Crisi di un sistema di alleanze e di potere nel sud del mediterraneo!


 La situazione nel bacino del Mediterraneo sta divenendo sempre più complicata.Ciò che affermavo nel mio precedente blog circa la poca lungimiranza dei governi europei ed in particolare del nostro nei confronti dei paesi della costa sud sta purtroppo manifestandosi in tutta la sua ampiezza.Della Tunisia abbiamo già scritto a più riprese e poco é cambiato.La transizione é in atto.E salvo complicazioni, oggi non attese, arriveremo all’instaurazione di un regime democratico, il primo in un paese arabo.

Ma il problema dell’instabilità grave oggi investe il più popolato dei paesi mediterranei ,l’Egitto.  Un paese di ben 80 milioni di individui che si sviluppa su una grande superficie territoriale.Che detiene da sempre un potere superiore rispetto alle sue capacità, in quanto pedina fondamentale della politica amricana in Medio-oriente.Paese cerniera, confinante con Israele, con il quale ha regolari rapporti diplomatici.Paese che é da sempre abituato alla dittatura. Da Nasser a Sadat a Mubarak.E dal suo esercito che al contrario di quello tunisino ha da sempre perseguito i suoi scopi e mantenuto uno stretto legame con i dittatori presidenti ai quali ha, da sempre, garantito il potere.Un potere poliziesco che però ha sempre ricevuto l’approvazione USA ed europea. Che ha ricevuto armamenti e aiuti militari oltremisura. Ma che in termini organizzativi é scarso,disomogeneo,culturalmente inadeguato. Dopo un regno incontrastato di oltre 40 anni Mubarak rappresenta un leader ormai in stato catatonico.La famiglia così come in tutte queste famiglie tribali, tipiche del medio oriente, ha conquistato ed accumulato notevoli ricchezze.Il carisma non l’ha mai avuto, non é mai stato un Nasser.  Gli egiziani, popolo molto,molto paziente ,oltremodo rassegnato,oggi si trovano in condizioni economiche migliori,ma in un paese che sopravvive,che non evolve che ha di sé l’immagine di un presidente dittatore che a forza di lifting e tinture é incartapecorito . Noi, comunque ,non dovremmo crititcare troppo, avendo come Primo Clown la stessa tipologia di anziano senile che gioca a fare il giovane casanova della Brianza /Italia.

Il problema ,come accennavo é che in questi ultimi 20 anni l’immobilità del potere   ha fatto nascere, come contrappeso, un forte malcontento che ha trovato nella religione islamica un bacino potenziale enorme. L’analfabetismo  e la bassa scolarizzazione della popolazione hanno fatto il resto.Quasi   1/3 della popolazione vive nella grande metropoli del Cairo. Intendo la città e tutto il suo hinterland. Baraccopoli a perdita d’occhio.

Il processo di urbanizzazione, avvenuto nell’ultimo decennio, ha messo del tutto in crisi la già disastrata organizzazione municipale.Come accennavo, in questo contesto una guerriglia di tipo insurrezionale é difficilmente controllabile dalla forze di polizia ,o dall’esercito.   E chiaramente essendo un paese fortemente centralizzato, se cade il Cairo ,cade l’Egitto.         I prodromi che questo possa accadere sono già ,a mio avviso, presenti. La prevista successione da padre in figlio non é credibile. Tutto si giocherà alla morte del Rais che non é lontana. A meno che i fondamentalisti, che contano sul  60% del consenso popolare non decidano di muoversi prima. La cosiddetta diga al fondamentalismo non terrà a lungo perché ha lasciato covare troppo a lungo la rabbia e il dissenso senza cercare di arginarli con adeguate riforme e modernizzazioni.

Il governo americano cerca in tutti i modi di ridimensionare la situazione e per bocca del segretario di stato, Clinton, afferma che “il governo egiziano é stabile e sta cercando di capire come rispondere alle legittime necessità e agli interessi del popolo” (sic).

Il vero problema é che se salta l’Egitto ,salta tutta la politica USA/NATO nel Medio Oriente. Basti vedere cosa é avvenuto in Libano nell’ultima settimana. Hariri in visita a Washington ,in qualità di primo ministro, viene sostituito dagli hezbollah mentre é negli USA ed al suo posto é nominato un nuovo primo ministro, Najib  Miquati. E così nel giro di 2 mesi di ragnatela diplomatica, che gli USA già consideravano  partita vinta , si ritrovano oggi con un niente di fatto ed un altro paese che fuoriesce dalla loro area d’influenza .Finendo tra l’altro nelle mani degli Hezbollah considerati semplici terroristi.    Se a tutto questo aggiungiamo la Siria ,che resta un rebus assai difficile da risolvere, ci sono tutti gli elementi per cominciare a preoccuparsi.

E intendo noi europei che non ci occupiamo ,come dovremmo, di ciò che accade nel Mediterraneo e deleghiamo agli americani lo scacchiere di difesa militare. Pura stupidità! Come ho sempre affermato, vista la prossimità ed i rischi che corriamo. Non vorrei,  tra l’altro, essere i nei panni degli israeliani oggi. Soprattutto in quella dei falchi del governo che hanno sempre ritenuto di non dover transare e trovare un intesa. Se l’Egitto cade nelle mani degli islamici sono accerchiati da 150 milioni di individui che da oltre 70 anni ritengono quella sia la loro terra. I politici come Netanhiau dovrebbero in tal caso  cospargersi di benzina e darsi fuoco! Ma si  sa, loro torneranno da dove sono venuti, negli USA, e se ne fotteranno dei casini nei quali lasceranno i poveri cittadini israeliani. Oggi la superiorità militare israeliana è ridotta,ma certo l’utilizzo di armi atomiche tattiche, seppur a scopo difensivo, non gioverebbe all’immagine ed alla sopravvivenza di uno stato sorto dall’olocausto.

Noi europei faremmo meglio a partecipare direttamente all’evoluzione politica e culturale di questi paesi e cercare di mediare tra le legittime istanze popolari e la classe dirigente ancora incapace di comprendere che anche le masse arabe in un epoca di globalizzazione ,di internet, vogliono realizzare le aspettative di democrazia che vedono altrove.

Per questo occorre contare su quell’islamismo progressista che pure esiste in Egitto ed altrove. Dare appoggio a quelle istituzioni come l’Università del Cairo che praticano una fede coranica avulsa dal fanatismo,dalla Sharia, dai toni yemeniti, o suhabiti. Ragionare su un nuovo modo di fare politica in paesi arabi dove la democrazia é sempre stata un optional ,se non un miraggio. E quindi smetterla di supportare economicamente quei regimi che non si allineano ad un diverso approccio . Questo é un primo passo da compiere per  far comprendere che é finita l’epoca dell’appoggio e sostegno, a qualunque costo, a spese dei popoli.

Buona vita a tutti.

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