Crisi economiche e crisi occupazionali


The skyline of Shanghai, China.

Image via Wikipedia

Niente di nuovo sotto il sole. Sì, leggendo le notizie di oggi si può tranquillamente affermare che conosciamo i prodromi di ogni quadrante internazionale che di solito commentiamo. In Cina ad esempio “la serrata”, termine poco usato di questi tempi, perché con il deficit di occupazione esistente nel mondo, il rifiuto di lavoro non é molto praticato. Serrata perché sono le centinaia di piccoli padroncini che fanno la spola tra il porto di Shangai e l’agglomerato extrurbano della grande metropoli cinese  ed il più grande porto del paese che rifiutano di lavorare.

A fronte di un inflazione ufficiale che ,come si indicava nel recente blog, ha toccato il 5.4% ,ma che nella realtà delle cose é realmente percepita oltre il 7%,tutti i prezzi schizzano verso l’alto e tra questi la benzina che ormai sfiora i 5$ a gallone.  Con questi incrementi diventa difficile lavorare con profitto. Tenete in considerazione che fino ad oggi la notizia della serrata in Cina non esiste,nessun organo d’informazione é autorizzato a pubblicarla.

E le autorità cinesi hanno ormai un timore diffuso che possa presentasi un problema simile a quello medio-orientale.    Tanto che anche in Cina si parla  sommessamente di “movimento dei gelsomini” per parafrasare ciò che é avvenuto in Tunisia.

Questa preoccupazione delle autorità centrali e del partito ha un solido fondamento, non solo relativamente all’inflazione che colpisce le derrate alimentari e i prodotti di raffinazione in particolar modo, ma anche nel malcontento popolare dove comincia ad affiorare il sentimento di prevaricazione. La dicotomia di cui parlavo nei blog precedenti,poiché come ovunque l’inflazione mette in evidenza le contraddizioni del sistema. Coloro che sono garantiti dalla loro occupazione ed invece coloro che come i braccianti di una volta   non hanno altra ricchezza che le loro braccia. Solo che quando queste braccia ,o non vengono richieste , o sono costrette a lavorare con salari inferiori ,non riescono neppure ad assicurare il sostentamento.

Vedremo cosa avverrà entro il 25 Aprile. L’economia cinese ha bisogno del più grande porto di Shangai per le sue esportazioni e le autorità intendono sbloccare la situazione ,in un modo ,o nell’altro. Il rischio che si propaghi anche in altri settori é alto. Anche se l’ordine pubblico é assicurato comminando pene detentive decennali a mò di monito per coloro che dovessero disubbidire agli ordini………

L’altro fronte é la situazione del debito sovrano, delle differenze tra Stati e del ruolo delle loro monete nazionali. Del debito USa ho largamente trattato sottolineandone il peso, le difficoltà dovute alla politica interna, ai correttivi richiesti e allo scontro tra democratici e repubblicani che denota non solo un certo imbarbarimento della politica  interna americana,ma anche una lotta intestina tra i sostenitori finanziari dele due compagini politiche . I grandi finanziatori delle    sempre più costose campagne presidenziali americane. La ripresa economica tarda a farsi sentire , al di là  dei vari proclami , l’occupazione ufficiale e reale resta molto elevata e la bolla immobiliare é ancora insanata.

Le quattro grandi istituzioni bancarie del paese continuano “as usual” in una politica espansiva,come se nulla fosse avvenuto ed a macinare utili e profitti distribuendo dividendi agli azionisti alla faccia della situazione finaziaria e patrimoniale del circuito bancario  minore che é oberato dai buchi creati nel sistema. Ed il dollaro a fronte di di tutto ciò non può che erodersi sotto il peso della crisi .  Il sostegno al mercato americano, al consumo per intendersi , é quindi per forza di cose sulle spalle dei cinesi,maggiori esportatori verso quel paese.  Ma anche i cinesi ,come comprenderete , cominciano ad avere i loro problemi monetari con il renmimbi con un’inflazione galoppante e dei costi di produzione che lievitano e riducono i margini.

Da questa parte ,in Europa, l’euro, si trova in una condizione attualmente migliore. Certo   in futuro il rischio che ci si trovi come il vaso di coccio tra due di ferro é alto,ma ciò dipenderà dalla nostra capacità strategica e dalla volontà delle autorità monetarie tedesche di comprendere il ruolo che ad esse oggi spetta di governare la moneta.

Queste ultime hanno,molto più delle altre,il dovere di gestire l’attuale situazione di crisi pilotandola con tassi d’interesse adeguati verso una stabilità ed una fuoriuscita dalla crisi occupazionale nella quale ci troviamo.

La stabilità é legata all’accettazione da parte della Germania di accollarsi un minimo di inflazione che possa permettere al lato sud di non dover incidere sui livelli di vita già bassi con ulteriori ribassi salariali. Altrimenti la forbice,alti salari tedeschi e ribassi in Spagna ,Grecia, Portogallo, Italia condurranno ad una rottura di sistema . Una forbice troppo allargata all’interno del sistema produrrebbe effetti devastanti anche per la stessa Germania che comunque resta il principale esportatore intraeuropeo. Quindi una riduzione significativa della domanda dei suoi prodotti a causa di salari inadeguati , produrrebbe a sua volta crisi economica  interna.

L’occupazione. Questa é l’unica soluzione possibile per fuoriuscire dalla crisi in tempi e termini accettabili. Se la disoccupazione non viene riassorbita in tempi ragionevoli non ci sarà via d’uscita. Non si tratta della sola disoccupazione giovanile,che già di per se stessa pone seri interrogativi circa un’adeguata politica di sfruttamento delle risorse umane per le quali spendiamo ingenti capitali per poi non utilizzarne che parti percentuali irrisorie.

Ma anche della disoccupazione,sempre maggiore,che coglie ultraquarantenni   e cinquantenni con famiglie monoreddito a carico,determinando situazioni sociali sempre più precarie.

E’ quindi essenziale che si faccia fronte a questo squilibrio sistemico con politiche sociali di reale sostegno. Un piano occupazionale coordinato europeo che con peculiari azioni specifiche,paese per paese,riesca a porre nuovamente l’accento sulla centralità del lavoro e generare a sua volta quel virtuosismo  con la crescita della domanda.   Il solo modo per rilanciare l’Europa é rilanciare il suo mercato interno.  L’Italia e la Germania da sole costituiscono circa il 40% dell’esportazioni della UE,ma entrambe hanno nella mancanza endemica e storica di un mercato interno  il loro tallone di Achille. Ma mentre la Germania dall’unificazione tedesca é riuscita parzialmente a ridurre questo “gap” ,l’Italia ha sempre questo grande peso di una   domanda interna inadeguata e sbilanciata. E solo in parte ciò é dovuto al mancato sviluppo del Sud.

Attendiamo che questo governo passi per poter mettere mano a qualcosa di più  concreto che il semplice contenimento del deficit. Questo   tipo di politiche può allungarci la vita ,ma sempre attaccati alla canna dell’ossigeno, mai liberi di progredire e svilupparsi.

Buona vita a tutti .

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