MEDIO ORIENTE E MAGHREB, L’INSTABILITA’ CONTINUA


Sunset at King Fahd Causeway.

Image via Wikipedia

Purtroppo la situazione generale nei vari paesi del Medio Oriente e del Nord-Africa, presi in esame il mese scorso, sembra essere in una fase di stallo.                                               Le  transizioni democratiche annunciate in alcuni di essi ed i prodromi delle  liberalizzazioni in termini politici e di diritti umani che sembravano affermarsi negli altri , restano in uno stadio di gestazione che, se prolungata, rischia di precipitare.

Iniziamo dal Bahrein.

Il re ha affermato domenica 8 Maggio che lo stato di emergenza proclamato a metà Marzo, a seguito dei moti popolari soffocati con centinaia di morti e feriti ,cesserà il 1°Giugno.         Il Bahrain , come già avevo chiarito in precedenza, é un piccolo Stato,un’enclave nella grande penisola araba, dove il peso specifico maggiore é detenuto dall’Arabia Saudita.

Ebbene, con gli ultimi capovolgimenti socio-politici, l’ influenza di quest’ultima é molto maggiore su tutti gli Stati del Golfo (GCC) ed in particolare con i suoi più stretti vicini ,Bahrain e Kuwait.  Governato da una famiglia reale e da un establishment totalmente sunnita, il Bahrein é di  assoluta maggioranza sciita, così come tutti i GCC. Occorre aggiungere inoltre  che tutti quanti questi stati non potrebbero praticamente funzionare in termini socio – produttivi senza le masse popolari indiane,pakistane,bangladesh, cingalesi,filippine,tunisine, marocchine che vivono e vi lavorano in condizioni non libere.

Ad esempio su 30 milioni in Arabia S. oltre 13 sono stranieri e più ,o meno,  la proporzione, 60/40 a favore di immigrati si osserva in tutti i GCC.

Dopo aver sedato la rivolta con l’aiuto di 2.000 truppe scelte inviate dall’Arabia Saudita ed insediatesi in Bahrain,  e  l’arresto di tutti i leaders dell’opposizione,  il gesto di dichiarare finita l’emergenza sembra una farsa.  Le vere ragioni di una tale riapertura non risiedono in una reale volontà di dialogo.  E’ piuttosto una necessità.  Un tentativo di riassicurare le banche e gli investitori stranieri che,  finito il caos, si ritorna alla normalità.

“Business as usual”. La realtà é che il Bahrein, così come tutti i GCC , subisce gli effetti di una crisi economica mondiale non ancora  chiusa. Lo stato più a rischio di default é oggi l’emirato del Dubai ed in genere le risorse degli Emirati Arabi Uniti . Oberato com’é dai debiti ed incapace di ritrovare un’equilibrio di cassa. Ma lo stesso Bahrein non é indenne.   Contrariamente al pensiero comune, i GCC sono deboli, dipendendo in tutto dal petrolio e importando il 70% dei beni.  Tra 40 anni le riserve di petrolio non garantiranno più lo stesso livello di vita. Quindi la monarchia assoluta , per ora resta intatta, ma certo non per molto.   Il pugno di ferro saudita sui GCC li ha messi sugli attenti, ma per quanto ancora…..La salute di re Abdallah  (A.S.) é fragile e la sua morte innescherà un processo di non ritorno. Gli USA sono preoccupati, ma confidano nelle loro stelle.

Siria.   Della situazione siriana ne ho approfonditamente trattato recentemente e la situazione non accenna a mutare. Le fazioni in campo sono eterogenee e ben decise a non perdere terreno. In mezzo il popolo siriano che ormai é in ginocchio in termini economici e di vita.   Il Paese vive nel limbo. Tutto é fermo. Vive in uno stato messianico, di attesa spasmodica. Le fazioni all’interno della famiglia Assad perpetuano questo stato di cose .Convinte ,come sono ,  di poter superare la crisi.

La Turchia sembra rassegnata a perdere il cuscinetto che la separa dal vicino Iran con tutti i danni ed i problemi che ciò potrà provocare.

Il  musulmano Erdogan dovrà forse ridivenire più laico ,se non vuole finire in una guerra di religione interna promossa dall’Iran. Forse Kemal Ataturk non aveva tutti i torti, visto il contesto geografico del paese, a sostenere una forte laicità dello Stato. Con l’Iran nel mediterraneo le cose cambierebbero per molti e soprattutto per i paesi musulmani che diverrebbero degli obiettivi strategici.

