DEBITO USA : PERCEZIONE, POLITICA, MITOLOGIA


Official Portrait of President Ronald Reagan

Image via Wikipedia

Risulta davvero strano comprendere come la storia economica,  seppur recente, di un paese possa venire così arbitrariamente artefatta, travisata e riscritta. Mi riferisco come comprenderete alla storia recente del debito americano. A parte l’evidente e voluta sottovalutazione delle Agenzie di rating che oggi sono costrette sempre più a prenderne atto. Ciò che lascia perplessi é come gli stessi americani abbiano della loro storia recente una lettura ed interpretazione così distorta. Non solo politicamente, ma proprio in termini di vissuto. Andando a ritroso  e volendo cominciare dall’oggi ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica nella quale il Presidente Obama ha ancora 9 giorni prima che l’eventuale default degli USA abbia luogo. Intendo dire che il muro contro muro ingaggiato tra democratici e repubblicani sulla tolda del Titanic del debito americano si sta decidendo politicamente in queste ore. O il Presidente capitola e taglia le spese per Medicaid e Medicare divorziando pienamente dal suo elettorato e dai fondamentali dei Democratici e quindi assicura la vittoria dei repubblicani alle prossime presidenziali nel Nov.2012, oppure apre la botola della maggiore recessione che il mondo abbia mai conosciuto dalla fine della II guerra mondiale.

Vi é una terza alternativa che credo verrà forzatamente trovata. Un taglio alle spese militari del Pentagono e delle multinazionali che lo sorreggono (circa 1500 miliardi) e una riduzione delle spese federali per la sanità accompagnata da un’aumento delle tasse per i patrimoni maggiori.

Ma a parte questa soluzione, che ritengo la più probabile, ed anche più auspicabile, ciò che lascia perplessi è come nei media , sulla stampa e nella società americana di questo enorme buco di miliardi di dollari  non si evidenzi il divenire e le responsabilità maggiori. Al contrario.  E’ l’esegesi di questo fenomeno che resta incomprensibile ai più perchè i media per evidenti ragioni non vogliono approfondire.

Vediamo, contrariamente a ciò che é stato gli americani di oggi poco sanno e ricordano colui che ha salvato il capitalismo da se stesso: Franklin Delano Roosvelt,FDR per gli amici e gli estimatori come il sottoscritto.. L’establishment ed i cittadini americani hanno nella mente la “Reaganomics”….(sic)  Ipnotizzati da quel taglio alle tasse che secondo questa favola dei tempi moderni avrebbe spinto e generato la crescita degli USA più di ogni altro  momento storico.

Niente di più falso, così come lo abbiamo sperimentato poco dopo in Europa.                     La detassazione dei patrimoni , la riduzione delle aliquote da circa il 60% all’attuale 38% non ha generato quella crescita di cui tutti cianciano a vanvera e che ha creato il falso mito della scuola di Chicago di Milton Friedman. La più grossa corbelleria mai sostenuta da una scuola di pensiero economica.  Questa errata convinzione  é stata il  propellente per quella ideologia repubblicana estremista che ha proposto, e propone ancor oggi ,senza vergognarsi ,tagli generalizzati della spesa pubblica come soluzione ai probleni del deficit.

La vera ed unica realtà é racchiusa nei dati che seguono raccolti in varie statistiche governative e non .

Calcolando la crescita del Pil americano, in stretta correlazione con i  mandati presidenziali si scopre che il cosiddetto boom di Reagan ha prodotto una crescita del 31.7%, mentre gli 8 anni di Clinton generarono una crescita del 33.1% . La maggiore crescita per  i due mandati appartiene a JFK/LBJ con un 47.1%. Solo i due mandati Nixon/Ford sono inferiori al periodo di Reagan, con una crescita del 26.2%. Quindi almeno su questo versante il Re é nudo e il mito ridotto a bazzecola, o se preferite a “puttanata accademica”.

Ma  veniamo ad un’altro dato, quello della prosperità e del reddito!Qui sì che ci accorgiamo di cosa parlano i media  e di ciò che intendono per crescita della prosperità gli americani……riferendosi alla Reaganomics.   Esaminando questi 8 anni ci rendiamo conto che é stato il “decollo in verticale”  della più grande politica di diseguaglianza dell’era post bellica. Sì , una crescita dei redditi aper quelli che al top della scala ,cioé l 1% dei cittadini é stata di ben 61.5%!! 10 volte di più di quello della media dell’altro 99% che invece vide nel contempo una crescita dei propri redditi di  appena il 6.5%.  Mentre sotto i 2 mandati Clinton, pur continuando ad allargarsi la forbice delle diseguaglianze, la base della piramide del 99% riuscì comunque a crescere del 16.7% contro un 56.6% guadagnato dal top 1% dei redditi alti.

Ma a parte la crescita sproporzionata della parte più ricca del paese ,quell’1% che lo controlla di fatto , (il più basso reddito tra i senatori USA é di 2,4 milioni di dollari ,alla faccia della democrazia e dei percorsi per l’elezione) la Reagonomics ha rappresentato un disastro totale per l’economia americana.

