USA , MIDTERM ELECTIONS ………


Meno di due settimane , il 4 Novembre , e gli americani saranno chiamati a votare per le elezioni che andranno a mutare la composizione di 1/3 dei rappresentanti del Senato . Di limitato rilievo per la politica estera del paese , ma di enorme significato per la politica interna  e le prossime elezioni presidenziali . E come al solito la stampa ed i media italiani molto interessati alla stupide baruffe interne, a chi la  spara più grossa tra i capponi nostrani , giustamente continuano nel disinteresse. Un peccato. Perché se il Senato sarà perso dai democratici,  il potere del presidente ,seppur nel presidenzialismo istituzionale americano , sarà molto ridotto e lo renderà nella tipica espressione yankee un “lame duck”, un’anatra zoppa!

Un primo fattore in grado di modificare lo scenario sarà il voto degli afro-americani. Voi penserete che sia un dato scontato. Non lo è per niente.              Il perché è presto detto, Barack Obama è al suo secondo ed ultimo mandato e quindi tra due anni lascerà la politica attiva.   Il boom di voti afro-americani che riuscì a portare alle  elezioni del 2012 fu enorme ed il più elevato storicamente  per quel partito.                                                                                           Le tecniche usate in termini elettorali sono ancor oggi materia di studio di marketing elettorale  tra i politologi  e gli attivisti per la raccolta fondi  . Utilizzazione sinergica di ogni possibile media, spot mirati ed empatia profusa. Una strategia di motivazione e di contatto capillare.

Giusto per farvi comprendere , per ottenere il voto da un nuovo elettore , occorreva contattare una media di 14 potenziali elettori “iscritti  al voto”. L’innovazione della strategia fu di non usare a random le liste telefoniche  per estrarre i nominativi ,come sempre avevano fatto le agenzie di “opinion pols” , ma solo le liste delle persone registrate presso il partito democratico per quella elezione in quella circoscrizione .

Giusto per farvi comprendere,  in uno Stato come la Georgia  ad es. il costo di una tale operazione a tappeto , che necessita di un volontariato dotato , si aggira all’incirca intorno ai 40 milioni di dollari.  Obama  dovrà fare uno sforzo supplementare, nel raggiungere il massimo di elettori per ottenere una affluenza uguale , se non superiore a quella che riuscì ad ottenere due anni fa. Un traguardo molto difficile da raggiungere oggi.   Non solo per la possibile defezione del voto di colore.  Il Senato , ma anche la Camera dei Rappresentanti , sono  oggi appannaggio di  uomini e donne che appartengono nella stragrande maggioranza alla “upper/affluent  society”.

Giusto per darvi un’idea,  la dichiarazione dei redditi dei senatori , mostra che il meno benestante tra loro dichiara $1.5 milioni  annui. La media è di circa $2.4 milioni.   Da noi è sconosciuta, ma noi in fondo sappiamo di vivere nella provincia degradata,  in una democrazia formale!                                          La forbice tra abbienti e poveri in USA si sta , come da noi , riaprendo ad un ritmo crescente.  E questo incide notevolmente  e negativamente sulla comprensione e la volontà di partecipare al voto. A sostegno di Obama restano i latinos che nella maggior parte degli USA sono sensibili ai valori espressi dal progressismo di stampo democratico . Ma le differenze sono abissali tra Stato e Stato e molte attengono all’individuo che le incarna , ovvero il Governatore ed il suo staff. 

A tutto ciò si aggiunga un’ulteriore fattore negativo per Obama.                          La sua elezione e la sua conferma hanno innescato un processo involutivo  “un razzismo di ritorno ” dell’elettorato bianco . Movimenti come il Tea Party  hanno sfruttato la presidenza nera come motivazione secondaria al declino del potere “universale” della supremazia americana nel mondo.                            I Repubblicani dal canto loro hanno avuto buon gioco nell’addossare ai democratici e quindi ad Obama gli effetti della crisi economica e della disoccupazione. 

E non solo , da buoni supporters del complesso militare industriale  e del sistema sanitario privato , profondamente iniquo ,che vige in quel paese dove per la mortalità infantile gli USA sono al 160° posto dopo il Bangladech.           Su questi due temi ,hanno avuto buon giuoco nelle votazioni per alleggerire , sminuire, ridurre al minimo le riforme presidenziali.                                               Se fosse per i Repubblicani le truppe americane sarebbero già sul terreno a combattere quei 40 mila imbecilli del Daech. 

Mica perché rappresentino una serie minaccia per l’Occidente, no, solo per recuperare i milioni di dollari che Obama ha tolto loro dimezzando la spesa militare .  Per inciso,  poco meno della metà delle multinazionali  che compongono il Gotha dei fornitori del Pentagono sono dirette da C.E.O.  parte della lobby ebraica del paese.  E’ come la storia recente dell’ebola!!!!!         Dopo il battage mediatico oggi in USA l’opinione pubblica è convinta sia uno dei tre principali rischi per il paese. Siamo alla follia pura, o se preferite all’ignoranza strumentalizzata.

L’approvazione del lavoro di Obama secondo i più recnti sondaggi Gallup  è del 41.5%. Non male  si potrebbe dire. Ma il voto del Senato concerne non il presidente direttamente , ma i rappresentanti che siederanno in rappresentanza di quello Stato. Gli Stati che decideranno la sorte del Partito Democratico in  queste elezioni sono:  New Hampshire, North Carolina, Kansas Georgia , Iowa, Arkansas , Alaska.

Questa è la lista degli Stati cerniera . Ma un’ulteriore aspetto  negativo per Obama è il dato relativo al voto anticipato previsto in quasi tutti gli Stati dell’Unione.  Il dato presenta al momento un’affluenza nettamente inferiore a quella del 2012.  Se così stanno le cose , la perdita del Senato da parte dei democratici è cosa quasi certa.  

Aggiungo da parte mia che in questo caso le chance di Hillary Clinton di guadagnare il ticket democratico alla primarie per le prossime elezioni presidenziali  si accrescono. La Clinton, a differenza del marito, per visione geo-politica e attitudine personale  è una repubblicana in pectore.                    Un po’ come Renzi,  un centrista prestato al PD.                                                        Ed i democratici potrebbero sceglierla sia in quanto donna per giocarsi la carta del voto femminile , sia perché potrebbe convogliare su di sé il voto di una parte di repubblicani. Evidentemente un’altra parte  non la voterebbe.

