LA POLVERIERA EGIZIANA


Come purtroppo temevo ed affermavo nel mio blog della settimana scorsa la polveriera egiziana é scoppiata. Sulla scia della rivoluzione dei gelsomini si é conclamato il desiderio di tutti i popoli del Sud del Mediterraneo di poter finalmente vivere in condizioni di democrazia e non di dittatura ,o di stato di polizia. Ma l’Egitto,purtroppo,  non é la Tunisia. Né per importanza geo-politica ,rappresentando la portaerei americana in medio oriente e contando una popolazione di 80 milioni di cittadini. Nè per la composizione socio-politica religiosa delle sue componenti. Nè,infine, per il ruolo che l’esercito ha da sempre giocato sui destini del Paese da Nasser ai giorni nostri.Questo esercito ha ricevuto giusto nel 2010 circa 1 miliardo e mezzo di dollari in dotazioni militari. Non ha mai vinto una guerra , se non contro il suo stesso popolo. L’Egitto produce su licenza americana armamenti leggeri e perfino una tipologia di carri armati. I suoi alti ufficiali hanno da sempre collaborato in sede Nato alle strategie specifiche in quei territori.Le truppe Nato si addestrano agli scenari di guerra nel deserto egiziano.Per non parlare del ruolo dell’Egitto dopo la firma degli accordi di Camp David nelle relazioni con Israele. Come accennato nei blog precedenti se l’Egitto cade nelle mani dell’islamismo il problema non é più solo degli USA ,ma soprattutto per Israele e l’Europa. Ora tutto questo, non con il senno di poi ,sarebbe troppo facile, ma già con la logica e le informazioni che provenivano da oltre 3 anni si sarebbe potuto evitare!!!! Il controllo esercitato dal clan Mubarak poteva  essere ridotto.Proprio Bush e la Clinton, grande amica personale della famiglia Mubarak ,oggi riparata a Londra ,potevano intervenire per evitare questo sfacelo annunciato da anni di dittatura.

L’Europa invece di portarlo ad esempio come moderato ,in primis il nostro Primo Clown, che si scopa le pseudo nipoti,ma non capisce niente di politica estera,avrebbe già dovuto intervenire con le opposizioni per facilitare un passaggio morbido verso governi di transizione. Ma la paura ha fatto sì che nessuno ,di fatto, ha  avuto il coraggio di rimuovere un solo mattone dal muro occidentale che sosteneva Mubarak ed il suo potere.

Adesso si tratta di “””arginare ,attutire, contenere “””l’impatto che la sua caduta genererà!Le grandi strategie americane ed europee hanno partorito il topolino.Oggi si trovano ad annaspare “ex post” ad un disastro che avrebbe potuto essere evitato “ex ante” !

Se non fosse che sono troppo abituati a ragionare a tavolino e da sempre non tengono conto dei fattori esogeni! Ed allora ecco che annaspano!Far affidare il ruolo di primo ministro al generale Suleiman é da poveri incompetenti!  Perché non mi si dica che questa nomina dell’altro ieri ,fatta da un Mubarak in stato d’incoscienza politica, non sia stata appoggiata dagli USA!  Ma come ,nominate il capo dei servizi segreti, l’uomo più odiato dalle masse egiziane,  ma amatissimo dalla CIA?  Sembra che si punti ad un colpo di stato etero diretto,ma non sanguinoso……Perché? Ma perché sulla scia di quanto é avvenuto in Tunisia i bassi ranghi dell’esercito non sostengono gli alti ufficiali dello stato maggiore.

In Tunisia l’esercito ha osservato un intelligente controllo perché democratico nella sua composizione sociale e di classe. In Egitto non é così.Ed allora c’é il rischio che vi sia una spaccatura al suo interno.Inoltre il pericolo del fondamentalismo islamico che tutti  temono é reale,mentre in Tunisia era prodotto solo dai media occidentali.

Entro venerdì 4 febbraio , questa é la mia previsione,Mubarak sarà costretto ad andarsene dalle masse e dall’esercito stesso che lo ha appoggiato per 30 anni. E dopo? ???                      Gli scenari sono molteplici.

a) Un governo di unità nazionale dove per la prima volta dei civili saranno leaders .

