IL DECLINO ITALIANO E’ TRACCIATO


Facendo seguito ad alcune considerazioni dei miei amici lettori circa il precedente post e le pesanti riforme strutturali che il contesto economico richiede in tempi brevi,  vi sottopongo alcuni dati che rivelano quanto  il destino sia in larga parte  segnato. L’unica variabile degna di essere valutata è  rappresentata dal lasso temporale che ci divide dalla “débacle”.       Iniziamo con uno studio circa la demografia prodotto e presentato recentemente da Moody’s.  Sapete quanta importanza abbia per me il tema demografico nel discorso economico ed ho più volte sottolineato l’ignoranza di  questo rapporto da parte della politica.

Ebbene l’invecchiamento della popolazione avrà effetti notevolmente negativi sulla mano d’opera , sui tassi di risparmio delle famiglie, e quindi a cascata sulla produzione e gli investimenti. Italia e Germania per inciso sono i paesi più vecchi d’Europa.                                                                                                      Nei prossimi 20 anni anche  i paesi emergenti ne subiranno gli effetti.             Si stima che i tassi di crescita economica annuali subiranno un declino del 0.4% nel quinquennio 2014/2019 e  dello 0.9% tra il 2020 ed il 2025.                   Il raffronto con i  tassi medi di crescita  tra il 1990 ed il 2005 é enorme , 2.9%.

Questi dati si fondano su un campione di 33 economie mature e 22 mercati emergenti ed in via di sviluppo.

La popolazione mondiale in età lavorativa crescerà ad un ritmo del 50% inferiore rispetto agli anni precedenti :il 24.8% tra 2000 e 2005 , il  13.6% tra 2104 e 2030!    Quasi la totalità dei paesi subirà una decrescita della propensione marginale al risparmio. Insomma diverremo tutti un pò più poveri! 

Pensate un punto percentuale in più aggiunto alle classi d’età superiori ai 64 anni in rapporto alle classi tra i 15 ed i 64 anni conduce ad un declino di circa 1.2%  del risparmio medio…….  Questi dati e proiezioni  voi mi direte sono elaborazioni, non costituiscono prova…..                                                               A me non sembra,  tenuto conto che la classe dirigente di questo paese siano essi , politici, o imprenditori, non  manifesta il  minimo segno di ravvedimento.   Ma quanto già espresso é solo una parte di quanto si constata già per quanto concerne lo sviluppo mondiale ed i suoi attori principali.  

Sappiate che i paesi industrializzati nel loro insieme producono ormai meno del 50% della ricchezza mondiale!!!!

In effetti sul PIL mondiale i paesi emergenti (  BRIC) e quelli in via di sviluppo rappresentano ormai  il 50.8%, mentre gli industrializzati il 49.2%!La quota parte maggiore di questo avanzamento é dovuta ai BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) .  Paesi che giusto in Luglio hanno costituito  “in nuce ” una loro organizzazione in concorrenza con il Fondo Monetario Internazionale. Quindi sui 100 mila miliardi di dollari che rappresentano il PIL mondiale oltre il 50 % appartiene a loro.

Ciò dimostra quanto il processo di espansione economica  e la rottura degli equilibri internazionali avvenuta negli ultimi 25 anni  abbia modificato alla radice il sistema.   Per decenni 36 paesi sviluppati che partecipano al F.M.I. hanno rappresentato circa il 70% della ricchezza mondiale .

E questa convinzione resta ancora  indelebile nella mente della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica occidentale. Un dato immutabile!!      

Gli altri 153 paesi si dovevano accontentare del 30%.                                         Tutto questo in 25 anni é finito!!!!!  Questo è l’effetto della globalizzazione mondiale.   Ma sembra che in Italia gli imprenditori , medio- grandi vogliono non guardare in faccia la realtà .Vivere  di rendita e di oligopoli. Delocalizzare le produzioni manifatturiere? Ma dove? Ovunque tu vada fuori dall’Europa sei morto! No, si deve cambiare mentalità; investire sulle risorse umane, produrre know-how ,Ricerca e Sviluppo,  Sistemi e Processi!  

La caduta delle nostre economie ha avuto ritmi diversi a partire dal 2000.       I paesi ricchi hanno iniziato a declinare  fino ad oggi.  La stima  di questo declino delle economie industrializzate  è la seguente ; nel 2020, cioè fra 6 anni 6 , la spartizione della ricchezza sarà del 46% contro il 54% degli emergenti. La Cina peserà più degli USA .                                                                   Pensate nel 1995 pesava il 3%del PIL mondiale , nel 2020 rappresenterà il 18.5%!!!!!! L’ Africa stessa riuscirà a piazzare ben 11 paesi tra i primi 30 che avranno più peso nel prodotto mondiale.                                  

L’Italia nel 1994 nel Ranking dei primi 8 pae si più industrializzati figurava 6° , sesta, dopo USA, Giappone, Germania,Francia. Bene, le proiezioni al 2019 ci vedono fuori dai primi 10. La Francia che nel 1994 pesava il 3.8% del Pil mondiale nel 2019 solo il 2.3%!!!!! L’Italia che era nel 1994 al 3.5% conterà appena il 2% del PIL mondiale.  Perdite secche . Ridimensionamenti che talvolta divengono tragici.

Caso anomalo, ma poi non tanto, la Germania. Unico paese europeo che sembra tenere . Dal 5.6% del 1994 rappresenterà comunque il 3.2% del PIL nel 2019. Il Giappone anche lui resisterà al declino meglio di altri dall’8.9% del ’94  passerà al 4.6%.   Vedete che quanto affermavo riguardo alla ripresa europea nel precedente post  é purtroppo in linea  con le stime dell’OCDE .