Quanto ai Repubblicani hanno ancora difficoltà di origine dinastica per decidere il ticket presidenziale tra due anni. Jeb Bush, per definitivamente affossare la credibilità degli Usa nel mondo dopo padre e fratello,  o un latino americano che divida in tal modo l’elettorato dei latinos ,un esempio su tutti Marc Rubio ….

“I beg your pardon fellows”  , dimenticavo , anche Bush può giocare la carta latina, la moglie Colomba é nata in USA, ma di origine messicana.  E’ per questo forse che è grande amico del suo finanziatore prossimo venturo ,Carlos Slim,  il magnate più ricco al mondo. Ma per questo c’è tempo……                                                                                                                                    

Al momento le elezioni di midterms non si annunciano positivamente  per i democratici .

L’onestà intellettuale mostrata da Obama nel non  proseguire la politica di forza del suo predecessore è agli sgoccioli . Le aree di scontro economico vanno sempre più allargandosi nel mondo. Le materie prime e le risorse necessarie esaurendosi. La speranza è che non si ricorra alla solita vecchia maniera di risolvere i conflitti.

Buona vita.

Pubblicato in politica-economia | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

TUNISIA AL “TURNING POINT”


Il 26 Ottobre , cioè tra una settimana, la Tunisia si trova ad affrontare le elezioni legislative ed il 26 Novembre prossimo il primo turno delle elezioni presidenziali.   Due date queste che riveleranno quale destino e cammino i cittadini avranno scelto , dopo tre anni di governi provvisori contraddistinti da scontri di ogni genere tra il partito islamista (costola dei Fratelli Musulmani) e le varie componenti politiche che in questo lasso temporale si sono avvicendate nel supporto a questa componente maggioritaria.        

Questa transizione che , tra l’altro ha coinciso con degli sconvolgimenti geo-politici notevoli in termini di conflitti e di esodi , ha prodotto una crisi socio-economica  e politica di notevole entità .    Si pensi che circa un milione di  rifugiati libici risiedono oggi in Tunisia . 

Questa transizione ha inoltre prodotto sul piano politico e sociale  scontri  ideologici  sul ruolo della religione nello stato e nella società civile.         Scontri circa il ruolo delle donna ,  scontri sulla stesura della  Costituzione che finalmente è stata approvata,  scontri sulla legge elettorale , impasse politico-legislativa  in termini di confusione di ruoli e poteri.                              Un periodo denso di avvenimenti che ha visto il terrorismo prendere uno spazio mai avuto in questo paese che, grazie al suo fondatore Bourghiba,  era uscito indenne dalla post colonizzazione e laicamente strutturato per quanto concerne la visione centrale dello Stato e delle sue istituzioni .                  Proprio pochi giorni fa l’ambasciatore statunitense è scampato, grazie ai servizi tunisini ,ad un attentato pianificato con auto imbottite di plastico .

Il periodo della “presidenza forte”  di Ben Alì, aveva mantenuto questa impostazione laica, ma a scapito di un malaffare e di una gestione del potere quanto mai personale e di clan .  Si giunge così alla primavera araba , alla caduta del regime , alle speranze  legate a questo movimento spontaneo , liberale e rivoluzionario.  Le prime elezioni libere dopo 30 anni vedono la vittoria del partito islamista grazie alla percezione che di esso il popolo aveva introiettato.

Coloro che avevano lottato ed erano stati imprigionati , o costretti all’esilio, dovevano nel sentimento popolare essere  ricompensati.                          Aggiungo che En-Nhada , questo il nome del partito islamista ,  aveva ricevuto, così come i Fratelli Musulmani in Egitto,  un’ampio supporto finanziario e mediatico ( Al Jazeera)  da parte del Qatar  e dei suoi emissari.  Purtroppo   tre anni  di governi provvisori (dal 2011 ad oggi)  hanno notevolmente ampliato le divisioni , le diatribe , senza apportare alcuna soluzione ai  problemi economici che gravano e penalizzano il paese.                   A cominciare dal crollo delle presenze turistiche, la riduzione delle esportazioni , il crollo della produzione industriale  e l’instabilità con  gli scioperi che hanno bloccato lo sviluppo del paese.

Oltre al grave e più importante tra i fattori di crisi, una disoccupazione che supera il 30%  in massima parte giovanile , vista la piramide demografica  del  paese.   Questo in sintesi il quadro interno.

Ma la Tunisia ha un notevole impatto oggi dal punto di vista geo-politico internazionale .  A causa del  caos istituzionale e politico,  al conflitto tra le varie milizie nella confinante Libia,  il ruolo della Tunisia ed il risultato elettorale  possono  condizionare  il corso degli eventi nella regione.                                                                      

La vittoria delle opposizioni contribuirebbe a confinare ad est , con l’Egitto  di  Al Sissi , il caos libico  bloccando con fermezza  l’espansione  dei jihadisti   , oggi fortemente  insediati in Cirenaica (Benghasi) e  nei dintorni di Tripoli.  Ad ovest ,  può rappresentare  un serio stop alle mire delle cellule terroristiche che oggi sono presenti in tutta la regione maghrebina ed in particolare sul confine tuniso-algerino , in Kebilia.

Una vittoria delle opposizioni  porrebbe inoltre   fine  al periodo delle primavere arabe , rapidamente trasformatesi in conflitti  senza fine e senza costrutto. Il disegno dei Paesi del Golfo , in particolare Qatar ed Arabia Saudita,   era, e resta,   quello di creare un Maghreb islamizzato , un’area d’influenza economica dove esercitare a tempo debito un potere politico diretto. Infine produrrebbe  indirettamente un’ accresciuto e più fermo controllo dei confini marittimi esercitando un  filtro all’emigrazione verso l’Europa. In particolare contro le  potenziali infiltrazioni terroristiche ed il  trasporto di armi semi- leggere che costituisce oggi un grave pericolo per la stabilità dei paesi interessati . 

L’Europa deve seriamente  pensare a mettere in campo una politica  lungimirante nei confronti del Sud del bacino mediterraneo su posizioni paritetiche  e di libero scambio che possa divenire  traino allo sviluppo delle due rive.

