EXPO 2015, L’ITALIA DELLE FAIDE


Charles Ponzi (March 3, 1882–January 18, 1949)...

Image via Wikipedia

E’ singolare e davvero sconcertante verificare come qualsiasi progetto di una certa importanza che abbia luogo  in questo paese si trasformi immediatamente in un ginepraio di veti incrociati, di lotte intestine, di reti familistico-affaristiche l’un con l’altra armate.

Una manifestazione quella dell’Expo che sinceramente con i processi di globalizzazione in atto ha perso molto del suo originale cachet. In realtà questo tipo di esposizioni , così come le definivamo fino al secolo scorso ,Universali, hanno  perduto il loro appeal , la loro forza ed impatto in un mondo mediatizzato e digitalizzato, ove il nuovo, il futuribile è vissuto a piccole dosi quotidiane.  Avrebbe certo molto più senso , come d’altronde é avvenuto in Cina , se questo tipo di esposizioni fossero oggi organizzate da paesi in via di sviluppo, o meglio, in pieno sviluppo , come ad esempio è il caso dei BRIC. E ciò non solo in un’ottica di accelerazione allo sviluppo ed alla crescita di quei paesi , ma anche al fine di facilitare la conoscenza ,la scoperta di realtà che tra 20 anni saranno chiamate ad essere protatogoniste nel mondo.  Una sorta di scoperta alla rovescia ,del mondo occidentale che va a scoprire le novità e le capacità di quel mondo che viene definito erroneamente in via di sviluppo.

Per non parlare poi delle infrastrutture, del problema della viabilità ed accesso che questi grandi spazi creano in termini di pianificazione in paesi a forte densità abitativa .La logistica dei trasporti ed i costi di realizzazione che in economie avanzate assumono livelli di spesa quanto mai esosi per realizzazioni che hanno una vita ed utilizzo molto breve.  Costi che pur se con l’intervento del governo gravano poi, in gran parte ,sugli enti locali e le comunità locali  di riferimento. 

Costi che difficilmente saranno ammortizzati dall’afflusso dei visitatori. Ancora una volta é il caso cinese, ove il regime percepiva e intendeva sfruttare l’Expo come una vetrina  delle realizzazioni e capacità espresse dal paese  e ne ha fatto una dimostraazione di potenza e superiorità  contando su una dimensione demografica e territoriale impareggiabile.       Un’altro  conto é la realizzazione di una esposizione in Italia dove la logistica dei flussi ricettivi, di trasporto e comunicazione é ben diversa.

Ma poiché tanto si é dato da fare il presidente Prodi e la Moratti per avere  quest’Expo eccoci qui ,come al solito all’ultimo minuto, a cercare di tappare buchi e falle di una realizzazione ancora incerta,  non ancora in fieri.  Voglio tralasciare di proposito tutto quanto di poco onorevole, stucchevole, si é combinato in passato con la responsabilità diretta di tutti : Governo, Regione, Provincia ,Comune,  fino al fallimento della precedente società organizzatrice i cui debiti ,ancora, non si capisce su quali spalle finiranno.               

E tralasciamo l’incapacità siderale degli uomoni nominati in pompa magna a dirigere la fase precedente, i grandi amici del Primo Clown, i grandi manager alla Stanca che di grande hanno solo percepito gli emolumenti.

Veniamo ai giorni nostri. Il Bureau dell’organizzazione, dopo una visita  a Milano, ha chiarito che i lavori debbono iniziare entro Luglio se si vuole mantenere in piedi il progetto. Quanto al Master Plan, ripetutamente rimaneggiato,  al quale l’attuale architetto Boeri, assessore incaricato dell’Expo ,ma anche architetto consulente per l’Expo 2015, ha collaborato. Si é compreso che la storia degli orti , così come é stata raccontata, non corrispondeva a verità , o meglio,  il lay out del progetto mantiene la peculiarità di verde e sviluppo eco-sostenibile come messaggio cardine dell’Expo e verrà realizzato con la compresenza di padiglioni e di orti, spazi verdi ai quali parteciperanno attivamente i paesi partecipanti.