L’Europa soffrirà molto più degli USA,  pagando le sue divisioni, particolarismi, nazionalismi. La mancanza di una politica unitaria la rende instabile ed indifesa. Lo dimostra l’attuale impasse con la Russia. Manchiamo di strategia globale e sul mercato mondiale ci presentiamo stupidamente disuniti e talvolta nemici . Ed ora ritornando al contesto nazionale vorrei sottoporre  agli amici che considerano le mie tesi piuttosto drastiche  quali potrebbero essere le alternative. Il fattore tempo a questo punto  diviene  esiziale .

Il problema del declino  é appurato. Ciò che può modificare la traiettoria , o se preferite la curva gaussiana, é la  capacità di intervenire rapidamente per ridurre al massimo la velocità del nostro tonfo.  Non credo che si possa credere di salvare il salvabile.  Le rendite di posizione salteranno comunque . Difendere come sembra fare la destra ad oltranza,  non fa che peggiorare la situazione sociale.    Occorre come affermavo il coraggio di modificare in profondità la struttura rivitalizzando e investendo . Restare alla finestra  è quanto di peggio una classe politico-imprenditoriale  intelligente potrebbe fare.  Il Paese soffoca e soccombe sotto il peso di zavorre che tendono a proteggere settori obsoleti, centri di potere  inutili, ma che contano.  

Basta con i salotti buoni.  Basta con gruppi che vogliono controllare senza rischiare. Questo vale certamente anche nei confronti delle tre prime banche nazionali che producono profitti  , ma non distribuiscono investimenti.        La liquidità c’è ed è  notevole . Bisogna obbligare con le buone , o con le cattive i gruppi ad investire. Incentivandoli se è il caso , ma obbligandoli ad agire . Ne va del paese e della sua libertà ed indipendenza.  

Buona vita.

 

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L’INCONTENIBILE PESANTEZZA DELLE MENZOGNE


Da anni ce le raccontano e ce le raccontiamo. E certo, questa classe di giornalisti niente ha fatto, o fa per rendere i cittadini più informati e consci della situazione.  Ma cosa pretendere se ormai la raccolta pubblicitaria é controllata da due grosse società che,  con la scusa della razionalizzazione, detengono ormai oltre l’80% della stampa nazionale che su di essa campa!    

I dati del PIL,  oggetto in questi giorni  dei più disparati commenti, erano attesi e non rappresentano una novità. Sulla 7  Bersani con il suo semplice dialogare emiliano ha ribadito un dato di fatto, la ripresa non può esserci perché la crisi italiana  é maledettamente strutturale.                                         Non sono certo un fan del “diversamente abile” presidente del consiglio,     ma non si può davvero credere che si possa uscire dal tunnel in cui ci siamo infilati da oltre un decennio in due trimestri, o tre.                                               Certo se la comunicazione del sopracitato fosse improntata a toni  meno roboanti sarebbe meglio.

La totale mancanza di politiche industriali, di un ceto imprenditoriale capace, dinamico e soprattutto competente, sono evidenti e nulla è avvenuto per modificare la traiettoria del paese verso l’immobilità ed il declino nel quale oggi ci troviamo. I tagli lineari messi in atto dagli ultimi  governi hanno appesantito la zavorra. Tagli iniqui, tagli alla spesa sociale di Regioni e Comuni che gravano  sui ceti medio-bassi.   Per ripartire l’Italia necessita di un piano triennale di investimenti  di “almeno 400 miliardi di euro”.

Una diversa allocazione di risorse che,  partendo da un’analisi approfondita dei settori merceologici ,capaci d’imprimere il massimo volano di sviluppo e quindi di occupazione, possa permettere il decollo dell’economia nazionale che ha perso il 25% delle imprese negli ultimi 5 anni .                                           Una ristrutturazione delle industrie manifatturiere che tenga conto degli aspetti dimensionali, energetici, logistici. Siamo rimasti indietro rispetto alla modernizzazione  compiuta da altri paesi nostri competitori.

Abbiamo ceduto quote di mercato,  abbiamo perso marchi di prestigio in vari settori, abbiamo perso know-how e competenze professionali di notevole spessore  e posti di lavoro che non potremo recuperare.  E’ evidente che oltre il 50% di questo ammontare d’investimento debba essere costituito da apporto privato. Investimenti che potranno godere d’ incentivazione pubblica attraverso varie metodiche , ma che dovranno  fondarsi sulla modernizzazione della piramide organizzativa .                                                 Un’aspetto fondamentale per evitare nel futuro il protrarsi di un’imprenditorialità rapace,  fondata su multinazionali a conduzione familiare che, nella globalizzazione attuale hanno decisamente  piedi d’argilla  e non riescono a sopravvivere.  

Abbiamo perso centinaia di aziende negli ultimi 5/7 anni per transizioni generazionali  mal riuscite, per obsolescenza dei prodotti, per caduta in verticale  del brand, per delocalizzazioni presunte, o mal gestite.                        E con esse  tanto “savoir faire”, tanta capacità artigianale ed innovazione . Per non parlare dei grandi gruppi divenuti preda di acquirenti cinesi. Intendiamoci non é contro le acquisizioni estere , ma contro la perdita di posti di lavoro in Italia che occorre battersi.   Ed in questo i  governi succedutisi negli ultimi 15 anni non hanno mai posto dei vincoli, o dei limiti. Invece di considerare modifiche alla legislazione del lavoro, occorre difendere e conservare i posti di lavoro. Il lavoro non si produce con i regolamenti!

