Ricchezza patrimoniale e ignoranza finanziaria in Italia.


Questi i due fattori che distinguono il nostro paese e che ne guidano scelte e  comportamenti in termini d’investimento, propensione al risparmio e consumi.          In alcuni blogs precedenti avevo sottolineato come l’Italia sia da sempre ,in termini di ricchezza patrimoniale privata, il più ricco paese al mondo. Da ciò ne riportavo che tutta la questione del debito pubblico valutato sul PIL  e delle eventuali speculazioni non giungeranno realmente a mettere in discussione la solidità finanziaria del paese.

Ciò chiaramente non vuol dire che non possa mai accadere…….Intendo dire che il dato sul patrimonio ,mai citato, é l’altro fattore della bilancia. Così come spesso affermo, in questo paese si privatizzano i profitti e si pubblicizzano le perdite. Questa é una verità ed una realtà storica. E’ vero che i governanti degli anni ’80 e ’90 hanno fatto fare al debito del paese un bel salto .Siamo passati dal 65% sul PIL , al 95%. Con Prodi e Ciampi siamo riusciti ad entrare nell’euro con un 102%  Grazie a Berlusconi e Tremonti ,che si vantano di tenere le finanze sotto controllo, siamo oggi al 122% sul PIL.  Ed allora, come sottolineo sempre, perché nonostante ciò nessuno ci pone seri problemi? 

Ma perché tutti sanno che il nostro é un paese dove il motto napoletano “Chiagni e fotti” dovrebbe ,alla faccia dei leghisti ,essere sul drappo nazionale!Lo Stato é tenuto in ostaggio da quella classe di evasori di stato, oligopolisti, concessionari delle ricchezze nazionali, :autostrade,telefonia,riscossioni tributi,forniture energetiche,accise raffinazione petroli. ecc.ecc.

Ciò che qui preme ricordare non é  l’elemento statico, la fotografia dell’attuale stato patrimoniale del complesso della ricchezza nazionale privata,ma piuttosto come questa é ,e soprattutto, sarà utilizzata e gestita.

Ma veniamo alla crude cifre prima di esporre le tesi di fondo.

Ricchezza lorda delle famiglie 9.500 miliardi di euro -Ricchezza netta  8.600 miliardi. Attività reali    62.5% (costituite in massima parte da immobili)                                      Attività finanziarie 37.5%.   La ricchezza in abitazioni supera abbondantemente i 5.000 miliardi .  Le passività finanziarie ammontano  a 860 miliardi.

A fine 2009 la ricchezza netta  era pari a 8.4 volte il reddito medio della famiglia italiana.
Gli ultimi dati che possano essere comparati  a livello internazionale sono però appartenenti al 2008 e sono i seguenti . La ricchezza netta in rapporto al reddito disponibile era  del :

7.8 per l’Italia – del 7.7 per UK, 7.5 per Francia,7 per il Giappone,5.4 per Canada ed infine ultimi gli USA con 4.8.

Ma ciò che pone in risalto le diseguaglianze economiche, come già accennavo nel mio blog di ieri, é la distribuzione di questa ricchezza privata a livello nazionale.I quotidiani nazionali si sono vergognati di indicare certe cifre che ieri definivo piuttosto frutto di una precisa volontà politica.

Quasi tutti hanno riportato anche sbagliando??? Che il 10% della popolazione detiene il 40% della ricchezza nazionale! In realtà il dato  é : 10% detiene il 45%.     Ma si sono vergognati di indicare che il 17.6% detiene il 74.8 .Quindi il dato diviene  più che proporzionale all’aumentare del volume .Oltre ad una distribuzione oltraggiosa, si riscontra come la concentrazione della ricchezza sia al Sud ancor più marcata .

Si evidenzia inoltre che la ricchezza si concentra su un numero  ristretto di grandi famiglie  ( spesso cito le 80 grandi famiglie che in Italia possiedono, attraverso partecipazioni incrociate ,un potere assoluto di interdizione).

