TUNISIA E FUTURO PROSSIMO


Avevo preso l’impegno di concludere il tema delle elezioni ed anche se il risultato ufficiale sarà reso noto oggi 30 Ottobre , lo spoglio e l’assegnazione dei seggi è già  conosciuto. Bene iniziamo da questi ultimi.

214 i seggi  su 217  disponibili così ripartiti : Nida Tounes  83 seggi,                  En-nahada (islamisti) 68 seggi,  Unione Patriottica libera  17 seggi,           Fronte Popolare 12 ,  Afek Tounes 9 , la Corrente  democratica 5,        Congresso per la Repubblica ed  Al Moubreda 4  ciascuno.                                       A questi seguono dieci partitini di cui due con 2 deputati ciascuno e gli altri con uno ciascuno. 

Ecco questo a grandi linee il risultato di questa  elezione, la seconda , dopo quella  dell’Ottobre 2011 che fece seguito alla rivoluzione dei gelsomini e che fu vinta dal partito islamico . Tre anni sono passati attraverso tre governi provvisori che hanno fatto precipitare la Tunisia in una profonda crisi economica e sociale. 

Vari i fattori che hanno contribuito al declino:    incompetenza dei responsabili che usciti dall’esilio, dalle prigioni sono stati nominati ministri senza avere il polso della situazione e della evoluzione che il paese aveva goduto. Sia ideologicamente , sia finanziariamente hanno mostrato scarsa comprensione del contesto politico e dei seri temi da risolvere.                           Al contrario , molto tempo è andato perduto circa il ruolo delle religione nello Stato,  della donna nella società civile,   della religione nella Costituzione. Mentre la seconda fonte di reddito del paese , il turismo,  subiva una contrazione tremenda perdendo quote di mercato,  contribuendo ad allargare la disoccupazione dilagante,  oltre ad una moria di strutture alberghiere riportando numericamente il settore agli anni ’80.  Per non parlare dell’industria manifatturiera e artigianale che ha perso il 30% della propria struttura. 

Le elezioni che molti osservatori stranieri davano per certo vinte dagli islamisti , sono  state invece appannaggio dall’opposizione laica!                         Il popolo tunisino ha compreso i rischi di una deriva islamista e l’incongruenza delle proposte di En-nhada , del suo vertice ed ha tenuto conto del caos politico istituzionale  che ha caratterizzato gli ultimi tre anni.   Adesso si apre un lungo periodo di negoziato tra le forze politiche.

Già il 26 Novembre si tornerà alle urne per il primo turno delle Presidenziali. Difficilmente credo si giungerà all’elezione al primo turno. Si arriverà dunque al secondo,  circa verso fine Dicembre . Per giungere alla nomina ufficiale verso la prima settimana di Gennaio.                                                       Quindi, a parte la nomina del presidente della Camera dei Deputati,  difficilmente una visione  completa della struttura istituzionale  e politica che si darà al paese sarà evidente fino ad allora. 

La prima risposta politica che Nidaa dovrà dare  è la scelta delle forze politiche , dei partiti con cui intende formare una coalizione.                              Già perché non avendo una maggioranza assoluta la scelta è obbligata.           Mi auguro che la “politica politicante” che, anche in Tunisia fa proseliti , non voglia promuovere una coalizione con il partito islamico.                                Sarebbe  rinnegare il voto di buona parte degli elettori tunisini che attraverso quest’ultimo hanno voluto sancire il principio dell’alternanza e non desiderano certo giungere ad un compromesso con gli islamisti.                         

Lo spazio per una coalizione laica esiste e va ricercato!!!!.                                       In particolare una coalizione con il Front Populaire  e con Afek Tounes .      Due partiti che rappresentano sia un “coefficiente di laicità elevato”,  sia al loro interno un numero notevole di tecnici e personalità del mondo dell’economia e della cultura non coinvolte con il regime di Ben Alì e del vecchio partito RCD.    La sfida che il nuovo governo ha di fronte è enorme!  

In primo luogo occorre ristabilire la fiducia dei cittadini nella politica.       Circa il 40% di questi  non ha votato. Quella è la prima fascia da convincere che le cose non saranno mai più come prima .                                                           Che la  transizione verso la democrazia è compiuta!                                                Che non si tornerà più alle trattative clientelari, alle ricompense familistiche, alle concessioni pilotate!!!!

Ecco perché occorrono persone capaci in grado di generare un nuovo modello di amministrazione e soprattutto di controllo “ex ante ed  ex post” !.            Occorre attrarre capitali esteri e rendere il processo  di modernizzazione  non soggetto a poteri di veto.