Ma veniamo adesso alle elezioni da un punto di vista interno. 

 Sembra che le intenzioni di voto privilegino la formazione di Nidaa Tounes guidata da un ex ministro dei tempi di Bourghiba , Beji Caid Essebsi.           Questa è la  maggior forza di opposizione  a cui si affiancano altre forze politiche quali ad es. Afek  Tounes.   Il suo bacino elettorale è il Nord ovest, Tunisi ed il suo hinterland , oltre al Sahel.

La seconda formazione secondo i sondaggi riservati che provengono da società specializzate site a Berges du Lac, sarebbe En-Nhada, il partito islamista , che trae il maggior peso elettivo nel sud est .                                            Terza formazione, molto distaccata per preferenze espresse, il Front populaire , la sinistra, che ha il suo bacino elettorale nel centro ovest,  Kairouan , Kasserine e Sidi Bouzid, oltre  a Tunisi stessa.          

La pletora di liste ,circa un migliaio,   e di candidati   rischia di creare notevoli problemi in termini di scrutinio e di controllo .                                                      Oltre a  rendere ancor più imperscrutabile il risultato finale in ragione del calcolo  dei resti che ciascuna formazione otterrà nei diversi collegi elettorali  (23) .

E’ quindi reale la possibilità che non si raggiunga un risultato politico certo . In tal caso la situazione diverrebbe  molto difficile per l’urgenza che il  paese ha di uscire da questa “no man’s land”,  in cui tre anni di stallo l’hanno condotto .     E’ del tutto evidente che l’alto tasso di disoccupazione,  in gran parte giovanile, resta la sfida primaria per chiunque  governerà .                            Occorrerà ristabilire la fiducia dei cittadini nei confronti della politica . Oltre all’equilibrio tra piramide demografica e dimensionamento professionale.                                                                                    

In tal senso il ruolo della formazione  assume un ruolo centrale .                         Lo stesso dicasi per  il turismo,  da sempre fonte di reddito primaria , oggi profondamente in crisi a seguito di una totale assenza di strategia e di atteggiamenti  masochistici da parte dei tre governi transitori .                          La politica agricola sarà un altro fattore esiziale nelle scelte governative nel gestirne la transizione verso una struttura agro-industriale.                                     Ed infine sarà fondamentale che la Tunisia ritrovi una sua centralità  proponendosi  e divenendo  attore di una   maggiore integrazione  del Maghreb.  

Per rilanciare la propria  economia attraverso quella della regione attraverso una zona di libero scambio che implementi le peculiarità e le risorse.   Energia, trasporti, agro-alimentare , informatica sono i settori di punta  su cui intervenire e d investire.                                                                                            Oltre 5.5 milioni di cittadini sono iscritti al voto su 8 milioni di aventi diritto, su una popolazione di circa 11 milioni.   L’affluenza al voto sarà un’ altro aspetto dirimente.  In relazione alle precedenti  tornate elettorali si stima che sarà più elevata.  Si spera soprattutto che durante questo periodo  non intervengano attentati  che possano influenzarne i risultati.

Un’ augurio sincero ai miei amici tunisini affinché  riprendano il cammino verso la libertà , il progresso e la difesa dei diritti individuali e soggettivi .

Buona vita

Pubblicato in politica-economia | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

DAECH, O STATO ISLAMICO. REALTA’ ,O MISTIFICAZIONE


Tutto nasce sulle rovine del conflitto siriano , 230 mila morti. Vi risparmio i prodromi che possono anche farsi risalire al 2010 . DAECH,  movimento nichilista, millenarista, è il prodotto della disastrosa e vacua politica perpetrata dai gruppi di potere in quella Regione. Movimenti politici che tre anni fa avevano generato speranza attraverso riferimenti ad un pan-arabismo di matrice nazionalistica  fino alla primavera araba . Tutto ciò  è finito nel più terribile e cocente scacco  per l’evoluzione e la modernizzazione dei paesi di quell’area. Dalla Tunisia all’Egitto , fino alla Libia per non parlare della Siria e del Libano. Come in un “plot” ad effetto , la scenografia , lo script di questo scenario   è il risultato di sconvolgimenti , tradimenti, complotti e innumerevoli mutamenti di campo e di alleanze. La tipica logica e variabile che vede l’agire di alleanze tra amici dei nemici. Al conflitto siriano si è aggiunto il disfacimento dell’Irak .

Causato da una politica settaria  e discriminatoria  dell’ex premier Al Maliki di cui gli USA sono stati negli ultimi due anni spettatori troppo silenti. Un continuo tradimento dovuto dall’odio sunnita nei confronti degli sciiti.         Un problema che si pone anche per molte teocrazie del Golfo dove ad una ristretta élite sunnita,  corrisponde una larghissima maggioranza di popolo sciita.  Una bomba ad orologeria per i “Gulf Countries ”  che dovrebbero prestare politicamente molta attenzione al fenomeno poiché un giorno si potrebbe dar fuoco alle polveri!

Ma torniamo al conflitto siriano . Lo scoppio della rivoluzione siriana rende questo gruppuscolo  un vero e proprio attore della Jihad.  DAECH ,acronimo arabo di Stato islamico , è oggi spesso usato nei Paesi del Nord-Africa come versione sarcastica di Stato dell’ignoranza. In arabo , l’acronimo Stato Islamico d’Irak e Levante  risulta DAECH  = Dawla al- Islamiyya fi al -Irak wa-s- Sha .  Preferisco questa versione alla versione inglese IS Islamic State.       Ma veniamo al punto. 

Vedete la cosa più ridicola è la copertura mediatica che negli ultimi 6 mesi ha subito un crescendo ed invaso l’informazione……..                                                     Come ho scritto in blog recenti è vero che hanno ricevuto tra il 2011 ed oggi finanziamenti da Qatar  e Saudi Arabia. Gli stessi Paesi del Golfo che  oggi fanno parte  della coalizione  che bombarda con aerei di fabbricazione americana il territorio del DAECH. Perché ritengo ridicolo tutto ciò?