Il lavoro , o se preferite la disoccupazione,  é e resta il problema nazionale . Riassorbire la disoccupazione giovanile, giunta a livelli ormai insostenibili,  è il più serio dei problemi che dobbiamo saper affrontare. Come anticipato non si può ragionevolmente credere che la crisi economica possa risolversi prima del 2017/18.   Ed alcuni effetti si protrarranno almeno per un’altro decennio.   Occorre agire su due livelli .  

Un’iniezione d’investimenti capace di sollevarci dalla stagnazione attuale     e una riduzione del debito che ci permetta di poter agire senza i vincoli imposti dalla UE.   Inutile a mio avviso credere di poter ottenere dalla UE la  flessibilità richiesta. Non abbiamo le carte in regole per ottenerla.                   Le riforme che ci vengono richieste non sono certo quelle istituzionali, ma quelle economiche e fiscali.     E qui veniamo al secondo capitolo.                      Se questo governo é riformista, come sostiene, lo dimostri.                                   Sono più propenso a credere che la differenza tra politiche economiche di sinistra  e di destra rimane intatta. Allora se questo governo é di sinistra , si comporti di conseguenza.

Occorre giungere prima , o poi ad una sana patrimoniale specificatamente meditata nei confronti dei grandi patrimoni che per tante ragioni sono  quelli che riescono ad eludere le tasse.  Se è vero , come è vero da dati Bankitalia che,  negli ultimi 10 anni i grandi patrimoni sono cresciuti ad una media del 7/10% . Se come risulta dai dati del Ministero delle Finanze che il 5% delle famiglie detiene una ricchezza di circa 2.300 miliardi di euro su un totale di circa 9.000 miliardi, totale del patrimonio  privato nazionale.

Eh si perché l’Italia é uno strano paese . Dopo il Giappone é il secondo per debito pubblico al mondo, ma nessuno si accorge , o vuole accorgersi che siamo anche il quarto paese al mondo per ricchezza privata.Appunto i 9.000 miliardi!Questi due primati sono il frutto di politiche scellerate  dove  lo  Stato si é sempre indebitato   offrendo beni e servizi prezzi calmierati  lasciando ai privati il compito di gestire le risorse…                                             Così dal Medioevo  questo è un paese dove i privati (certi privati che a rotazione nei decenni si sono alternati) sono riusciti ad accumulare notevoli ricchezze investendo ben poco dei loro capitali . Siano esse frutto di concessioni, o appalti pubblici, l’industrializzazione del paese é stata dagli anni ’50 agli anni ’80 operata oltreil50% con denaro pubblico.

Molti degli attuali gruppi familiari ,considerati artefici  della modernizzazione,  hanno goduto di interventi  a pioggia , nazionali, regionali, provinciali,  locali. Occorre rivedere , se vogliamo davvero divenire un paese moderno  e non finanziariamente feudale,  tagliare degli alberi, non dei rami.   Occorre che l’impresa ritorni  a fare impresa e mi riferisco qui alle 80 famiglie che  a vario titolo controllano, badate bene non più le loro imprese in italia, ma la stampa ed i media.   Tutto questo grazie ad Istituti bancari compiacenti nei cui C.d.A. s’incrociano i destini di questa élite economica che spesso comanda senza usare il denaro proprio , ma quello degli altri.

Ecco , ritengo che se un governo é tale, debba condurre una politica capace di chiudere il sipario, chiudere i rubinetti di approvvigionamento dai quali la mala politica riceve supporto  e sostentamento  e fare ciò che l’Europa ci chiede da anni, riformare noi stessi!

Buona vita

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MEDITERRANEO :IL RISCHIO TERRORISMO SI ACUTIZZA


Le notizie che provengono dai vari teatri operativi  circa l’acuirsi di fenomeni terroristici non sono certo incoraggianti. Sul versante est del mediterraneo i fondamentalisti stanno occupando per la prima volta un villaggio libanese alla frontiera siriana.   In Libia stanno occupando temporaneamente parte della Cirenaica ed in particolare Benghazi.            

Il  nuovo Parlamento ha dovuto riunirsi a causa degli scontri  Tobruk.               Lungo la frontiera libico-egiziana si cerca di filtrare il rifornimento di armi che i jihadisti ricevono dal sud libico .  All’ovest, sulla frontiera libico-tunisina, da giorni ormai migliaia di libici sono accalcati per cercare di entrare in Tunisia con tutti i mezzi possibili. In Tunisia le misure anti-terrorismo poste in essere troppo tardivamente dal governo e la debolezza dell’esercito nel contrastare il fenomeno , a causa di mezzi assai limitati , ma soprattutto di mancanza di formazione specificatamente indirizzata allo scopo, rallentano il contenimento.

Ed infine, come già avevo sottolineato nei miei post precedenti  si amplia sempre più il fenomeno del ritorno dei giovani maghrebini che stanno rientrando dal teatro del conflitto  siriano. Poco i servizi hanno fatto  per comprendere questo fenomeno. In realtà i mezzi di cui dispongono, avrebbero potuto, se avessero seguito una strategia coraggiosa di contenimento,  comprendere ciò che stava avvenendo . La Siria ed il suo conflitto interno ed esterno è divenuto con il passare del tempo un campo di addestramento per migliaia di giovani reclute spinte inizialmente dalla disperazione economica e poi dall’incessante mole di reclutamento dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani.