I settori sui quali puntare in prima battuta sono senza alcun dubbio  :Energia, Trasporti, Agro-alimentare  ed Informatica. Queste sono inoltre aree di sviluppo che possono egregiamente contribuire al riassorbimento della disoccupazione giovanile  che raggiunge oggi punte del 40%/45% di cui un’ampia fetta è di livello accademico elevato.                                                                Il ruolo della formazione è essenziale e deve essere praticato a livello territoriale.                                                                                                                                   A questo proposito la “decentralizzazione della macchina burocratica  e politica”  di cui si è discusso per anni deve finalmente vedere la luce.  Spostare a livello di governatorati controlli e e  investimenti è essenziale . Eventualmente si riduca il loro numero e si operi una concentrazione dividendo il paese in 4 grandi aree geografico – politiche per avvicinare la politica ai territori , ai residenti, ai cittadini.                                                                 Non solo per offrire a questi ultimi la possibilità di partecipare attivamente  a quanto viene eseguito nelle loro aree.                                                                               La sfida primaria è la lotta alla disoccupazione. Ma questa può essere combattuta con gli investimenti che in questi anni sono rimasti fuori , in attesa, alla finestra.  Un’ulteriore elemento di rottura con il passato è una visione strategica di lungo periodo che collochi il Maghreb come area primaria di espansione  e di libero scambio.                                                                 Che ponga la Tunisia democratica e progressista al centro di una comunità di paesi con cultura, usi e costumi  simili.  Occorre scommettere sull’evoluzione dell’intera area maghrebina e ricondurre paesi attualmente in preda al caos , al conflitto , nell’alveo del progresso  e della soluzione pacifica.                                   

Il riferimento è chiaramente  rivolto alla Libia . Un milione di libici vive oggi  in Tunisia. La centralità , l’integrazione tra i paesi del Maghreb contribuisce a ridurre  i rischi legati al terrorismo che si è espanso negli ultimi anni e  che oggi vede le frontiere tuniso-algerina ,e tuniso-libica  ad alto rischio.                  I Jihadisti di ritorno dal conflitto siriano  rappresentano per tutti questi paesi un reale pericolo. Non per niente il budget 2015 prevede un’allocazione di circa 800 milioni di dinari alle forze di polizia ed esercito per rendere la difesa del paese più efficace e moderna. 

A fronte  di tutto questo , sarà necessario che la nuova classe dirigente  sia all’altezza della sfida che l’attende.    Occorre seriamente giungere ad un rinnovamento  sostanziale della relazione tra istituzioni e cittadino.   Investire su un rapporto “demonstration effect” . Far seguire comportamenti coerenti con quanto si afferma e si dichiara pubblicamente.                                 Mi auguro che tutto ciò che i cittadini hanno voluto rappresentare con il loro voto  possa essere realizzato nei prossimi cinque anni .                                      Visione strategica e motivazione politica sono  i fattori trainanti . 

Buona vita.

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TUNISIE, premiers exit pols


Je suis ravis de vous annoncer les premiers exit pols en provenance du meme institut de sondage , Sigma Conseil ,  une societé assez connue et bien installée  , dont j’avais publié le dernier opinion pol reservé  qui donnait un fort avantage à la formation Nidaa Tounes. 

Une avance dont   la plus part des tunisiens n’aurais jamais cru…..

Eh bien , lisant avec impatience les dernières nouvelles et les considerations des amis,  il semblait qu’on était déjà pret  à la defaite, à la débâcle.                       En une heure, plus au moins,  l’univers a changé et donc apparemment              37% des votes est attribuée à l’opposition  , Nidaa,  et seulement 26% au mouvement islamiste En- Nhada.                                                                                      

Une victoire certaine s’annonce  . Une victoire qui est apparement confirmée par le vote des tunisiens à l’étranger  , un vote dont le résultat est connu à l’avance.   Je réprendrai le sujet avec des commentaires plus articulés une fois que le résultat final et officiel  sera publié  demain . 

Mes plus vives congratulations à l’intelligence  du peuple tunisien qui a su tirer une conclusion  bien  determinée et precise  sur les trois années de chaos  et declin subi par le Pays.

Bonne vie à tous

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USA , MIDTERM ELECTIONS ………


Meno di due settimane , il 4 Novembre , e gli americani saranno chiamati a votare per le elezioni che andranno a mutare la composizione di 1/3 dei rappresentanti del Senato . Di limitato rilievo per la politica estera del paese , ma di enorme significato per la politica interna  e le prossime elezioni presidenziali . E come al solito la stampa ed i media italiani molto interessati alla stupide baruffe interne, a chi la  spara più grossa tra i capponi nostrani , giustamente continuano nel disinteresse. Un peccato. Perché se il Senato sarà perso dai democratici,  il potere del presidente ,seppur nel presidenzialismo istituzionale americano , sarà molto ridotto e lo renderà nella tipica espressione yankee un “lame duck”, un’anatra zoppa!

Un primo fattore in grado di modificare lo scenario sarà il voto degli afro-americani. Voi penserete che sia un dato scontato. Non lo è per niente.              Il perché è presto detto, Barack Obama è al suo secondo ed ultimo mandato e quindi tra due anni lascerà la politica attiva.   Il boom di voti afro-americani che riuscì a portare alle  elezioni del 2012 fu enorme ed il più elevato storicamente  per quel partito.                                                                                           Le tecniche usate in termini elettorali sono ancor oggi materia di studio di marketing elettorale  tra i politologi  e gli attivisti per la raccolta fondi  . Utilizzazione sinergica di ogni possibile media, spot mirati ed empatia profusa. Una strategia di motivazione e di contatto capillare.

