MAGHREB E MEDIO ORIENTE, LA SITUAZIONE PAESE PER PAESE AD OGGI!


Nothern Africa under Roman rule.

Image via Wikipedia

Contrariamente a quanto atteso e descritto ,talvolta con dovizia di particolari inesistenti, il ruolo di Al Quaeda e la sua presunta presenza nei vari paesi, teatro delle rivolte che si sono succedute fino ad oggi è profondamente ridimensionato.                                                                                    Persino l’infiltrazione sembra non essere riuscita.

E’ evidente  che nei vari paesi della sponda sud del mediterraneo sono i popoli che hanno preso in mano il loro destino. Ed uno degli aspetti fondamentali sul quale occorre intervenire è proprio il supporto ,il sostegno che in primis l’Europa ,ma anche gli USA, devono dare a questo capovolgimento in positivo della società araba nel suo complesso.

Occorre soprattutto evitare che si formi, nei vari paesi coinvolti, un vuoto di potere. Perché in tal caso, e solo allora, si potrebbe venire a creare un mix di frustrazione e d’immobilismo capace d’innescare una rivolta di tipo fondamentalista. Fortunatamente fino ad oggi da parte delle istituzioni,anche se con difficoltà, si è assecondata la rivolta con intelligenza e controllo a distanza. E le parti politiche hanno saputo gestire le masse con capacità.

Vediamo adesso Paese per Paese la situazione ad oggi:

TUNISIA . Il nuovo Primo Ministro del governo ad interim,politico dell’era del fondatore della Tunisia moderna, Bourguiba,dopo le dimissioni dell’uomo di Ben Alì ,Ganhouchi,ha preso in mano le redini della situazione.Ha integralmente rimaneggiato il vecchio apparato dei servizi segreti interni,ha nominato nuovi leaders tra i sei nuovi ministri del suo gabinetto e mantenuto nei ministeri chiave le personalità in carica.                Un mix positivo di esperienza e capacità e rinnovo generazionale delle élites dirigenti. Oltre all’afflusso incessante di profughi dalla Libia,problema logistico grave,deve rapidamente mettere in piedi la riforma costituzionale e preparare le migliori condizioni per le prossime libere elezioni!

LIBIA . Gadhafi é ancora al potere in un 5° del territorio e dispone di mezzi e mercenari in grado di mantenere lo status quo per settimane, se non mesi. Attraverso bombardamenti aerei è in grado di controllare uno dei due punti nevralgici di esportazione del petrolio e di fatto dell’unica risorsa del paese.  Delle 4 tribù che da sempre controllano il paese ne controlla una ,che è anche la più ricca, oltre a controllare  metà della Tripolitania.                        Una divisione del paese in due è impensabile a medio-lungo termine.     L’Italia rischia di perdere tutta l’influenza esercitata in questi ultimi 30 anni.Gli stessi nostri interessi sono oggi ad alto rischio. Inglesi e francesi sono ansiosi di sostituirci.Un intervento via terra ci spazzerebbe via!               Solo una no fly zone ed  un intervento capillare sulle tribù della Cirenaica e del sud può mantenerci nel limbo.

EGITTO.  Dal vaso di pandora egiziano sta uscendo di tutto. In primis le carte che provano il coinvolgimento dei servizi segreti negli attentati compiuti a Sharm el Cheick. L’esercito sembra mantenere il controllo della situazione ed il nuovo primo ministro ottenere quel supporto popolare imprescindibile per poter governare la situazione. Le risorse economiche del paese sono scarse ed occorre un grande sforzo per cambiare rapidamente le prospettive di vita del popolo.L’atteggiamento ed il supporto occidentale e degli israeliani sarà essenziale affinchè le riforme avanzino e all’interno dell’esercito non monti l’idea di una scorciatoia antidemocratica.                       Una cinquantina di ufficiali sono stat arrestati mentre distruggevano documenti compromettenti.Quindi una lotta interna é in atto.

