LA TUNISIA D’OGGI TRA VOLTAGABBANA E RIVOLUZIONARI


Frontispice du livre : De la Misère en milieu ...

Image via Wikipedia

E’ già da qualche tempo che mi pongo degli interrogativi circa la rivoluzione dei gelsomini , o meglio, come originariamente era definita , del pane. Leggendo la stampa tunisina ,ascoltando gli amici e le loro storie, l’impressione che se ne ricava é che questa recente pagina di storia del paese possa trasformarsi in una sorta di “fado”. Una manifestazione di canzone popolare  portoghese legata alla tradizione, caratterizzata da un sentimento di perdita, d’incapacità irrecuperabile, la famosa “saudade” . Portatrice di una visione melanconica ,intimista del procedere della vita, di tutto quanto avrebbe potuto essere e non é stato!

L’impressione che si ha è quella di una volontà recondita da parte del governo provvisorio, più specificatamente della sua componente di centro , di alcuni ministri di instillare nel popolo un sentimento di paura, una strategia della tensione!

Un evidente tentativo di accrescere l’ansia nei confronti del futuro, delle incognite ,in una parola, di aggravare l’inquietudine della gente  per poi focalizzarla  sulla mancanza di sicurezza e del  supposto incremento di episodi di criminalità.  Attraverso questo “escamotage”, mostrare e riaffermare la tesi secondo la quale solo un governo di centro destra é in grado di garantire il controlllo sulla gentaglia, gli ignoranti, i tunisini dell’interno , les gangs che di notte s’impadroniscono di tanto in tanto dei quartieri abbienti e seminano paura . Il racconto é sempre lo stesso.

Sotto il regime di Ben Alì si giocava la carta della difesa contro l’integralismo, il fondamentalismo, strategia valida sia sul fronte esterno che su quello interno. Oggi  la si  applica al disordine sociale.

La sinistra? No, é troppo comunista! Anche se il tunisino medio non coglie la differenza tra socialismo e comunismo. Gli islamisti? Bestia nera dei centristi …per carità…NO, sono solo degli integralisti , gente che vuole distruggere il paese e così via di seguito….Forse , allora , é meglio la tranquilla quotidianità di miseria e disoccupazione dalla quale ci si é voluti affrancare?

Ci sono già 51 formazioni politiche che sono state autorizzate a presentare le proprie liste per l’elezione dell’Assemblea Costituente.Un  numero già troppo elevato che certo non corrisponde al peso delle forze politiche in competizione. Il futuro ci dirà quali aggregazioni, amalgami, coalizioni andranno a formarsi. E’ già evidente la contraddizione tra numero di formazioni e programmi , piuttosto simili , e le visioni politiche di cui si fanno portatrici.

Un fenomeno degno di riflessione, e che sta prendendo sempre maggior peso, é la crescente dicotomia tra Tunisi ,capitale e grande periferia, ed il resto del paese. Questo centralismo storico é una delle maggiori cause del problema futuro del paese. Una distanza politica ,economica e sociale che stà ampiamente allargandosi e che rappresenta una vera minaccia politica.

E questa dicotomia tra urbanizzazione e campagna non potrà essere ridotta con un processo di emigrazione forzata. Una metodologia politica utilizzata in vari paesi nel passato ,così pure oggigiorno, che la utilizzano come pura valvola di sfogo per l’eccedente domanda di lavoro. La stessa Italia del periodo fascita ha ampiamente usato questa strategia tra il 1930 ed il 1938. Circa 8 milioni d’italiani , su 38 milioni della popolazione dell’epoca, hanno dovuto lasciare il paese alla volta degli USA, di altri paesi europei e dell’Oceania. Ciò che ha permesso al resto della popolazione di migliorare il  proprio livello e  qualità di vita. Ma oggi attuare una tale politica forzosa di emigrazione non é più così facile da attuare e gestire.

Dunque, sembrerebbe che questa “élite” di formazione e cultura francese che per un attimo ha perso la bussola ed il potere di cui ha sempre goduto sin dall’indipendenza e poi durante la dittatura presidenziale di Ben Alì,  intende riprendere in mano le redini del potere, liberarsi di questa massa di giovani in cerca di lavoro ,500 mila , e dei poveracci originari dell’ovest del paese. Tutto ciò per limitare i rischi di ulteriori rivolte, per restare tra persone educate ed istruite che si sono arricchite durante il periodo Ben Alì , e che di quel periodo conservano di fatto i benefici , se non i privilegi.

