dollari di capitali. Difficile arginare una tale massa di denaro con interventi all’acqua di rose.   Soros stesso negli ultimi 8 mesi ha pesantemente scommesso sull’oro!

Ma non preoccupatevi al 99%, all’ultimo istante, un accordo tra repubblicani e democratici lo si troverà. Non so quale dei due perderà per primo la faccia!  Le telefonate dei cittadini americani incazzati ai centralini dei vari politici sono migliaia. Obama ha premuto ,come suo dovere, sull’acceleratore.  I repubblicani appaiono da un punto di vista concettuale perdenti  e non hanno da parte loro un candidato in grado di impensierire Obama.   Ma la rabbia, lo sconcerto, la crisi economica del ceto medio americano tutto, e la disoccupazione inossidabile ad ogni intervento di riduzione,  creano disagio notevole nei due schieramenti.  Il prezzo da pagare per loro sarà comunque alto in termini di sacrifici. Ma anche noi europei  purtroppo non rideremo. Ci attendono tempi duri.

Buona vita a tutti.

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Una risposta a ASPETTANDO GODOT……

  1. Rossana Citelli ha detto:

    Mala Tempora…..Dunque…!!

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