Italia, chi siamo? Ma soprattutto dove andiamo?


Brutti, sporchi e cattivi

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Cominciamo con una serie ,piuttosto lunga di dati statistici che offrono uno spaccato della società italiana, di quello che siamo, o spesso crediamo di essere.La percezione spesso fà brutti scherzi. 

Contraddizioni e chiaro scuri si sprecano. Istruzione; il 46% della popolazione tra i 25 e 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza media inferiore. A questi si aggiunge un 14% che possiede la sola licenza elementare.   Nonostante questo poco invidiabile dato , siamo al 21° posto nella UE per spesa pubblica in istruzione e formazione.  Tra i 27 paesi che compongono la UE abbiamo il record di giovani tra i 15 ed 29 anni che non lavorano, non studiano e non stanno neanche cercando di imparare a farlo. 19,2% dei giovani si trova i questa triste condizione. Altrettanto si può dire per la spesa per cultura in percentuale sulla spesa globale : 24° posto in UE.

Ed il bello è che viviamo in un paese che conta 144 anziani ogni 100 giovani. Incredibile, se si pensa al Nord Africa ,dove lì é vero che la disoccupazione giovanile é endemica in ragione della  percentuale dei giovani sul totale popolazione (oltre il 55%).  Ma qui da noi  non ci riusciamo con oltre 1/3 degli italiani oltre ai 55 anni . Una disoccupazione giovanile che non ha eguali in Europa!!!! Un egoismo ed individualismo che continua ad essere tratto nazionale. Non si tratta solo di Stato ,di pubblico,ma anche e soprattutto di privato. E’ l’investimento privato che soprattutto manca all’appello della crescita, dello sviluppo. S’investe in mattone ,in immobili e così il denaro non circola e serve solo a cementificare il paese , a renderlo sempre più invivibile.  Il colmo é che non vi sono ragioni demografiche per un tale investimento. 83% delle famiglie possiede la prima casa ,43% ne ha una seconda ,19% una terza! Nella grande Germania, che oggi celebra forte sviluppo, mentre in Italia siamo al palo e ci resteremo. Le famiglie tedesche che possiedono la prima casa sono il 47%!!!Quasi la metà in rapporto a noi.

In compenso possediamo più di 3 auto ogni 5 abitanti,  secondi in Europa solo dopo il Lussemburgo. Ma certo non si può confrontare 60 milioni di residenti con una  Stato città.   E ciò la dice lunga sulla propensione nazionale al consumismo, al falso valore esterno di status sociale. Un dato che gli italiani dovrebbero imparare a vedere come parametro certo della loro situazione sociale é il tasso di occupazione . Non quello di disoccupazione. Perché quest’ultimo é inficiato da una serie di variabili incontrollabili ; lavoro nero, contabilità diverse tra disoccupati,cassa integrati regolari ,in deroga , in mobilità ecc. Quando si legge nella statistiche ufficiali il dato 8.6%,  sappiamo tutti che si tratta di un dato ad uso e consumo politico.  Il tasso di occupazione é invece dato certo!   E resta fermo al 44.6%!!!Pensate che secondo gli obiettivi del trattato di Lisbona doveva raggiungere il 70%! Questo è il vero “gap”  rispetto all’Europa.  Anche in funzione del fatto che la popolazione femminile, che é maggioranza nel paese, 51.4%,  lavora solo nella misura del  46.1%.             E tutto questo in un paese che occupa il 3° posto nella UE per numero d’imprese ogni 1000 abitanti.

Cioé un paese con una struttura produttiva atomizzata, frammentata, non in grado di generare sufficiente profitto e ricchezza per sé e per il sistema per poter crescere dimensionalmente ed affrontare le sfide che ci attendono. L’impresa media in Europa conta almeno 150 addetti. Da noi 80! Non si fà ricerca senza fondi .Non si accresce la produttività senza investimenti . Non si cresce senza investimenti immateriali ,cioé in risorse umane. Finita la logica del piccolo é bello!  Oggi piccolo é solo fragile e strettamente dipendente….dalla congiuntura e dal credito bancario! Quanto al dualismo nord sud  é ridicolo il far credere ad una separazione.   Senza il sud, inteso come mercato, il nord non avrebbe sbocco per i propri prodotti e merci. Al contrario, invece di cercare di far diventare il sud la California ,o la Florida d’Europa , noi lasciamo abbandonato il turismo e le infrastrutture di cui ha bisogno per decollare.  E pensare, abbiamo il primato per Siti Patrimonio dell’umanità nel mondo , ma praticamente non sfruttato a dovere con una seria  logica costi/benefici ! Anzi il budget governativo per la cultura  é stato  ridotto praticamente a zero . In effetti, se pensate, al ministero del turismo noi abbiamo nominato una Brambilla.