Con il dualismo politico del Qatar, progressista e avanzato in Occidente , teocrazie  inattacabili in M.O. ,  sponsorizzano ed offrono fondi importanti a diversi livelli . Dalle organizzazioni territoriali caritative, alle moschee più importanti, con imam allineati ideologicamente, a forze paramilitari che vengono utilizzate sui vari teatri operativi. Ecco che adesso, con lo stand by  dovuto alle condizioni climatiche  , precedute dal periodo del Ramadan , l’esodo per parte di essi ed il ritorno verso i paesi di residenza  é iniziato agli inizi di giugno.  Il percorso scelto da molti di coloro che, a vario titolo si sono recati in Siria, é quello che dalla Turchia usa come transito il nostro paese.

Fonti militari algerine  hanno a tal proposito avvertito  le nostre autorità e messo in stato di allerta le autorità tunisine  e libiche. Molteplici sono state le denunce su questo stato di cose che rappresenta un notevole problema e pericolo in particolare con condizioni socio-economiche  esplosive.                     Il prossimo periodo elettorale  in Tunisia, in presenza di una radicalizzazione dello scontro politico evidente e crescente.                                   Il caos libico, dove si scontrano forze  totalmente opposte, nazionalisti da una parte e fondamentalisti islamici dall’altra, non necessitano certo di forze esterne  che si rovescino sul paese come benzina .

Gli stessi algerini sono consci del pericolo . Ma a differenza degli altri paesi maghrebini  hanno sviluppato nel corso degli ultimi decenni un apparato anti terroristico di notevole portata , non dimenticando che il regime algerino é militare ed autoritario e gode quindi di notevoli facilità non dovendo rispondere democraticamente del suo operato.

Per dimostrare quanto il problema sia di pubblico dominio e quanto sia temuto dalle autorità, oggi 5/8/2014 il settimanale algerino ” Akher Khabar” segnala che circa 6000 jihadisti tunisini combattenti in Siria si trovano attualmente in Italia in transito. L’articolo sottolinea la  difficoltà  ed il pericolo  che rappresenta il rientro in queste circostanze.                                     Era questo un tema già dibattuto in maggio e giugno dalle autorità governative tunisine. Ma essendo queste legate di fatto alla formazione dei Fratelli Musulmani, di cui En-Nhada,  il partito politico islamico, é di fatto espressione, evidente che ciò si presta ad una doppia lettura.

La parte sud del Mediterraneo  può divenire una polveriera. Siamo nel bel mezzo del tornado. In quell’area centrale dove tutto sembra normale.

 Ma non c’é niente di normale. Abbiamo da un lato un grande paese ,l’Egitto  che, grazie ad elezioni , non con la forza, si é liberato dei Fratelli che hanno governato con Morsi il paese per oltre tre anni conducendolo sul baratro della guerra civile . Da allora sono stati dichiarati fuori legge,  e sono adesso    rientrati in clandestinità, ma dopo aver perduto quell’aura di salvatori della patria che hanno avuto presso le masse per oltre un trentennio.                     L’attività diplomatica a cui l’Egitto é chiamato oggi é il risultato di un ritorno alla stato di diritto e di ruolo di primo piano che ha sempre avuto nell’area.  Al- Sissi, il premier egiziano, sembra possedere quella “levantinità” politica necessaria per operare sullo scacchiere medio-orientale. Agisce  con agilità e spregiudicatezza riprendendosi lo statusdi cui godeva  prima del periodo fondamentalista. Alleato di primo piano degli USA, possiede il controllo del Canale di Suez,  rappresenta il contraltare nazionalista al potere di Erdogan e del suo islamismo “moderato” .

Con un ruolo di primo piano nei negoziati con Israele e confinante con la Libia . Il caos libico é per l’Egitto un problema da risolvere rapidamente.   Una Libia dove i nazionalisti guidati dal gen. Haftar stanno attrezzandosi per riprendere il controllo dell’Est del paese, ma che dovrà soggiacere,  per giungere al potere , al controllo e volere del nuovo Parlamento dove i nazionalisti hanno avuto la meglio.                                                                       L’evoluzione libica nel prossimo trimestre ci dirà quanto le tribù siano disposte ad uniformarsi alle richieste dei nazionalisti.                                             Certo é che il caos e la la ridotta capacità estrattiva delle risorse energetiche, riducono  molto il gettito finanziario e quindi il denaro per tutti.                      

L’ Italia si trova sia geograficamente,  che politicamente nel bel mezzo di questo scenario e che lo voglia , o meno, é coinvolta a vario titolo.                    Per non parlare dell’interesse nazionale,  dovuto al peso in termini energetici che proviene da quell’area  .Tra gasdotti, pipeline  e trasporti marittimi oltre il 40% degli idrocarburi d’importazione provengono da  Libia, Algeria, via Tunisia.  Ecco perché affermavo che la politica estera in quel quadrante del mondo si definisce all’ENI.  

Ma  forse é giunto il momento di cambiare strategia  ed incrementare l’apporto politico , oltre a  quello strategico.  Spostare l’ottica verso un periodo  medio-lungo e non solo  a breve!  Facilitare dunque la gestazione in corso, investendo selettivamente più risorse  nei confronti di quelle forze nazionaliste che,  sole possono riportare quei paesi ad un vivere civile.       Una scelta lucida a fronte all’incapacità mostrata dalle forze islamiche nel gestire società complesse come lo sono quelle odierne.                                             Società che ,pur nel rispetto di principi religiosi non possono auto -annientarsi e rinunciare a principi di convivenza assoluti come il ruolo della donna, dello Stato, dei diritti individuali e  soggettivi. Diritti inalienabili in società moderne che devono essere in grado di salvaguardare il principio assoluto dell’auto-determinazione.   La democrazia non s’impone , la si conquista.   Imporre attraverso una religione un “modus pensandi e vivendi” ad un intera società civile , quest si chiama teocrazia.  ,E le teocrazie dovrebbero essere abbattute a prescindere, anche quando si chiamano Arabia Saudita, Qatar, Baherein ,Iran ecc.  

