Puppet States & US approach!


La politica e la strategia americana in Medio Oriente e negli stati del Golfo sta subendo ormai numerosi tracolli. Al di là del New Deal in politica estera, inaugurato da Obama nei confronti della libertà e della crescita di democrazia da parte dei popoli fino ad oggi soggetti al più sciagurato totalitarismo . Un totalitarismo  a volte in auge proprio con la scusa di difendere la democrazia dai movimenti religiosi più estremisti, a volte accettato per mantenere un maggior controllo sulle aree in questione.

Questo é il caso del Bahrain .Uno stato dominato da una famiglia sunnita ,il cui re é da sempre schierato con gli USA  e governa un paese per il 70% a maggioranza sciita!                 Da ieri quel re “semper fidelis” ,il cui maggior porto del paese è affittato alla Quinta flotta americana nel golfo e nell’oceano indiano é divenuto un problema  ……..                                Un problema per la nuova strategia che vuole maggior democrazia e spazio vitale per le minoranze.

L’esercito é intervenuto sulla folla dei protestatari in Pearl square. Decine di persone erano letteralmente sdraiate per terra a riposarsi quando i militari hanno aperto il fuoco facendo decine di feriti colpiti da pallottole di gomme,da razzi lacrimogeni . 246 i feriti accompagnati in ospedale.  Quattro i morti già accertati. Nessuna spiegazione per un tale attacco, quando in realtà la folla aveva sino ad allora manifestato pacificamente.                                              La richiesta ,pensate, era per una monarchia costituzionale!!!                                                 Ma dall’eccidio perpetrato i propositi sono mutati in “morte al re Amad bin Isa al- Khalifa. L’opposizione dal canto suo si é ritirato  dal Parlamento e richiede le dimissioni dell’intero governo i cui posti chiave sono nelle mani della famiglia al – Khalifa.

Ma il problema oggi in vari paesi arabi dalla Libia all’Algeria,dal Bahrain all’Iraq, é l’enorme timore che avvolge i capi di stato di quelle nazioni. La paura che il vento sollevato dalla “rivouzione dei gelsomini”, o dall’ondata egiziana possa allargarsi a macchia d’olio e fagocitare anche loro stessi. Così che l’ordine era di sigillare la piazza ed impedire qualsiasi intervento medico nei confronti dei manifestanti. Anzi , i militari hanno picchiato alcuni medici che cercavano di portare aiuto ai feriti.

Il ministro degli esteri Al -Khalifa,cugino del re, ha persino ringraziato i reparti speciali dell’esercito. Infine sono stati schierati dei carri armati per impedire alla folla di affluire in Pearl square.

La vicina Arabia Saudita,un ponte divide il Bahrain dall’Arabia , e lo stesso Kuwait, tutti e tre questi stati, governati da sunniti ,sono oggi in estrema difficoltà.   Il Concilio di Cooperazione del Golfo ,organismo interstatuale , si é riunito per cercare di mettere in piedi una risposta politica comune. Anhe su suggerimento americano si cercano vie d’uscita politiche in linea con i dettati dell’amministrazione. Certo é che il cambio di strategia americana ha determinato non pochi mal di pancia agli emiri e re di quei paesi che fino ad oggi hanno goduto dell’appoggio incondizionato pur in presenza di manifeste violazioni dei diritti umani.

Il Bahrain si trova oggi  di fronte ad un bivio politico che si può definire esistenziale.L’attuale leadership vuole preservare l’attuale monarchia assoluta,l’opposizione richiede una nuova costituzione per una monarchia costituzionale ed infine l’elezione di un nuovo parlamento.Inoltre l’attitudine tribale e di stretta connessione familiare pone al centro dello scontro politico la distinzione netta tra sunniti e sciiti.

Queste incomprensioni e lotte intestine poi vengono fomentate dall’Iran ,potenza nel golfo arabico, dove la maggioranza é sciita. Una delle critiche più feroci contro gli sciiti é che sono più leali, per ragioni di fede, all’Iran che non al Bahrain stesso. . Per meglio comprendere la situazione é opportuno sottolineare che gli sciiiti sono ampiamente discriminati. Non possono far parte né della polizia ,né dell’esercito.

Il livello d’istruzione dei sunniti è notevolmente maggiore di quello degli shiiti. E certo, il più grande timore é che la componente sciita sia molto più confessionale .  La paura dei sunniti é che un governo sciita sarebbe troppo religioso e ciò lo condurrebbe  ad imporre restrizioni  religiose sulla società .Nelle prossime settimane vedremo come evolverà la situazione.

Restano vari interrogativi sul trend che si sta sviluppando . Non ultimo il fatto che se dovesse svilupparsi un tracollo di alcune componenti della cellula dei Paesi del Golfo, le ripercussioni sarebbero assai preoccupanti per l’Europa in termini, dapprima di tenuta delle economie, poi come costo del petrolio e della sua raffinazione.E’ evidente infatti il danno che ne conseguirebbe . Il prezzo a barile scatterebbe ben oltre i 100 dollari  per giungere ai 120  a barile e su questo si potrebbe fare ben poco.

Una maggiore trasparenza ,come quella organizzata in occasione della maggiori crisi politiche ,potrebbe sopperire al vuoto  in cui si troverebbero molti dei paesi oggi non in grado di difendere se stessi. 

Le infiltrazioni quedaiste sono possibili ed a questo proposito sarebbe da auspicare dei rapporti aperti tra polizia e dimostranti per mostrare alla luce del sole  la ragionevolezza delle richieste.

E’ chiaro che venendo a mancare, almeno nell’immediato l’Egitto, quale potenza  di equilibrio, l’Iran ne approfitta  per porre all’incasso l’eredità  ed acquisire una posizione dominante nell’area.

Quanto questo sarà possibile , e modificherà il rapporto di forza nell’area non é ancora visibile. Ma é certo che gli USA dovranno presto porre in essere una politica più strategica ed in grado di condurre per mano quei paesi che solo oggi si riaffacciano alla libertà e che possono accedere alla democrazia.

Occorrerà seguire con attenzione le manovre di contenimento, ma anche di profondo cambiamento oggi in atto.I paesi che presentano una situazione più difficile come l’Algeria e la Libia sono in effetti quelli dove la presenza di fondamentalisti islamici é elevata . In Algeria nel sudest del paese,  dove vi sono campi militari  di al Quaeda,in Libia per la forte presenza di sbandati africani provenienti dal sud -est,ma anche da sud-ovest.

La Libia che conta circa 5 milioni di abitanti ,di cui più della metà provenienti da vari paesi africani, che si trovano a fare l’esercito di riserva  in attesa di una chiamata di soccorso.

Vedremo quanto nei prossimi giorni il Pentagono e la Segreteria di Stato saranno in grado di controllare la situazione.

 Buona vita a tutti.

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