1) Sotto la presidenza Reagan gli USA sono divenuti da Stato creditore a Stato debitore. Nel 1981 ,suo primo anno di mandato gli USA presentavano un credito netto di 140.9 miliardi di dollari. Nel 1984 alla fine del primo mandato ,il credito era di soli 3.3 miliardi!!!!  Nel 1985 si passa in debito.Nell ’87 si é già a 378 miliardi di debito, nel 1988 quando Reagan lascia la presidenza il deficit é di : 533 miliardi di dollari ! Alla faccia del miracolo. E credetemi ho personalmente vissuto la parabola in USA.

2) Debito privato delle famiglie americane . Reagan ha prodotto il più devastante impatto sulla capacità di risparmio delle famiglie. Tra il 1949 ed il 1982 la propensione marginale al risparmio degli Usa ha tenuto una media del 5.2%. Pensate contro il 16.4% di quella italiana  nello stesso periodo ed il 18% di quella giapponese ,primo paese in classifica!    Con la famosa legge del taglio delle tasse ,la Kemp-Roth, che doveva fare i miracoli il tasso di risparmio é finito sotto e dal 2006 é rimasto negativo! Niente risparmi, solo debiti!Denaro di plastica in tutti i sensi, di cui i poveri americani non sanno come limitarne gli interessi ,oggi al 16% per le maggiori carte di credito.

3) De-industrializzazione. Mentre il tasso di de- industrializzazione dell’economia americana inizia già dagli anni ’50 a favore della crescita dei servizi, fino al 1980 il numero di occupati rimase stabile nel settore,  a parte la normale ciclicità .  Dal 1980 il numero si é più che dimezzato. La partecipazione sindacale ha perso il 70% ed oltre …La gran parte dell’economia poduttiva americana é oggi strutturalmente obsoleta! Non esagero e gli economisti onesti non ne parlano.Figuriamoci quelli legati alle Università ed alle prebende e consulenze private!

4) Indebitamento Federale. Dalla fine della II guerra mondiale ogni presidente fino al 1981 ha ridotto il debito in rapporto al PIL. Unica eccezione Nixon/Ford che lo accrebbe di un misero 0.2% ai tempi del Vietnam!   Il ratio Deficit /Pil  che in definitiva rappresenta la capacità di un paese di onorare il suo debito su standard quantitativi e non dinamici é questo:  si é accresciuto di ben il 20% durante gli 8 anni di Reagan. Di un’altro 13% durante la presidenza di Bush senior. Sotto i due mandati democratici di Clinton si ridusse del 10% ed infine, grazie alla stupidità guerrafondaia del red neck texano  George W ,ha raggiunto la stellarità di un 28% di crescita del debito.      Oggi gli americani e tutti noi viviamo  una crisi in massima parte originata dalla politica di big spending condotta dai repubblicani per un decennio.  Quelli stessi che oggi ,ancora oggi , vogliono mantenere i privilegi accordati ai grandi patrimoni  e tagliare quel poco che resta di Welfare state all’americano medio.

A prescindere dal compromesso che Obama potà trovare, occorre sottolineare che, sempre utilizzando le stesse fonti e statistiche,  due paesi in questi ultimi anni hanno raggiunto il massimo livello di diseguaglianza economica nei loro rispettivi  paesi .

Dati OCSE : USA e Italia. Ovvero dove  l’1%  della nazione si é arricchito costantemente e mediamente 8 volte di più del 99%  restante.

Allora il discorso di una redistribuzione del reddito, di una tassazione patrimoniale dei cespiti è l’unico modo per intaccare nei due paesi, Italia ed USA, quella difesa degli interessi costituiti che impedisce una ripresa economica strutturale. Occorre riprendere in mano gli interessi pubblici e porli strategicamente in cima agli obiettivi generali. Occorre abbattere le rendite di posizione createsi in questi ultimi 15 anni e rimettere in piedi una sana competitività interna. Abbattere gli oligopoli protetti dagli interessi di casta. Senza una politica fiscale che tenga conto di quanto avvenuto continueremo ad annaspare.

A proposito gli inciuci non servono allo scopo. L’urgenza dei provvedimenti neanche. L’attacco all’euro non viene smorzato dall’approvazione della finanziaria italiana. Gli italiani saranno tosati in Ottobre. Non adesso. Per ora si tratta solo di aspirine pre-ferie. 

E forse per allora si assisterà alla caduta del Clown. Ma se le forze d’opposizione e la sinistra in particolare non sarà coesa e strategica finiremo una volta ancora in un compromesso storico. Il primo patrimonio privato sul territorio delle Stato é quello ecclesiastico. Volete essere seri , cominciate da quello ,prima che dai pensionati .E fate pagare il dovuto all’élite confindustriale connivente di tanti errori. Questo non si chiama comunismo, si chiama serietà ed onestà intellettuale di cui in questo paese c’é oggi più bisogno che mai. Non é ideologia, ma semplice logica e razionalità strategica per rilanciare l’economia nazionale e dare nuove motivazioni alle giovani generazioni.

Buona vita a tutti.

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3 risposte a DEBITO USA : PERCEZIONE, POLITICA, MITOLOGIA

  1. exult49 ha detto:

    Grazie per i commenti. Certo sono d’accordo gli ecclesiastici quelli delle corporazioni restano l’unica categoria di miliardari che finge povertà e accumula potere.

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  2. Rossana Citelli ha detto:

    Perfetta e approfondita analisi..GRAZIE..!

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  3. Rossana Citelli ha detto:

    Perfetta e approfondita analisi..GRAZIE..!

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