Se no diciamocelo , non é il loro dio o fede   che sono in discussione , ma il loro potere ed il  loro denaro! 

Buona vita a tutti.    

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LA MALATTIA DELLE FALSE PRIMAVERE


Una malattia molto contagiosa che avanza e si espande.   Comincia da lontano,  da colonialismi mai sopiti, da supposte teorie di controllo di aree d’influenza e di conflitti sordi e ciechi che si svolgono  sempre sulla pelle dei popoli .   Con l’intervento americano in Iraq , inizia una sorta di smantellamento del regime dittatoriale laicista,  fortemente nazionalista che rappresentava il tessuto connettivo del regime nel bene e nel male.                   

In particolare il nazionalismo arabo ha rappresentato il fulcro intorno al quale si è generato il progresso  di paesi come l’Egitto, da Nasser a Sadat pur con tutte le variabili nascoste. In Libia , così come con lo statista Bourghiba in Tunisia .  E  così pure il regime siriano. Un regime che la stampa negli ultimi anni ha interpretato, non sempre a ragione,  come dittatoriale.                         Ponendo come base la tesi veicolata  che quanto avveniva , perseguiva un obiettivo finale ; la liberazione del popolo!

La realtà dimostra oggi , a distanza di un anno , che i paesi arabi più retrogradi  e corrotti , come le teocrazie del Golfo, sono  impegnate a  fondo nel distruggere le classi dirigenti nazionaliste  (borghesie nazionali)   in quei paesi che non sono altrimenti acquisibili , o contendibili.  In questo contesto la Siria rappresenta per molti aspetti   geo-politici una linea di frattura , così come la si definisce  in geo-fisica.  Una specie di soglia di terremoto, composta da numerose faglie.    Rappresenta la porta d’accesso del Mediterraneo . Un’autostrada  “in fieri” , lungamente idealizzata dal cuore della Mesopotamia al “mare nostrum”.   Ecco quindi l’importanza della Siria, della sua resistenza.  Dell’olocausto che si sta compiendo.

Mi rendo conto che l’interpretazione  è sostanzialmente diversa da quanto siete abituati  a cogliere descritta come è dalla  maggior parte della stampa occidentale e da quella araba venduta come Al Jazera, organo dell’emiro del Qatar , sostenitore di Hamas , secondo azionista di BMW, proprietario della Costa smeralda , teocrate nel suo piccolo e ricco Stato del Golfo. 

Uno Stato che confligge con l’Arabia Saudita in termini di strategia politica di espansione verso il Nord-Africa con flussi di denaro enormi sulle corde di un islamismo ottuso e aberrante che niente ha a che vedere con la pacifica e tollerante visione araba del mondo.   Pensate a quanti errori di peso sono stati commessi dalla potenza americana negli ultimi 60 anni:  Corea, Vietnam, Afghanistan , Iraq.   Una scia interminabile  di interventi che hanno determinato effetti a catena per molto tempo incontrollati, oltre a migliaia di morti inutili. Osservate oggi il risultato finale …..                                  Fortunatamente l’avvento di Barak Obama ha messo uno stop al complesso militare -industriale che per decenni ha determinato la politica estera degli USA.  Obama e la crisi finanziaria della super-potenza sono riusciti a cambiare l’orizzonte. Non s’interviene più.

Ma si cerca di condizionare i processi storici.  Le rivoluzioni , le primavere arabe hanno di fatto seguito lo stesso trend,  la stessa fine.                                Salutate da tutto l’Occidente , Usa in testa, come rivoluzioni epocali , sinonimo di libertà e democrazia . Democrazie “in fieri”.   La presa di coscienza dei popoli sta finendo miseramente ovunque. Dall’Egitto dei soliti Fratelli musulmani, alla Libia, alla Tunisia.                                                             Come si accennava per l’Iraq , quanto tempo deve trascorrere  per comprendere ed accettare il fatto che l’invasione avrebbe prodotto il terrorismo e la divisione fratricida incessante.                                                          Che avrebbe dato la stura a questo ricorso all’islamismo .                                         Una  forma di rifiuto  dell’occupazione occidentale, che viene percepita come tale  .In questo senso c’è da domandarsi quanto ancora dovremo  aspettare per  comprendere che lo sfruttamento della religione  ed il terrorismo  sono due facce della stessa moneta.

La storia  dei Fratelli musulmani è la storia stessa di un movimento che è nato  sul territorio . Che ha creato la sua forza presentandosi come alternativa alla miseria.  Che della miseria, attraverso le sue organizzazioni caritatevoli ha fatto attività di proselitismo e reclutamento , ovunque siano presenti.  Alternativa all’accumulazione di ricchezze da parte delle classi dirigenti  inadatte e tribali.  Ecco allora  la religione ed i suoi precetti divenire Verbo,   nucleo sano e puro ed il resto del mondo sterco del diavolo.                  

Il senso del nucleo , del noi e  gli altri,  tipico del settarismo religioso che infine sfocia  nel Noi e lo Stato nemico ed oppressore delle libertà , la Sharia? Una forma di credenza che pone il cittadino alla stadio di suddito demente del precetto universale e che pone il genere, il sesso , la vita sotto le ali di un imam che tutto conosce e tutto illustra. Ed allora , a questo punto , occorre chiudere le porte ai fondamentalisti, occorre che l’Occidente comprenda  che il buon vecchio nazionalismo  arabo è l’unica forza in grado di combattere , vincere  e ristabilire l’ordine .                                                                              Quell’ordine che tanto manca  a paesi come la Libia dei nostri giorni.         Paese a noi prossimo , in tutti  i sensi. Paese che oggi non riesce a trovare la via d’uscita dal caos . Un caos che le elezioni stesse hanno forse accresciuto. Un paese nei confronti del quale abbiamo doveri e nel contempo la capacità d’intervento che ci viene parzialmente richiesto.  

