POVERTA’ E DISEGUAGLIANZE NEL MONDO CONTEMPORANEO


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Siamo sommersi dalle news, dai media che ci informano su ciò che ritengono importante, ma la realtà del mondo in cui viviamo non ci appare quasi mai nella sua interezza. Vediamo solo una parte di quello che riteniamo mondo.

La popolazione del mondo nel 2010 ha raggiunto 6.9 miliardi di esseri umani. Di questi 3.9 miliardi vivono in Asia, oltre 900 milioni in Africa, 570 milioni in America del sud.   Secondo le ultime ricerche, pubblicate dalla Banca Mondiale,  oltre 1.2 miliardi di queste persone vivono in condizioni di povertà assoluta , ovvero con meno di 1.25 dollari al giorno ,ovvero 1 euro!

La forbice, anche all’interno dei paesi avanzati tra i più poveri ed i più ricchi , si sta rapidamente allargando.  In questi ultimi mesi, a causa della crisi economica, altri 50 milioni di persone si sono aggiunte  al miliardo e duecento milioni  già in stato d’indigenza. La distanza tra coloro che  hanno poco e quelli che possiedono molto si é amplificata.

In Italia la quota parte di ricchezza globale é sempre più nelle mani di pochi , il 10 % della popolazione  controlla oltre il 55% dell’economia  nazionale.   A livello mondiale il dato é ancor più sconcertante. Secondo uno studio dell’Unione Banche Svizzere lo 0.5% della popolazione mondiale controlla oltre il 50% dell’economia.                        Ed il trend é in costante aumento.

Le retribuzioni ed il differenziale esistente all’interno della piramide  tra i salari più bassi e quelli più alti sta diventando un vero  problema etico.    E questo avviene ovunque.  In U.S.A. ,ad esempio,  mentre negli anni ’70 il differenziale era  di 1 a 40,  oggi siamo arrivati ad un rapporto inaccettabile : 1 a 400.    Comprenderete quindi che l’estremizzazione dei livelli salariali  é fonte, essa stessa, di diseguagliaze che generano, a macchia d’olio, effetti macroscopici inaccettabili.   Se a tali diseguaglianze salariali vi si aggiunge una politica fiscale inadeguata , allora gli effetti sono ancora più nefasti moltiplicandole.

Immaginate, sotto i due mandati di George W.Bush, in USA  l’aliquota massima per i più ricchi ,che in precedenza era di circa il 60%, é scesa al 36%.  Ma persino nei paesi che hanno il vento in poppa e che presentano un surplus  di profitti, le cose non sembrano andare molto meglio. In Cina ed in India la situazione ha subito dei rallentamenti.        

Il peso dell’inflazione sta rallentando notevolmente la loro crescita.         Le autorità monetarie cinesi hanno già aumentato i tassi ben 5 volte dall’inizio dell’anno e molto probabilmente lo faranno ancora altre due. Stessa situazione per l’India. L’inflazione rende la situazione salariale in quei paesi particolarmente drammatica. E determina, come nel mondo occidentale, la perdita di posti di lavoro incrementando la disoccupazione.

Questo genera a sua volta enormi flussi di di lavoratori che perdendo il lavoro, per lo più in tutta la parte costiera cinese,  sono costretti a rientrare all’interno del paese in condizioni molto precarie.                       La dicotomia che si crea quindi in termini socio economici genera conflitti politici. Ed infatti le autorità cinesi temono, e molto,  le rivoluzioni in atto in Nord Africa .

Un’altro aspetto da tenere in considerazione ,e che crea a sua volta problemi di analisi e di comparazione di dati e valori,  è il fatto che molto spesso gli obiettivi fissati dalle organizzazioni internazionali vengono espressi in percentuale, non facendo riferimento a numeri assoluti. Questo elemento comporta che la diminuzione delle percentuali confligge con l’aumento della popolazione. Ovvero gli obiettivi fissati nel 1990 avevano come riferimento una popolazione di 5.3 miliardi, contro i quasi 7 miliardi di oggi.

Come se non bastasse il problema si pone in termini più acuti in quanto i dati devono essere analizzati in termini disaggregati , quindi nelle aree tipo Cina ed India , piuttosto che in Brasile, o in Nord Africa, le situazioni sono totalmente divergenti,  a seconda delle zone mondiali di riferimento.