E’ evidente che a molti la copertura di tali spazi sarebbe più interessata, se concepita con largo uso di colate di cemento a basso costo , ma ad alto potenziale, una volta terminata l’esposizione.    Molte banche creditrici , dei soliti palazzinari in fallimento tecnico ,vedevano e vedono, ancor oggi , questa opportunità come risolutrice dei propri crediti.  Ma non solo banche  e palazzinari.  Ancor prima d’iniziare, il vero problema , ancora irrisolto, é la proprietà dei terreni sui quali l’Expo si svolgerà …….

E qui miei cari lettori, é tutto un fiorire  di schemi . Schemi alla Ponzi .  Ancor oggi non si comprende chi , come e quando si giungerà a risolvere la matassa. Il Comune di Rho minaccia ritorsioni ,se la quota parte spettantegli non sarà incrementata. Formigoni da par suo, nella finta veste di mediatore di interessi collettivi, sembra proteggere gli interessi curiali che su parte di quei terreni albergano.

Ecco perché l’altro giorno mi chiedevo se il papa avrebbe avuto il coraggio di nominare a Milano un non Opusdeista -Ciellino come Scola.  Bene sappiamo tutti che così non é stato .  La grande CL ,con i suoi interessi finanziario – territoriali evidenti e le sue molteplici attività ,non può certo perdere una tale occasione.  

Scola avrà giusto il tempo di supervisionare tutto ciò, perché, guarda caso, anche lui , alla fine dell’Expo si dovrà dimettere per raggiunti limiti di età ,come il buon Tettamanzi.  Quindi “il mandato pastorale é a tempo” ,come quello degli amministratori delegati.  

Ecco che allora si comprendono le enormi pressioni affinché un Cl-ino occupasse lo scranno. La comunità ecclesiale sarà paziente. Questa è la speranza nelle segrete stanze,  perché la frattura tra comunità di fedeli e gerarchie in questo caso affiora alla superficie.

Comunque sia, Vicente Loscertales, segretario generale del BIE, in visita a Milano, é stato ricevuto separatamente dai tre intelrocutori italiani.  Già in questa scelta, piuttosto limitata, risiede una pecca tutta italiana. Si riceve il rappresentante dell’organizzazione in sedute separate tra Formigoni , Pisapia e Podestà . Quale modo migliore per mostrare unicità di intenti , volontà di organizzazione e strategia comune. 

Verrebbe da sorridere , ma purtroppo c’è da piangere, quando si pensa che a fronte delle divisioni interne ,c he non sono solo politiche , ma di solidi interessi dei gruppi di potere, si lanciano fiori sul simulacro dell’Arexpo ,la nuova entità che dovrebbe condurre il progetto fuori dal pantano .

Formigoni e Podestà si sono spellati le mani nell’applaudire questa Arexpo , soluzione ideale, a quanto si dice per mettere in garanzia i terreni! (sic)  Peccato però che ancora non si conosca come verranno suddivise le quote di compartecipazione a tale società.  Visto il buco di 190 milioni di euro che la Signora Moratti ha lasciato in dote a Pisapia , ben difficilmente il Comune potrà avere il 51% come inizialmente ventilato.

Ed allora , guarda caso, si andrà, via Podestà, a chiedere un intervento risolutorio a chi ? Ma no , non ditemelo, al solito Primo Clown , che nella doppia veste di capo del governo e grande milanese, troverà certo il modo di garantire un appoggio (esterno) all’avvio della grande opera di sfruttamento intensivo del capitale.

Eh si, perchè quando il piatto piange, il cash flow da qualche parte bisogna pur trovarlo.    A pagare poi , tanto,   penserà qualcun altro. Indovinate chi!

 Buona vita a tutti.

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