Part of the courtyard of the Great Mosque of Kairouan, with the main prayer hall. (Photo credit: Wikipedia)
Non é certo un caso che in Tunisia si assista ad una continua “escalation” di disordini e manifestazioni non autorizzate contro il governo, a maggioranza islamico, da parte di milizie , così possiamo definirle, o più semplicemente di bande di giovani ben organizzate che dispiegano il loro potere da una parte all’altra del paese.
Nel contempo in Libia, sotto la pressione delle milizie armate, il Parlamento ha votato il 5 Maggio un testo che esclude dalla vita politica tutti coloro che dal 1969 al 2011 hanno avuto incarichi durante il periodo di Gheddafi. Per la Libia questa legge azzera di fatto l’unico ceto di dirigenti politici degni di questo nome. Ovvero, non restano che poche decine d’individui con capacità manageriali ,professionali, politiche . Fatta eccezione , guarda caso , degli islamisti. Il testo legislativo approvato da 164 contro 4 pone di fatto lo stesso Presidente della CNG, Mohamed El Megryef, fuori dal consesso in quanto ex ambasciatore in India e fondatore del Fronte nazionale di salvezza della Libia (FNSL) fuori dai giochi politici. Stessa sorte per l’ex premier Mohamed Jibril , oltre a 4 ministri dell’attuale governo .
Un’intero ceto dirigente, ministri, ambasciatori, ufficiali, giornalisti, dirigenti ministeriali sono stati messi fuori privilegiando gli islamisti che, per ragioni diverse, sono rimasti durante il periodo di Gheddafi nella penombra. I Fratelli Musulmani, l’organizzazione che oggi governa il vicino Egitto ed ha mire espansionistiche sull’intero Nord-Africa non é certo estraneo a questa nuova escalation.
Nella vicina Tunisia si assiste sempre più ad un logoramento ai fianchi dell’attuale governo islamico moderato, di cui il partito di maggioranza, En-nhada, é la principale formazione. Inizialmente favorevole e supporter delle formazioni giovanili salafite , oggi il governo si trova a doversi difendere dalle sue fasce più estreme. Ragione degli scontri , come anche riportato dai media, il congresso dei salafiti che si doveva tenere a Kairouan nel centro-ovest del paese e sede della maggior moschea del paese, situata a circa 150 km dalla capitale . Il governo ha proibito la manifestazione del movimento jhadista e la risposta di quest’ultimo non si é fatta attendere.
Non avendo potuto agire a Kairouan, dove il Ministero dell’Interno aveva inviato 4500 poliziotti in tenuta anti sommossa, ben equipaggiati, il gruppo vicino alle posizioni qadaiste ,Ansar al-Charia, ha raggruppato i suoi adepti alla Cité Ettadhamen , un riconosciuto bastione di gruppi salafiti a circa 15 km da Tunisi. Ennhada, il partito al governo, aveva giudicato la tenuta del congresso dei salafiti a Kairouan una seria minaccia per la sicurezza.
Si é ritrovato in una situazione ben peggiore. Organizzatore del gruppo salafita tunisino é Abou Iyadh, un veterano di Al-Qaida, liberato dalle prigioni afghane , considerato anche l’organizzatore dell’attacco all’ambasciata USA in Settembre 2012.
Così, mentre la calma regnava a Kairouan, sotto il controllo delle truppe inviate e la grande piazza della moschea era quasi deserta, alla periferia di Tunisi si svolgeva una guerriglia dove ci scappava il morto e numerosi feriti. Ieri sera il porta parola del movimento salafita Seifeddine Rais veniva arrestato . Poco dopo ,Al-Qaida Maghreb Islamique, (AQMI) esprimeva il suo sostegno al movimento Ansar al -Charia richiedendo ai suoi militanti di “avere pazienza e mostrare saggezza” .
