USA: la crisi si vede meglio da Pechino


South façade of the White House, the executive...

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I recenti avvenimenti economici, le considerazioni di Standards&Poor circa l’entità , il profilo,nonché la qualità, dell’immenso deficit americano che ho più volte sottolineato, mi obbligano a riprendere il tema. Del momento politico piuttosto difficile che gli USA attraversano con le continue , quanto inutili, discussioni  sul deficit e sulle riforme, sui tagli da apportare già sapete. Certo Obama sta cercando di non apportare tagli lineari nel prossimo budget, tentando di tagliare il famoso, per entità, budget della Difesa presidiato a spada tratta dai repubblicani e di salvare il sistema, piuttosto limitato, delle sanità per i pensionati. Comunque sia questo enorme buco creato da scellerate politiche repubblicane, Bush & Co, da un sistema bancario privo di seri limiti e verifiche ( Bankitalia in confronto é Fort Knox) che tende a rigenerare se stesso, da un esposizione estera che oggi mette a serio rischio le scelte politiche americane, più della metà di quel debito é nelle mani del governo cinese! E infatti appena S&P ha messo sotto attenzione il debito ,il governo cinese ha richiamato quello americano ad una più seria azione di contenimento.

E Obama sei ore dopo é intervenuto nuovamente per far comprendere ai repubblicani che l’ora della ricreazione é finita!

E’ giunta  l’ora di smettere di fare i bulli, perché grazie a quel gran “red neck” che é stato ed é George W., il cratere aperto sulla finanza americana,  che vinca , o perda Obama, sarà anche il loro. E loro non avrebbero attualmente neppure un ricambio di classe politica in grado di far fronte al problema . E così quei sacrifici richiesti per gli abbienti, oltre i $250.000, precedentemente tanto osteggiati dai repubblicani, passeranno……E con essi altri fondi per rilanciare l’economia, che nonostante il battage mediatico-bancario-imprenditoriale, non ha per niente l’aria di riprendersi.  Per quei tanti analisti da sempre dollaro centrici, certo l’euro non é il massimo, ma oggi a medio termine non c’é partita!

E così andiamo dall’altro capo del mondo per comprendere meglio la congiuntura globale. Sì perché, mentre gli USA e l’Europa arrancano pe far ripartire le loro economie, la Cina sta soffrendo del problema opposto. Vi ricordate,  nel blog di Febbraio vi dicevo che l’inflazione era ed é il maggior problema dell’economia cinese. Infatti già 8 erano gli interventi della loro banca centrale per raffreddare il ciclo negli ultimi 10 mesi. Proprio domenica, a mercati chiusi, la banca centrale ha chiesto alle maggiori banche del paese di accantonare maggiori riserve per ridurre la liquidità che circola nel sistema e dunque ridurre, per quanto possibile, l’ ‘inflazione che ha già raggiunto un tasso annuale dell’ordine del 5%. Sicuramente il tasso é destinato a salire ulteriormente.

Il tasso di crescita del paese é attualmente del 9.7%. Se pensate che in Europa la media é del 1.5% comprenderete  che il differenziale pone dei problemi.

I problemi sono di due ordini. Un’alto tasso inflattivo mette a rischio lo status cinese di campione del basso costo di lavoro e genera difficoltà in quelle società che contano sul suo sviluppo. Dall’altro, se l’economia cinese prende il raffreddore,  molti paesi rischiano la polmonite.

Ma soprattutto rifacendomi al discorso sulla stabilità del “sistema dirigistico ad indirizzo capitalistico”,  l’inflazione mette  a rischio la stabilità sociale.  L’inflazione sta già facendo notevolmente lievitare i prezzi delle derrate maggiormente utilizzate dalle famiglie cinesi; riso, soya, grano ecc. e questa inflazione é la stessa che da Gennaio incendia i paesi arabi per la stessa identica ragione. In effetti mi sarei aspettato che già in alcune regioni della Cina vi fossero delle rivolte. Non é avvenuto, ma ciò non significa che non accadrà nel medio periodo.

Riuscire a tenere in equilibrio  un’alto tasso di crescita e nel contempo mantenere tassi inflattivi bassi é un’ operazione piuttosto difficile.

L’indice dei prezzi al consumo, secondo le statistiche ufficiali, é salito in Marzo a 5.4% ,il più alto registrato negli ultimi tre anni. Il problema é che probabilmente ha già superato  il 6% e quello realmente percepito dalle famiglie é prossimo al 8%.

La decisione presa domenica dalle autorità centrali  di portare il coefficiente  di riserva al 20.5% del cash detenuto dalle banche é il quarto intervento di questo tipo  dall’inizio dell’anno. I prezzi dell’immobiliare stanno rapidamente schizzando verso l’alto. I cinesi in grande maggioranza hanno una bassissima capacità di risparmio, pur in presenza di una forte propensione. La bolla immobiliare sta per scoppiare. E le autorità ne temono gli effetti deflagranti. A fronte dei salari citati nei precedenti blogs, sappiate che in Shangai, la metropoli per eccellenza della Cina occidentalizzata, un appartamanto in zona centrale arriva a $500.000 .  Ma anche fuori dalle metropoli della  Cina abbiente i prezzi sono saliti a tal punto che una casa media supera   circa 30 volte il salario annuale medio percepito in un’area metropolitana.

Gran parte del boom economico é dovuto in effetti agli acquisti immobiliari e alla spesa che ne risulta, di conseguenza in infrastrutture e logistica che il goveno sta conducendo da ormai un decennio. Il business immobiliare é cresciuto del 30%  negli ultimi 12 mesi.  Ora proprio qui risiede il problema .  Molti sono gli esperti che ritengono che la bolla, con l’inflazione in crescita, rischia di collassare con una serie innumerevole di defaults da parte delle piccole banche ,ma anche di banche statali, che  hanno prestato denaro nel periodo delle riforme dagli anni’80.

Il tentativo di accrescere la domanda interna, concedendo incrementi salariali ai dipendenti statali, ha inizialmente avuto un certo risultato. Il disequilibrio tra peso dell’export e l’afittico mercato interno aveva spinto il PCC a varare una serie di aggiustamenti salariali . e questo anche in vista di ridurre l’enorme divario tra la qualità di vita delle arre urbane e quelle rurali. Ma questa politica ha alla fine  accresciuto la enorme forbice che divide il povero dall’abbiente, la città dalla campagna.

Un’ ulteriore problema che aggrava la situazione di controllo del circolante é che in Cina non esiste una vera e propria istituzione  bancaria indipendente ,come la Fed in USA ,o la BCE in Europa, autonoma dal potere politico.   Non esiste un  banchiere centrale, un’organismo vigilante e superpartes .Ma  piuttosto  un comitato tecnico che risponde al segretario generale del partito.

Come vedete , sempre più, per comprendere cosa succede a Washington, occorre guardare a Pechino e così viceversa. Tanto maggiore sarà la instabilità del potere d’acquisto del povero operaio cinese, altrettanto difficoltoso sarà il cammino della ripresa in Occidente.

Buona vita a tutti.

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