Semplice . Da fonti diverse, occidentali ed arabe,  il DAECH  conta al massimo su 40 mila uomini e donne di cui 35 mila combattenti. Quindi noi abbiamo messo insieme una coalizione  formata da oltre 12 paesi tra cui USA, Francia, GB, Saudi UAE ecc. ecc. che spendono circa 500 mila euro /giorno  per questi 40 mila idioti invasati?  E’ vero il Qatar ha fornito loro grazie a privati donatori ; 3000 hummers, possono contare su circa 60 carri armati pesanti, 170 carri leggeri e 70 mila armi leggere. Perdonatemi, ma a me tutto ciò non sembra affatto un’armata invincibile, ma piuttosto un’accozzaglia  di giovani invasati , frustrati dalle loro rispettive esistenze arabe e/o  occidentali  che ricercano nell’avventura un modo  per sentirsi parte integrante  di qualcosa  di più “grande” di loro.

Quindi  il vero problema  non è certo il loro numero , né tantomeno la loro forza militare, ridicola sotto ogni punto di vista. Ma allora perché alcuni Stati Maggiori  insistono con operazioni di terra? Perché le lobbies  del complesso militare industriale in USA, così come in Europa,  spingono in tal senso. Perché l’anti-islamismo produce consenso.                                                           Perché in tal modo si aiuta il pan-arabismo a riprendere in mano i governi di alcuni paesi cerniera nello scacchiere.                                                                           Perché in tal modo si oppone al doppio- giochismo di alcuni Stati del Golfo un freno e nel contempo un ricatto a medio – lungo termine.                                         Ciò che alcuni di loro hanno fatto in Nord-Africa , sovvenzionando a piene mani i Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia,  Libia , ecc. può essere provocato sul piano religioso contro le teocrazie che si reggono su equilibri piuttosto precari. Il petrolio poi dal 2060 sarà meno strategico.                                             

Da qui il ridimensionamento. Il prezzo del petrolio scende? E’ la crisi? Anche . Ma è anche una scelta politica del più grande tra i produttori, l’Arabia Saudita.  Il DAESCH  conta su alcune aree produttrici.                                             Un barile di greggio viaggiava sui 100 $ fino ad Agosto. Oggi 88$.  Perché? Perché al mercato nero il barile della DAECH viaggia sui 50$. E sapete come? Su camion , poi su nave fino ad arrivare in Israele.                                                   Che lo rivende come proprio a 65$  ripulendone l’origine!                                    Quindi anche grazie ad Israele il DAECH riesce a finanziarsi. E fin quando si scannano tra loro Tel Aviv  gode…..

Come potete constatare niente è come appare. Il problema dei problemi , come ho avuto modo di scrivere  alcuni mesi fa , restano   i giovani di paesi come Tunisia, Libia , ma anche  da Francia e GB, oltre che dagli USA.            Hanno raggiunto il campo di battaglia siriano grazie al lasciapassare politico turco.. Ridicolo ascoltare Erdogan negarlo oggi. Ci sono foto e prove  inequivocabili…..

Certo allora la caduta della Siria di  Assad sembrava cosa fatta ….                Oggi , nel giro di pochi mesi è divenuta un baluardo! E la Turchia musulmana massacratrice del popolo curdo,  oggi sfrutta quel popolo come carne da macello per tenere in piedi il cuscinetto che  separa il confine dal DAECH.  Tornando al problema dei  problemi  sono quei giovani partiti per combattere  che oggi stanno rientrando. 100 giovani inglesi sono rientrati in Turchia dai territori dove hanno combattuto, ma non possono al momento rientrare in Gb.  Sono sorvegliati dai servizi turchi, ma…….

Stessa cosa per i tunisini partiti in tremila e di cui si stima 500 siano già rientrati via Turchia e via Italia e si trovano oggi di nuovo a casa o sui confini libici. Come affermavo ben 8 mesi fa, il problema è grave.                      In quel paese il 26 Ottobre e poi in Dicembre si terranno rispettivamente le elezioni parlamentari e presidenziali.                                                                             Come scrivevo il rischio attentati è estremamente elevato…..se non quasi certezza.                          

Ecco ciò che può capitare  in Tunisia può avvenire  altrove…incluso in Europa ed USA. Si tratta di schegge impazzite che possono passare inosservate. Agiscono in  piccole cellule 3/4 individui in cui sono presenti anche donne. Proprio la settimana scorsa sono spariti in aeroporto a Roma una trentina di algerini…….

Ecco sarà meglio che i passeggeri da certe destinazioni siano meglio controllati. E la Turchia resta un sorvegliato speciale. La partecipazione attiva   di quest’ultima  alla Nato a tempi alterni  ci dovrebbe ricordare quanto sarebbe salutare una Comunità Europea di Difesa. Ma  resterebbe da non includere la GB  per arrivarci.  Buona vita.

Pubblicato in politica-economia | Contrassegnato , , , , , , , , ,

REFERENDUM SCOZZESE E POSTUMI


Sono tra coloro che vedevano il referendum scozzese come un’evoluzione naturale del principio di sovranità.  All’opposto di quanto media, governi e fanatici  hanno blaterato circa il risultato.  Sovranità in senso stretto. I  l popolo scozzese è sovrano al pari di quello britannico , o gallese ! Ovvero 307 anni fa gli scozzesi hanno “deciso” di unirsi costituendo il Regno Unito. 

Niente a che vedere con le idiozie padane, o catalane. La Costituzione italiana , o spagnola sanciscono l’unità, in quanto derivante da un processo storico politico dove l’unificazione è avvenuta tra entità territoriali prima appartenenti  e soggette ad altri Stati.                        Nel caso specifico del Lombardo-Veneto,  all’impero -austro-ungarico, dove il popolo era percepito e trattato  da  bifolco  . Il Feld-maresciallo Radetzky , boemo,  e le sue marcette  di produzione straussiana,  dovrebbero ricordare qualcosa ai leghisti bifolchi di oggi.  Ma decisamente quella marcetta  divenuta il simbolo stesso dell’occupazione austriaca , oggi viene salutata da questi cialtroni  con plauso e battimani. Ma bravi coglioni!

La sovranità scozzese è sancita giuridicamente per accettazione ed accordo tra stati indipendenti . Anche dopo questo referendum ce ne potrebbero  essere altri e la Corona non potrà mai negare l’assenso. Quanto ai numeri, come si evince dall’alta affluenza alle urne,  il 46% in favore non è certo il prodotto  di un’infima minoranza. 