Questa é l’ipotesi che personalmente auspico per riportare l’Egitto nell’alveo di una democrazia ancora imperfetta,ma reale. Il rientro del premio nobel per la chimica 1999 Ahmed Zewail é un’indicazione. Più conosciuto all’estero che in Egitto, vive negli Usa da oltre 30 anni, politicamente sconosciuto agli egiziani ,ma supportato …..El Baradei figura ben più capace politicamente, diplomatico di carriera,ex direttore generale dell’Aiea,  ha dalla sua una maggiore capacità di coinvolgere il popolo che ne apprezza la rettitudine ed onestà intellettuale. Lui é forse l’unico che può traghettare una situazione molto instabile ed assicurare la transizione senza ulteriori bagni di sangue. I fondamentalisti hanno già fatto saper che sono disponibili ad un accordo di questo tipo sotto la sua guida. L’esercito si limiterebbe a correggere eventuali sbavature e comunque avrebbe certamente voce in capitolo.Un modello che in termini strategici avvicinerebbe l’Egitto alla situazione turca .Dove l’esercito resta garante della laicità dello stato e della collocazione politico-strategica del paese!

b) La seconda ipotesi ,non da escludere, é che lo stato maggiore dell’esercito, eserciti pressioni sui suoi garanti USA ed anche Israele ed in concomitanza con i moti di piazza già in atto poco prima ,o poco dopo la caduta certa di Mubarak, intervenga per il bene del paese e per mantenere l’ordine costituito, generando l’ennesimo colpo di stato e nomini un militare primo ministro. In tal caso il più accreditato è lo stesso capo di stato maggiore attuale tornato precipitosamente in Egitto dagli USA dove era in visita ufficiale e ricevuto da Obama prima del suo rientro!   In questo senso la notizia di 3 alti ufficiali delle forze armate Usa e 2 israeliani giunti quest’oggi al Cairo per il supporto logistico,potrebbero avvalorare la tesi che qualcosa del genere possa essere tentato.

Oggi la manifestazione del milione di manifestanti dovrebbe dare il là, il via , alla situazione. Punto di arrivo del corteo é il palazzo presidenziale! Il Cairo é una megalopoli .L’esercito ha cercato di chiudere l’accesso dall’esterno con un cordone di blindati e misure di polizia draconiane.Ma ,come affermavo nel mio blog precedente, la città per la sua grandezza si presta con  un terreno molto facile e fertile ad un guerriglia da cui l’esercito non ne uscirebbe vincitore, sia per incapacità,sia  per volontà stessa di non reprimere.Quindi la decisione di accerchiare la capitale é a sua volta a doppio taglio!

c) Infine l’ultima ipotesi, la meno probabile. Si costituisce un comitato di salvezza pubblica da parte dei civili. L’esercito non interviene direttamente. Si limita ad osservare lo sviluppo della situazione. Si cerca di rendere la transizione meno traumatica.     Ma le spinte provenienti dall’Iran in sostegno ad un medio oriente islamico e contro Israele infiammano i fondamentalisti interni e si creano fazioni più estreme all’interno della coalizione. Questa é l’ipotesi peggiore per l’Egitto  ,poiché innescherebbe una sorta di guerra civile dove, anche qui ,l’esercito avrebbe un ruolo difficile e che comunque condurrebbe a soluzioni non certamente democratiche.   Il problema di tener fuori le ingerenze straniere in un’area così sensibile non é da poco. Tra gli Hezbollah in Libano ,un ‘Iraq in bilico, ed un Iran, che per gli errori commessi ,é sempre più potenza condizionante nell’area medio orientale, mantenere un equilibrio accettabile é molto difficile.  Senza contare l’eccezionalità di azioni sconsiderate tendenti a coinvolgere Israele nella partita.

Stavolta é proprio il caso di augurare agli egiziani tutti ed anche a noi stessi

Buona vita

Annunci

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
Questa voce è stata pubblicata in europa, politica-economia, relazioni internazionali, Tunisia,Ben Alì,vaticano,finanza,Fiat,, Uncategorized e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.