Giusto per farvi comprendere , per ottenere il voto da un nuovo elettore , occorreva contattare una media di 14 potenziali elettori “iscritti  al voto”. L’innovazione della strategia fu di non usare a random le liste telefoniche  per estrarre i nominativi ,come sempre avevano fatto le agenzie di “opinion pols” , ma solo le liste delle persone registrate presso il partito democratico per quella elezione in quella circoscrizione .

Giusto per farvi comprendere,  in uno Stato come la Georgia  ad es. il costo di una tale operazione a tappeto , che necessita di un volontariato dotato , si aggira all’incirca intorno ai 40 milioni di dollari.  Obama  dovrà fare uno sforzo supplementare, nel raggiungere il massimo di elettori per ottenere una affluenza uguale , se non superiore a quella che riuscì ad ottenere due anni fa. Un traguardo molto difficile da raggiungere oggi.   Non solo per la possibile defezione del voto di colore.  Il Senato , ma anche la Camera dei Rappresentanti , sono  oggi appannaggio di  uomini e donne che appartengono nella stragrande maggioranza alla “upper/affluent  society”.

Giusto per darvi un’idea,  la dichiarazione dei redditi dei senatori , mostra che il meno benestante tra loro dichiara $1.5 milioni  annui. La media è di circa $2.4 milioni.   Da noi è sconosciuta, ma noi in fondo sappiamo di vivere nella provincia degradata,  in una democrazia formale!                                          La forbice tra abbienti e poveri in USA si sta , come da noi , riaprendo ad un ritmo crescente.  E questo incide notevolmente  e negativamente sulla comprensione e la volontà di partecipare al voto. A sostegno di Obama restano i latinos che nella maggior parte degli USA sono sensibili ai valori espressi dal progressismo di stampo democratico . Ma le differenze sono abissali tra Stato e Stato e molte attengono all’individuo che le incarna , ovvero il Governatore ed il suo staff. 

A tutto ciò si aggiunga un’ulteriore fattore negativo per Obama.                          La sua elezione e la sua conferma hanno innescato un processo involutivo  “un razzismo di ritorno ” dell’elettorato bianco . Movimenti come il Tea Party  hanno sfruttato la presidenza nera come motivazione secondaria al declino del potere “universale” della supremazia americana nel mondo.                            I Repubblicani dal canto loro hanno avuto buon gioco nell’addossare ai democratici e quindi ad Obama gli effetti della crisi economica e della disoccupazione. 

E non solo , da buoni supporters del complesso militare industriale  e del sistema sanitario privato , profondamente iniquo ,che vige in quel paese dove per la mortalità infantile gli USA sono al 160° posto dopo il Bangladech.           Su questi due temi ,hanno avuto buon giuoco nelle votazioni per alleggerire , sminuire, ridurre al minimo le riforme presidenziali.                                               Se fosse per i Repubblicani le truppe americane sarebbero già sul terreno a combattere quei 40 mila imbecilli del Daech. 

Mica perché rappresentino una serie minaccia per l’Occidente, no, solo per recuperare i milioni di dollari che Obama ha tolto loro dimezzando la spesa militare .  Per inciso,  poco meno della metà delle multinazionali  che compongono il Gotha dei fornitori del Pentagono sono dirette da C.E.O.  parte della lobby ebraica del paese.  E’ come la storia recente dell’ebola!!!!!         Dopo il battage mediatico oggi in USA l’opinione pubblica è convinta sia uno dei tre principali rischi per il paese. Siamo alla follia pura, o se preferite all’ignoranza strumentalizzata.

L’approvazione del lavoro di Obama secondo i più recnti sondaggi Gallup  è del 41.5%. Non male  si potrebbe dire. Ma il voto del Senato concerne non il presidente direttamente , ma i rappresentanti che siederanno in rappresentanza di quello Stato. Gli Stati che decideranno la sorte del Partito Democratico in  queste elezioni sono:  New Hampshire, North Carolina, Kansas Georgia , Iowa, Arkansas , Alaska.

Questa è la lista degli Stati cerniera . Ma un’ulteriore aspetto  negativo per Obama è il dato relativo al voto anticipato previsto in quasi tutti gli Stati dell’Unione.  Il dato presenta al momento un’affluenza nettamente inferiore a quella del 2012.  Se così stanno le cose , la perdita del Senato da parte dei democratici è cosa quasi certa.  

Aggiungo da parte mia che in questo caso le chance di Hillary Clinton di guadagnare il ticket democratico alla primarie per le prossime elezioni presidenziali  si accrescono. La Clinton, a differenza del marito, per visione geo-politica e attitudine personale  è una repubblicana in pectore.                    Un po’ come Renzi,  un centrista prestato al PD.                                                        Ed i democratici potrebbero sceglierla sia in quanto donna per giocarsi la carta del voto femminile , sia perché potrebbe convogliare su di sé il voto di una parte di repubblicani. Evidentemente un’altra parte  non la voterebbe.

