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Dominique Strauss-Kahn at a political rally he...

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Avvertivo il bisogno di disintossicarmi un pò dallo scenario offerto dalla nostra politica interna e dall’accidia che coinvolge tutti noi nei confronti delle più elementari esigenze di buon governo e rappresentanza  . Sono stato colto di sorpresa ,come tutti voi, dall’operazione Geronimo.

Che nell’animo yankee americano viga la legge occhio per occhio , dente x dente é cosa nota e  secolare. La mediatizzazione dell’evento inoltre  denota una potente regia e strategia teleguidata. Spiace che si sia accostato  in questa operazione il nome del capo Apache Geronimo ,valoroso ed indomabile nativo americano, che combatté i colonizzatori con mezzi e uomini infinitamente inferiori  in difesa della sua etnia,  cultura e territorio.  A fronte di un ricco saudita frustrato che ha utilizzato l’elemento religioso per affermare  una visione teocratico – medioevale della società  civile. Quanto poi questo risultato possa influenzare  il voto delle presidenziali è tutto da vedere.

Certo Obama é di gran lunga il politico più istruito mai assurto alla responsabilità della funzione presidenziale. Ma di tycoon del tipo  Donald Trump, oppure Ross Perot , quel paese ne produce a centinaia. Basti vedere le dichiarazioni fiscali dei senatori americani ,mai inferiori a 1.5 milioni di dollari annui.

E questo la dice lunga sulle difficoltà che incontrerà Obama sul piano economico, ove la situazione finanziaria delle istituzioni bancarie, la riforma del welfare che vuole imporre il partito repubblicano in materia di sanità, disoccupazione e riduzioni budgetarie del bilancio del Pentagono provocano delle onde molto alte.

La mia personale visione riguardo a Bin Laden é che in verità fosse già stato eliminato in termini politici ed ideologici dalle rivolte popolari per la libertà e la democrazia che oggi dilagano nel mondo arabo ed in Nord -Africa in particolare. La sua assenza fisica lo aveva reso evanescnete, l’assenza più assoluta del movimento alquadeista nelle rivolte popolari ne aveva decretato la morte politica . Era già evidente che sventolare la tigre Al Quaedà  era un’ottimo strumento demagogico utilizzato a piene mani dai governi locali per mantenersi al potere giustificando in tal modo  la loro politica repressiva interna.

In fondo sembra che siamo un pò tutti sotto tutela. Prima ci difendono dai terroristi, poi dalle reazioni degli stessi terroristi. Purtroppo sembra che i media ci stiano abituando  a questo stato di cose. Che tutto questo appaia normale. Delegare senza controllo, incide sui processi democratici, tende a marginalizzare l’individuo e la sua stessa capacità di partecipazione. I flussi  provenienti dalle piattaforme informative non istituzionali possono modificare e modificano l’assetto di quella “Istituzionale”. Basti pensare a quanto accaduto ed accade nelle sommosse nel bacino del Mediterraneo. L’informazione in tempo reale , da ogni singolo individuo, capace di fornire, anche se piccolissima una fetta di realtà.  Fette che si uniscono e riducono sostanzialmente i coni d’ombra.

Ma siamo ben lungi dall’utopia Mc Luhan. Le risorse ed i capitali in gioco sono elevate. Le grandi testate ; NYT, Le Monde, Times sono oggi in crisi . Gli investimenti pubblicitari privilegiano ormai sempre più altri mezzi. Internet insidia in termini di numero di lettori la carta stampata. Non credo al presidente di Microsoft che s’immagina la fine entro dieci anni dei maggiori quotidiani “in carta”. Non foss’altro che per ragioni demografiche. L’approfondimento resta piacevole e primario se accompagnato dallo sfogliare delle pagine .