Ma volendo essere pragmatici , ricordo ai miei lettori che la Gran Bretagna non ha superato il problema di fondo.  L’appartenenza stessa alla UE!                                                  E già……. Questo è il vero nodo da sciogliere …..Entro il 2017 !                                                 

Un referendum sull’Europa è infatti previsto e posto in agenda  da Cameron e dal suo governo . I britannici  ,conservatori, nonché parte dei laburisti  da sempre sono anti-europei.   L’UK  specula,  approfitta di ogni disgrazia dell’euro, la City di Londra conta il 20% dell’intero PIL del paese , un’enormità se ci riflettete, ma non vogliono ( e non possono , non avendo la sterlina i parametri di adesione all’Euro) minimamente condividere il sogno europeo.                                                                                                           Questo fermo proposito condurrà di fatto al rifiuto.  I soli pro europei sono gli scozzesi. Britannici e Gallesi da sempre sono convintamente anti- europei.  I loro governi rispecchiano fedelmente il volere della popolazione. E non perdono occasione nel ribadire il  loro fermo  proposito:   l’accettazione limitata del trattato di Schengen , la non applicazione della regolamentazione bancaria europea, la non partecipazione a molte pianificazioni europee e direttive lo dimostrano! 

Come ho avuto modo di sottolineare , sono fermamente convinto che la devoluzione di alcune prerogative  politico-economiche e finanziarie  e diritti statuali  dagli Stati nazionali all’ Unione Europea potranno essere accelerate solo con l’uscita della GB.                             Otterrà lo status  di associato, o un diverso ruolo, ma non sarà più un’ ostacolo alla prosecuzione del percorso federativo europeo.                                                                            D’altronde è evidente dalle dichiarazioni di Bill Clinton , di Barak Obama stesso,  il giorno precedente  il referendum quanto gli americani considerino la GB ed il suo ruolo in Europa.   Obama : “La GB è il nostro primario alleato in Europa, inconcepibile una sua divisione”.  Certo le basi dei sommergibili nucleari sono tutte in Scozia ed il suo ruolo nel dispiegamento Nord -Atlantico è fondamentale.  A questo si aggiunga il fondato timore che, in un momento di sconquasso economico e politico,  i governi europei non potessero sopportare gli eventuali effetti  di un referendum in senso divisorio.

Il timore di una potenziale esplosione di tale tipo di richieste e di un’implosione del  sistema hanno determinato la ferma opposizione della maggior parte dei governi europei e delle loro rispettive “borghesie nazionali”!   Nonché della stampa che di queste borghesie  è l’espressione .                                                                                                                                     Eugenio Scalfari nel suo editoriale di ieri poneva in evidenza questo forte  legame .             A tal proposito mi permetto di aggiungere  a quanto da lui scritto in merito all’intervento della BCE che , ancora una volta,  quest’ultima ha peccato nel non prevedere forti sanzioni, o sostanziosi  incrementi dei tassi per il denaro che le banche nazionali non prestino ad imprese , o privati.   Eh già,  perché già nel passato recente le banche hanno preso  in prestito somme ingenti depositando il denaro stesso presso la BCE sotto varie forme lucrando ,senza alcun beneficio per chicchessia , dall’ overnight alle 48 ore.                          La Banca centrale inglese recentemente  ha varato internamente una manovra simile senza prevedere sanzioni ed è finita con l’ulteriore accaparramento a puri fini speculativi.

Senza un reale controllo politico-economico  dell’Euro, quindi una Banca Federale in grado di agire con gli ampi poteri conferiteli dal sistema economico-finanziario integrato , non arriveremo mai a difendere gli interessi europeo continentali .                                            A dotarci di quei meccanismi che contrastano la speculazione finanziaria contro la nostra moneta.  Come in politica ,così in economia , siamo artefici di una sciagurata competizione tra piccoli interessi di bottega e ci dimentichiamo che fuori dall’Europa noi siamo percepiti come un’Unione.  Da qui la sensazione di inadeguatezza.  Desideriamo essere uno dei maggiori attori sul piano internazionale , ma non ci dotiamo dei mezzi necessari per divenire tali.    La transizione verso una maggiore integrazione con il conseguente ridimensionamento dei nazionalismi,  delle aspettative localistiche  sembra oggi subire un arresto . La crisi occupazionale, la crisi economica ci fanno credere che si possa trovare la soluzione a livello del singolo Stato, o interregionale.   Errato .

Ma non si deve confondere irredentismo con indipendentismo, o peggio separatismo.      Lo scozzese appartiene al primo fattore e non pregiudica di fatto l’integrazione europea. Diverso il discorso per il catalano , o peggio ancora per l’inesistente caso leghista.           Non si tratta solo di numeri, di affluenza, ma di voler condividere un destino comune.    Nel caso della Scozia non si pregiudica alcunché , al di là della lettura di parte che si è voluto dare al referendum.

D’altronde le promesse fatte dal governo centrale agli scozzesi , dimostrano non solo la democraticità del processo , ma anche l’assoluta necessità di quest’ultimo di porre rimedio alle diseguaglianze imposte nei secoli.   Diverso discorso è la mistificazione posta in essere  nel  voler far credere di risolvere  problemi insolubili con soluzioni elementari. Ecco occorre proteggersi da tali interpretazioni della realtà.

Non è certamente nella dimensione più ridotta dello scenario economico che si trova soluzione al problema inarrestabile della globalizzazione.                                                           E’ in una maggiore difesa del sistema europeo , nel rafforzamento del confine esterno della UE , in una difesa del nostro know-how, delle nostre produzioni, del nostro modus vivendi e operandi  che troveremo la soluzione al progressivo  deterioramento delle nostra qualità e condizione di vita e di lavoro.   Solo in tal modo potremo difenderci  e difendere il nostro modello di vita. ……                                                                                                                              Ma per realizzarlo occorre investire e puntare  su una maggiore coesione tra gli europei, una maggiore solidarietà , e partendo dal presupposto  che se non ci arriviamo da soli nessuno potrà farlo al posto nostro.  Buona vita

Pubblicato in politica-economia | Contrassegnato , , , , , , , , , ,

Il tribunale di Bologna ha riconosciuto l’adozione da parte di una single


Originally posted on Mazzetta:

Una sentenza destinata a far rumore, se non epoca, con la quale la il Tribunale per i Minorenni di Bologna ha riconosciuto la validità dell’adozione di una bambina, ottenuta negli Stati Uniti da un genitore single.

