Tassi d’inflazione e di sviluppo globali!


Sarà interessante nel 2011 vedere come reagiranno i mercati. Non certo in Italia, dove con un misero 1% di crescita i produttori non potranno scaricare a valle ,sui consumatori , la crescita dei costi, seppur ancora ridotti. La disoccupazione e quindi la ridotta domanda di beni e servizi fungerà da calmiere ,a mantenere  la crescita dei prezzi entro limiti fisiologici .

Ma ciò che é vero per ,diciamo l’europa del sud ,non lo é altrettanto per l’Asia e per alcuni paesi del Sud America come Brasile e Cile.    Cominciando la disamina dalla Cina, come indicavamo il mese scorso, l’inflazione viaggia intorno al 5.6% ,quella ufficiale, in realtà si approssima al 7%. La Banca centrale cinese ha già portato il tasso ufficiale al 5.3% e sicuramente nel corso dell’anno prossimo dovrà intervenire nuovamente per scongiurare la fiammata dei prezzi che metterebbe in ginocchio lo sviluppo economico fino ad oggi realizzato.

Senza contare i possibili e già avvenuti scioperi nelle zone extradoganali dove operano le grandi corporations straniere e dove gli operai vivono in condizione miserevoli nelle baracche appositamente costruite per loro nei compounds intorno alle fabbriche da dove non escono mai ,se non dopo aver ottenuto permessi speciali.  Salari in renimbi pari  circa  95/110 euro mese per 48 ore di lavoro giornaliero.Nessuna forma pensionistica,né di assistenza medica. A fronte di questa massa enorme di persone che vengono trasferite dall’interno del paese nelle aree di produzione a seconda della domanda. E recentemente si nota un certo esodo da quelle aree con i problemi sociali che ciò comporta.

Ritornare nelle aree agricole significa ritornare alla povertà più dura ,vivere con 20/25 euro al mese in condizioni miserrime. La Cina é ancora un grande laboratorio sociale dove sulla costa del Mar della Cina vi sono metropoli quali Shanghai  o  Canton che in termini di sviluppo e modernità possono competere con le città europee e americane . Ma poi c’é un’altra Cina quella dell’ est , nord est,nord, che vive praticamente nel medioevo.Questa é la netta dicotomia economico-sociale che raramente i nostri quotidiani pongono in evidenza. Vi é un filtro ,una specie di “mafiosa omertà” tra i giornali economici internazionali; Financial Time,Sole 24ore,Les Echos, ,FAZ,Wall Street Journal. Tutti i loro corrispondenti vedono e sanno come il popolo cinese vive e quali sono le differenti realtà in cui si scompone e si stratifica quel paese. Conosco personalmente due corrispondennti,ben consci della situazione, ma il trend vuole che si parli della Cina solo come opportunità,come grande gigante economico, prossimo venturo.

Per ragioni politiche, e quindi di opportunità ,si cerca di evitare scontri con il regime. Eppure non tutte le joint ventures di cui tanto si é parlato vanno a buon fine.Mercedes Benz é il caso più eclatante. Ebbene dopo dieci anni si é ritirata dalla Cina come produttore diretto, chiaramente parti di ricambio ,o accessori sono tuttora prodotti in Cina. Ma la casa di Stoccarda non é più presente in Cina. Ma non c’é solo Mercedes . Vi sono miriadi di aziende che dopo investimenti ,anche importanti, hanno deciso di chiudere e rientrare . Ma di quelle non si parla. E sapete perché? Semplice. Le aziende straniere che desiderano produrre in Cina,spesso strategicamente, desiderano entrare nel mercato interno , avere accesso al mercato domestico cinese. Non é solo il costo del lavoro inferiore ad attirare,ma le opportunità offerte da quel mercato a medio/lungo termine.Il problema é che quelle aziende possono produrre ed esportare ,ma non possono vendere sul mercato interno , se non dopo anni ed anni di tentativi burocratico/ministeriali indicibili. E per molti settori economici quell’opportunità non si realizzerà mai.La legislazione é complicata,le formulazioni giuridiche si prestano a molteplici interpretazioni, il governo timoroso,la volontà politica in questo ambito negativa. Quindi le zone extradoganali servono al governo cinese per arricchirsi e dare lavoro, servono a comprendere organizzazione del lavoro e know-how, informatico e tecnologico. Servono alle aziende cinesi a copiare certi prodotti,o processi produttivi.Servono molto meno alle aziende che invece vogliono entrare sul mercato interno. Oggi i cinesi producono in cambio ,molto spesso, di tecnologia.                 Ora nel lungo termine non comprendo seriamente a cosa tutto ciò conduca……………….          O meglio lo comprendo ,ma non riesco a capirlo….!!!!

Ma l’inflazione per riprendere il filo del discorso non è solo un problema delle autorità cinesi.Il Brasile sta incontrando difficoltà analoghe ,se non superiori, nel tenere fermi i prezzi interni. Lula é stato l’unico negli ultimi 60 anni di storia del paese ,a far decollare l’economia , arrestare le svalutazioni competitive e le conseguenti esportazioni di divise da parte dei ceti industriali e latifondisti benestanti .Oggi il governo si trova a combattere contro un male al quale non era abituato ;l’inflazione, che la viaggia sul 6%!

Infine le varie economie asiatiche ;Taiwan,Corea del sud, giganti in termini di prodotto pro capite, stanno cominciando a dover pagare il denaro a dei tassi ai quali non erano abituati.

Gli Usa e in misura inferiore la UE, stanno contribuendo in misura assai elevata a questo stato di cose. I capitali che da noi si trovano al 2/3% prendono la via dell’Asia ,o del Brasile dove riescono a godere collocamenti a tassi ben più remunerativi. Ma c’é poi un effetto di ritorno di una tale politica di esportazione della disoccupazione e del facile denaro.      Quando questo boomerang tornerà indietro il risultato ,salvo incidenti di percorso difficili da prevedere , la fiammata sarà di tutto rispetto.

Non solo per i costi delle materie primestrategiche ;petrolio,nickel,rame,manganese,cadmio ecc. ma anche per i crolli dovuti allo  “sboom ” del mercato immobiliare in Cina, alla crescita dei prezzi e del costo del denaro in Brasile,alla speculazione sulle transazioni monetarie a breve tra i paesi dell’Asia e quelli borsistici europei.  Certo é che con livelli di disoccupazione stratosferici ,almeno nel breve, le borse mondiali saranno tutte al rialzo nel corso del 2011. Le trimestrali si prevedono ottime e quindi, come al solito, a fronte di un’alta disoccupazione i gruppi aziendali presenteranno conti economici di tutto rispetto, risparmiando sulle risorse umane .Ma poi vedremo ……….se la ripresa tarderà ad arrivare ,il discorso diverrà molto,ma molto complicato. Una certezza ,se l’europa non riesce a formulare una politica monetaria unitaria i rischi sono alti.  Ma certo gli USA non volano certo……La loro obsolescenza in termini di struttura produttiva non riuscirà ad essere colmata ed il ricorso alle importazioni sarà sempre più crescente, così come il debito nazionale!Difficile scommettere.Ma per quanto “obtortu collo” non darei sempre la vecchia europa spacciata!

Buona vita a tutti

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