Quanto ai Repubblicani hanno ancora difficoltà di origine dinastica per decidere il ticket presidenziale tra due anni. Jeb Bush, per definitivamente affossare la credibilità degli Usa nel mondo dopo padre e fratello,  o un latino americano che divida in tal modo l’elettorato dei latinos ,un esempio su tutti Marc Rubio ….

“I beg your pardon fellows”  , dimenticavo , anche Bush può giocare la carta latina, la moglie Colomba é nata in USA, ma di origine messicana.  E’ per questo forse che è grande amico del suo finanziatore prossimo venturo ,Carlos Slim,  il magnate più ricco al mondo. Ma per questo c’è tempo……                                                                                                                                    

Al momento le elezioni di midterms non si annunciano positivamente  per i democratici .

L’onestà intellettuale mostrata da Obama nel non  proseguire la politica di forza del suo predecessore è agli sgoccioli . Le aree di scontro economico vanno sempre più allargandosi nel mondo. Le materie prime e le risorse necessarie esaurendosi. La speranza è che non si ricorra alla solita vecchia maniera di risolvere i conflitti.

Buona vita.

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TUNISIA AL “TURNING POINT”


Il 26 Ottobre , cioè tra una settimana, la Tunisia si trova ad affrontare le elezioni legislative ed il 26 Novembre prossimo il primo turno delle elezioni presidenziali.   Due date queste che riveleranno quale destino e cammino i cittadini avranno scelto , dopo tre anni di governi provvisori contraddistinti da scontri di ogni genere tra il partito islamista (costola dei Fratelli Musulmani) e le varie componenti politiche che in questo lasso temporale si sono avvicendate nel supporto a questa componente maggioritaria.        

Questa transizione che , tra l’altro ha coinciso con degli sconvolgimenti geo-politici notevoli in termini di conflitti e di esodi , ha prodotto una crisi socio-economica  e politica di notevole entità .    Si pensi che circa un milione di  rifugiati libici risiedono oggi in Tunisia . 

Questa transizione ha inoltre prodotto sul piano politico e sociale  scontri  ideologici  sul ruolo della religione nello stato e nella società civile.         Scontri circa il ruolo delle donna ,  scontri sulla stesura della  Costituzione che finalmente è stata approvata,  scontri sulla legge elettorale , impasse politico-legislativa  in termini di confusione di ruoli e poteri.                              Un periodo denso di avvenimenti che ha visto il terrorismo prendere uno spazio mai avuto in questo paese che, grazie al suo fondatore Bourghiba,  era uscito indenne dalla post colonizzazione e laicamente strutturato per quanto concerne la visione centrale dello Stato e delle sue istituzioni .                  Proprio pochi giorni fa l’ambasciatore statunitense è scampato, grazie ai servizi tunisini ,ad un attentato pianificato con auto imbottite di plastico .

Il periodo della “presidenza forte”  di Ben Alì, aveva mantenuto questa impostazione laica, ma a scapito di un malaffare e di una gestione del potere quanto mai personale e di clan .  Si giunge così alla primavera araba , alla caduta del regime , alle speranze  legate a questo movimento spontaneo , liberale e rivoluzionario.  Le prime elezioni libere dopo 30 anni vedono la vittoria del partito islamista grazie alla percezione che di esso il popolo aveva introiettato.

Coloro che avevano lottato ed erano stati imprigionati , o costretti all’esilio, dovevano nel sentimento popolare essere  ricompensati.                          Aggiungo che En-Nhada , questo il nome del partito islamista ,  aveva ricevuto, così come i Fratelli Musulmani in Egitto,  un’ampio supporto finanziario e mediatico ( Al Jazeera)  da parte del Qatar  e dei suoi emissari.  Purtroppo   tre anni  di governi provvisori (dal 2011 ad oggi)  hanno notevolmente ampliato le divisioni , le diatribe , senza apportare alcuna soluzione ai  problemi economici che gravano e penalizzano il paese.                   A cominciare dal crollo delle presenze turistiche, la riduzione delle esportazioni , il crollo della produzione industriale  e l’instabilità con  gli scioperi che hanno bloccato lo sviluppo del paese.

Oltre al grave e più importante tra i fattori di crisi, una disoccupazione che supera il 30%  in massima parte giovanile , vista la piramide demografica  del  paese.   Questo in sintesi il quadro interno.

Ma la Tunisia ha un notevole impatto oggi dal punto di vista geo-politico internazionale .  A causa del  caos istituzionale e politico,  al conflitto tra le varie milizie nella confinante Libia,  il ruolo della Tunisia ed il risultato elettorale  possono  condizionare  il corso degli eventi nella regione.                                                                      

La vittoria delle opposizioni contribuirebbe a confinare ad est , con l’Egitto  di  Al Sissi , il caos libico  bloccando con fermezza  l’espansione  dei jihadisti   , oggi fortemente  insediati in Cirenaica (Benghasi) e  nei dintorni di Tripoli.  Ad ovest ,  può rappresentare  un serio stop alle mire delle cellule terroristiche che oggi sono presenti in tutta la regione maghrebina ed in particolare sul confine tuniso-algerino , in Kebilia.