La sentenza del Tribunale dei Minori di Bologna, decreto del 21 marzo 2013, finora rimasta inedita, risale al marzo del 2013 ed è stata pubblicata sul sito dedicato a famiglia, orientamento sessuale e identità di genere, «articolo 29», da un gruppo di giuristi, riguarda il caso di una donna che ha adottato un bambino negli Stati Uniti, mentra era là residente. Un’adozione vera e propria, «legittimante» com’è definita tecnicamente, non come quelle che il nostro codice riconosce ai single nei casi nei quali la persona abbia un rapporto particolare con il minore (ad esempio un nonno o una nonna), adottata «nell’interesse della minore tenendo conto della maggiore stabilità (perché mai revocabile)…

View original 277 altre parole

Pubblicato in politica-economia

GO FREE , SCOTLAND……


Visto che la nostra stampa ed i media in generale sembrano voler tacere , o meglio non interessarsi volutamente al prossimo referendum che il 18 Settembre vedrà il popolo scozzese andare  alle urne .Allora è meglio che si faccia un po’ luce sulle possibili conseguenze.  Sì , alle urne per decidere sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito.  Sembrerebbe  sia percepita come una faccenda di poco conto. Un “divertissement” per analisti politici, per addetti ai lavori . Beh,  non sono certamente tra loro.                                        

Al contrario , ritengo che questo referendum possa sconvolgere a suo modo il futuro e l’evoluzione stessa dell’Europa,  per i tempi e  per i modi  che in tal caso si imporrebbero.  In altri termini modificare, rendendola più spedita,  la devoluzione del potere degli Stati nazionali che ancora detengono notevoli poteri di veto in favore di una Europa Federale.   Ma andiamo con ordine.

Nelle mie serate finlandesi ho dedicato particolare interesse al tema.               Mi sono gustato  con enorme piacere il “clou” del dibattito televisivo svoltosi su BBC da Glasgow tra il rappresentante britannico ed il paladino dell’indipendenza scozzese. Un vero , serio , profondo dibattito , non            pre- confezionato  , nel quale i due  contendenti hanno duellato per circa due ore con uno share del 90%.   Dichiaro la mia idiosincrasia per la politica britannica, per l’impero che non  c’è più, per un paese che da oltre 20 anni specula sull’Euro, non facendone parte, perché “non ha i parametri”  e soprattutto perché in questi anni la City di Londra è giunta a rappresentare il 20% del PIL dell’intero paese.

Finanza, nient’altro che finanza che ingolfa il paese ed ha travolto l’economia reale ed i suoi cittadini. Britannici che da sempre detestano l’Europa continentale , ma il cui governo é ben attento a mantenere di proposito i piedi in due staffe,  una duplice lettura del fenomeno Europa.                           Hanno sempre rimandato il referendum sull’Europa .  Per ultimo Blair , ma dovette rinunciarvi , sapendo che il popolo britannico avrebbe in massa votato contro.  Il povero  Cameron lo minaccia ,stupidamente,  per il 2017  sapendo spudoratamente di mentire.  Da sempre i britannici non si identificano con l’Europa e tanto meno sono disposti a esserne parte integrante.   Bene, dopo aver chiarito per onestà intellettuale  il mio pensiero profondamente europeo-centrico in senso puramente continentale,  cercherò di sviscerare il più obiettivamente possibile i fattori in gioco. 

In primo luogo i sondaggi fatti a seguito del dibattito avvenuto a fine Agosto danno 52% a favore degli indipendentisti scozzesi . Ed a Londra, dove il rischio non era stato ben calcolato,  la paura fa 90!  I due temi maggiori sono i giacimenti petroliferi che appartengono alla Scozia in caso di indipendenza. Una ricchezza capace di garantire alla popolazione scozzese livelli di vita molto superiori allo standard attuale .   Le basi della marina militare britannica che ospitano l’80% dei sommergibili nucleari .  In seconda linea,  il livello di tassazione ed i conferimenti , nonché l’allocazione delle risorse che   attualmente vanno alla Scozia.  Oggi di gran lunga inferiori al gettito dato da questa  al PIL  del Regno Unito..  

Su questi due ultimi temi il governo e molti esponenti hanno fatto innumerevoli promesse centrate sulla revisione dei parametri  per convincere gli scozzesi affezionati alla corona a votare contro l’indipendenza.  Sarà difficile, ma vedremo .                                                                La composizione dell’elettorato per “somma sfortuna” di sua maestà,   in Scozia è molto più giovane di quella dell’elettorato britannico.  Ovvero , le classi d’età tra i  18 ed i 40 anni sono da tutte le scomposizioni elettorali fatte negli ultimi 12 mesi in grande maggioranza in favore dell’indipendenza.      Solo nelle classi oltre i 60 anni la maggioranza si dichiara contraria.                  E la demografia , come spesso affermo,  conta , conta eccome……

Aggiungo inoltre che per ridurre l’impatto , in caso di vittoria dell’indipendenza,  i due  governi si sono dati un quinquennio per risolvere la negoziazione sulla separazione  :  modi , procedure, suddivisioni , criteri di calcolo, ecc. ecc.  Cinque anni.   Molti , o pochi,  ma certo non avverrà come in Italia , dove al voto popolare,  risponde poi il Parlamento promulgando leggi che di fatto rendono nulla la volontà espressa.                                                           Qualora gli scozzesi s’impongano,  niente e nessuno potrà modificare la volontà espressa.              

Il tema delle risorse del Brent del nord non è di poco conto e certamente una soluzione potrebbe essere trovata senza troppi impicci su calcoli, conferimenti e prezzi interni.    Sui sommergibili Trident la volontà di non avere armi nucleari sul territorio scozzese è piuttosto netta. 

