Dopo Marchionne , Bono : governo da encefalogramma piatto!


Ma davvero questi Amministratori Delegati  pensano che il problema delle  “zaibatsu” loro affidate pro tempore sia il costo del lavoro in Italia? Davvero credono che questo 12/15% per il settore auto e 20/22% per il cantieristico rappresentino il “divide” tra essere competitivi , o non esserlo. Dovrebbero imparare  e molto dai loro omologhi tedeschi.
Non credono piuttosto lor signori che sarebbe molto meglio rimboccarsi le mani e rivedere i loro business plans?

Il Sig.Bono afferma che non c’é mercato……..Bene ,almeno una cosa giusta e seria la riconosce.  Non c’é mercato! Sembrerebbe un’affermazione da poco ,ma é la realtà per molte aziende italiane;piccole ,medie e anche qualche grande…….. Eh si perché i nostri AD,DG,imprenditori,  hanno continuato a confinarsi in ciò che sanno fare meglio :                    i produttori!

Ma il valore aggiunto che prima riuscivano a spuntare in trading B2B  in Germania ed in Europa ,oggi  sono incapaci di mantenerlo e proteggerlo.. E’ stato eroso da una totale mancanza di sistema ,cioé dalla capacità della nostra economia di fare sistema. Non si può davvero credere che le responsabilità risiedano solo ed esclusivamente nella classe operaia, nei sindacati ,nel conservatorismo che pur alberga in questo contesto.

Il problema principale ,in rapporto al peso specifico di ogni elemento che compone la competitività generale, sono gli investimenti fatti nel passato decennio.                                    I nostri imprenditori hanno fatto troppo affidamento sul Made in Italy e sullo stellone!        Il nostro marchio ,per quanto attiene la trasformazione di manufatti, ha perso notevolmente “appeal”.                                                                                                                      Solo marchi ed aziende che hanno notevolmentee continuativamente  investito in tecnologia,impiantistica,brand image, come Brembo ,possono a giusto titolo oggi godere del riconoscimento di azienda leader del settore e del made in Italy.

Molti altri si sono invece comportati da “rentiers”,hanno sfruttato al massimo le posizioni raggiunte,le quote di mercato ottenute ,ma hanno poi tirato i remi in barca in attesa di tempi migliori. I tempi migliori non verranno fino alla fine del 2013 ,inizio  2014 quando saremo tornati al livello di consumi del 2008!

Quindi molti di questi imprenditori cederanno a marchi stranieri le loro aziende e le loro vacillanti organizzazioni (un trend che si sta rapidamente affermando). O falliranno!           Sì perché, se c’é un problema in questo paese é la capacità organizzativa,la strategia imprenditoriale , l’organizzazione delle risorse umane ed infine la capacità di autofinanziamento.

Negli anni del boom ’60-’70 e parte degli ’80 la maggior parte delle piccole -medie aziende riusciva, pur se con grandi sacrifici, ad autofinanziarsi . Quest’ultimo rappresentava tra il 35 ed il 50% .Oggi l’indebitamento é alle stelle, non si vede il “turning point”.                       La finanza ha invaso con grandi promesse l’industria italiana,ma oggi ci rendiamo conto che le imprese non hanno saputo utilizzarla e gestirla intelligentemente. Nei vari settori le aziende che hanno saputo riprendere in mano le redini del conto economico dopo l’ubriacatura degli anni ’90 e non hanno ceduto alle lusinghe sono quelle che oggi hanno minimizzato i rischi.

La delocalizzazione, la ricerca di nuovi mercati ,l’interesse per nuove quote di mercato all’interno dei paesi target,la ricerca della riduzione dei costi generali non può far dimenticare che oggi la commercializzazione del prodotto (qualsiasi esso sia) rappresenta un costo aziendale ben maggiore di quello produttivo,tecnico ,organizzativo.                      Perché  é proprio a valle del processo produttivo che si creano le condizioni di ulteriore sviluppo e di maggiori profitti.

