LA MALATTIA DELLE FALSE PRIMAVERE


Una malattia molto contagiosa che avanza e si espande.   Comincia da lontano,  da colonialismi mai sopiti, da supposte teorie di controllo di aree d’influenza e di conflitti sordi e ciechi che si svolgono  sempre sulla pelle dei popoli .   Con l’intervento americano in Iraq , inizia una sorta di smantellamento del regime dittatoriale laicista,  fortemente nazionalista che rappresentava il tessuto connettivo del regime nel bene e nel male.                   

In particolare il nazionalismo arabo ha rappresentato il fulcro intorno al quale si è generato il progresso  di paesi come l’Egitto, da Nasser a Sadat pur con tutte le variabili nascoste. In Libia , così come con lo statista Bourghiba in Tunisia .  E  così pure il regime siriano. Un regime che la stampa negli ultimi anni ha interpretato, non sempre a ragione,  come dittatoriale.                         Ponendo come base la tesi veicolata  che quanto avveniva , perseguiva un obiettivo finale ; la liberazione del popolo!

La realtà dimostra oggi , a distanza di un anno , che i paesi arabi più retrogradi  e corrotti , come le teocrazie del Golfo, sono  impegnate a  fondo nel distruggere le classi dirigenti nazionaliste  (borghesie nazionali)   in quei paesi che non sono altrimenti acquisibili , o contendibili.  In questo contesto la Siria rappresenta per molti aspetti   geo-politici una linea di frattura , così come la si definisce  in geo-fisica.  Una specie di soglia di terremoto, composta da numerose faglie.    Rappresenta la porta d’accesso del Mediterraneo . Un’autostrada  “in fieri” , lungamente idealizzata dal cuore della Mesopotamia al “mare nostrum”.   Ecco quindi l’importanza della Siria, della sua resistenza.  Dell’olocausto che si sta compiendo.

Mi rendo conto che l’interpretazione  è sostanzialmente diversa da quanto siete abituati  a cogliere descritta come è dalla  maggior parte della stampa occidentale e da quella araba venduta come Al Jazera, organo dell’emiro del Qatar , sostenitore di Hamas , secondo azionista di BMW, proprietario della Costa smeralda , teocrate nel suo piccolo e ricco Stato del Golfo. 

Uno Stato che confligge con l’Arabia Saudita in termini di strategia politica di espansione verso il Nord-Africa con flussi di denaro enormi sulle corde di un islamismo ottuso e aberrante che niente ha a che vedere con la pacifica e tollerante visione araba del mondo.   Pensate a quanti errori di peso sono stati commessi dalla potenza americana negli ultimi 60 anni:  Corea, Vietnam, Afghanistan , Iraq.   Una scia interminabile  di interventi che hanno determinato effetti a catena per molto tempo incontrollati, oltre a migliaia di morti inutili. Osservate oggi il risultato finale …..                                  Fortunatamente l’avvento di Barak Obama ha messo uno stop al complesso militare -industriale che per decenni ha determinato la politica estera degli USA.  Obama e la crisi finanziaria della super-potenza sono riusciti a cambiare l’orizzonte. Non s’interviene più.

Ma si cerca di condizionare i processi storici.  Le rivoluzioni , le primavere arabe hanno di fatto seguito lo stesso trend,  la stessa fine.                                Salutate da tutto l’Occidente , Usa in testa, come rivoluzioni epocali , sinonimo di libertà e democrazia . Democrazie “in fieri”.   La presa di coscienza dei popoli sta finendo miseramente ovunque. Dall’Egitto dei soliti Fratelli musulmani, alla Libia, alla Tunisia.                                                             Come si accennava per l’Iraq , quanto tempo deve trascorrere  per comprendere ed accettare il fatto che l’invasione avrebbe prodotto il terrorismo e la divisione fratricida incessante.                                                          Che avrebbe dato la stura a questo ricorso all’islamismo .                                         Una  forma di rifiuto  dell’occupazione occidentale, che viene percepita come tale  .In questo senso c’è da domandarsi quanto ancora dovremo  aspettare per  comprendere che lo sfruttamento della religione  ed il terrorismo  sono due facce della stessa moneta.