GIORDANIA. In questo stato cuscinetto la situazione é meno grave,ma i media del paese hanno più volte richiesto la fine del regime di controllo e filtraggio delle notizie.  La presenza maggioritaria di rifugiati ed esuli palestinesi rappresenta un punto debole per la politica del re. La moglie Ranja rappresenta di fatto il legame insostituibile con la parte di questa popolazione e riesce a mantenere in piedi un difficile equilibrio interno.

MEDIO ORIENTE

BAHRAIN. Migliaia di cittadini sciiti che rappresentano la maggioranza nel paese continuano a manifestare contro il regime nelle strade della capitale Manama.Alla famiglia regnante, sunnita, alla quale viene richiesta una monarchia costituzionale, e non più assoluta, non sembra essere pervenuto il segnale dell’amministrazione Obama,di lasciare il popolo esprimersi senza repressioni. Decine i morti.La V flotta americana ha base  in questo stato ricco e lillipuziano. Prima ,o poi, o ottengono una maggiore libertà ,oppure se la prenderanno,creando ulteriori problemi di geo-strategia agli USA.

YEMEN. Le forze di opposizione al presidente Saleh hanno rifiutato l’appello ad una conferenza di negoziato. Da 32 anni al potere la sua permanenza  é a forte rischio. Le proteste e l’incapacità di dare risposte serie all’opposizione in quanto a riforme ,crea le condizioni per uno scontro finale a breve.

SAUDI ARABIA.L’imam sciita recentemente arrestato per aver osato richiedere una monarchia costituzionale ,e che ha sollevato varie rivolte nel paese é stato liberato.Ma la situazione politica é aperta. Non nei termini del Bahrain,dove il rischio della caduta della famiglia regnante è presente. Qui il potere del re Feisal  é ben maggiore.Ed il ruolo guida ,in termini economici del paese, nei confronti dell’intero Golfo é indiscusso.

In merito ai paesi medio-orientali un’aspetto politico-sociale ed economico poco sottolineato ed approfondito dai media occidentali é un’elemento di tutto rispetto per comprendere le forze e gli interessi in campo.

In quasi tutti dal Bahrain,all’Oman,al Kuwait ,Arabia saudita,Irak il potere é oggi nelle mani di re, o presidenti sunniti.  In paesi ove la maggioranza della popolazione é sciita.    Quindi uno degli aspetti essenziali é una discriminazione prima economica e poi , solo successivamente, di fede.       Ciò che oggi rende le minoranze sunnite al potere a rischio é proprio la iniqua distribuzione delle ricchezze enormi di questi paesi ,nei quali il potere assoluto é esercitato ormai da decenni in termini senza eguali.

Questa prevaricazione ha origini multiple. In primo luogo dal livello di istruzione e cultura che da secoli i sunniti hanno sempre avuto rispetto agli sciiti.   Questi ultimi hanno da sempre costituito la classe contadina, la classe artigiana. In questa visione si colloca il discorso fondamentalista che, per fare un esempio non comparabile,ma calzante, al pari del marxismo dei primi anni del novecento faceva leva sul concetto di lotta di classe per modificare l’assetto sociale dei paesi europei. E’ altresì evidente che pur se  classe meno abbiente ,in questi paesi essi godono comunque di condizioni economiche buone. Ed allora la distinzione tende a spostarsi sulla fede. Ma non come tema teologico,bensì con connotati puramente ideologico-politici!

Questa è ad oggi la situazione …..Una condizione in estremo sviluppo ,un “working progress” dove certi paesi ,si pensi alla Tunisia, sono certo in vantaggio rispetto ad altri, sul cammino di una compiuta realizzazione democratica.  Vuoi per la presenza di una classe media e dirigente istruita e conscia dei propri mezzi,vuoi per il progresso raggiunto grazie alle dimensioni limitate del paese e della sua popolazione.

Buona vita a tutti.

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