La Fiat che parla d’investimenti futuri ,senza però enunciarli, ha speso in innovazione negli ultimi 5 anni ,neanche il 3.5% del suo fatturato a fronte di un 6.5% della Renault ,suo diretto competitor, .Non parliamo dei marchi tedeschi che da sempre investono oltre il 7% in media in R&S ( ricerca e sviluppo).

Allora va bene discutere del tutto ed affrontare il tema della competitività delle nostre merci,ma certo ,se il ministero dell’industria resta senza direzione e senza politiche per un anno intero , se l’ICE è svuotato di ogni risorsa, se Confindustria  si autosmantella derogando,nella logica Marcegaglia, se gli imprenditori invece di correre ai ripari ,cercando di rendersi  più aggressivi ,ritengono che sia più produttivo ricercare un agnello sacrificale :la classe operaia ,é ormai in estinzione ,avanti si accomodino!

Basta che comprendano che con tali politiche il cerchio si chiude ancor prima.              Ovvero, la domanda di beni e servizi nei prossimi  6 mesi subirà un decremento di un’ulteriore 15%  che si aggiungerà al 10% già perduto. Quanto ancora pensiamo di poter andare avanti? Senza considerare la disoccupazione già ampia che toglie notevoli risorse al sistema.

Già le risorse.    Vorrei comprendere con quale “faccia di tolla”  i nostri imprenditori valutano le risorse spese per la cassa integrazione.  Solo per Fiat parliamo di milioni di euro! Voi mi direte che questi denari non vanno all’industria dell’auto. Ed io rispondo ;       un governo  che spende denaro  per mantenere i lavoratori in cassa integrazione ,dovrebbe porsi il problema dell’ allocazione generale delle sue risorse.

Ovvero! A fronte di un problema generale  d’investimenti e ristrutturazioni un governo serio potrebbe / dovrebbe intervenire dopo un anno intero di cassa e chiedersi e chiedere alle aziende, i cui lavoratori ne beneficiano, quale piano industriale intendano perseguire! Ovvero , invece di mantenere, come Fiat sta facendo, per altri 6 mesi, centinaia di lavoratori in cassa integrazione,  sarebbe forse opportuno riqualificare la gamma ,investire in auto elettriche,modificare i turni di lavoro per ridurre appunto il ricorso alla cassa.        No, niente di tutto ciò. Il governo tace, la Fiat afferma che non utilizza più denaro pubblico????? Ah no? Ed allora io governo finanzio corsi di formazione e riqualificazione e quel personale che mantengo per te azienda fino al momento che lor signori si decidono di far qualcosa, lo reimpiego altrimenti .

Ma questo, in un’Italia afflitta da deficit imprenditoriale  ed atrofizzazione di sistema, é definito comunismo.  Il denaro deve, secondo la  logica imprenditoriale, produrre profitti e benefici. Se lo stato investe per mantenere la forza lavoro, ha anche il diritto di richiedere contropartite adeguate. 

Solo in Italia le aziende non restituiscono allo Stato gli incentivi ricevuti in caso di fallimento del progetto. Perché la logica del Business Plan cogente non fa parte della cultura dei famosi AD in un paese dove gli imprenditori possiedono  un salvacondotto politico dal fallimento e addossano allo Stato i resti delle loro incapacità . Fatte le leggi ,trovato l’inganno. Se poi coloro che le scrivono sono spesso gli stessi che ne approfittano allora …….

Unico esempio di onestà e rettitutine imprenditoriale é stato negli ultimi 5 anni anni l’azienda sud coreana LG ,che dopo aver chiuso gli impianti aperti nel centro sud Italia, restituì fino all’ultima lira gli incentivi percepiti. Loro sì che sono dei seri imprenditori e non degli incalliti peracottari!

Buona vita a tutti.

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