Libia.  Al di là delle recite inutili e menzognere di un cessate il fuoco nel giro di settimane, la situazione anche qui é di stallo. Come avevo già  chiarito all’apertura della crisi  ,senza un intervento di terra Gheddafi resterà al suo posto. La Nato cercherà in ogni modo di ucciderlo. Proposito non proprio in linea con la risoluzione 1937.

Ho i miei dubbi che vi riescano. Il peggio che possa accadere  ; un Afghanistan a 500 km da casa nostra.   Una via mediana : la spaccatura del paese in due. Ma per il governo italiano sarà sempre una “débacle” per incapacità manifesta e conclamata.        La divisione  tra Tripolitania e  Cirenaica lascerebbe nelle mani di Gheddafi l’80% dei giacimenti ed estrazione dell’Eni, che si trovano a 300 km a sud della capitale.

La più probabile a breve : uno status quo nel quale non ci saranno né vincitori, né vinti e l’inutilità dell’intervento militare sarà evidente nella sua irragionevolezza.L’avanzata ed i bombardamenti di ieri sono l’ennesima dimostrazione della strategia militare intelligente di Gheddafi che da buon berbero si ritira per riorganizzarsi ,rinforzarsi e riprendere vigore. Per fine settimana mi attendo delle nuove ritirate dagli insorti, organizzativamente mandati allo sbaraglio!

Egitto. La situazione in Egitto tende sempre più ad assomigliare per certi versi a quella tunisina ,anche se in presenza di forti differenze all’origine. In Egitto l’esercito resta  il “king maker” di  sempre . E’ da questo colosso dai piedi di argilla che vengono date le carte ,nel bene e nel male.                                                                    I fratelli musulmani lo hanno compreso e se ne stanno buoni in attesa di vedere il piatto. Le forze laiche e progressiste procedono due passi avanti ed uno indietro.                               Il vero problema é il lasso temporale. Occorre dare risposte alla fame ,quella sì vera del popolo egiziano che sta vivendo una crisi economica spaventosa. E questa crisi potrebbe rapidamente portare il paese alla guerra civile. L’intelligenza dimostrata dalle élites politiche e militari non é condivisa purtroppo dalle masse . Un’errore e tutta la tela pazientemente tessuta da tutte le forze porterebbe il paese indietro di 20 anni. Una volta ancora.

Tunisia.  Ne ho ampiamente trattato. La dimensione del paese, la sua modernizzazione e capacità in termini industriali e commerciali , la mettono in una posizione di privilegio rispetto a tutti i paesi fin qui trattati.  La questione religiosa non assume qui  toni integralisti. Ennahda non é così preoccupante come vari commentatori la interpretano. L’ élitè dominante é la più laica ed occidentalizzata dell’Africa. Le condizioni affinché qui si realizzi il sogno di una democrazia araba sono riunite.                Ma proprio in questa migliore capacità risiede la difficoltà di far definitivamente passare il paese alla fase di democrazia più evoluta. L’inconscio desiderio da parte di questa borghesia nazionale di voler mantenere qualche privilegio di troppo e non voler pagare il dazio per certi comportamenti e vizi passati.

L’Algeria ed il Marocco.  Due stati apparentemente sfiorati dalla turbolenza generale. E’ tutta apparenza. I servizi segreti e l’esercito di entrambi i paesi sono in massima allerta. In Kabilia la sorveglianza é massima e si temono rivolte. In Marocco si temono infiltrazioni dal sud. Dalla Mauritania e dal Sudan. Tra i due la vera polveriera resta l’Algeria.

Se il governo italiano, tanto si é sperticato nell’affermare la nostra capacità energetica e autonomia operativa, non ve lo avesse detto,  ricordatevi che il 40% del gas usato qui,  l’ENI lo estrae in Algeria.  Se salta l’Algeria il nostro paese si ferma e non riparte più. Neanche con l’amico Putin.                                                                                                                  E l’economia europea si affloscerebbe come un castello di carte sul successivo incremento dei prezzi energetici. North, o south stream saremmo nella palta.

No , non voglio apparirvi un pessimista cosmico,ma farvi ragionare e comprendere quanto noi siamo legati alla sponda sud del Mediterraneo. Altro che clandestini, occorre aprire i cervelli, se occorre ,con  l’apriscatole e non fare discorsi da bar. Purtroppo non é semplice, con ceti dominanti che  a malapena parlano l”italiano- italiano e si riempiono la bocca  di  Magna Grecia, Celti e perché no, tra poco anche di Harry Potter!

Buona vita a tutti.

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