Mediterraneo :A quando una seria politica del governo in un’area così strategica?


Totale mancanza di lungimiranza ,di strategia politica ed economica ,questa l’attuale posizione  italiana nei confronti dell’altra sponda del Mediterraneo.  Germania e Francia hanno fermamente condannato le violenze commesse dalle forze di polizia ,richiesto l’immediato rilascio dei dissidenti e più in generale sanzionato i governi tunisino ed algerino.

Ancora una volta il governo italiano privilegia i puri rapporti economici ,i “rapporti sottotraccia”,quelli personali ,come nel caso Battisti, per poi non concludere niente se non figure meschine!  L’Italia é il secondo partner commerciale della Tunisia ,dopo la Francia.     Circa 750 le aziende italiane che operano in quel paese, principalmente nel tessile /abbigliamento ,packaging , servizi.  Il ministro Frattini si schiera con il presidente dittatore Ben Alì che esprime a sua volta riconoscenza per l’appoggio ricevuto da Muhammar Gheddafi.

Ma che bel quadretto. Certo questa convergenza non é casuale. E’ fondata su rapporti commerciali ben strutturati. La Tunisia ha rappresentato per la Libia per 15 anni d’embargo l’unico modo di aggirare economicamnete le sanzioni. Ciò ha permesso ad entrambi i paesi di arricchirsi. Ma chi ne ha ricevuto i maggiori benefici sono stati gli entourages dei rispettivi capi di stato,ovvero le grandi famiglie che compongono il potere.Non é un caso l’annuncio di questi giorni dell’apertura a Tunisi di una filiale Mediobanca con soci del calibro di Tarek Ben Ammar socio di Berlusconi in molte attività imprenditoriali legate al mondo dei media e della televisione. 

l’Italia partecipa, grazie alla piattaforme petrolifere e gasifere dell’ENI in Algeria, alla permanenza di una giunta militare al potere da oltre 30 anni .Una giunta i cui generali detengono un potere che  ha sfruttato solo a proprio favore l’estrema ricchezza del paese. 35% delle royalties versate allo stato algerino rappresentano una bella scommessa! Bouteflika é un fantoccio nelle mani della giunta . Il Paese in un certo senso non é mai uscito dai postumi della guerra di liberazione che l’ha coinvolto per un decennio.Certo la situazione dei due paesi é ben diversa.

La Tunisia é il paese più istruito,più progredito socialmente ed anche economicamente dell’Africa. L’Algeria ,nonostante le sue risorse energetiche e le ricchezze del suo territorio, é restata ai margini dell’evoluzione socio-economica. L’analfabetismo ,la separazione territoriale,i settarismi tribali dividono ancora profondamente quel paese.                               

In entrambi l’Italia ha degli interessi notevoli. In Tunisia gode nonostante tutto di una notevole immagine ,migliore senza dubbio di quella della Francia ,in termini di sviluppo di business! Potrebbe averne una migliore se la presenza fosse più strutturata,meno episodica,più strategica,meno altalenante. In Algeria al contrario gli italiani vengono visti spesso come i sovvenzionatori del regime.

Il dato più eclatante  e differenziante  tra i due paesi é comunque la laicità della Tunisia ,iniziata con la politica di Bourghiba, in confronto all’islamismo di cui è preda l’Algeria e contro il quale il regime sembra impotente!

Ecco perché a mio modesto avviso é un errore politico e strategico non cogliere queste differenze ,e modulare la nostra visione e comportamento. Un dato incontrovertibile:      Ben Alì é giunto alla fine. La sua fase é terminata!E ragionevolmente occorre appoggiare le forze più sane con dichiarazioni meno “tranchant”.     

Occorre più diplomazia nel trattare la materia perché le ragioni di fondo di questa rivolta sono più che valide .Non si tratta di terroristi come li definisce il governo tunisino ,o come sembra accogliere questa tesi quello italiano! Non esistono islamisti in Tunisia . I giovani sono laici . La società civile é tollerante.Si tratta di una società intera che é ormai sfinita dalle contraddizioni di cui ho già trattato nel precedente blog. Di una maggioranza ,non di una minoranza. E mi auguro che senza ulteriori violenze il Partito del Presidente comprenda che la parabola di Ben Ali ,dei Trabelsi e di tutti coloro che nell’ultimo decennio hanno sfruttato il progresso del paese pro domo propria  ,ne prenda coscienza .

E’ altresì vero che Ahmed Chebbi ,  leader autodichiaratosi dell’opposizione a Ben Ali, non ha fino ad oggi ricevuto un sostegno da parte della società reale. Forse anche perchè la sua lunga permanenza in Gran Bretagna l’ha allontanato dal suo popolo e lo rende distante. Certo la polizia e i corpi paramilitari che contano 140.000 unità in un paese di circa 10 milioni di abitanti ,sono molto attivi e rendono difficile una soluzione pacifica della situazione. La disoccupazione giovanile qualificata,la crescita del costo della vita,l’immobilismo del governo e delle sue componenti, rischiano di determinare uno scontro drammatico.Ed é per evitare questo scontro che l’Europa intera dovrebbe intervenire.  Ed il governo italiano invece di occuparsi di futili argomenti,inascoltati comunque,come la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici ,dovrebbe fare ciò che un governo serio pone in essere ;una seria politica !

Se invece di andare in Cina con tutti i problemi che ciò comporta comprendessimo che il futuro economico dell’europa si gioca qui nel mediterraneo forse avremo già fatto passi da gigante. Un operaio cinese per dirla come i pusillanimi Brambilla che ci assillano ,o come i Marchionne più educati,ma etero diretti, costa tra i 90 e i 110 euro mese. Un operaio tunisino che ha una cultura superiore e si trova a 120 km in linea d’aria dall’Italia costa 200 euro. Un laureato 350 /450 euro. La parte sud  del Mediterraneo offre immense opportunità .Un mercato di circa 300 milioni di consumatori. Paesi che hanno bisogno di essere aiutati a stabilizzare la propria identità .Paesi che non attendono altro di poter ricevere quella parte di divisione internazionale del lavoro che l’Europa tende a delocalizzare .Occorre essere miopi ,o molto stupidi per andare a produrre in Asia ed esportare tecnologia presso coloro che immancabilmente  la riproducono. Invece di espandersi in maniera naturale nel bacino nel quale tutti noi viviamo e conviviamo.

Queste sono le ragioni di fondo che ritengo dovrebbero essere le linee guida di un governo capace di strategia, di porre in essere una vera politica industriale interna ed internazionale.

Buona vita a tutti.

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