CONTRADDIZIONI !


Map of the Arabic Peninsula, displaying Saudi ...

Image via Wikipedia

E’ quanto mai strano che gli occidentali,manifestamente a parole, di buona volontà , poco abbiano detto, o fatto  circa l’intervento di repressione messo in atto in Bahrein dall’Arabia Saudita,o per quanto avviene in Siria, Yemen, Oman, Kuwait.

Un’interventismo su cui in principio sono partecipe e d’accordo se fondato sull’evoluzione progressiva dagli attuali  regimi a sistemi democratici.Ma oggi si tratta , a me sembra, di un interventismo che potremmo definire a corrente alternata.  Certo gli USA con la presente crisi economica e la profonda divisione tra repubblicani e democratici vivono uno stallo sia in politica estera, che in ambito domestico. Obama si trova a confrontarsi con un Congresso a maggioranza ostile e deve cercare di portare in porto almeno due delle riforme che ha promesso. Il  taglio del budget militare proposto da Obama non é passato.   I repubblicani sono da sempre i grandi sponsors e nel contempo  fruitori dell’immenso flusso di denaro che viene immesso in varie forme in quel complesso militare- industriale  che hanno reso gli USA gendarme del mondo. 

Lo stesso rinnovo del suo mandato presidenziale lo pone in una posizione delicata. Dalla sua ha la fortuna di non avere un oppositore di rango.  Sara Palin é la macchietta di una amazzone del 20 secolo,o meglio di una casalinga in preda ad una crisi di nervi . L’unico candidato che oggi possano opporgli é un immigrato cubano divenuto senatore in Florida alle recenti elezioni grazie al denaro della moglie ed al supporto della comunità cubana.

Tutto ciò per dire che se già da prima l’interessse era scemato ancor più oggi  gli Usa non sono più interessati all’Europa ed al Mediterraneo. Sono in realtà dipendenti dallo scacchiere arabo. Tutta la penisola arabica é in subbuglio. E le varie dinastie, che si trovano al potere dal 19° secolo, sono in braghe di tela. Il problema é che tutte queste tribù familiari  posseggono circa il 35% del debito americano che va crescendo di mese in mese.

Dopo la Cina questi signori detengono il futuro degli USA. E l’invito pressante  rivolto agli altri governi, Egitto,Tunisia, per rispettare i moti popolari ,Obama non può rivolgerlo ai suoi finanziatori . Ed allora Re Abdullah e il suo omologo del Bahrein , la dinastia degli Al Khalifa, possono tranquillamente intervenire con massacri sulla popolazione civile e nessuno oserà alzare la voce. Lo stesso dicasi per Oman e Kuwait.  Questo é in fondo il significato di una politica estera fondata sui  distinguo …….

Ma nel contempo anche nei confronti della Siria , stato dittatoriale per eccellenza, non pare che si voglia intervenire lasciando che le manifestazioni facciano il loro corso e che la repressione compia il suo macabro compito. Nel mio blog di ieri trattavo degli interessi che i diversi paesi hanno in questa operazione;Francia e  GB in testa  . Ma il problema di fondo é che questa rivoluzione in atto in quasi tutti i paesi arabi che si affacciano nel mediterraneo era prevedibile. 

Il perché di questa affermazione  é comprensibile, oggi come ieri, se si prendono in esame i dati demografici. La demografia é l’unico fattore che pone la politica di fronte alle  proprie responsabilità e scelte . Si sapeva già che il tasso di crescita della popolazione in tutti i paesi della fascia sud del Mediterraneo avrebbe condotto ad un empasse di proporzioni insormontabili. Oltre 2/3 di questi paesi ha un’età media di 27 anni. Istruiti e volenterosi questi giovani emigranti non cercano altro che un’occupazione, di realizzare se stessi. Al di là delle dittature che li governano da anni, e che in parte sono state mantenute al potere per interesse,paura ,o ignavia  da quelli stessi occidentali che oggi  sembrano risvegliarsi dal sonno etico morale che li ha avvolti per decine d’anni.

Il regime siriano da Hafez Assad che prese il potere nel 1970  e dal 2000  di suo figlio Bashar é forse il più barbaro e cinico, persino di quello di Gadhafi. Basato su un regime poliziesco interno ed esterno ha provocato  di migliaia di morti. Secondo le maggiori organizzazioni umanitarie più di 20 mila siriani sono spariti in 30 anni. I principali oppositori al regime sono stati uccisi dalla polizia segreta in Francia, GB, Germania. 

Nello Yemen decine di persone sono uccise ogni giorno,ma il presidente Saleh non intende affatto andarsene. In Oman si manifesta da settimane,ma il sultano Qabus  al potere dal 1970 è inamovibile grazie al potere su cui può contare.

Ecco che allora l’Occidente si trova a dover risolvere alcuni interrogativi etico morali molto complicati. La Libia sì,e gli altri paesi no?! I governi dei paesi del Golfo sono tutte monarchie assolute. Ed hanno capito che devono schiacciare  questi moti alle origini, sul nascere. Sottovalutarli, o peggio cercare di controllarli é un rischio che non vogliono correre. Tunisia ed Egitto  ne sono un esempio.

Questo costitutisce un profondo imbarazzo che rischia di divenire sempre più evidente man mano che le rivolte prendono piede. Rivolte che nei paesi del golfo hanno un movente non generazionale e di occupazione, ma decisamente religioso. La larga maggioranza sciita é stanca di non godere neanche dei minimi diritti civili . Chiede una monarchia costituzionale che sappia garantire anche alle minoranze un minimo di diritti! Ma evidentemente questi regimi non sono pronti per la democrazia a casa loro, ma sembrano apprezzarla altrove.

Nel loro unico modo d’intendere e volere, il  Re Abdullah ha appena offerto un piano di aiuti di 93 milioni di dollari. Nello stesso momento il ministero degli interni vietava le proteste per strada! Il denaro resta l’unico metodo per mantenere un paese soggiogato al suo volere. Fino a quando?

Ecco che allora l’Occidente tutto deve seriamente cominciare a mettere a punto una seria strategia che possa offire il massimo impegno. Vedere questa migrazione come un fattore positivo. Nel contempo, attraverso le istituzioni presenti, occorre cercare  di offrire il massimo impegno . Come affermavo non occorre assumere ruoli . Occorre valutare un progetto a tappe che possa condurre quelle dinastie fuori dal baratro dove esse stesse stanno  cacciandosi.  Supportarle in cambio di mutamenti radicali nella gestione politica.

Tutto ciò per non trovarsi tutti quanti in un mondo molto,ma molto più duro e rischioso!

Buona vitaa tutti.

 

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