Siamo l’unico paese che ancor oggi  nonostante tutto , ha la propria ambasciata aperta. Un  paese che conta in Libia  il maggior produttore di petrolio e gas ,ENI, con un contingente di tecnici di prim’ordine.  Dobbiamo far perno sulla nostra affidabilità , che ci viene riconosciuta, per aiutare la transizione del paese. Una nemesi che non sarà affatto semplice.  Seguire il corso degli eventi con attenzione. Chi possiede la maggiore capacità bellica avrà la meglio. L ‘ Est del paese , la roccaforte di Benghazi,  oggi nelle mani degli islamisti più acerrimi ed il bastione di Misurata non hanno chances di essere vincitori. Sono e restano carne da macello nelle mani del Qatar .

Il ruolo che l’Egitto svolge e potrà svolgere è esiziale per il risultato finale.     Al  Sissi non ha alcuna ragione di tenersi alla frontiera i Fratelli musulmani che ha vittoriosamente battuto e dichiarato fuori legge.   Un buon accordo italo-egiziano può certamente contribuire all’evoluzione positiva della crisi-In Tripolitania l’Italia può fare molto per rasserenare gli animi e fungere da mediatore. In Cirenaica il problema è più complesso vista la storia recente , ma il potere egiziano può rendere le milizie inoffensive riducendo l’apporto di armamenti attualmente in atto da Siria  e sud. 

I trasferimenti dal Sud del paese di miliziani  jihadisti potrà essere più facilmente arrestato se le tribù del Fezzan riceveranno quell’autonomia territoriale che reclamano a ragione per porre fine al caos.                             Tornare al buon laico nazionalismo che nasce dall’amore per la propria terra , in un territorio che non ha conosciuto altro.  Per porre fine alla catastrofe ” Nakba” occorre agire uniti ed insieme “Sawa”                                        

Occorre comprendere,  scindere il processo evolutivo che conduce alla globalizzazione.  Non si può davvero credere di superare decenni di  abitudini , costumi, dialetti e lingue diverse con una misera primavera.  Soprattutto pensando che questo caos è stato finanziato ed orchestrato nei minimi particolari dalle teocrazie del golfo  e definito Primavera!     Non si può  certo pensare di paracadutare la democrazia , ma si può certamente cercare di aiutare a far crescere la democrazia con i vecchi arnesi della politica del territorio. 

Buona vita a tutti 

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L’OPPOSIZIONE LIBERALE VINCE LE ELEZIONI IN LIBIA


Mahmoud Jibril, leader della Coalizione delle Forze Nazionali, ovvero dell’opposizione liberale di fronte agli islamisti , ha vinto con il 48.8% le elezioni alla Camera dei Rappresentanti che siederà a Benghazi.                Questo è un primo dato che, badate bene, non fornisce un quadro d’insieme completo  del puzzle politico elettorale libico.                                                           

Intendo chiarire che dei 200 seggi in palio soltanto 80 sono riservati ai partiti e formazioni politiche partecipanti al voto. Di questi Jibril ne ha conquistati 41 ! La seconda formazione politica risulta essere Giustizia e Sviluppo , ovvero la denomiazione libica dei fratelli Musulmani che ha ottenuto il 21.1% dei voti  e cioè 17 seggi . Altre formazioni hanno ricevuto risultati non superiori al 3/3.5% ciascuna.  Per comprendere il senso completo e l’interpretazione politica di queste elezioni occorre attendere e vedere quali alleanze si andranno a creare tra i  120 candidati indipendenti eletti sul territorio che,  a loro volta,  si uniranno agli 80 precedentemente descritti , eletti nelle liste dei partiti.  

Politicamente l’affermazione dell’opposizione liberale conferma ciò che si comprendeva essere il sentimento diffuso nella popolazione .                               Il desiderio assoluto di uscire dal caos socio-economico, dalle violenze  e tornare ad una normale convivenza civile. Il Primo Ministro si è dichiarato soddisfatto  dei risultati fin qui ottenuti che considera innanzi tutto una vittoria della democrazia nel paese.                                                                                

La vittoria della coalizione centrista rappresenta  in primo luogo la vittoria dei giovani libici che demograficamente rappresentano la maggioranza degli iscritti al voto , circa il 60% dell’elettorato. I giovani hanno voluto premiare un progetto politico non fondato su principi religiosi , proposto con violenza dagli islamici,  disancorato da ogni ideologia, ma aperto e soprattutto in grado di far uscire la Libia dal tunnel nel quale è sprofondata nell’ultimo anno.   Questo Congresso dei Rappresentanti avrà tre obiettivi principali durante la sua esistenza fissata in 12 mesi.

La nomina di un nuovo primo ministro che subentrerà all’attuale che ha guidato transitoriamente il paese con estrema difficoltà dal 2011.

Dovrà riscrivere la Costituzione ed anche questo compito sarà notevolmente pesante.                                                                                                                                

Ed Infine , e questo  sarà quello di maggior impegno , fornire al paese quella struttura istituzionale ed organizzativa che non ha mai avuto.                           Un’ obiettivo estremamente difficile e complesso, viste le tribalità e le richieste provenienti dal territorio.  Dotare il paese di un’ esercito degno di questo nome, di un corpo di Polizia  che possa avere il polso della situazione ed agire conseguentemente.   