La storia  dei Fratelli musulmani è la storia stessa di un movimento che è nato  sul territorio . Che ha creato la sua forza presentandosi come alternativa alla miseria.  Che della miseria, attraverso le sue organizzazioni caritatevoli ha fatto attività di proselitismo e reclutamento , ovunque siano presenti.  Alternativa all’accumulazione di ricchezze da parte delle classi dirigenti  inadatte e tribali.  Ecco allora  la religione ed i suoi precetti divenire Verbo,   nucleo sano e puro ed il resto del mondo sterco del diavolo.                  

Il senso del nucleo , del noi e  gli altri,  tipico del settarismo religioso che infine sfocia  nel Noi e lo Stato nemico ed oppressore delle libertà , la Sharia? Una forma di credenza che pone il cittadino alla stadio di suddito demente del precetto universale e che pone il genere, il sesso , la vita sotto le ali di un imam che tutto conosce e tutto illustra. Ed allora , a questo punto , occorre chiudere le porte ai fondamentalisti, occorre che l’Occidente comprenda  che il buon vecchio nazionalismo  arabo è l’unica forza in grado di combattere , vincere  e ristabilire l’ordine .                                                                              Quell’ordine che tanto manca  a paesi come la Libia dei nostri giorni.         Paese a noi prossimo , in tutti  i sensi. Paese che oggi non riesce a trovare la via d’uscita dal caos . Un caos che le elezioni stesse hanno forse accresciuto. Un paese nei confronti del quale abbiamo doveri e nel contempo la capacità d’intervento che ci viene parzialmente richiesto.  

Siamo l’unico paese che ancor oggi  nonostante tutto , ha la propria ambasciata aperta. Un  paese che conta in Libia  il maggior produttore di petrolio e gas ,ENI, con un contingente di tecnici di prim’ordine.  Dobbiamo far perno sulla nostra affidabilità , che ci viene riconosciuta, per aiutare la transizione del paese. Una nemesi che non sarà affatto semplice.  Seguire il corso degli eventi con attenzione. Chi possiede la maggiore capacità bellica avrà la meglio. L ‘ Est del paese , la roccaforte di Benghazi,  oggi nelle mani degli islamisti più acerrimi ed il bastione di Misurata non hanno chances di essere vincitori. Sono e restano carne da macello nelle mani del Qatar .

Il ruolo che l’Egitto svolge e potrà svolgere è esiziale per il risultato finale.     Al  Sissi non ha alcuna ragione di tenersi alla frontiera i Fratelli musulmani che ha vittoriosamente battuto e dichiarato fuori legge.   Un buon accordo italo-egiziano può certamente contribuire all’evoluzione positiva della crisi-In Tripolitania l’Italia può fare molto per rasserenare gli animi e fungere da mediatore. In Cirenaica il problema è più complesso vista la storia recente , ma il potere egiziano può rendere le milizie inoffensive riducendo l’apporto di armamenti attualmente in atto da Siria  e sud. 

I trasferimenti dal Sud del paese di miliziani  jihadisti potrà essere più facilmente arrestato se le tribù del Fezzan riceveranno quell’autonomia territoriale che reclamano a ragione per porre fine al caos.                             Tornare al buon laico nazionalismo che nasce dall’amore per la propria terra , in un territorio che non ha conosciuto altro.  Per porre fine alla catastrofe ” Nakba” occorre agire uniti ed insieme “Sawa”                                        

Occorre comprendere,  scindere il processo evolutivo che conduce alla globalizzazione.  Non si può davvero credere di superare decenni di  abitudini , costumi, dialetti e lingue diverse con una misera primavera.  Soprattutto pensando che questo caos è stato finanziato ed orchestrato nei minimi particolari dalle teocrazie del golfo  e definito Primavera!     Non si può  certo pensare di paracadutare la democrazia , ma si può certamente cercare di aiutare a far crescere la democrazia con i vecchi arnesi della politica del territorio. 