Ma veniamo al piatto forte , quello politico. ….Con la vittoria dell’indipendenza si creerebbe un problema enorme.  Politico, sociale , istituzionale.  I conservatori di Cameron subirebbero una sconfitta che porrebbe fine al governo  anzitempo .  I laburisti dal canto loro  manifestano un certo favore verso l’indipendenza . I liberali come al solito sono divisi su tutto.   Ed Milliband  , il leader laburista, considera questo referendum un modo per rimettere in causa alla radice il senso di appartenenza alla nazione per trovare in seguito un compromesso con i futuri vincitori.                                   L’ennesimo referendum annunciato sull’Europa,  nel 2017,  verrebbe sicuramente annullato per non aggravare ulteriormente una situazione  a quel punto di decomposizione della Gran Bretagna. 

Ma poi si aprirebbe un’ulteriore capitolo.  Il governo scozzese pro europeo è intenzionato, in caso di vittoria,  a richiedere, in quanto Stato sovrano,  l’adesione alla UE.     E qui nasce il caso politico.  I trattati UE prevedono l’unanimità nell’accettarla. Siamo sicuri che l’Inghilterra sminuita nel suo orgoglio e in preda ad una crisi di nervi ,  con un Galles sulle mura , darebbe un parere positivo?   Ma qui sconfiniamo  nella fantapolitica!!!

Non dimentichiamoci comunque che la Scozia geo-strategicamente  è importante e quindi si porrebbe anche il problema della Nato.                       Torniamo ai nostri giorni.  Personalmente oltre ad essere  un convinto fautore dell’indipendenza scozzese , ritengo che le condizioni temporali e la battaglia condotta nel corso di quest’ultimo anno abbia davvero la possibilità di riuscire.  La Scozia negli ultimi 4 /5 secoli è stata trattata peggio di quanto i Borboni abbiano mai fatto nel Regno delle Due Sicilie.                                                Sarei lieto di vedere ridimensionato il ruolo negativo da sempre svolto dalla GB nei confronti dell’Unità Europea.  Il Regno di mezzo , come spesso amo definire l’UK è , e deve restare tale.  Territorio avanzato degli USA in Europa, diviso tra Europa ed USA , intento  da sempre  a sfruttare la sua posizione di cerniera,  conducendo nel frattempo  una politica di stallo  e di freno nei confronti di Francia , Germania e Italia..

E’ ora che di liberarsi di questo fardello oggi inutile e pesante .                              Se poi la nostra stampa  non ne parla per paura che possa generare simili desiderata , o se preferite fantasmi ,  in Italia ,  dimostra la pochezza della sua classe dirigente.  La Costituzione vieta un qualsiasi referendum di tal fatta. L’impero britannico si fonda sulla forzata adesione ( ai suoi tempi) alla corona  del Galles , Scozia all’ Inghilterra che ai tempi comprendeva l’Irlanda come appendice britannica . Il cui popolo era ridotto praticamente in povertà da una politica scellerata di sfruttamento .                                                                   La partecipazione alla corona è giuridicamente ed  istituzionalmente  legata alla volontà di quei popoli sovrani  e non vi è ostativa al diniego di questi ultimi all’appartenenza alla corona.  Così ,come avvenuto nei tempi , per il dissolversi dell’ex impero britannico.  

Infine coloro che in Italia , leghisti, o grillini  che siano , rilancia di tanto in tanto simili fesserie,  sono culturalmente, intellettualmente dei cialtroni di prima grandezza!  L’indipendenza della Scozia comporterebbe infine un notevole scompiglio nelle cancellerie europee, ormai da troppo tempo abituate all’immanenza dello status.  Il rischio di vedere espandersi il virus dell’autonomia , a fronte di politiche  economiche insulse , riuscirebbe , forse, a riattivare il fenomeno della federazione ed il dissolvimento di parte del potere, ancora intatto  degli Stati nazionali e  quindi dei loro governi che di fatto esercitano un forte veto sul divenire e sull’integrazione europea. 

E ‘ con questo auspicio che saluto il 18 Settembre.  Buona vita.

 

Pubblicato in politica-economia | Contrassegnato , , , , , , ,

I FINANZIATORI BEN CONOSCIUTI DEL CALIFFATO


ISIS , o DAACH , così come conosciuto nei paesi arabi ed in Nord-Africa.          Ho già avuto modo in precedenti post di trattare il tema e condividere con voi alcune considerazioni in merito.   Certo, ho menzionato i due grandi contendenti e finanziatori  nella regione,  Qatar e Arabia Saudita.               Entrambi hanno creduto con l’avvento delle primavere arabe di poter influenzare e condurre quei movimenti verso targets capaci di promuovere i loro rispettivi interessi in Siria, come in Egitto , Libia , Tunisia.   Uno spazio d’azione commerciale e politico  per il domani, quando il petrolio sarà finito (2060) !                    

Lo sgretolamento dell’Iraq è giunto inatteso quanto ai tempi , anticipato in rapporto al momento atteso del ritiro degli USA.  Così come la resistenza del regime di Assad in Siria,  rivelatasi inaspettata,  al di là del supporto della Russia , che in quel paese detiene un’ appoggio  strategico nel mediterraneo per la sua flotta.   Il maggior finanziatore del DAACH è da tempo conosciuto. Il predicatore wahhbita  Nabli Al Awadi.                                                                    Pensate fino a febbraio di quest’anno direttore di una scuola coranica privata  a Birmingham ,UK,  chiamata Al -Birr e fondata  nel 2007.                                     In questi anni ha fornito alla causa del califfato milioni di dollari  suoi e di altri associati che non è difficile definire alti funzionari del Qatar…….     