Resto,  come indicato nei precedenti articoli sul tema ,  che si possa pervenire a tale livello solo agendo sui due fronti.   Organizzando dall’alto una struttura  flessibile ed adatta alle peculiarità del territorio, provvedendo a fornire dal basso alle comunità tribali la capacità di formare la infrastruttura con una certa autonomia , capace di adattarsi alle esigenze specifiche ed alla volontà di queste ,  alle quali non possono essere imposte condizioni perentorie.  Ecco, a me sembra sia  questo il mix istituzionale che può attecchire . Coordinamento e autonomie locali. 

Questo è il mix politico  che Jibril ed i suoi alleati dovranno ricercare in questo mosaico di fazioni, tribù, richieste regionali che compongono la Libia odierna.  Certo è che il  risultato che si annuncia con queste elezioni pone seriamente le condizioni per uno stop definitivo al caos.                                       

Ma soprattutto alle pretese islamiste,  e quindi uno scacco matto alla strategia perseguita dai Fratelli Musulmani  che, così come in Egitto,  hanno esaurito la carica d’appeal sulle masse…. Mostrando non solo una totale incapacità nel governare  una società civile in era moderna , ma soprattutto nel credere di poter imporre con la forza principi che possono essere condivisi solo con la partecipazione, siano essi religiosi, o semplicemente laici come le libertà individuali e soggettive.

Buona vita a tutti.

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Mediocrazia renziana


exult49:

Come non concordare con queste semplici , appassionate parole espresse dalla Kuliscioff. A parte la mancanza di cultura in sé, il problema di fondo è avere un vissuto. Renzi è un giovane di spirito che non ha mai lavorato in vita sua!!!!! Sì certo a meno che non si consideri il Pres. della Prov. e Il Sindaco un lavoro. Lo sono , ma solo dopo aver acquisito sul campo l”esperienza della vita, professionale e quella normale capacità che rende il rappresentante del popolo tale ! E’ penoso veder la stampa , i media nazionali controllati da 5 Gruppi familiari, sostenere impunemente questo circo territoriale provinciale con il loro inglese approssimativo rappresentare il paese come una compagnia di giro. Sventolare ai 4 venti la presidenza italiana quando è un semplice dovere di turnazione. Purtroppo siamo e restiamo dei cialtroni in mano a dei personaggi in cerca d’autore!

Originally posted on kuliscioff:

imgresIl problema dei renziani, delle Mogherini, Boschi, Madia, Serracchiani, Moretti, Picierno, ma anche dei Faraone, per dire, oltre che di Renzi stesso, non è né la giovane etá né l’inesperienza: è la mediocrità. Non hanno talento, visione, idee, né strumenti intellettuali con cui risvegliarci dal torpore, o argomenti almeno un tantino men che banali. Non hanno progetti che non siano slogan, gli stessi origliati qua a e là, da un ventennio, nel dibattito mainistream, e da questi ripetuti con una superficialità e tale mancanza di curiosità, da far veramente calare il sonno.

Il talento non lo fa il Cv: la Mogherini, per dire, ha un cv da perfetta funzionaria della Farnesina, da funzionaria, appunto, con il suo cartellino da timbrare, il suo status professionale da sbandierare, la sua mediocrità da confinare nell’auto-consolatoria burocrazia di partito – dove, appunto, ha percorso gradino dopo gradino tutta la scala della funzionaria organica. Ma la…

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L’URLO DISPERATO DEL PRIMO MINISTRO LIBICO


E’ veramente incredibile la disperazione del governo libico alla ricerca spasmodica  di porre fine al caos che da ormai troppo tempo sta distruggendo il tessuto socio-economico del paese.  Mohamed Abdelaziz  , l’attuale primo ministro  libico, si è rivolto ieri al Segretario dell’ONU  per richiedere   l’intervento di questa organizzazione al fine di ricevere squadre di esperti in sicurezza che possano intervenire sulla situazione ormai fuori controllo che ormai dalla caduta del regime di Gheddafi attanaglia e blocca il paese.

Negli articoli  precedenti avevo già sottolineato le difficoltà enormi nelle quali si trova impigliato il paese.  Il problema della sicurezza è oggi diventato la priorità assoluta.  La Libia è oggi il paese più pericoloso al mondo.                     In primo luogo per la sicurezza stessa dei suoi cittadini a causa di una criminalità diffusa che si estende a macchia d’olio sia al livello urbano,  che extra-urbano.   Una criminalità  d’origine politica che vede giovani armati con materiale leggero e pesante che pattugliano aree urbane con pick-up  senza alcuna forma di controllo e/o rete di comando apparente.                                       E poi una guerra intestina che dura ormai da due anni tra jihadisti  legati all’organizzazione Ansar  Al -Sharia e  l’opposizione laica . Quest’ultima oggi in via di riorganizzazione sotto il comando del gen. Haftar di cui ho trattato in precedenza. 

Tutto questo su vari livelli territoriali . Perché  oggi è in gioco l’esistenza stessa dello Stato libico quanto a espressione territoriale e geografica.               Il rischio di secessione da parte di componenti del Paese quali Cirenaica e Fezzan dalla Tripolitania, nucleo centrale della pseudo organizzazione amministrativa del paese , è ormai evidente.   Non a caso questa richiesta di aiuto viene a pochi giorni di distanza dalla dichiarazione dei risultati dell’elezioni legislative svoltesi in data 25 Giugno.   Proprio il 27 Luglio è la data indicata per diffondere i risultati di questa tornata di elezioni che dovrebbe porre in essere l’Assemblea dei Rappresentanti .                          Questa Istituzione ,trasferita da Tripoli,  per sopire le richieste di indipendenza da parte di Benghazi  e di tutto l’est del paese, rischia di non veder neanche la luce se le forze centrifughe che animano la secessione non vengono represse da un’accorta manovra politica di compromesso tra le varie fazioni in campo. 