Buona vita a tutti 

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L’OPPOSIZIONE LIBERALE VINCE LE ELEZIONI IN LIBIA


Mahmoud Jibril, leader della Coalizione delle Forze Nazionali, ovvero dell’opposizione liberale di fronte agli islamisti , ha vinto con il 48.8% le elezioni alla Camera dei Rappresentanti che siederà a Benghazi.                Questo è un primo dato che, badate bene, non fornisce un quadro d’insieme completo  del puzzle politico elettorale libico.                                                           

Intendo chiarire che dei 200 seggi in palio soltanto 80 sono riservati ai partiti e formazioni politiche partecipanti al voto. Di questi Jibril ne ha conquistati 41 ! La seconda formazione politica risulta essere Giustizia e Sviluppo , ovvero la denomiazione libica dei fratelli Musulmani che ha ottenuto il 21.1% dei voti  e cioè 17 seggi . Altre formazioni hanno ricevuto risultati non superiori al 3/3.5% ciascuna.  Per comprendere il senso completo e l’interpretazione politica di queste elezioni occorre attendere e vedere quali alleanze si andranno a creare tra i  120 candidati indipendenti eletti sul territorio che,  a loro volta,  si uniranno agli 80 precedentemente descritti , eletti nelle liste dei partiti.  

Politicamente l’affermazione dell’opposizione liberale conferma ciò che si comprendeva essere il sentimento diffuso nella popolazione .                               Il desiderio assoluto di uscire dal caos socio-economico, dalle violenze  e tornare ad una normale convivenza civile. Il Primo Ministro si è dichiarato soddisfatto  dei risultati fin qui ottenuti che considera innanzi tutto una vittoria della democrazia nel paese.                                                                                

La vittoria della coalizione centrista rappresenta  in primo luogo la vittoria dei giovani libici che demograficamente rappresentano la maggioranza degli iscritti al voto , circa il 60% dell’elettorato. I giovani hanno voluto premiare un progetto politico non fondato su principi religiosi , proposto con violenza dagli islamici,  disancorato da ogni ideologia, ma aperto e soprattutto in grado di far uscire la Libia dal tunnel nel quale è sprofondata nell’ultimo anno.   Questo Congresso dei Rappresentanti avrà tre obiettivi principali durante la sua esistenza fissata in 12 mesi.

La nomina di un nuovo primo ministro che subentrerà all’attuale che ha guidato transitoriamente il paese con estrema difficoltà dal 2011.

Dovrà riscrivere la Costituzione ed anche questo compito sarà notevolmente pesante.                                                                                                                                

Ed Infine , e questo  sarà quello di maggior impegno , fornire al paese quella struttura istituzionale ed organizzativa che non ha mai avuto.                           Un’ obiettivo estremamente difficile e complesso, viste le tribalità e le richieste provenienti dal territorio.  Dotare il paese di un’ esercito degno di questo nome, di un corpo di Polizia  che possa avere il polso della situazione ed agire conseguentemente.   

Resto,  come indicato nei precedenti articoli sul tema ,  che si possa pervenire a tale livello solo agendo sui due fronti.   Organizzando dall’alto una struttura  flessibile ed adatta alle peculiarità del territorio, provvedendo a fornire dal basso alle comunità tribali la capacità di formare la infrastruttura con una certa autonomia , capace di adattarsi alle esigenze specifiche ed alla volontà di queste ,  alle quali non possono essere imposte condizioni perentorie.  Ecco, a me sembra sia  questo il mix istituzionale che può attecchire . Coordinamento e autonomie locali. 

Questo è il mix politico  che Jibril ed i suoi alleati dovranno ricercare in questo mosaico di fazioni, tribù, richieste regionali che compongono la Libia odierna.  Certo è che il  risultato che si annuncia con queste elezioni pone seriamente le condizioni per uno stop definitivo al caos.                                       

Ma soprattutto alle pretese islamiste,  e quindi uno scacco matto alla strategia perseguita dai Fratelli Musulmani  che, così come in Egitto,  hanno esaurito la carica d’appeal sulle masse…. Mostrando non solo una totale incapacità nel governare  una società civile in era moderna , ma soprattutto nel credere di poter imporre con la forza principi che possono essere condivisi solo con la partecipazione, siano essi religiosi, o semplicemente laici come le libertà individuali e soggettive.

