La periferia economica.


Visto che la gran parte dei media economici italiani fa finta di ritenere che dietro il Berlusconi non esista che il nulla  tengo a fare alcune considerazioni circa la situazione .        I maggiori istituti di previsione e consulenza economica ,come ad ogni fine anno, stanno esprimendo le loro valutazioni circa gli investimenti strategici per il prossimo biennio.    Bene da tutti questi ,siano essi americani come Goldman&Sachs,oppure svizzeri ,UBS, l’imperativo é seguire l’onda. Quale?Quella dei Paesi a maggior tasso di sviluppo.

In primis la Germania.Il DAX ,indice della borsa di Francoforte ad oggi, da inizio anno, ha guadagnato il 19.6%!!!!E sapete cosa ha fatto la borsa italiana durante lo stesso periodo? Ha perso il 12% secco.Non mi pare che la politica economica del nostro governo sia stata così positiva e lungimirante.

Certo si può sempre dire che poteva andare peggio……e questa é la difesa ad oltranza del ministro del tesoro.Ottimo fiscalista e tributarista di fama,il suo studio infatti fattura oltre 3 milioni di euro annui!Ma alle prese con la crisi taglia linearmente e non attua certo una politica di svilupp.

Salvaguardia soprattutto i “rentiers” che in questo paese sono i detentori del potere reale. Sapete quale è la previsione della Worthon Econometrics per le economie “core businness” nel mondo globalizzato  per la crescita dello Stocks 600 5%, 12%,23% rispettivamnete a 3 ,6,e 12 mesi.

Inoltre si prevede una forte ripresa di Mergers&Acquisitions grazie ai bassi tassi d’interesse che come ho spiegato più volte mettono i grossi gruppi nelle condizioni di trasferire investimenti a basso costo in aree a più alto tasso .Così facendo riescono ad ottenere un doppio guadagno sul livello di costi delle operazioni e sul vantaggio economico di scala realizzato. Ma vi é un grande MA……..

Solo alcune borse e alcuni grossi gruppi  potranno approfittare di una crescita  mondiale che si aggirerà sul 4.5% nel 2011 e del 4.8% nel 2012.

l’Italia come potete già immaginare non é parte di questo scenario .E’, e resta periferica!!!! E gli investimenti finanziari e non solo, vanno verso Germania,Francia, Belgio ed Olanda. Alla faccia delle declamazioni governative, delle crisi fantoccio,il bunga bunga riesce solo a farci perdere la faccia sui mercati . Ed il rischio é quello di rimetterci non solo la faccia,ma il ….!

La nostra borsa, la nostra economia, sono divenute troppo domestiche perché a forza di garantirsi dalla competizione esterna, di alzare muri legislativi, burocratici,finanziari per proteggere il patrimonio delle solite 80 famiglie che la controllano, ci ritroviamo oggi  ad essere marginali,periferici e non interessanti.

La nostra struttura produttiva é troppo atomizzata,poco patrimonializzata e sempre più dipendente dall’estero.  Finiremo per produrre per l’industria tedesca “a façon”, come già in parte avviene nel 30% dei casi per molti settori. Diventeremo una colonia industriale della grande Germania. E’ questo il risultato deludente degli ultimi 15 anni della politica industriale governativa. Solo alcuni grandi gruppi, che hanno operato una scelta strategica globale da ormai un decennio, e che esportano ,o producono all’estero oltre il 50% del loro fatturato sono oggi in grado di superare la barriera domestica.

Occorre davvero cambiare passo,tagliare i privilegi,investire nella ricerca e nella cultura per sperare di mutare un trend che ormai ci vede perdenti. E qui torniamo al contesto nazionale.

Governare significa in primo luogo fare scelte strategiche per soddisfare i bisogni nazionali ,presenti e futuri ,al meglio delle risorse disponibili.  Abbattere le rendite di posizione economiche che si costituiscono nel tempo ,grazie agli ordini professionali,alle pratiche di lobbing,alle consorterie politico/imprenditoriali.