D’altronde è già evidente alla gran parte degli osservatori che il risultato stesso di queste elezioni è inficiato dalla bassa affluenza . Meno del 50% degli aventi diritto sui 3.5 milioni di cittadini si è recato alle urne. Circa 800 mila sono i libici ormai residenti in Tunisia che non hanno partecipato. E questi sono considerati dall’attuale governo come nemici dichiarati in quanto presunti supporters del passato regime.  Si aggiunga a questo il fatto che a quanto sembra,  fondi provenienti dai dissidenti pervengano al gen. Haftar , che gode d’immagine d’uomo forte in grado di assumere una leadership riconoscibile ad una parte consistente di tribù  che compongono il tessuto connettivo politico del paese.

Certo,  la situazione potrebbe degradare in maniera esplosiva a breve termine. Ma una rapida analisi di questo potenziale scenario deve essere affrontata per comprenderne gli eventuali sviluppi.                                                    Il Paese ricco di risorse energetiche si trova di fronte ad un impasse evidente quanto a capacità estrattive. La produzione di milioni di barili/giorno previsti non sono all’appello. Scioperi , mancanza di trasporti, interruzioni dovute a mancanza di manutenzione dei pozzi, ma soprattutto mancanza di sicurezza per gli stessi operatori , hanno dimezzato la produzione sia petrolifera , sia di gas. Quindi la situazione finanziaria stessa comincia a subire dei contraccolpi.  Alcune compagnie straniere hanno ritirato i propri tecnici. L’Eni,  il più importante gruppo in termini estrattivi ,con grandi sacrifici e migliaia di persone dedicate alla sicurezza dei pozzi,  ha subito rallentamenti , ma è ancora operativo. Giusto per completezza oltre il 25% del fabbisogno italiano di riserve energetiche proviene dalla Libia. Oltre il 30% se valutiamo il gas! Ebbene i governi italiani sembrano essere sempre più assenti. 

Abbiamo offerto per anni assistenza  e collaborazione. L’anno scorso ci siamo impegnati ad organizzare in Italia , a Cassino, dei corsi di formazione per i primi nuclei di polizia libici.  Ma a mio avviso ciò che rende la nostra capacità nulla è l’assenza di una vera strategia ! Gli Usa ci hanno accordato una sorta di mano libera in quanto amministratori della ex colonia. Siamo restati (neutrali di fatto)  durante l’intervento NATO, fortemente voluto da Francia e Gb , appoggiato dagli USA. Il fine ultimo di scalzarci dalla Libia da parte degli anglo- francesi è finito nel cesso. Bene , ma a tutto questo non abbiamo poi saputo opporre un piano per aiutare l’evoluzione politica della Libia.

Il timore di alienare alcuni interlocutori interni, ha frenato , rendendole caduche , le energie che ci hanno permesso di stabilizzare la nostra presenza. Oggi dobbiamo uscire dal guscio. Dobbiamo aiutare quelle forze che vogliono ritornare ad una seria convivenza civile.                                                                            I libici non sono tutti uguali come sotto la dittatura!  Le differenze di fede, etnia, territoriali,  tribali,  sono oggi evidenti. Da queste non si può prescindere e non si può pensare di ritornare alla situazione ex ante.                  I problemi della Libia sono i nostri problemi.  Accennavo al problema sicurezza nel mio post precedente.   Se le nuove forme di terrorismo prendono piede in Nord-Africa , noi europei siamo i primi a farne le spese.  La Libia poi per la sua totale assenza di esercito e forze di polizia è un caso  unico .   Ma anche Egitto , Tunisia  ecc.  hanno oggi problemi di lotta al terrorismo a cui non erano abituate ed i cui costi saranno enormi .

Quando penso alle guerre , sommosse, conflitti  che ci circondano l’esigenza di una politica estera europea attiva ed efficace mi sembra essere di profonda attualità.  Altro che Alto rappresentante. Qui ci vuole un ministro degli esteri europeo dotato di pieni poteri.  Altro che diatribe tra Mogherini sì , o no ! L’incapacità delle due a me sembra evidente.  La baronessa l’ha manifestata in tutta il suo splendore conservatore britannico.  La  nominata dal governo italiano non sembra possedere un tale CV da impressionare. 

Ma soprattutto un po’ come nella politica industriale , dove non abbiamo un piano strategico ed operativo da oltre 20 anni, anche nella politica estera non battiamo un colpo.  Qui si deve comprendere che la politica estera in Nord-Africa e M.O.  non può essere delegata all’ENI ,ai suoi interessi,  alle lobbies,  pur importanti .  Che l’area d’influenza oggi rappresentata da questo immenso territorio che si trova a 200 km in linea d’aria da noi è fondamentale per il futuro italiano ed europeo.                                                           

E che quindi oltre che del conflitto israelo-palestinese, dove i massacri continueranno fin tanto che verranno finanziati   dall’estero le rispettive classi politiche, faremmo meglio a prestare attenzione a quanto accade a Sud.  I romani , che certo non mancavano di strategia,  lo definivano a ragione Mare Nostrum . Sembra che gli attuali eredi non ne comprendano più il vero significato non solo del termine , ma delle connessioni che generano dall’insieme.

Buona  vita a tutti.

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