Buona vita a tutti.

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Mediocrazia renziana


exult49:

Come non concordare con queste semplici , appassionate parole espresse dalla Kuliscioff. A parte la mancanza di cultura in sé, il problema di fondo è avere un vissuto. Renzi è un giovane di spirito che non ha mai lavorato in vita sua!!!!! Sì certo a meno che non si consideri il Pres. della Prov. e Il Sindaco un lavoro. Lo sono , ma solo dopo aver acquisito sul campo l”esperienza della vita, professionale e quella normale capacità che rende il rappresentante del popolo tale ! E’ penoso veder la stampa , i media nazionali controllati da 5 Gruppi familiari, sostenere impunemente questo circo territoriale provinciale con il loro inglese approssimativo rappresentare il paese come una compagnia di giro. Sventolare ai 4 venti la presidenza italiana quando è un semplice dovere di turnazione. Purtroppo siamo e restiamo dei cialtroni in mano a dei personaggi in cerca d’autore!

Originally posted on kuliscioff:

imgresIl problema dei renziani, delle Mogherini, Boschi, Madia, Serracchiani, Moretti, Picierno, ma anche dei Faraone, per dire, oltre che di Renzi stesso, non è né la giovane etá né l’inesperienza: è la mediocrità. Non hanno talento, visione, idee, né strumenti intellettuali con cui risvegliarci dal torpore, o argomenti almeno un tantino men che banali. Non hanno progetti che non siano slogan, gli stessi origliati qua a e là, da un ventennio, nel dibattito mainistream, e da questi ripetuti con una superficialità e tale mancanza di curiosità, da far veramente calare il sonno.

Il talento non lo fa il Cv: la Mogherini, per dire, ha un cv da perfetta funzionaria della Farnesina, da funzionaria, appunto, con il suo cartellino da timbrare, il suo status professionale da sbandierare, la sua mediocrità da confinare nell’auto-consolatoria burocrazia di partito – dove, appunto, ha percorso gradino dopo gradino tutta la scala della funzionaria organica. Ma la…

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L’URLO DISPERATO DEL PRIMO MINISTRO LIBICO


E’ veramente incredibile la disperazione del governo libico alla ricerca spasmodica  di porre fine al caos che da ormai troppo tempo sta distruggendo il tessuto socio-economico del paese.  Mohamed Abdelaziz  , l’attuale primo ministro  libico, si è rivolto ieri al Segretario dell’ONU  per richiedere   l’intervento di questa organizzazione al fine di ricevere squadre di esperti in sicurezza che possano intervenire sulla situazione ormai fuori controllo che ormai dalla caduta del regime di Gheddafi attanaglia e blocca il paese.

Negli articoli  precedenti avevo già sottolineato le difficoltà enormi nelle quali si trova impigliato il paese.  Il problema della sicurezza è oggi diventato la priorità assoluta.  La Libia è oggi il paese più pericoloso al mondo.                     In primo luogo per la sicurezza stessa dei suoi cittadini a causa di una criminalità diffusa che si estende a macchia d’olio sia al livello urbano,  che extra-urbano.   Una criminalità  d’origine politica che vede giovani armati con materiale leggero e pesante che pattugliano aree urbane con pick-up  senza alcuna forma di controllo e/o rete di comando apparente.                                       E poi una guerra intestina che dura ormai da due anni tra jihadisti  legati all’organizzazione Ansar  Al -Sharia e  l’opposizione laica . Quest’ultima oggi in via di riorganizzazione sotto il comando del gen. Haftar di cui ho trattato in precedenza. 

Tutto questo su vari livelli territoriali . Perché  oggi è in gioco l’esistenza stessa dello Stato libico quanto a espressione territoriale e geografica.               Il rischio di secessione da parte di componenti del Paese quali Cirenaica e Fezzan dalla Tripolitania, nucleo centrale della pseudo organizzazione amministrativa del paese , è ormai evidente.   Non a caso questa richiesta di aiuto viene a pochi giorni di distanza dalla dichiarazione dei risultati dell’elezioni legislative svoltesi in data 25 Giugno.   Proprio il 27 Luglio è la data indicata per diffondere i risultati di questa tornata di elezioni che dovrebbe porre in essere l’Assemblea dei Rappresentanti .                          Questa Istituzione ,trasferita da Tripoli,  per sopire le richieste di indipendenza da parte di Benghazi  e di tutto l’est del paese, rischia di non veder neanche la luce se le forze centrifughe che animano la secessione non vengono represse da un’accorta manovra politica di compromesso tra le varie fazioni in campo. 