Come ha giustamente osservato il Presidente Napolitano occorre investire nei giovani se vogliamo avere un futuro.  Oggi la popolazione residente cresce esclusivamente grazie alla dinamica migratoria ,6,02 per mille abitanti.  Quei giovani tunisini che possiedono diplomi di scuola media superiore ,che hanno in sé voglia di riuscire ,di competere, si trovano di fronte ai nostri giovani che al contrario sulla cultura non hanno investito e che mancano delle motivazioni necessarie per migliorare le loro condizioni.

E veniamo “ai vecchi”.  Sì perché sono i giovani e gli anziani i veri protagonisti di questa Italia. I primi sono quasi costretti dalla condizione di subalternità economica a vivere fino a 34 anni in casa con i genitori  ,6 su 10 !!!   Il tasso di disoccupazione giovanile  é del 29.4% ,il più alto in UE  (25°posto UE).  Gli anziani ? Incredibile,ma vero  gli anziani sono sempre più felici e soddisfatti .

Ecco il paradosso di questa Italia. Per loro la vita é migliorata! E’ vero hanno lavorato, ma con una serie di garanzie di cui  i giovani di oggi non hanno idea e di cui non resta traccia. Hanno goduto di stipendi molto superiori alle loro reali capacità culturali se confrontate con oggi. Percepiscono oggi  pensioni che , seppur basse, hanno avuto  in media da un’età molto inferiore a quella oggi richiesta..I giovani italiani hanno livelli d’istruzione più elevati rispetto al passato,ma  non trovano posto sul mercato del lavoro. E qualora lo trovino percepiscono retribuzioni ridicole rispetto a tutti gli altri paesi europei avanzati con cui ci confrontiamo. Media europea di salario d’entrata è 1250 euro. In Francia,  in Germania esiste il salario minimo garantito. Ovvero, non si può percepire meno di quanto stabilito per legge per quel settore merceologico.

La flessibilità da noi ha prodotto solo ulteriore disoccupazione, non avviamento ed introduzione al mercato del lavoro ,solo incertezza nel domani. Ha solo funzionato come  forte disincentivo e demotivazione per i giovani! Per non parlare dell’effetto boomerang sui consumi persi,  sul fatto che in tal modo la domanda di beni e servizi provenienti dalla quota delle nuove generazioni  si é  in termini  valoriali più che dimezzata.  Purtroppo i giovani di oggi vivono una condizione psicologica ed economica molto peggiore  dei loro padri, quando questi ultimi avevano la stessa età!  Al di là delle considerazioni becere ed idiote della Lega, sappiamo già che l’Italia di domani avrà necessità di almeno altri 4 milioni di giovani immigrati! Perché?  Semplicemente perchè da oggi al 2051 la popolazione degli ultraottantenni raddoppierà…..sarà del 14% ,contro il 5% di oggi.  Saremo circa 2.5 milioni in più ed avremo bisogno di immigrati per far funzionare il paese. La spesa sanitaria, per la quale oggi siamo al 10° posto, tenderà ad aumentare notevolmente. Secondo l’OCSE ,dati di ieri, siamo ,dopo il Giappone ,il più vecchio stato al mondo!Spendiamo il doppio della media europea in pensioni 14.1,contro il 7.2. Solo 2.6 persone in età lavorativa tra 20/64 anni. Nel 2050 le persone in età lavorativa scenderanno a 1.5 .

Ecco che allora dovremo concentrarci sui fattori positivi. Smetterla con discussioni sterili e spesso stupide.  Se vogliamo contare di più in Europa e nel mondo, dobbiamo essere e mostrarci uniti , seppur nelle diversità. La Padania,  un’illustre cazzata , proposta da poveri di spirito che dovrebbero, in un paese serio, tornare alle scuole serali dalle quali al 70% provengono. In economia puntare sui giovani ed il loro recupero in termini occupazionali per accrescere la domanda interna con salari adeguati per far ripatire lo sviluppo.

Strategicamente la classe dirigente di questo paese oggi dovrebbe andare a casa per inadeguatezza culturale e politica. Da sempre, come paese manifatturiero, secondo solo alla Germania abbiamo sempre seguito il trend tedesco .Proprio oggi i dati economici tedeschi sono all’apice dalla loro unificazione , i nostri sono tra i peggiori. Si é rotto un’incantesimo?No ! Semplicemente i nostri imprenditori ,ed i politici che sono oggi loro subalterni, hanno deciso circa  dieci anni fà di perseguire una scelta strategica di bassa qualità di merci/prodotto e conseguentemente di bassi salari! La Germania al contrario ha fatto la scelta diametralmente opposta  ,alta qualità accompagnata  da alti salari.  Il risultato é davanti ai vostri occhi . Assenza di una seria politica industriale e di interventi privati consoni alla 8potenza economica mondiale.  Non sono certo i lavoratori italiani di ogni ordine ,grado,regione, i responsabili di una tale débacle. Ma anche quei piccoli e medi imprenditori che invece di reagire e ragionare con le loro teste hanno seguito i “grandi imprenditori”, i loro media ,che oggi si trovano con il culo per terra! Restare troppo lungo sul   carro del vincitore temporaneo é una brutta  abitudine del paese….!

Buona vita a tutti. Viva l’Italia.

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