Una vittoria delle opposizioni  porrebbe inoltre   fine  al periodo delle primavere arabe , rapidamente trasformatesi in conflitti  senza fine e senza costrutto. Il disegno dei Paesi del Golfo , in particolare Qatar ed Arabia Saudita,   era, e resta,   quello di creare un Maghreb islamizzato , un’area d’influenza economica dove esercitare a tempo debito un potere politico diretto. Infine produrrebbe  indirettamente un’ accresciuto e più fermo controllo dei confini marittimi esercitando un  filtro all’emigrazione verso l’Europa. In particolare contro le  potenziali infiltrazioni terroristiche ed il  trasporto di armi semi- leggere che costituisce oggi un grave pericolo per la stabilità dei paesi interessati . 

L’Europa deve seriamente  pensare a mettere in campo una politica  lungimirante nei confronti del Sud del bacino mediterraneo su posizioni paritetiche  e di libero scambio che possa divenire  traino allo sviluppo delle due rive.

Ma veniamo adesso alle elezioni da un punto di vista interno. 

 Sembra che le intenzioni di voto privilegino la formazione di Nidaa Tounes guidata da un ex ministro dei tempi di Bourghiba , Beji Caid Essebsi.           Questa è la  maggior forza di opposizione  a cui si affiancano altre forze politiche quali ad es. Afek  Tounes.   Il suo bacino elettorale è il Nord ovest, Tunisi ed il suo hinterland , oltre al Sahel.

La seconda formazione secondo i sondaggi riservati che provengono da società specializzate site a Berges du Lac, sarebbe En-Nhada, il partito islamista , che trae il maggior peso elettivo nel sud est .                                            Terza formazione, molto distaccata per preferenze espresse, il Front populaire , la sinistra, che ha il suo bacino elettorale nel centro ovest,  Kairouan , Kasserine e Sidi Bouzid, oltre  a Tunisi stessa.          

La pletora di liste ,circa un migliaio,   e di candidati   rischia di creare notevoli problemi in termini di scrutinio e di controllo .                                                      Oltre a  rendere ancor più imperscrutabile il risultato finale in ragione del calcolo  dei resti che ciascuna formazione otterrà nei diversi collegi elettorali  (23) .

E’ quindi reale la possibilità che non si raggiunga un risultato politico certo . In tal caso la situazione diverrebbe  molto difficile per l’urgenza che il  paese ha di uscire da questa “no man’s land”,  in cui tre anni di stallo l’hanno condotto .     E’ del tutto evidente che l’alto tasso di disoccupazione,  in gran parte giovanile, resta la sfida primaria per chiunque  governerà .                            Occorrerà ristabilire la fiducia dei cittadini nei confronti della politica . Oltre all’equilibrio tra piramide demografica e dimensionamento professionale.                                                                                    

In tal senso il ruolo della formazione  assume un ruolo centrale .                         Lo stesso dicasi per  il turismo,  da sempre fonte di reddito primaria , oggi profondamente in crisi a seguito di una totale assenza di strategia e di atteggiamenti  masochistici da parte dei tre governi transitori .                          La politica agricola sarà un altro fattore esiziale nelle scelte governative nel gestirne la transizione verso una struttura agro-industriale.                                     Ed infine sarà fondamentale che la Tunisia ritrovi una sua centralità  proponendosi  e divenendo  attore di una   maggiore integrazione  del Maghreb.  

Per rilanciare la propria  economia attraverso quella della regione attraverso una zona di libero scambio che implementi le peculiarità e le risorse.   Energia, trasporti, agro-alimentare , informatica sono i settori di punta  su cui intervenire e d investire.                                                                                            Oltre 5.5 milioni di cittadini sono iscritti al voto su 8 milioni di aventi diritto, su una popolazione di circa 11 milioni.   L’affluenza al voto sarà un’ altro aspetto dirimente.  In relazione alle precedenti  tornate elettorali si stima che sarà più elevata.  Si spera soprattutto che durante questo periodo  non intervengano attentati  che possano influenzarne i risultati.

Un’ augurio sincero ai miei amici tunisini affinché  riprendano il cammino verso la libertà , il progresso e la difesa dei diritti individuali e soggettivi .

Buona vita

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DAECH, O STATO ISLAMICO. REALTA’ ,O MISTIFICAZIONE


Tutto nasce sulle rovine del conflitto siriano , 230 mila morti. Vi risparmio i prodromi che possono anche farsi risalire al 2010 . DAECH,  movimento nichilista, millenarista, è il prodotto della disastrosa e vacua politica perpetrata dai gruppi di potere in quella Regione. Movimenti politici che tre anni fa avevano generato speranza attraverso riferimenti ad un pan-arabismo di matrice nazionalistica  fino alla primavera araba . Tutto ciò  è finito nel più terribile e cocente scacco  per l’evoluzione e la modernizzazione dei paesi di quell’area. Dalla Tunisia all’Egitto , fino alla Libia per non parlare della Siria e del Libano. Come in un “plot” ad effetto , la scenografia , lo script di questo scenario   è il risultato di sconvolgimenti , tradimenti, complotti e innumerevoli mutamenti di campo e di alleanze. La tipica logica e variabile che vede l’agire di alleanze tra amici dei nemici. Al conflitto siriano si è aggiunto il disfacimento dell’Irak .