Fondi inizialmente diretti a finanziare gruppi jihadisti in Irak e in Siria.     Non c’è dunque da stupirsi quando vediamo che i boia sono cittadini britannici. Attraverso associazioni caritative,  (tipico del sistema usato dai Fratelli Musulmani in Egitto) fino all’anno scorso teneva a sud di Londra , a Brixton, numerosi incontri con le comunità musulmane locali.             Incredibile vedere i servizi britannici così stupidamente sorpresi.            Vedere un povero Cameron correre a Londra interrompendo le ferie.           Una stampa britannica ed occidentale concentrata ed inebetita quando tutto ciò era perfettamente visibile da almeno 5 anni.                                                          Al Sissi ha messo fuori legge i Fratelli Musulmani appena giunto al potere tagliando loro i contatti , chiudendo moschee radicali , ma soprattutto eliminando alla radice le famose associazioni caritative.                                           Fonti a buon mercato di carne da macello .                                                              Giovani ignoranti, senza futuro che nei sobborghi disgraziati ,dei veri e propri slums  delle cittadine britanniche si costituiscono in gangs  per sopravvivere alla frustrazione e a se stessi.  Giusto all’ultimo minuto , a metà Agosto , il Kuwait  ha tolto al finanziatore la nazionalità kuwtiana.   Motivazione? Per ragioni di sicurezza dello Stato! Un po’ tardi , forse……      

Gli avevano già vietato in precedenza di tenere  sermoni nelle moschee di quel paese. Ma , e qui viene il bello,  il grande elemosiniere per conto terzi si recava con regolarità in Qatar per celebrare sermoni alla moschea Omar Ibn Al -Khattab di Doha , la capitale , frequentata con assiduità dell’emiro governante. Tanto vicino a questo emiro (padre)  che noi in Europa vediamo con la sua bella moglie ,vestita all’occidentale Uno che  detiene la Costa Smeralda insieme all’emiro del Kuwait, dopo la dipartita dell’Aga Khan.     Che è il secondo azionista di BMW dopo la famiglia Quandt.                   Proprietario del maggior organo mediatico arabo in Occidente ;  Al  Jazeera.    Che detiene quote di maggioranza in vari settori del lusso, dalla moda ai gioielli.  Ebbene questo pseudo occidentalizzato magnate,  finanzia nel contempo il terrorismo in M.O. e in Nord Africa.   Ma stranamente ,e per ragioni  a me evidenti , nessun organo d’informazione lo mette alla berlina. Anzi tappetti rossi  . 

Ma tornando al  finanziatore, egli  viaggia costantemente ed è accolto con tutti gli onori ovunque si rechi. Dalla Tunisia , all’Egitto pre – Al Sissi, alla Libia ecc. In Tunisia il partito di governo En-Nhada lo ha accolto  l’anno scorso al massimo livello ,  essendo esso stesso legato ai Fratelli Musulmani .                   Il Presidente provvisorio Marzouki stesso  lo ha accolto. I maggiori canali televisivi Zitouna TV,  che appartiene  a Oussama Ben Salem,  membro influente della Choura ha immortalato la visita . Non dimentichiamo che tre anni fa il primo governo islamico (oggi siamo al terzo, sotto mentite spoglie) chiamava apertamente i giovani  a partire per la Jihad in Siria.             Ghannouchi il tribuno analfabeta che ha vissuto 20 anni in esilio in GB , guarda caso, oggi capo supremo di En -Nhada e Marzouki , il presidente erano consci di quanto facevano.  

Ecco vedete quando si ascoltano i media,  avendo accesso alle diverse realtà , sorge spontaneo il chiedersi;  tanto rumore per nulla! Non solo perché è nelle moschee, nei discorsi, nelle organizzazioni caritatevoli, attraverso gli imam che questo islamismo si diffonde e propaga.  E quindi sarebbe piuttosto semplice porre un ‘argine.   E poi le relazioni internazionali che intratteniamo con certi Paese del M.O. . Se è vero che loro hanno il petrolio, loro senza acquisti sono nessuno. I condizionamenti , se vogliamo , possono essere reciproci.  Quanto poi alla strategia geo-politica degli USA ci sarebbe molto da dire.   Che l’intervento in Iraq avrebbe finito per far esplodere il paese era evidente a molti.  Lo stesso dicasi in Afghanistan.  L’Egitto si è ripreso dalla sbandata. La Turchia insieme all’Arabia Saudita sta giocando una partita sporca.  Al limite della sua stessa appartenenza alla Nato.                                 Erdogan e la sua politica d’influenza nell’area peggiora la situazione ed Israele, suo alleato di fatto sul campo,  rendono la partita molto complicata.

Leggendo la tesi ribadita da Kissinger , una vecchia , ma sempre solida dottrina, non si può davvero credere di poter intervenire in contesti socio-politici tanto diversi con le nostre visioni del mondo. L’altro giorno ho scritto che nel caso specifico,  la lotta tra sunniti e sciiti deve essere cosa loro.        Che Obama ha esattamente fatto ciò che tutti gli altri presidenti spinti dai rispettivi partiti, finanziati dal complesso militare -industriale non hanno mai avuto il coraggio di fare, niente!  Non si può intervenire sempre .               

Il mondo , l’umanità non muta. L’evoluzione ha diversi gradi e dimensioni e non si può davvero credere di portare la democrazia. Soprattutto è da idioti il credere che la si possa paracadutare dall’alto.   Ed allora occorre accettare che ciascuna civiltà evolva , o si estingua secondo i suoi canoni! I corsi della Storia , possono essere agevolati, certo, ma non con il forcipe! In tal caso si otterrà un risultato inverso….

Questo non è cinismo. Le religioni come tali , servono da bieco strumento di potenza e di conflitto, sono parte  integrante di questo background atavico e spero siano destinate quanto prima a soccombere alla secolarizzazione .       Le guerre di religione coinvolgono,  se ci lasciamo coinvolgere.                      

I  trogloditi, o se preferite i neo- trogloditi del DAACH sono giunti in Iraq a bordo di fiammanti 4×4 bianchi sudcoreani. Utilizzano e sfruttano i media , sono infiltrati da britannici ed americani e qualche italiano , ma solo in Siria. Intendo dire che senza tecnologia sono e restano carne da macello.           Denaro e tecnologia sono stati loro offerti da Qatar e Arabia Saudita con qualche connivenza franco-americana.  Quando ho affermato che questo è un fuoco di paglia , credo proprio di non sbagliarmi.  Non rappresentano un pericolo per l’Occidente.  Ma dobbiamo imparare a non farci coinvolgere in conflitti che devono essere risolti sul terreno.

I sauditi hanno già compreso che tutto ciò sta ritorcendosi loro contro.  Per il Qatar ci vorrà qualche sberla in più. Troppo ricchi e troppo stupidi. Ma alla fine rimane sempre il deserto!

Buona vita

Pubblicato in politica-economia | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,