LA RIPRESA CHE NON C’E’


via Flickr”]Al di là dei Sogni

Al di là degli annunci sensazionalistici dei vari politici, la realtà della congiuntura economica ci conferma sempre più che non solo uscirne non sarà facile, ma che i suoi effetti si faranno sentire per molti anni a venire sulla pelle di tutti noi. Questa é purtroppo la dura verità che ci attanaglia. E questa crisi non sarà vinta finché non avremo riassorbito i posti di lavoro, l’occupazione perduta! Il fattore lavoro ,come ho ripetutamente scritto nei blog precedenti, deve tornare ad essere la priorità assoluta di ogni governo europeo e non solo. La sua centralità resta fondamentale sia nel creare ricchezza , sia nel determinare a sua volta la domanda e dunque il consumo. Che si operi in regime capitalistico puro, o in sistema  produttivistico misto il lavoro è la variabile determinante. 

Pare invece che la finanza ed i suoi centri economici e strategici abbiano perso di vista questa semplice regola di base e che le loro più recenti speculazioni abbiano proprio distrutto, oltre a miliardi di euro di riparmi ed investimeti, milioni di posti di lavoro e qundi di vite. 

I dati  ultimi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro ( I.L.O.) indicano chiaramente la parabola discendente che l’economia mondiale ha determinato e seguito. In 3 anni  oltre 30 milioni di disoccupati. Su scala mondiale, e tenendo conto dei soli paesi industrializzati ed in via di sviluppo, i disoccupati assommano a 250 milioni. Secondo i calcoli e le previsioni elaborate dall’organizzazione nei prossimi 10 anni occorre che il sistema economico sia in grado di generare 400 milioni di posti di lavoro per assorbire i giovani che dovrebbero entrare nel mondo del lavoro.  Con i tassi  di crescita attuali delle principali economie mondiali non si raggiunge neanche la metà di questa cifra.

Il nostro paese in Europa é proprio quello che presenta il più vasto divario tra quelli UE quanto a capacità di nuovi posti di lavoro creati  e numero di giovani per classi d’età . Fidandosi delle statistiche noi abbiamo all’incirca 1.8 milioni di giovani non occupati . Di questi oltre 400 mila dispongono almeno di un titolo di scuola media superiore e circa il 30%  di laurea. Oltre allo spreco enorme di risorse pubbliche e private per ottenere tali livelli non riusciamo a creare percorsi formativi per sfruttare al meglio questa generazione.

Il problema non é solo economico, ma diviene , é ormai divenuto sociale quando le motivazioni che albergano in ognuno non vengono minimamente attese ed esaudite e vanno ad incrementare quell’area di giovani in rapida crescita in Italia , ma anche in Europa, che né studiano, né lavorano. Il rischio più grande che noi stiamo  correndo é di creare una generazione perduta, che non avrà la minima chance di poter divenire protagonista, che possa  autodefinirsi e  autodeterminarsi.

Sulla stampa, sui media in generale,  sul mio stesso blog, vengono quotidianamente messe in evidenza le varie ragioni di questo gap che ci sta portando al declino come paese industriale e alla deriva in termini socio-economici . La flebile ripresa del nostro export in rapporto alla Germania,  il differenziale di tasso di sviluppo , il basso livello degli investimenti produttivi ,sia pubblici , che privati, il tasso di cambio euro/dollaro, la strutturale scarsa propensione agli investimenti delle aziende italiane, la dimensione lillipuziana del nostro sistema manifatturiero ecc, ecc.

 Potrei continuare per molto tempo ancora con la citazione delle problematiche che ci affliggono da ormai due decenni. Ed in realtà niente ,assolutamente niente, é stato fatto sul grande tema lavoro. Questa é la disaffezione cronica nei confronti della politica e della distanza creatasi tra popolo e ceti politici.

Il problema dei problemi é che manchiamo di una vera strategia.

Manchiamo  di una seria politica industriale che abbia un respiro più grande delle singole corporazioni che esprimono le loro necessità ,desiderata  e che emettono le loro valutazioni e giudizi.

Prendiamo ad esempio la stessa Confindustria.  Si lamenta oggi per ciò che andrebbe fatto, ma fino ad ieri era soddisfatta degli aiuti ricevuti dal governo,o dai governi di turno. Se il capitale privato in Italia viene investito solo al seguito di quello pubblico ,non con l’intento sinergico di moltiplicarne gli effetti , i risultati  e susseguentemente gli eventuali benefici , ma bensì per accrescere  i profitti legati ai settori chiusi e clientelari non si andrà mai distanti. In tal modo ormai da anni  le risorse non generano alcun beneficio per la collettività.  Anzi tendono ad allargare ancor più il divario tra investimenti realmente produttivi e quelli destinati a tenere in piedi interi settori sui quali ormai da tempo il deficit qualitativo e di profitto é enorme.          E’ in questo assioma negativo che si concentra il nostro declino e la nostra scarsa reattività alla dinamica di sviluppo. Oltr ad avere per un decennio apprezzato il piccolo é bello!  Solo dei nani politici potevano fare simili affermazioni.

Se oltre a questo comportamento speculativo da parte dei capitali privati, conseguenti ad una struttura oligopolistica di sistema, aggiungiamo una politica industriale al traino dei clientelismi e delle camarille regional-provinciali, ecco che abbiamo lo stallo, l’immoblismo al quale siamo approdati nell’ultimo decennio e che é diventato cronico nell’ultimo quinquennio. 

Per andare a ricercare sviluppo per le nostre merci ,occorre dotarsi di una centralità strategica , come avviene in Germania, ove un istituto specifico organizza la ricerca e lo sviluppo delle varie eccellenze territoriali  dei Landers, incrementandone la forza e accompagnandone l’iter.  Noi al contrario, per una idiota visione federalistica, che si rivela sempre più  inconcludente e dispendiosa , andiamo sparsi e divisi senza quella capacità di intervento globale che sola riesce a mettere in campo le sinergie migliori.

Un esempio per tutti la nostra promozione turistica nel mondo ,ove regioni come Basilicata, Lombardia , Marche credono poter penetrare presso  i diversi pubblici stranieri nell’assoluta ignoranza dei targets a cui si rivolgono .

Ma torniamo a due temi oggi su tutti quotidiani nazionali .

La mancata crescita della produttività . Non é vero. La ridotta produttività nei settori manifatturieri é largamente imputabile alla mancanza d’investimenti degli imprenditori negli ultimi dieci anni. L’elevato cuneo fiscale ed il conseguente discorso della riduzione delle tasse.

Anche qui stiamo ragionando sempre all’inverso. Per trovare le risorse finanziarie necessarie a ridare impulso ,oltre ad avere una vera strategia, occorre ridurre l’evasione!!

L’evasione si abbatte con serie politiche di riduzione del circolante monetario =  ridurre pagamenti in contante che permetterebbero una più semplice tracciabilità .  Controlli sulle società off shore delle grandi aziende italiane. Una seria politica di abbattimento del lavoro nero ,precario,temporaneo che reintroduca il rispetto delle regole e dia al fattore lavoro quell’imprtanza e centralità che merita .

Buona vita a tutti.

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