Euro: il futuro della moneta unica.


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Molti i quotidiani ,specializzati e non, che ultimamente trattano il tema euro e le sue vicissitudini ,sia in relazione alle votazioni avvenute recentemente in Germania ed in Francia, sia in rapporto alle difficoltà finanziarie di alcuni paesi europei, per non parlare infine delle crisi e conflitti in Nord-Africa e Medio Oriente.

Molti osservatori hanno una vera e propria ossessione verso i deficit e la capacità di onorare i debiti di alcuni stati. Ne comprendo le ragioni.  Ma allora, quanto a capacità di rimettere ai propri debitori, lo Stato che, in questo preciso momento ,a me sembra più a rischio sono gli USA. Il loro deficit é imponente. La ricchezza patrimoniale di cui dispongono non copre neanche il 35% del debito presente ,per non parlare di quello futuro.

Democratici, o repubblicani il deficit USA necessita un’attenzione molto accurata e non giustifica, al momento , alcun ottimismo.  Non per niente Obama a fini politici interni delega l’intervento in Libia agli europei per tacitare l’elettore americano medio che ormai di finanziare guerre non ne vuol più sapere. Tra Cina ed emirati del Golfo quel deficit é nelle mani di quei paesi per oltre il 60%. Ma per il mondo della finanza da decenni abituato a ricorrere allo stellone a stelle strisce é un tic atavico. Gli stessi risparmiatori in mezzo mondo sono abituati a vedere nel biglietto verde il rifugio per eccellenza.

No signori , non é più così. Tutto sta cambiando. Ed anche molto più rapidamente di quanto lo si percepisca. Basti vedere lo stato pietoso delle prime 10 banche americane , Bank of America in testa per non parlare di City, o JP Morgan……Gli stessi governi oggi non hanno più il potere che ancora credono di avere sul mondo……Certo direte voi ,ma allora? Beh ,l’euro non sta bene ,forse , ma certo  il dollaro non sta meglio! Vi è la necessità di un’armonizzazione della fiscalità europea. Occorre una maggiore solidarietà tra i partners in tema di politica intraeuropea.Ci si deve applicare ed investire sul mercato del lavoro per generare più ricchezza e maggiore redistribuzione per accelerare il processo di armonizzazione e omogeneizzazione delle aree meno sviluppate. Sicuramente….

Ma l’euro é un risultato esaltante per tutti i cittadini europei perché attraverso questa moneta si sentono uniti. Forse l’etica protestante tedesca male si concilia con il perdonismo cattolico, in termini di spese e deficit dei paesi mediterranei Grecia ,Portogallo,Spagna ed Italia.  Ma forse sarebbe bene ricordare a questi puristi che questi prestiti sono rimborsati ad un tasso che proprio amichevole e disinteressato non é , 6%! Che senza quei mercati e sbocchi tutti starebbero molto peggio….

Inoltre é bene ricordare ai tedeschi stessi che il rimborso dei  prestiti alle banche irlandesi, portoghesi, greche, spagnole sono proporzionali al PIL dei vari paesi. Ma che in realtà la disamina di quei prestiti mette in luce una ben diversa situazione. Nei confronti del caso Irlanda ad esempio i due principali creditori sono in primis banche inglesi e in seconda posizione quelle tedesche. Ovvero del buco di oltre 1000 miliardi di euro, su 165 di PIL annuale di Dublino  ,un valore pari a circa 500 miliardi é nelle mani di questi due paesi . Ma questo fardello in realtà viene diviso dai 17 prima e per restante parte dai 27.

Non mi pare equo.   Il rischio  dovrebbe essere suddiviso tra coloro che lo hanno accettato per lucro. Non suddiviso tra tutti i paesi e quindi anche tra coloro che  non hanno avuto neanche un minimo beneficio dal prestito. Per inciso quello italiano  per l’Irlanda é di poco inferiore ai 70 miliardi ed appartiene alle deu maggiori Unicredit e Banca Intesa. Ma l’Italia ne risentirà in misura più che proporzionale.!

L’obbligo della flexisecurity su modello nordico,le regole di contenimento della spesa, gli obblighi vincolanti per il consolidamento e convergenza, nonché di riforma strutturale dei deficit, l’aggiustamento oltre il mezzo punto percentuale ogni anno per i paesi che presentano deficit superiori ……. Tutte queste misure e quelle che saranno prese nel corso dei prossimi 12 mesi mettono l’euro ed il suo mercato 420 milioni di consumatori/cittadini al riparo da ulteriori crisi sistemiche. Ciò non significa che la speculazione non avrà più modo d’incidere….No, ma  potrà mettere meno facilmente a dura prova il sistema.

Bisogna avanzare più rapidamente sulle liberalizzazioni ; professioni, concorrenza di servizi, adempimenti burocratici. Cioé maggiori libertà per i cittadini comunitari.  Parafrasando Cavour,ma preferendo Garibaldi , ora che le merci sono libere di circolare, facciamo circolare ed insediare ovunque desiderino i cittadini europei per accrescere la concorrenza e diffondere maggior benessere. 

Mi viene in mente a questo proposito un testo di Tonnies : Comunità e società.  Ripreso ed approfondito successivamente da quel grande sociologo tedesco che é Max Weber.  I due concetti di Gemeinschaft e Gesellschaft.   La prima intende per comunità un insieme di individui che interagiscono tra loro in maniera coesa e compatta e che hanno idee convergenti basate su un concetto solidaristico.  La seconda per società  un insieme di individui più complesso,meno coeso,che si suddivide a sua volta in altri insiemi formando quelle che in gergo moderno sono le classi,ovvero la stratificazione sociale che per sua natura ha interessi divergenti . Ecco questa distinzione fondamentale ben si adatta alla situazione europea attuale. 

Siamo divenuti un complesso di società interdipendenti tra loro che parzialmente si riconoscono in principi fondamentali diffusi. Non siamo ancora quella Comunità Europea che oggi vorremmo per i nostri figli. Se ciascuno sta per proprio conto, di fatto produce uno stato di tensione contro gli altri. E’ il puro discorso del “do ut des”. Nessuno vorrà concedere qualcosa se non riceverà qualcosa di similare in cambio. I prossimi 10 anni ci diranno se la Comunità Europea diverrà realmente tale. Per realizzare questo la moneta é importante, e le legislazioni possono certo aiutare questa evoluzione.

Ma sono i governi, le entità statuali che devono apprendere e decidere lentamente di dissolversi.  Questa dissolvenza in un corpo più grande può avvenire federandosi, o  confederandosi ,ma  necessita di una volontà politica ben precisa.  Ecco questa é la volontà  che é affidata ai “decision makers” di domani . La classe dirigente europea di oggi non é ancora in grado di fare questo passo perché non ne ha la cultura necessaria.! Ma il tempo stringe ed i governi cambiano molto rapidamente ,salvo che in Italia dove tutto rimane sempre come prima…..

Buona vita a tutti

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