Ma anche qui c’é un ma…..Il loro paese di riferimento la Francia li ha traditi. Loro , abituati a completare i loro studi universitari negli atenei francesi ed a sentirsi equivalenti, oggi assistono a un volta faccia. Non vogliamo altri tunisini migranti economici in Francia, questa é la dichiarazione delle autorità, solo la loro buona borghesia per continuare a fare affari come sempre. La buona borghesia nazionale che funziona da catena di trasmissione. Sarkò ,il presidente ungherese, immigrato di ultima generazione, non vuole più maghrebini. Bisognerà che questa élite cambi opinione in rapporto a questa Francia non più tanto liberale e tanto meno di accoglienza. Neo-colonialista e un pò matrigna aggiungerei.

Comunque sia, mi sembra che un risultato con questa trategia della tensione sia stato già   ottenuto. La piccola borghesia urbana é già impaurita. Ed il cambiamento nel paese va facendosi sempre più difficile.  Sembra incredibile che un paese che fino a tre mesi fà disponeva di 130.000 poliziotti tra quelli in divisa ed in borghese, di un dispositivo di sicurezza praticamente impermeabile, oggi sia incapace di fornire un minimo di ordine.

Dove saranno finiti i 130.000? E’ vero, circa 9000 carcerati sono stati liberati e sicuramente un migliaio é arrivato anche da noi, ma …..allora come é possibile che già due ministri degli interni abbiano rassegnato le dimissioni e niente sia cambiato? E la supervisione dell’esercito?

Il vero problema mi sembra  sia la diversa sensibilità politica verso  le grandi riforme che il paese attende .E che non siano vissute come priorità dal 5% della classe al potere. La redistribuzione delle ricchezze, una maggiore equità sociale, il familismo imperante che condiziona in realtà la vita socio-economica del paese , le opportunità di lavoro legate alle conoscenze,alle raccomandazioni, ai soliti sistemi di avanzamento ………..

In una parola, tutto ciò che dovrebbe cambiare nella società tunisina e che ora rischia di non vedere la luce. Se nel corso dei prossimi 12 mesi , e cioé tra luglio 2010,mese per le elezioni all’Assemblea Costituente e aprile 2012, mese nel quale dovrebbero aver luogo le elezioni politiche, le riforme tanto attese non prenderanno il volo ,beh allora il cambiamento non avrà luogo.

Intendo affermare che il cambiamento potrà verificarsi solo se una parte della popolazione pagherà un piccolo prezzo. Il prezzo per aver potuto vivere al di là dei propri mezzi ed aver potuto approfittare in un modo ,o nell’altro del sistema precedente. Se questo prezzo non sarà riconosciuto e pagato,  allora la rivoluzione sarà lettera morta.

A parte il primo ministro Mr. Essebsi che ha un ruolo di garanzia, l’impressione é che tutti i ministri stiano promuovendo le loro formazioni in fieri, non dimissioneranno ….Al di là delle voci di strada, non credo proprio che il partito islamista raccoglierà più del 18% dei voti per l’Assemblea. Anche se poi si vuole accreditare l’idea che i propositi, oggi democratici, di questa formazione, domani potrebbero mutare e divenire pericolosi.

Personalmente ritengo che il rischio maggiore per un reale cambiamento derivi piuttosto da questa borghesia nazionale, composta dalle libere professioni, imprenditori , commercianti, dirigenti d’impresa , residenti nella capitale, o nei suoi quartieri più esclusivi, che rappresentano al massimo il 5% . La stessa classe socio-economica che durante l’ultimo decennio ha goduto del sottoprodotto del sistema Ben Alì senza dire , né fare alcunché ,men che meno contestare!

Ora cercherà di canalizzare l’insoddisfazione popolare per giustificare, ancora una volta, la propria centralità nella direzione politica del paese.Credo, contrariamente a quanto scrivono i quotidiani governativi, che reclamano una maggiore presenza di partiti centristi ,che  per attuare veramente le riforme necessarie occorra una coalizione politica capace di condurre a termine questo obiettivo strategico.

Il centrismo che intravedo al momento è una riedizione edulcorata del vecchio RCD. Composto dallo stesso entourage, dallo stesso ceto socio-economico di prima che non muterebbe granché.

Affinchè il profumo del gelsomino possa realmente spirare sul paese occorrerà spiccare il volo e riporre fiducia in coloro che non sono stati troppo adiacenti al precedente regime.

Buona vita a tutti voi . Inchallah ( inteso come augurio ,in senso puramente laico!)

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