Veniamo adesso alle considerazioni più stringenti.      Quando un paese consacra all’investimento immobiliare un ammontare che supera il 60% e più delle proprie risorse globali  significa che l’allocazione delle risorse esercitate dai cittadini e accettata dal governo é completamente fuori da ogni logica .    Non solo capitalista,ma più semplicemente economica. In un economia globale ,quale quella che viviamo, il denaro deve fruttare , deve “girare” e con ciò deve trovare forme d’investimento che fruttino ,che conducano ad una espansione dei volumi . Ma se oltre la metà della ricchezza prodotta finisce nel mattone, lì si ferma!Quel denaro resta congelato a futura memoria! Certo la stabilità é ottenuta,ma quel denaro non genererà più alcun profitto. Tutto questo in nome dell’assioma ;il mattone non ha mai tradito!  Forse i risparmiatori italiani soffrono di un male atavico! Lo stesso della politica. Sono restii perché ignoranti e detestano qualsiasi mutamento delle loro abitudini e convinzioni.

Ma se si rendessero conto che il boom del mattone é ormai terminato ,che i prezzi delle abitazioni non rispetteranno mai più gli incrementi passati ed anzi saranno decrescenti nel futuro in termini di potere reale . Se comprendessero che il valore del mattone é un puro valore fittizio determinato da politiche comunali e regionali scellerate che hanno cementificato le coste del paese grazie a piani urbanistici dediti alla massimizzazione delle tasse  e quindi dei ricavi attesi . Il valore é determinato dal valore del terreno che é determinato arbitrariamente da piani regolatori e dalle licenze edificatorie ottenibili.

Il costo di costruzione al m2 per una tipologia edificatoria medio/medio alta é nel 2010 di 800/850 euro . E non si comprendono dunque i valori di mercato se non con una speculazione edificatoria istituzionale prima  e privata poi.

Ora, un paese serio ,ove l’allocazione delle risorse tiene conto delle priorità del piani di sviluppo e delle esigenze di competitività globali, bloccherebbe immediatamente lo sperpero finanziario riducendo notevolmente con adeguate politiche restrittive lo stato di cose ed accrescerebbe con altrettanti incentivi gli investimenti produttivi .                      Siano essi materiali che immateriali! Soprattutto i secondi  che per economie avanzate sono fondamentali per accrescere la qualità stessa degli investimenti e dei loro ritorni economici.

Ed allora una bella tassazione patrimoniale, come esiste in tutti i paesi europei riporterebbe  ad una più equa redistribuzione delle risorse. Questo flusso compenserebbe l’automatico rifuggere dai BOT che tanto spaventa i politici e  gli economisti italo centrici permettendo l’afflusso di capitali su un’azionariato di qualità capace di generare liquidità per lo sviluppo.

Ma per non voler mai apportare cambiamenti significativi alla struttura patrimoniale del paese si vivacchia ,si finisce per avere un’economia produttiva alla disperata ricerca di capitali ed  un sistema che é sempre più soffocato ed asfittico in un mondo dove il denaro gira vorticosamente .

Questa é la tragedia economica italiana in tutta la sua semplicità. Spostare parte della ricchezza nazionale dalla pura ed ignorante rendita ad una più sofisticata visione del mondo. Chi dovrebbe educare il popolo per accidia ,ignoranza ,o peggio interesse, invece si gode la sua bella rendita di posizione e se ne fotte!

Piccola postilla. Se poi a questa aggiungete la ricchezza dello SCV che per regolamento oggi deve passare attraverso i controlli di Banca Italia e sempre più dipenderaà da questa per le transazioni ,secondo Basilea 3 ,si potrebbe generare un ulteriore turbo finaziario.         Invece no , restiamo a gongolarci nella nostra grassa, catatonica  provincia e faremo tutti la fine di un bel nobile decadente …….

Buona vita a tutti

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