STEPHEN HAWKING, IL SENSO DELLA VITA E L’AL DI LA’


Stephen Hawking NASA 50th (200804210001HQ)

Image by nasa hq photo via Flickr

Leggevo oggi con piacere ed estremo interesse l’intervista rilasciata al Guardian ,quotidiano britannico di qualità, da uno dei più grandi scienzati oggi viventi:  Stephen Hawking.

La sua affermazione per certi versi ricorda le considerazioni sul medesimo tema svolte da un ‘altro grande ; Newton. O da uno dei miei filosofi preferiti Bertrand Russel.  Ebbene, con tanta semplicità e senza alcuna spocchia, ha motivato  la sua convinzione sul ciò che ci attende  al di là della vita , paradiso , o altra dimensione  che sia, tutto ciò rappresenta a suo avviso una visione fiabesca.     Un “fairy tail”.  Un racconto per un’ umanità che ha paura della morte. Della fine terrena, dell’ignoto.

Un’afferamazione categorica fatta dal più eminente scienziato britannico che ormai da oltre 40 anni é ridotto su una sedia a rotelle, ergonomicamente all’avanguardia, che gli consente d’impartire ordini al semplice movimento dei bulbi oculari. Dall’età di 21 anni, quando gli fu diagnosticata una rara e debilitante malattia neuronale, la sua speranza di vita sembrava essere molto breve. Una questione di 5, massimo 10 anni.  Ma sono ben 49 anni da allora che lavora ,insegna , viaggia e ricerca Lo scienziato che più di altri ha collaborato allo sviluppo dei viaggi spaziali e della NASA……..”Avendo convissuto negli ultimi 49 anni con la morte, non ne ho il minimo timore, ma certamente non ho alcuna fretta di morire. Anzi ritengo di avere ancora un sacco di cose da fare”, questo é quanto ha dichiarato.

Il concetto di fondo che sinteticamente  esprime é che occorre considerare il cervello umano al pari di   un computer.  Quando questo si ferma , allora anche  le sue componenti si arresteranno. Non ci sono paradisi per computers obsoleti ,o peggio rotti, tutto quello che si crede , o si desidera immaginare non é altro che una fiaba , una sovrastruttura di pensiero, non razionale, concepita da e per   esseri umani che hanno paura dell’al di là , delle tenebre.

La concezione , la visione della Fisica é  una grande linea di demarcazione tra l’uso di dio quale metafora ed il credere nell’esistenza di un creatore omnisciente le cui mani , la sua opera , sono all’origine della creazione del cosmo. Nel suo libro edito nel 2010 , Il Grande Disegno, asseriva che non vi è alcun bisogno di ricorrere all’esistenza di un creatore divino per spiegare l’esistenza dell’universo.

Il rigetto, la negazione “tout court”  della nozione di vita dopo la morte é in certo qual modo il suo grande appello all’umanità affinché possa vivere appieno la vita , di compiere ed esigere da se stessi il massimo. Lui afferma infatti che dovremmo tutti richiedere il massimo valore aggiunto dalle nostre vite , dalle nostre azioni e reazioni per raggiungere la leggerezza dell’essere.

Riguardo poi alla nascita dell’universo la sua considerazione é che le minime particelle di materia agli albori del cosmo sono state come il seme ,la semenza che ha generato le galassie, le stelle ed in ultima analisi il genere umano. La scienza é  conoscenza . Molti diversi generi di universo sono stai creati, si stanno generando  e  si genereranno dal niente.  Per niente s’intende in questo contesto  l’interazione di micron materie tra di loro capaci di generare biologicamente la vita.  

Noi, genere umano, siamo quindi il prodotto di una catena di eventi che non controlliamo e che non hanno una propria razionale evidenza.  Con ciò il relativismo puro diviene macro fattore dell’esistenza.

Alla domanda di quale siano gli aspetti più belli, più intriganti della vita nelle sue più svariate forme la risposta é diretta ed inequivoca:

la doppia elica del genoma umano in biologia ,  le equazioni fondamentali della fisica dei Quanti.  Il concetto stesso del senso della vita  e quindi della nostra partecipazione al tutto mi appassiona.

In un’epoca in cui molti di noi sono oberati dai molti fardelli imposti dal vivere quotidiano ,o il più delle volte auto imposti da un ingranaggio di partecipazione all’organizzazione produttivistica e di  consumo che niente ha a che vedere con le nostre più intrinseche esigenze.

L’igiene di vita, l’istinto di sopravvivenza ,ci impone,o  imporrebbe,   di soffermarci talvolta per comprendere dove stiamo andando. Questo in primis a livello individuale e poi ,ove possibile,  a livello collettivo  .  Conosco molte persone che corrono, si agitano, ed in questo ciclo di puro cinetismo  sembra sostanziarsi il loro fine, il loro scopo di vita. Sono stato per anni una di quelle.   La ricerca della felicità resta in fondo un grande viaggio intorno a noi stessi e dentro noi stessi.

La riflessione ,o meditazione, grande privilegio delle classi abbienti dell’antichità é acquisibile solo alla condizione di fermarsi e chiedersi cosa in realtà desideriamo. Cosa realmente vogliamo essere,  o divenire.   Estranearsi , allontanarsi, isolarsi é  in fondo un privilegio nel mondo ,nella società di oggi. Ed  é a  questo tipo d’igiene di vita che occorre avvicinarsi ,  abituarsi lentamente, con continuità , per cogliere il massimo delle opportunità di cui parla Hawking.  Ottimizzare il nostro vivere, renderlo consono al nostro essere , riducendo al minimo la ricerca dell’avere. Del possesso per il possesso. Possedere se stessi e non avere padroni all’infuori di sé.

Buona vita a tutti

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