Immaginate le economie dei cosiddetti Bric ; Brasile ,Russia, India  e Cina rappresentano tutte assieme oltre il 42% della popolazione mondiale.  Ora questi Paesi stanno crescendo a tassi di sviluppo che sono in media il triplo di quello europeo e doppio di quello USA. Stanno accumulando enormi riserve valutarie . Quelle cinesi superano di poco i 3000 miliardi di dollari, quelle russe  circa 450 , l’India supera i 300 ed infine il Brasile oltre 200 miliardi.

I ritmi di crescita demografici ed il tasso medio di sviluppo di questi paesi sono più che compatibili perché abbinano all’aumento di reddito per gli abitanti e quindi della domanda  aggregata,  incrementi di produttività .  E qui il divario tra mondo occidentale e  mondo cosiddetto in via di sviluppo si sta rapidamente riducendo. Questi paesi hanno un debito pubblico basso, in rapporto a quello accumulato dagli europei ed americani che attualmente affondano nei debiti.

Quindi nel formulare previsioni occorre fare le dovute distinzioni e rivedere certi assiomi sui quali ancor oggi si basa il senso comune e l’informazione in generale.    E cioé che la crisi economica che definiamo  globale, globale non é……  Sono tre anni che noi  navighiamo a vista, ed almeno per altri 3 soffriremo di crescita e soprattutto di disoccupazione, in particolare giovanile.

In modo specifico  intellettuale con un’enorme spreco di risorse e di aspirazioni e motivazioni che incrementeranno il senso di frustrazione di almeno due generazioni.

Per la maggior parte del mondo però così non é stato poiché in rapporto  il loro livello di vita é comunque migliorato. Dalla Cina all’India passando, per il Brasile ed il Vietnam.           

In  quei paesi può avvenire il contrario . L’evoluzione rapida degli ultimi 10 anni può  arrestarsi e possano crearsi  condizioni di instabilità e di  rivolta . Di fronte a tutto questo l’Europa in particolare sembra vivere su Marte.  Ripiegata su se stessa, intenta a cercarsi politicamente,  a lottare per mantenere la seppur minima  coesione economica raggiunta.

In generale il ceto politico europeo  presenta ritardi culturali enormi. L’Italia presenta forse il lato peggiore. Incapace di definire un proprio ruolo, di tracciare una strategia, sembra totalmente in balia della situazione non mostrando la minima reattività.  Gli USA, pur se in una situazione economica, forse peggiore di quella europea, dispongono di un ceto politico più preparato e dinamico abituato ad avere una visione strategica d’insieme ed agire di conseguenza. 

 Come ho avuto modo di sottolineare in altri blog, il ruolo che Europa ed USA dovrebbero assumere, è quello di convogliare risorse su quei paesi Nord Africani che stanno affacciandosi alla democrazia . 

Perché il progresso non si misura solo in PIL , o sulla crescita economica. Si può favorire la loro crescita , proprio per uscire noi stessi dalla crisi.

Occorre rivedere il modello ,o modelli  economici di riferimento.   Fornire esempi di comportamento  etico – economici diversi.   Rifondare in base  alle nostre esperienze, quella   “superiorità” culturale che a secoli alterni abbiamo accumulato.  Se tutto ciò non avviene , se il nostro approccio verso questi paesi é una strategia “neo colonialista”, quale quella francese odierna, portata avanti sia in Libia, così come in Niger, Nigeria, Senegal  ed altri paesi africani per mettere le mani , non tanto sul petrolio , destinato a finire fra 50 anni  , ma su uranio ed altri minerali di base , beh allora é finita.

Intendo dire che la Cina, che non presenta certo la nostra stessa capacità culturale differenziata, ma dispone  di enormi riserve valutarie, ci surclasserà nei prossimi dieci anni. Già oggi la Cina é presente in tutti gli stati africani con finanziamenti ed aiuti  a pioggia.    Sfrutta appieno la propria forza commerciale  e la sua rete sta espandendosi a vista d’occhio.   Mentre noi non facciamo altro che errori , su errori.

La prima petroliera (poche in verità fino ad oggi) a lasciare Benghasi ,cioé i “ribelli” , la cui natura  a mio avviso é tutta da verificare e provare, era diretta in Cina.    Che oggi é più che mai decisa ad investire e sostituirsi  “in toto” all’Occidente .                      Se non riusciamo a sollevare lo sguardo dalle nostre piccole miserie e non ci rendiamo conto del calvario degli altri, non riusciremo mai  a comprendere che l’essenza ultima é la solidarietà che diviene  acume ed intelligenza economica.

Buona vita a tutti.

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