Causato da una politica settaria  e discriminatoria  dell’ex premier Al Maliki di cui gli USA sono stati negli ultimi due anni spettatori troppo silenti. Un continuo tradimento dovuto dall’odio sunnita nei confronti degli sciiti.         Un problema che si pone anche per molte teocrazie del Golfo dove ad una ristretta élite sunnita,  corrisponde una larghissima maggioranza di popolo sciita.  Una bomba ad orologeria per i “Gulf Countries ”  che dovrebbero prestare politicamente molta attenzione al fenomeno poiché un giorno si potrebbe dar fuoco alle polveri!

Ma torniamo al conflitto siriano . Lo scoppio della rivoluzione siriana rende questo gruppuscolo  un vero e proprio attore della Jihad.  DAECH ,acronimo arabo di Stato islamico , è oggi spesso usato nei Paesi del Nord-Africa come versione sarcastica di Stato dell’ignoranza. In arabo , l’acronimo Stato Islamico d’Irak e Levante  risulta DAECH  = Dawla al- Islamiyya fi al -Irak wa-s- Sha .  Preferisco questa versione alla versione inglese IS Islamic State.       Ma veniamo al punto. 

Vedete la cosa più ridicola è la copertura mediatica che negli ultimi 6 mesi ha subito un crescendo ed invaso l’informazione……..                                                     Come ho scritto in blog recenti è vero che hanno ricevuto tra il 2011 ed oggi finanziamenti da Qatar  e Saudi Arabia. Gli stessi Paesi del Golfo che  oggi fanno parte  della coalizione  che bombarda con aerei di fabbricazione americana il territorio del DAECH. Perché ritengo ridicolo tutto ciò?

Semplice . Da fonti diverse, occidentali ed arabe,  il DAECH  conta al massimo su 40 mila uomini e donne di cui 35 mila combattenti. Quindi noi abbiamo messo insieme una coalizione  formata da oltre 12 paesi tra cui USA, Francia, GB, Saudi UAE ecc. ecc. che spendono circa 500 mila euro /giorno  per questi 40 mila idioti invasati?  E’ vero il Qatar ha fornito loro grazie a privati donatori ; 3000 hummers, possono contare su circa 60 carri armati pesanti, 170 carri leggeri e 70 mila armi leggere. Perdonatemi, ma a me tutto ciò non sembra affatto un’armata invincibile, ma piuttosto un’accozzaglia  di giovani invasati , frustrati dalle loro rispettive esistenze arabe e/o  occidentali  che ricercano nell’avventura un modo  per sentirsi parte integrante  di qualcosa  di più “grande” di loro.

Quindi  il vero problema  non è certo il loro numero , né tantomeno la loro forza militare, ridicola sotto ogni punto di vista. Ma allora perché alcuni Stati Maggiori  insistono con operazioni di terra? Perché le lobbies  del complesso militare industriale in USA, così come in Europa,  spingono in tal senso. Perché l’anti-islamismo produce consenso.                                                           Perché in tal modo si aiuta il pan-arabismo a riprendere in mano i governi di alcuni paesi cerniera nello scacchiere.                                                                           Perché in tal modo si oppone al doppio- giochismo di alcuni Stati del Golfo un freno e nel contempo un ricatto a medio – lungo termine.                                         Ciò che alcuni di loro hanno fatto in Nord-Africa , sovvenzionando a piene mani i Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia,  Libia , ecc. può essere provocato sul piano religioso contro le teocrazie che si reggono su equilibri piuttosto precari. Il petrolio poi dal 2060 sarà meno strategico.                                             

Da qui il ridimensionamento. Il prezzo del petrolio scende? E’ la crisi? Anche . Ma è anche una scelta politica del più grande tra i produttori, l’Arabia Saudita.  Il DAESCH  conta su alcune aree produttrici.                                             Un barile di greggio viaggiava sui 100 $ fino ad Agosto. Oggi 88$.  Perché? Perché al mercato nero il barile della DAECH viaggia sui 50$. E sapete come? Su camion , poi su nave fino ad arrivare in Israele.                                                   Che lo rivende come proprio a 65$  ripulendone l’origine!                                    Quindi anche grazie ad Israele il DAECH riesce a finanziarsi. E fin quando si scannano tra loro Tel Aviv  gode…..

Come potete constatare niente è come appare. Il problema dei problemi , come ho avuto modo di scrivere  alcuni mesi fa , restano   i giovani di paesi come Tunisia, Libia , ma anche  da Francia e GB, oltre che dagli USA.            Hanno raggiunto il campo di battaglia siriano grazie al lasciapassare politico turco.. Ridicolo ascoltare Erdogan negarlo oggi. Ci sono foto e prove  inequivocabili…..