D’altronde è già evidente alla gran parte degli osservatori che il risultato stesso di queste elezioni è inficiato dalla bassa affluenza . Meno del 50% degli aventi diritto sui 3.5 milioni di cittadini si è recato alle urne. Circa 800 mila sono i libici ormai residenti in Tunisia che non hanno partecipato. E questi sono considerati dall’attuale governo come nemici dichiarati in quanto presunti supporters del passato regime.  Si aggiunga a questo il fatto che a quanto sembra,  fondi provenienti dai dissidenti pervengano al gen. Haftar , che gode d’immagine d’uomo forte in grado di assumere una leadership riconoscibile ad una parte consistente di tribù  che compongono il tessuto connettivo politico del paese.

Certo,  la situazione potrebbe degradare in maniera esplosiva a breve termine. Ma una rapida analisi di questo potenziale scenario deve essere affrontata per comprenderne gli eventuali sviluppi.                                                    Il Paese ricco di risorse energetiche si trova di fronte ad un impasse evidente quanto a capacità estrattive. La produzione di milioni di barili/giorno previsti non sono all’appello. Scioperi , mancanza di trasporti, interruzioni dovute a mancanza di manutenzione dei pozzi, ma soprattutto mancanza di sicurezza per gli stessi operatori , hanno dimezzato la produzione sia petrolifera , sia di gas. Quindi la situazione finanziaria stessa comincia a subire dei contraccolpi.  Alcune compagnie straniere hanno ritirato i propri tecnici. L’Eni,  il più importante gruppo in termini estrattivi ,con grandi sacrifici e migliaia di persone dedicate alla sicurezza dei pozzi,  ha subito rallentamenti , ma è ancora operativo. Giusto per completezza oltre il 25% del fabbisogno italiano di riserve energetiche proviene dalla Libia. Oltre il 30% se valutiamo il gas! Ebbene i governi italiani sembrano essere sempre più assenti. 

Abbiamo offerto per anni assistenza  e collaborazione. L’anno scorso ci siamo impegnati ad organizzare in Italia , a Cassino, dei corsi di formazione per i primi nuclei di polizia libici.  Ma a mio avviso ciò che rende la nostra capacità nulla è l’assenza di una vera strategia ! Gli Usa ci hanno accordato una sorta di mano libera in quanto amministratori della ex colonia. Siamo restati (neutrali di fatto)  durante l’intervento NATO, fortemente voluto da Francia e Gb , appoggiato dagli USA. Il fine ultimo di scalzarci dalla Libia da parte degli anglo- francesi è finito nel cesso. Bene , ma a tutto questo non abbiamo poi saputo opporre un piano per aiutare l’evoluzione politica della Libia.

Il timore di alienare alcuni interlocutori interni, ha frenato , rendendole caduche , le energie che ci hanno permesso di stabilizzare la nostra presenza. Oggi dobbiamo uscire dal guscio. Dobbiamo aiutare quelle forze che vogliono ritornare ad una seria convivenza civile.                                                                            I libici non sono tutti uguali come sotto la dittatura!  Le differenze di fede, etnia, territoriali,  tribali,  sono oggi evidenti. Da queste non si può prescindere e non si può pensare di ritornare alla situazione ex ante.                  I problemi della Libia sono i nostri problemi.  Accennavo al problema sicurezza nel mio post precedente.   Se le nuove forme di terrorismo prendono piede in Nord-Africa , noi europei siamo i primi a farne le spese.  La Libia poi per la sua totale assenza di esercito e forze di polizia è un caso  unico .   Ma anche Egitto , Tunisia  ecc.  hanno oggi problemi di lotta al terrorismo a cui non erano abituate ed i cui costi saranno enormi .