Questi sono i lacci e lacciuoli del sistema italia. E poiché questa destra non sembra rappresentare certo, nella sua maggioranza ,un gruppo illuminato ,né produce leaders che abbiano davvero a cuore il benessere del paese, occorre mettere mano sul serio ad una riforma  .

Ma certo in presenza di una ignoranza diffusa,63% degli italiani arriva a malapena alla licenza media inferiore.1 su 10 legge abitualmente un quotidiano,10% sono i laureati in questo paese.15% quelli che riescono a parlare una lingua straniera. Bene con queste premesse voi capite che i cosiddetti imprenditori italici sono il frutto di questo sfacelo.         E la politica stolida e suicida portata avanti a destra , come a sinistra ,del “piccolo é bello” ha acuito i mali della struttura che, già affetta da nanismo, oggi in presenza di un processo di globalizzazione sempre più dirompente, rischia di buttarci ancor più fuori strada. 

Per questo il pensare di rinchiuderci nel provincialismo più idiota, alla leghista, per intenderci , non ci porta da nessuna parte!

L’applicare alla relazioni industriali la politica del “divide et impera” d’italica medioevale memoria non ci salverà. Il ridurre il potere d’acquisto delle famiglie italiane nel medio termine ridurrà ancor più l’attuale già esigua capacità di spesa.

Il vero problema socio-economico é riuscire nel più breve tempo possibile a  recuperare le motivazioni .Capitalizzare l’enorme capacità delle risorse umane che questo paese possiede. Investire su di esse ,invece che dilapidare risorse con politiche cassaintegrazionaliste. Non é con 4 milioni di donne ed uomini disoccupati,sottooccupati,cassaintegrati,lavoratori al nero che si può credere di uscire dal “cul de sac” nel quale una politica miope di flessibiltà integralista ci ha condotti.

I grandi progetti annunciati e mai realizzati in 15 anni dal governo, possono oggi rappresentare un via d’uscita per il paese.Un new deal all’italiana dove si riesca però a controllare l’apporto pubblico e si imponga una crescente partecipazione privata ,con opportuni sgravi fiscali  da erogare a tappe certe e con criteri di assunzioni  a bassa tassazione che vadano a favorire gli ultra cinquantenni e i giovani fino a 30 anni …..Non per 6 mesi ,ma per 5 anni!

Inoltre la creazione di cartelli settoriali che accolgano al loro interno aziende artigiane e non, al di sotto della soglia dei 30 addetti ,ridurrebbe la pletora di piccole aziende che sono a rischio chiusura nel prossimo biennio. La piccola industria non può continuare a contare il 95% del tessuto produttivo.     Occore arrivare a breve a 60/65%.

In tal modo s’incrementerebbe la produttività, si creerebbero le risorse per investire in ricerca e sviluppo,oggi impossibili da generare con dimensioni lillipuziane Si riuscirebbe a stoppare la chiusura di attività a conduzione familiare conferendole al cartello. Infine si riuscirebbe a tutelare molto meglio il Made in ITALY con controlli qualitativi  certi e politiche promozionali davvero capaci di promuovere la maggioranza delle aziende del cartello.  E non come oggi avviene di fatto  nei distretti, dove chi gode dei benefici sono solamente le prime dieci aziende settoriali.   Non perché più capaci,ma solo perché dispongono dell’organizzazione in grado di sfrutarle meglio.

Le vie per giungere al cambiamento sono molteplici.  Ma occorre superare questo blocco conservatore che si oppone pervicacemente ad ogni cambiamento. Il berlusconi ricorda il Tomasi di Lampedusa,ciancia sempre di riforme,di progetti,d’innovazioni fiscali,commerciali,legislative e giuridiche. Peccato che neanche una di queste abbia mai visto la luce. Tutto cambi affinché niente cambi! Questa purtroppo é la congiuntura nazionale. Occorre svegliarsi e superare il torpore.

Buona  vita a tutti.

Annunci

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
Questa voce è stata pubblicata in europa, politica-economia, relazioni internazionali. Contrassegna il permalink.