Di non laasciarsi provocare da un “regime ormai alla frutta” che potrebbe ridurre il consenso popolare verso il movimento stesso. Certo è che il paese dal 2011 vive di fatto in stato di d’urgenza permanente, l’economia é in ginocchio, le entrate turistiche ormai ridotte al lumicino e la disoccupazione giovanile è alle stelle.Si sono sviluppati conflitti sociali inimmaginabili ,dovuti alla miseria nella quale buona parte del paese oggi si trova. Veniamo adesso al quadro più generale dal quale si possono meglio individuare le situazioni contingenti in cui versano i due paesi. In primo luogo il dissolvimento rapido della dittatura presidenziale di Ben Alì in Tunisia ha fortemente favorito il partito islamista che, ben organizzato territorialmente , grazie al fattore religioso, ha potuto godere del vuoto enorme lasciato dalla caduta del regime instaurato dal partito del presidente,l’ RCS .
Molto più strutturato del movimento operaio e sindacale che vivevano una condizione di opposizione subalterna . In Libia , il dissolvimento del regime di Gheddafi decretato dall’esterno per motivi più economici , che socio-politici, ha gettato il paese nel caos. La Francia ha creduto di poter trarne benefici molto superiori a quelli di fatto sino ad oggi ricevuti.
L’assenza di un’organizzazione amministrativa, politica, gestionale , di un’esercito, ha di fatto diviso il paese ,prima tra Cirenaica e Tripolitania secondo la vecchia divisione storico culturale, poi addirittura ritornando alla politica del territorio, gestita dalle tribalità locali nelle quali si divide da sempre il paese che di fatto controlla il paese.
A tutto ciò aggiungiamo che oggi ogni cittadino libico é armato abbondandemente e non ha alcuna intenzione di rendere le armi. Non esistendo un reale potere, un esercito capace di gestire la transizione, la sicurezza nel paese é nulla.L’economia non decolla, nonostante i circa 400 milioni di dollari che entrano nelle casse dello stato libico ogni giorno grazie alle royalties pagate dalle compagnie petrolifere ed oltre mezzo milione di libici risiedano sulla costa tunisina negli hotel e residences una volta occupati dai turisti europei.
Ma qui torniamo nuovamente allo scacchiere strategico. La guerra in Mali e l’intervento militare francese, hanno determinato una radicalizzazione della lotta al terrorismo. Quest’ultimo in Nord-Africa conta oggi su una massa di giovani disincantati e tenuti ai margini delle rispettive società da una disoccupazione endemica. Su questo hanno contato i movimenti ed i partiti islamici , come i Fratelli Musulmani in Egitto , che oggi, al pari dei governi tunisino e libico , devono difendersi dalle frange che li hanno portati al potere. Su parte di questi conta Al-Qaeda per condurre una lotta senza quartiere in Nord -Africa.
La guerra in Libia ha d’altro canto generato la presenza di una enorme quantità di armi leggere e pesanti che oggi si trasferice dal Sud verso il Nord del paese. Da qui in Tunisia. E dove vanno le armi , vanno gli uomini. Infiltrazioni di bande armate, ben addestrate, risalgono dal Mali verso la Libia per sfuggire all’intervento francese e riposizionarsi nelle aree sud-ovest della Libia e nel sud est della Tunisia.
Questo é il pericolo che oggi incombe sul Nord-Africa ed al quale occorrerebbe dare una risposta efficace da parte di quei governi . Invece per codardia, o interesse presunto, si cerca di trovare un compromesso . Non credo che si potrà continuare a lungo con questa politica dei due vasi.
Tenere cioé in piedi una politica islamista inconcludente ed imbelle, incapace d’incidere sulla realtà economica e produttiva dei rispettivi paesi e, nel contempo, pensare di mantenere il potere grazie all’appoggio e supporto di forze che sono profondamente contrarie al concetto stesso di Stato di diritto. Questa é la vera partita che si gioca davanti ai nostri occhi di europei che, invece, volutamente sembriamo ignorare le ricadute che possono derivarne a breve medio dall’uno , o l’altro dei possibili scenari.
Un’esempio della nostra incredibile ignoranza . Un Mediterraneo del sud in mano a governi sotto il ricatto islamista, o peggio qadaista, è il peggiore degli incubi ai quali possiamo legarci. Sembra però che le crisi politiche vere , o presunte, che i sussulti economico- produttivi dell’UE, abbiano la meglio sulle testate giornalistiche. Ma forse si dimentica che oltre il 60% degli idrocarburi che tengono in piedi l’UE provengono da questa parte del mondo che stà sotto i nostri piedi ed é a noi così vicina……….per non parlare del resto…….
Buona vita tutti






