FIBRILLAZIONI


Doorbell's Prodi at his home in Bologna. Campa...

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La nostra politica interna ed estera sono ormai in uno stato di perenne fibrillazione e, come potete ben comprendere, in queste condizioni la lucidità delle scelte , le strategie eventuali tendono a perdere peso ed a generare non solo incomprensioni , ma anche rigetto.

Lasciando perdere il caso Bisignani che illustra in maniera inquivocabile l’essenza stessa del potere berlusconiano : conformismo, opportunismo, grettezza ed  infine, “last but not least”, debolezza! Occorre liberarsi da queste caratteristiche intrinseche che albergano nel popolo italiano , o meglio in una larga parte di esso.

Come affermerà questa sera Zagrebelski, le parole della politica devono cambiare.             “Il conformismo si combatte con l’amore per la diversità; l’opportunismo , con la legalità e l’uguaglianza , la grettezza, con la cultura ; la debolezza, con la sobrietà.

Ecco , diversità, legalità ed  uguaglianza, cultura e sobrietà sono il necessario nutrimento per la libertà.

Ma non solo , ma anche per proiettare di noi , del nostro paese, un’immagine positiva, intelligente e soprattutto costruttiva, in termini progettuali, della nostra visione del mondo che ci circonda. Prendiamo il bacino del Mediterraneo che é fisicamente il nostro spazio vitale  ; ” Il lebensraum” . Cosa stiamo facendo concretamente, cosa intendiamo fare nei confronti dei movimenti di liberazione che si sono prodotti in Tunisia ,in  Egitto e che sono in fieri, in tutto questo enorme contesto nord-africano che conta circa 300 milioni di persone.

L’impressione che se ne ricava é a mio avviso desolante. In Tunisia, dove siamo ancora, ma forse per poco , il secondo partner commerciale del paese , dove vi sono oltre 750 imprese italiane, dove il legame con i paese é forte e non troppo connivente con il vecchio regime di Ben Alì , dove invece la Francia conta proprio  per il suo neo-colonialismo,noi  stiamo perdendo colpi. Non possediamo , non perseguiamo una politica di pungolo. Non operiamo con aggressività. Restiamo nell’ombra, e  peggio di tutto , ognuno per sé, senza alcun coordinamento, allo sbaraglio come da sempre questa masnada di imprenditori autodidatti ama fare.  Questo non facilita certo il rapporto con il “nuovo” che vede in altre potenze, coese ed organizzate ,molto più colonialiste di noi per ragioni storiche e politiche, paesi a cui fare ricorso, a cui appoggiarsi. Francia , Gran Bretagna, Cina ,ma anche Turchia e perfino gli USA si muovono per riempire gli spazi lasciati vuoti . Non molti in la verità, poiché i notabili del vecchio regime sembrano ritrovare  posizioni d’ importanza strategica per la futura transizione……

E la pletora degli oltre  90 movimenti già iscritti alle elezioni  dimostra quanto si voglia disorientare il popolo tunisino con “partiti etichetta” che non hanno nessun programma, niente da dire e che sono la “longa manus”  di pochi centri di potere.   Il problema della rivoluzione dei Gelsomini, ma così pure di quella egiziana, oggi é il rischio elevato di un ritorno al passato.  Che non si compiano . Occorre allora dare un supporto innovativo.        E’ interesse di tutti e dell’Europa in primis.  In questo le contraddizioni tra gli interessi francesi ed inglesi e quelli italiani sono evidenti e conflittuali.  La nostra attuale debolezza di rappresentanza politica ci mortifica.

La Libia é l’esempio più lampante di questa contraddizione  . Di questa politica ondivaga. Noi non abbiamo alcun interesse a partecipare all’intervento NATO. E per chiarire meglio il nostro diniego dovevamo chiarirlo senza mezzi termini da subito. Onde evitare l’impressione di farfugliare ed il richiamo di Napolitano.

Almeno nella formula attuale, che ha visto un’intervento ritardatario ,oggi non  giustificato, né per la evidente incapacità che mostra. Gheddafi in realtà dispone a suo modo di seguito e supporto da parte di  certe tribù . Inoltre i costi insopportabili per l’attuale stato della finanza pubblica europea, 300 milioni di euro al giorno.  Né infine per lo scenario che intende proporre.