Certo allora la caduta della Siria di  Assad sembrava cosa fatta ….                Oggi , nel giro di pochi mesi è divenuta un baluardo! E la Turchia musulmana massacratrice del popolo curdo,  oggi sfrutta quel popolo come carne da macello per tenere in piedi il cuscinetto che  separa il confine dal DAECH.  Tornando al problema dei  problemi  sono quei giovani partiti per combattere  che oggi stanno rientrando. 100 giovani inglesi sono rientrati in Turchia dai territori dove hanno combattuto, ma non possono al momento rientrare in Gb.  Sono sorvegliati dai servizi turchi, ma…….

Stessa cosa per i tunisini partiti in tremila e di cui si stima 500 siano già rientrati via Turchia e via Italia e si trovano oggi di nuovo a casa o sui confini libici. Come affermavo ben 8 mesi fa, il problema è grave.                      In quel paese il 26 Ottobre e poi in Dicembre si terranno rispettivamente le elezioni parlamentari e presidenziali.                                                                             Come scrivevo il rischio attentati è estremamente elevato…..se non quasi certezza.                          

Ecco ciò che può capitare  in Tunisia può avvenire  altrove…incluso in Europa ed USA. Si tratta di schegge impazzite che possono passare inosservate. Agiscono in  piccole cellule 3/4 individui in cui sono presenti anche donne. Proprio la settimana scorsa sono spariti in aeroporto a Roma una trentina di algerini…….

Ecco sarà meglio che i passeggeri da certe destinazioni siano meglio controllati. E la Turchia resta un sorvegliato speciale. La partecipazione attiva   di quest’ultima  alla Nato a tempi alterni  ci dovrebbe ricordare quanto sarebbe salutare una Comunità Europea di Difesa. Ma  resterebbe da non includere la GB  per arrivarci.  Buona vita.

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REFERENDUM SCOZZESE E POSTUMI


Sono tra coloro che vedevano il referendum scozzese come un’evoluzione naturale del principio di sovranità.  All’opposto di quanto media, governi e fanatici  hanno blaterato circa il risultato.  Sovranità in senso stretto. I  l popolo scozzese è sovrano al pari di quello britannico , o gallese ! Ovvero 307 anni fa gli scozzesi hanno “deciso” di unirsi costituendo il Regno Unito. 

Niente a che vedere con le idiozie padane, o catalane. La Costituzione italiana , o spagnola sanciscono l’unità, in quanto derivante da un processo storico politico dove l’unificazione è avvenuta tra entità territoriali prima appartenenti  e soggette ad altri Stati.                        Nel caso specifico del Lombardo-Veneto,  all’impero -austro-ungarico, dove il popolo era percepito e trattato  da  bifolco  . Il Feld-maresciallo Radetzky , boemo,  e le sue marcette  di produzione straussiana,  dovrebbero ricordare qualcosa ai leghisti bifolchi di oggi.  Ma decisamente quella marcetta  divenuta il simbolo stesso dell’occupazione austriaca , oggi viene salutata da questi cialtroni  con plauso e battimani. Ma bravi coglioni!

La sovranità scozzese è sancita giuridicamente per accettazione ed accordo tra stati indipendenti . Anche dopo questo referendum ce ne potrebbero  essere altri e la Corona non potrà mai negare l’assenso. Quanto ai numeri, come si evince dall’alta affluenza alle urne,  il 46% in favore non è certo il prodotto  di un’infima minoranza. 

Ma volendo essere pragmatici , ricordo ai miei lettori che la Gran Bretagna non ha superato il problema di fondo.  L’appartenenza stessa alla UE!                                                  E già……. Questo è il vero nodo da sciogliere …..Entro il 2017 !                                                 

Un referendum sull’Europa è infatti previsto e posto in agenda  da Cameron e dal suo governo . I britannici  ,conservatori, nonché parte dei laburisti  da sempre sono anti-europei.   L’UK  specula,  approfitta di ogni disgrazia dell’euro, la City di Londra conta il 20% dell’intero PIL del paese , un’enormità se ci riflettete, ma non vogliono ( e non possono , non avendo la sterlina i parametri di adesione all’Euro) minimamente condividere il sogno europeo.                                                                                                           Questo fermo proposito condurrà di fatto al rifiuto.  I soli pro europei sono gli scozzesi. Britannici e Gallesi da sempre sono convintamente anti- europei.  I loro governi rispecchiano fedelmente il volere della popolazione. E non perdono occasione nel ribadire il  loro fermo  proposito:   l’accettazione limitata del trattato di Schengen , la non applicazione della regolamentazione bancaria europea, la non partecipazione a molte pianificazioni europee e direttive lo dimostrano! 

Come ho avuto modo di sottolineare , sono fermamente convinto che la devoluzione di alcune prerogative  politico-economiche e finanziarie  e diritti statuali  dagli Stati nazionali all’ Unione Europea potranno essere accelerate solo con l’uscita della GB.                             Otterrà lo status  di associato, o un diverso ruolo, ma non sarà più un’ ostacolo alla prosecuzione del percorso federativo europeo.                                                                            D’altronde è evidente dalle dichiarazioni di Bill Clinton , di Barak Obama stesso,  il giorno precedente  il referendum quanto gli americani considerino la GB ed il suo ruolo in Europa.   Obama : “La GB è il nostro primario alleato in Europa, inconcepibile una sua divisione”.  Certo le basi dei sommergibili nucleari sono tutte in Scozia ed il suo ruolo nel dispiegamento Nord -Atlantico è fondamentale.  A questo si aggiunga il fondato timore che, in un momento di sconquasso economico e politico,  i governi europei non potessero sopportare gli eventuali effetti  di un referendum in senso divisorio.