Purtroppo sono i giovani che latitano, quando si pensa che oltre il 22% dei giovani laureati italiani non legge neanche un libro all’anno. E che il giornale quotidiano più letto in assoluto é la Gazzetta dello Sport. E’ una tragedia tutta nazionale. Pensate mi trovavo all’estero e per ben tre giorni ho cercato di acquistare un quotidiano italiano. Le Monde, FAZ, Le Soir erano presenti. Unico esempio di nazionalità,  il foglio rosa. Nient’altro, per assoluta mancanza di richieste. Non é questione di distribuzione , poichè le copie oggi sono trasmesse e stampate via telematica. Questo non é un piccolo sondaggio, ma presenta una realtà! Brutta, molto brutta !

Trattando d’informazione mi viene da riprendere un tema che avevo accennato in un blog precedente ; la prossima corsa presidenziale in Francia e la figura di Strauss Kahn. L’attuale presidente del FMI  sembra sempre più accentuare la sua prossima discesa in campo. Anche se la sua sarà una salita. Quanto difficile ,dipende da Hollande ,l’attuale segretario del partito socialista. Sarkò ,il Berlusconi d’oltralpe per modi e comportamenti, è ormai alla frutta. Rischia di perdere contro M.me Le Pen al primo turno. La perdita di consensi presso l’elettorato del suo partito, UMP, è acclarata.

Ma come in Italia, il vero problema non é a destra! E’ a sinistra!  La capacità di questa sinistra francese ,orfana di Mitterand , un pò meno di Jospin, certo non di Fabius , né tanto meno di Rocard,  è recuperare il voto popolare, il voto operaio. Voto che nell’ultima decade é andato ad ingrossare le fila della destra xenofoba e populista di Le Pen (padre&figlia).     Le elezioni cantonali hanno mostrato il rifiuto della politica “finto grandeur” di Sarkò che ha sfacciatamente privilegiato le classi abbienti e minimizzato i problemi economici della grande maggioranza del paese. Negli ultimi sondaggi la figura di Strauss Kahn sembra essere l’unica capace di resistere all’ondata della destra e nel contempo rispondere alle attese dell’elettorato moderato francese che vede in lui un potenziale candidato ,capace di riunire in sintesi la necessità di riforme e tenere a freno la radicalità intrinseca dell’anima del PS francese.

Certo é che l’esercizio di equilibrio richiesto non é da poco. La struttura, la selezione della burocrazia francese é all’altezza del compito. L’Ena resta, anche con tutte le le sue pecche di elitismo e supponenza, una fucina di manager di primo piano. Magari l’Italia potesse avere un decimo di questo serbatoio di tecnocrati. Poi eventualmente capitanati da illustri analfabeti, capaci però di grandi qualità umane come nel nostro dopoguerra . Adesso manchiamo anche dei secondi.

La differenza sostanziale tra la sinistra francese e quella italiana si é rovesciata. Alla forza riconosciuta di  quella italiana ,molto basata sul sindacalismo , e sul riformismo del PCI, poi PDS, rispetto al PCF francese di ieri, sempre minoritario in rapporto al PS ,oggi ,nonostante le difficoltà, la progettualità del PS francese é rimasta inalterata. Fatica a unificarsi per le presidenziali, ma é capace di formulare strategie, battaglie unitarie, in una parola, costruire consenso.

Diversa la situazione italiana ,dove a seguito delle varie scissioni, divisioni e riunioni l’anima del partito, la sua immagine, ha subito modifiche tali da renderlo irriconoscibile. Unico partito socialista che non appartiene all’Internazionale. Diatribe interne e confessionali ininmaginabili in Francia ,dove la laicità del partito e dello stato sono principi fondamentali dell’arco politico e vanto del PS.

Bene , ciò che avevo pronosticato da due mesi é sul punto di avverarsi. Uno spostamento a sinistra dei due maggiori paesi europei ,Francia e Germania, a breve termine , potrebbe modificare la tela della politica europea e quindi anche italiana.

Buona vita a tutti.

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