TUNISIA, CREPUSCOLO DI UNA RIVOLUZIONE


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Image by Muadiv via Flickr

Le news più recenti sembrano confermare che il processo di democratizzazione iniziato in Gennaio con la rivoluzione dei gelsomini stia perdendo la forza e la coesione che lo aveva caratterizzato.

La ragione di questa considerazione é la proposta fatta ieri da parte dall’ Alta Autorità indipendente per le elezioni di posticipare le elezioni al 16 Ottobre, invece di mantenerle alla data prefissata del 24 Luglio.  Kamel Jendoubi ,presidente dell’Autorità,  ha manifestato questa necessità adducendo le ragioni logistiche che impedirebbero a questa stessa autorità di organizzare le istanze locali per il normale svolgimento e controllo del suffragio.

Ora appare evidente ai tunisini ,ma anche al cittadino più sprovveduto, che una tale richiesta/proposta lascia perplessi.  Appare quanto meno strano cha a più di quattro mesi dalla partenza di Ben Alì ,avvenuta il 14 Gennaio, il paese resti in un “impasse” piuttosto eclatante . Il sentimento di libertà e la richiesta di democrazia espresso universalmente  dal popolo  tunisino sembra siano stato assopiti in un’attesa messianica .

Come avevo già scritto in proposito, vi è da parte di alcuni ceti  socio-economici la volontà di mantenere un certo controllo sulla direzione e tenuta  del movimento democratico innescato dalla rivoluzione.

Inoculare la paura nei ceti moderati e riformaori della classe media, nei confronti delle formazioni islamiche, come il partito Ennahda, così come generare timore nei confronti dei partiti socialisti ,qui definiti comunisti , ed in particolar modo contro l’UGTT,  il sindacato che, più di ogni altra istituzione, ha diretto ed orchestrato la rivolta popolare contro il regime di Ben Alì. Il voler far trasparire all’orizzonte la possibilità di un colpo di stato nel caso in cui queste formazioni agissero contro l’ordine costituito, tutto questo conduce al disorientamento.

Ed il governo transitorio sembra , a dispetto dell’onestà intellettuale del suo Primo ministro, non saper , o peggio ,voler gestire nelle forme e nei modi dovuti una transizione che sembrava avviata nel migliore dei modi possibili. Ora sembra strano che questo governo, che comunque dispone di tutti i mezzi necessari, non sia in grado di garantire l’Alta Autorità. Che questa Autorità si veda costretta “a  dire del suo presidente” a richiedere il posticipo delle elezioni.

In primo luogo perchè é il governo che ne ha garantito lo svolgimento a quella data . In secondo luogo perché di fatto é il maggiore ed unico dovere/ obbligo di questo governo quello di garantirne lo svolgimento per porre fine ad una gestione transitoria che non può prolungarsi oltre per evidenti ragioni sia politiche che economiche.

Il paese è in condizioni precarie e necessita di decisioni politiche e di riforme immediate . Non si può credere che si possa attendere ancora 4 mesi prima di prendere provvedimenti essenziali. A meno che non si voglia creare il caos. Veniamo quindi al ruolo  giuocato dai media.

In una società in via di transizione  politico-sociale ed economica, qual’é quella tunisina, il ruolo dei media non é più solamente quello di informare , ma anche di mantenere vivo il senso di volontà di cambiamento, di offrire un pungolo ,una guida  per l’opinione pubblica che dopo anni di informazione a senso unico desidera riprendere parte al processo democratico.
Sparito il volto di Ben Alì ,omnipresente sulla prima pagina di  tutti i quotidiani del paese e dei due canali televisivi di Stato al momento dei Tg ,il sistema non sembra però aver mutato la propria accondiscendenza verso il potere. Gli ordini sembrano venir impartiti più , o meno, nello stesso modo ed i giornalisti sembrano restare gli esecutori finali con qualche rara eccezione nella carta stampata.

Il malessere presente a tutti  i livelli della società, le manifestazioni di piazza che si tengono, le discussioni propriamente politiche a livello locale ,regionale  non vengono portate alla ribalta , non costituiscono terreno di confronto né  elementi di di discussione . No,  vengono per la maggior parte ignorate. Si assiste cioé ad un opposizione trasversale  che attraverso una regia dall’alto  tende a seminare panico e paura che a loro volta tendono a favorire gli interessi personali di pochi contro le aspettative e gli interessi di tutti.

Questo tipo di politica era ben sedimentato nel passato ed aveva contribuito  a mantenere la situazione sociale nel limbo.  Ma oggi si attende una svolta definitiva.

La pletora di liste e movimenti  politici che da oltre due mesi si affolla per iscriversi e partecipare all’elezione dei membri dell’Assemblea costituente che dovrà riscrivere la Costituzione della  nuova Tunisia, oltre 65 i movimenti ad oggi,  ha finito per creare ulteriore smarrimento e confusione nei cittadini. L’assenza di reali programmi di azione che indichino le riforme , lo scenario delle Tunisia futura che questi partiti intendono partecipare a creare é un’ulteriore elemento di  scoramento. Le etichette sono tante ,ma le idee latitano.

Si tende a demonizzare i propositi degli uni più per affossarne l’impatto ,che per una reale lotta politica sui contenuti  .Il vero sentimento che se ne ricava é che questa sia una lotta per la nuova spartizione del potere, non per un vero cambiamento del paese.Ed allora la incredibile frammentazione dei movimenti per l’elezione andrà a favorire quei veri artefici ,una decina, che da questa subdivisione cercano di ricavare la ottimizzazione dei loro propositi attraverso apparentamenti successivi. Alla faccia della chiarezza d’intenti.

Quindi per tornare a questa dichiarazione dell’Alta Autorità che lascia perplessi e sorpresi sembra che i movimenti ed i partiti politici siano interdetti.

Una minoranza si scaglia contro il posticipo dichiarando che  questa decisione non é né giustificata, né legittima ,questa per esempio la dichiarazione di M.me Maya Jribla, segretario del partito democratico progressista, che si dice stupita da questa richiesta. Inoltre ha affermato che la legittimità governativa deve essere ricostruita attraverso le urne e che un’eventuale posticipo delle elezioni rischia di avere conseguenze estremamente negative sia sul piano della sicurezza che economico.

Samir Dilou del comitato politico di Ennahda ha dichiarato che la data del 24 Luglio dovrebbe ,nei limiti del possibile, essere mantenuta per non creare ulteriori problemi al processo di transizione in atto. Molti altri esponenti stano discutendo con le loro proprie istanze per comprendere meglio la portata e conseguenze di un tale posticipo..

Resta evidente che il tema  ha notevoli risvolti politici ed economici e che non può essere preso alla leggera. Riportare le elezioni al 16 Ottobre, non solo prolunga un governo che di fatto non gode  della legittimità  del suffragio popolare , ma sposta al periodo successivo al Ramadan, quest’anno  previsto per quasi tutto il mese di Agosto,  durante il quale un’ulteriore limbo di iniziative si prospetterebbe . Ci auguriamo che il governo intervenga saggiamente per mettere a disposizione dell’Alta Autorità tutta l’organizzazione necessaria affinché le elezioni possano avvenire alla data prevista.

Ciò non solo per rispondere in primis alle aspettative del popolo  tunisino ,ma soprattutto per non procrastinare una  “no man’s land ” che rischierebbe di affondare il mutamento del paese ed affossare la transizione verso una vera democrazia.

Buona vita a tutti.

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