Il timore di una potenziale esplosione di tale tipo di richieste e di un’implosione del  sistema hanno determinato la ferma opposizione della maggior parte dei governi europei e delle loro rispettive “borghesie nazionali”!   Nonché della stampa che di queste borghesie  è l’espressione .                                                                                                                                     Eugenio Scalfari nel suo editoriale di ieri poneva in evidenza questo forte  legame .             A tal proposito mi permetto di aggiungere  a quanto da lui scritto in merito all’intervento della BCE che , ancora una volta,  quest’ultima ha peccato nel non prevedere forti sanzioni, o sostanziosi  incrementi dei tassi per il denaro che le banche nazionali non prestino ad imprese , o privati.   Eh già,  perché già nel passato recente le banche hanno preso  in prestito somme ingenti depositando il denaro stesso presso la BCE sotto varie forme lucrando ,senza alcun beneficio per chicchessia , dall’ overnight alle 48 ore.                          La Banca centrale inglese recentemente  ha varato internamente una manovra simile senza prevedere sanzioni ed è finita con l’ulteriore accaparramento a puri fini speculativi.

Senza un reale controllo politico-economico  dell’Euro, quindi una Banca Federale in grado di agire con gli ampi poteri conferiteli dal sistema economico-finanziario integrato , non arriveremo mai a difendere gli interessi europeo continentali .                                            A dotarci di quei meccanismi che contrastano la speculazione finanziaria contro la nostra moneta.  Come in politica ,così in economia , siamo artefici di una sciagurata competizione tra piccoli interessi di bottega e ci dimentichiamo che fuori dall’Europa noi siamo percepiti come un’Unione.  Da qui la sensazione di inadeguatezza.  Desideriamo essere uno dei maggiori attori sul piano internazionale , ma non ci dotiamo dei mezzi necessari per divenire tali.    La transizione verso una maggiore integrazione con il conseguente ridimensionamento dei nazionalismi,  delle aspettative localistiche  sembra oggi subire un arresto . La crisi occupazionale, la crisi economica ci fanno credere che si possa trovare la soluzione a livello del singolo Stato, o interregionale.   Errato .

Ma non si deve confondere irredentismo con indipendentismo, o peggio separatismo.      Lo scozzese appartiene al primo fattore e non pregiudica di fatto l’integrazione europea. Diverso il discorso per il catalano , o peggio ancora per l’inesistente caso leghista.           Non si tratta solo di numeri, di affluenza, ma di voler condividere un destino comune.    Nel caso della Scozia non si pregiudica alcunché , al di là della lettura di parte che si è voluto dare al referendum.

D’altronde le promesse fatte dal governo centrale agli scozzesi , dimostrano non solo la democraticità del processo , ma anche l’assoluta necessità di quest’ultimo di porre rimedio alle diseguaglianze imposte nei secoli.   Diverso discorso è la mistificazione posta in essere  nel  voler far credere di risolvere  problemi insolubili con soluzioni elementari. Ecco occorre proteggersi da tali interpretazioni della realtà.

Non è certamente nella dimensione più ridotta dello scenario economico che si trova soluzione al problema inarrestabile della globalizzazione.                                                           E’ in una maggiore difesa del sistema europeo , nel rafforzamento del confine esterno della UE , in una difesa del nostro know-how, delle nostre produzioni, del nostro modus vivendi e operandi  che troveremo la soluzione al progressivo  deterioramento delle nostra qualità e condizione di vita e di lavoro.   Solo in tal modo potremo difenderci  e difendere il nostro modello di vita. ……                                                                                                                              Ma per realizzarlo occorre investire e puntare  su una maggiore coesione tra gli europei, una maggiore solidarietà , e partendo dal presupposto  che se non ci arriviamo da soli nessuno potrà farlo al posto nostro.  Buona vita

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Il tribunale di Bologna ha riconosciuto l’adozione da parte di una single


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Una sentenza destinata a far rumore, se non epoca, con la quale la il Tribunale per i Minorenni di Bologna ha riconosciuto la validità dell’adozione di una bambina, ottenuta negli Stati Uniti da un genitore single.

La sentenza del Tribunale dei Minori di Bologna, decreto del 21 marzo 2013, finora rimasta inedita, risale al marzo del 2013 ed è stata pubblicata sul sito dedicato a famiglia, orientamento sessuale e identità di genere, «articolo 29», da un gruppo di giuristi, riguarda il caso di una donna che ha adottato un bambino negli Stati Uniti, mentra era là residente. Un’adozione vera e propria, «legittimante» com’è definita tecnicamente, non come quelle che il nostro codice riconosce ai single nei casi nei quali la persona abbia un rapporto particolare con il minore (ad esempio un nonno o una nonna), adottata «nell’interesse della minore tenendo conto della maggiore stabilità (perché mai revocabile)…

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