Parliamoci chiaro , noi a Roma invitiamo a fine settimana i “cosiddetti ribelli”.  In realtà nessuno sa chi realmente siano e cosa intendano  fare.  Certo non sono affidabili quanto ad organizzazione.  Occorre ricordarci che la Nato non vuole mediazioni. La Francia e la GB, che questo stupido intervento  hanno voluto,organizzato e  promosso, sono ancora convinte di vincere a breve.  Non é mai stato vero! Hanno raccontato e fatto circolare  balle a tutti , compreso Obama, che oggi si trova a dover spiegare al Congresso le vere ragioni di questa partecipazione USA.  Lo stesso Prodi ha compreso che non si può affidare il nuovo corso della politica euro-mediterranea ai biechi “colonizzatori d’antan”  . Mentre Frattini s’ incontra a Roma con  i ribelli per mediazioni impossibili e fuori dalla nostra reale portata, a Washington si discute sulla possibilità remota di una nuova Unione Africana. 

Non quella esistente, collusa, incompetente, “mafiosa” che dipendeva in larga misura , guarda caso, dai soldi di Geddafi , oltre il 30%, ma della nuova; “Africa: 53 coutries, One Union”.

Ciò che intendo dire é che occorre volare più in alto. Assemblare un progetto creativo di collaborazione e di sviluppo in grado di aiutare quei paesi affinché possano superare l’impasse nel quale sono finiti. Il primo é quello economico. Tunisia, Egitto, sono paesi che vivevano di turismo. Oggi il turismo é fermo !Le casse dello Stato in questi due paesi sono vuote. I capitali delle ricche borghesie nazionali sono fuggiti all’estero.  Il milione e mezzo di egiziani che lavorava in Libia é rientrato in Egitto ed oggi aggrava la già precaria stabilità sociale , prima che politica. Lo stesso dicasi per la Tunisia, 500 mila sono gli sfollati dalla Libia che sono accalcati nel sud del paese.Minaccia che potrebbe essere utilizzata nel clima di tensione attuale.  Niente é stato fatto dal governo per tamponare questa situazione difficile. Ed a mio avviso il posticipare le elezioni non facilita le cose.

A Deauville il G8 ha annunciato la cancellazione del debito tunisino ed egiziano. Ma chiariamoci , questo gesto di amicizia e rispetto per quei popoli deve essere accompagnato da garanzie  serie ben precise . Da controlli e traguardi certi che devono essere imposti a quei governi. L’esercito in Egitto ,tanto per non fare nomi, ed i clan politici in Tunisia devono comprendere che senza controlli e fatti concreti circa l’evoluzione del processo democratico quelle promesse non saranno onorate.

Cosa intendo dire?  Che invece di gettare denaro per una guerra al governo di Gheddafi, dittatore esecrabile, ma non certo diverso da molti altri della regione, uno per tutti il governo siriano, che in termini etici é a mio avviso ben peggiore , occorrerebbe usarlo per modificare lo status quo esistente . Creare una vera task force europea in grado di aiutare le transizioni in quei paesi.  Un’organizzazione europea , dove  quegli interessi che inizialmente hanno cercato di imporre loro priorità nazionali, vengono abbandonate  nel quadro di una politica comune. Per fare questo occorre una riscossa europea e dei suoi veri interessi.

Non voglio apparire filo germanico, ma é evidente che oggi il paese guida dell’Europa, che lo si voglia , o meno, il più ricco, con l’economia più dinamica, oggi non partecipa a niente! Non ha partecipato all’intervento libico, non partecipa politicamente alle maggiori decisioni politico-strategiche. Solo alla parte finanziaria . E non é poco! Ma vi chiedete il perché?      Sì é vero, l’equilibrio politico interno richiede accortezza, ma non é solo questo il motivo per questo  silenzio assordante. La Germania é la prima potenza industriale esportatrice manifatturiera europea ,così come l’Italia é la seconda.   Per lo sviluppo di quei paesi africani c’é molto più da offrire che non i servizi e la finanza degli anglo-francesi.  Per voler parafrasare un nostro detto cinematografico; andate avanti cretini…. Oltre alle armi, al nucleare, alla telefonia, e chimica di base ,cos’altro? Niente.     Per sviluppare quei Paesi occorrono macchinari , tecnologia , utensili, processi e procedure tecnologiche per non parlare di qualità e strumenti di controllo. Bene, l’arrembaggio se anche si farà , non sarà a costo zero. E quei paesi che non si saranno lanciati all’arrembaggio , se intelligenti, con una strategia adeguata ed una organizzazione conseguente, possono riscuotere onori e ricompense ben maggiori nel medio-lungo termine. 

Ma sempre che lo vogliano davvero e la smettano di tenere i piedi in due staffe !  E che si attrezzino in termini politici ed economici per mettere in campo un’alternativa credibile alla solita neo colonizzazione europeocentrica.

Buona vita a tutti.

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