ARABIA SAUDITA ED IL PROCESSO DI SAUDIZZAZIONE (NITAQAT)


Two definitions of the Arabian Peninsula. The ...

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No , il mio non é e non vuole essere un gioco di parole. Ben il contrario. La crisi, come voi sapete, ha colpito in maniera globale tutte le economie ,anche se con modi,tempi ed intensità diverse. Negli ultimi blogs avevo accennato come anche quei paesi considerati  dall’opinione pubblica  più ricchi , quelli del Golfo, abbiano oggi le loro gatte da pelare e le famiglie regnanti ,tutte sunnite , debbano prestare molta attenzione alle  loro popolazioni ,a grande maggiranza sciita.

Avevo inoltre indicato come un’ ulteriore caratteristica di queste economie, tutte intimamente legate all’estrazione del petrolio, sia l’importazione sistemica di manod’opera straniera senza la quale in quei paesi tutto, ma proprio tutto, si fermerebbe. Mano d’opera proveniente in massima parte da Bangladesh, Pakistan ,India, Egitto, ma anche da paesi del Nord Africa, Tunisia,Marocco. Circa la metà dei poco meno dei 30 milioni dei residenti in Arabia Saudita sono immigrati. Immigrati che per avere il permesso di lavoro devono avere uno sponsor saudita che percepisce una percentuale sul  loro salario annuale. Insomma quello che si definirebbe in linguaggio “neutro” una legalizzazione della schiavitù ., O se preferite , la schiavitù dei tempi moderni. Milioni di individui che vivono in condizioni precarie, che mandano avanti le economie di quei paesi dove invece gli indigeni, gli autoctoni, i sauditi praticamente non lavorano e dedicano la loro vita a imitare ,secondo la loro percezione , lo stile di vita consumistico occidentale, o meglio americano.

Ecco al ritorno del loro sovrano dal Marocco, dove ha trascorso la convalescenza per  una neoplasia operata in USA, le cose sembrano mutare. Terrorizzazto dai moti popolari che hanno colpito l’Egitto, adirato con gli USA ,ed in particolare con Obama, per aver appoggiato quella rivolta, conscio della debolezza del suo paese in termini geo-politici, confrontato com’é all’Iran sciita ed al suo espansionismo. Ecco  allora che appena rientrato ha riunito il suo gabinetto di ministri, dichiarato investimenti per 10 miliardi di dollari per alleviare gli effetti della crisi economica sul popolo. Riunito a coorte gli emiri della penisola arabica, cioé gli altri paesi del golfo, i GCC ; Kuwait, Bahrein ecc. gli staterelli satelliti che circondano la grande Arabia ed i cui regnanti sono di fatto militarmente dipendenti dalla gande madre saudita, senza la quale sono tutti morti. Un’altro aspetto non meno importante é che  le case regnanti di questi GCC sono tutte indistintamente sunnite , mentre i loro popoli tutti sciiti.

Ebbene direte voi cosa c’entra la saudizzazione? E’ l’ultima trovata della classe dirigente di quel paese. Molto simile nella tipologia verbale agli annunci, alle dichiarazioni roboanti della nostra Lega domestica. Quegli annunci che colpiscono la fervida immaginazione dei poveri di spirito ,ma che hanno in sé poco costrutto e poche chances di essere realizzati.

Si tratta di un programma di rimpatrio di una buona parte dei lavoratori stranieri e del loro rimpiazzo con cittadini sauditi. Questa nuova politica di saudizzazione della forza lavoro assume in arabo la denominazione di ” Nitaquat” ! Una politica aggressiva, di rapida nazionalizzazione in termini indigeni che vuole incrementare la percentuale di sauditi nel ciclo produttivo. A partire dall’11 Giugno prossimo, le aziende saranno suddivise in tre categorie contraddistinte da altrettanti colori verde, giallo e rosso.      Questi colori sono indicativi del processo di saudizzazione delle aziende stesse secondo i parametri stabiliti dalle autorità. Le aziende appartenenti alla fascia gialla e rossa  rischieranno sanzioni punitive dopo i primi 5 mesi di grazia,  a partire dall’11 Giugno, se non si conformeranno ai parametri richiesti .

Ora, come ho avuto modo di sottolineare in passato nei miei blog , la percentuale di cittadini sauditi che lavora é talmente infima che il pensare di realizzare un tale progetto a me sembra quanto meno ottimista, per non voler definire il programma velleitario. Dunque , tanto per darvi un’idea a grandi linee, solo il 40% dei sauditi in età lavorativa  hanno effettivamente un impiego, il 43% dei cittadini tra i 20 e i 24 anni ufficialmente sono disoccupati, 51% sono al di sotto dei 21 anni. Intendiamoci ,si tratta di disoccupazione in gran parte praticata senza problemi finanziari, per le ragioni sopraesposte.

Infine, per chiarire il quadro macro,  il 90% dell’ attuale forza lavoro impiegata nel settore privato é formata da stranieri!

Certo é che con questi dati generali   qualcosa  dovesse essere fatto .Con la nuova politica del Nitaquat forse si riuscirà a spostare . Rimangono vari problemi. Le motivazioni dei giovani sauditi ,piuttosto scarse ed inadeguate alle reali opportunità offerte dal contesto , il livello delle loro qualifiche professionali e della loro formazione ed infine la realtà del mercato del lavoro. La domanda e l’offerta non potranno prescindere dalla situazione.        A meno che, come avviene oggi, il governo imponga per legge che negli uffici del personale delle aziende debbano aver posto solo cittadini sauditi.

Incoraggiare il coinvolgimento nella forza lavoro del paese di cittadini sauditi può anche essere un gesto nobile di partecipazione alla cosa pubblica e soprattutto, come è desiderio del re, dovrebbe accrescere il sentimento di maggior nazionalismo e di padronanza rispetto ai destini del paese.

Non so se la scommessa potrà essere vinta. Ho molti dubbi in proposito. In primis per l’inadeguatezza della cultura saudita in rapporto alla competitività richiesta nelle economie globali. Per molti anni ci si é abituati a vivere al di sopra dei propri mezzi avendo a propria disposizione decine di lavoratori che, trattati come bestie, fornivano a basso costo il lavoro necessario. Il divario abissale tra le remunerazioni dei sauditi in rapporto agli stranieri immigrati  . La ricca classe saudita ha inviato i propri figli in UK , in USA nei migliori college ed oggi sono ben inseriti nel mondo finanziario. Poco sanno , poco conoscono del loro stesso paese. E’ chiaro che un’inversione , un mutamento  significativo dovesse essere apportato per modificare uno “status quo” ormai anacronistico, desueto ed economicamente inaccettabile. Resta da vedere se il Nitaqat possa davvero prendere piede. Intendo dire che già una modifica ,una piccola modifica alla situazione  attuale sarebbe positiva.

Soprattutto se si considera che tra 40/50 anni le risorse petrolifere su cui il paese si é sviluppato ed oggi seduto , saranno ormai all fine. Ed allora prendere coscienza della sua debolezza strutturale mi sebra una via obbligata. A meno che nel frattempo non accada qualcosa di peggio, come una guerra regionale, che per la funzione strategico- politica ed economica dei GCC condurrebbe inevitabilmente a problemi di ordine planetario.

Buona vita a tutti.

 

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