Quando penso alle guerre , sommosse, conflitti  che ci circondano l’esigenza di una politica estera europea attiva ed efficace mi sembra essere di profonda attualità.  Altro che Alto rappresentante. Qui ci vuole un ministro degli esteri europeo dotato di pieni poteri.  Altro che diatribe tra Mogherini sì , o no ! L’incapacità delle due a me sembra evidente.  La baronessa l’ha manifestata in tutta il suo splendore conservatore britannico.  La  nominata dal governo italiano non sembra possedere un tale CV da impressionare. 

Ma soprattutto un po’ come nella politica industriale , dove non abbiamo un piano strategico ed operativo da oltre 20 anni, anche nella politica estera non battiamo un colpo.  Qui si deve comprendere che la politica estera in Nord-Africa e M.O.  non può essere delegata all’ENI ,ai suoi interessi,  alle lobbies,  pur importanti .  Che l’area d’influenza oggi rappresentata da questo immenso territorio che si trova a 200 km in linea d’aria da noi è fondamentale per il futuro italiano ed europeo.                                                           

E che quindi oltre che del conflitto israelo-palestinese, dove i massacri continueranno fin tanto che verranno finanziati   dall’estero le rispettive classi politiche, faremmo meglio a prestare attenzione a quanto accade a Sud.  I romani , che certo non mancavano di strategia,  lo definivano a ragione Mare Nostrum . Sembra che gli attuali eredi non ne comprendano più il vero significato non solo del termine , ma delle connessioni che generano dall’insieme.

Buona  vita a tutti.

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Un’idea per il prossimo Politicamp


exult49:

Credo che liberarci dalle inutili diatribe interne spostando il fulcro della discussione su temi europei,temi di tutti, possa aiutare la sinistra a ripensare seriamente a cio’che vuole essere.Da grande.Il percorso della Link in Germania e’molto simile all’evoluzione negativa di Sel.Allocazione delle risorse,Redistribuzione della ricchezza,Demografia.Quest’ultima poi e’fondamentale per comprendere il cambiamento avvenuto in Italia e Germania negli ultimi 20 anni In Italia la classe d’eta’15 /29 anni conta oggi circa il 15% del totale.Negli anni’70 il 25% cioe’1/4 del totale .In Germania lo stesso.Intendo dire che i targets sono profondamente mutati e non c’e’ricambio.Per non parlare dei temi che divengono sempre piu’specifici,distanti dal quotidiano,dal comune sentire .Ecco perche’riempire la politica di temi “non politici” e’fuondamentale.Il panorama europeo puo’rappresentare un nuovo modo di aggregazione , investire sui problemi comuni dal basso.Promuovere consenso attraverso la condivisione dei problemi.

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di Massimo RIBAUDO

Un portatessere (io ci metterò quella dell’Avis e della Coop), un progetto concreto di battaglie trasversali con il contributo di tutte le formazioni politiche di Sinistra – che non si chiudono più in gruppi autoreferenziali e conventicole – per i diritti individuali e per quelli comuni, un’associazione per farlo: “Possibile”.
E quel popolo della Sinistra che esiste, che si comprende, che si abbraccia con tessere ed idee diverse, ma finalità ed orizzonti comuni, così ben descritto da Celeste Ingrao.
Gli abbracci, i saluti, le strette di mano, l’ascoltarsi, il rispondersi con chiarezza e coerenza.
Questo è quello che porto con me tornando da Livorno, ed è ciò che è riuscito a realizzare ed organizzare Giuseppe Civati e tutto il suo gruppo. Gli va detto “grazie”.

In una fase storica come quella che stiamo vivendo, dove si tende solo a legittimare l’autoritarismo delle elités politiche ed economiche decadute, …

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Delle cose della natura e della politica


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di Ivana FABRIS


“Se riesci ad avere chiaro tutto questo,
la natura ti apparirà improvvisamente libera e priva di superbi padroni,
capace di realizzare ogni cosa spontaneamente da se stessa, senza interventi divini.”
(Lucrezio, De Rerum Natura)

Progettando giardini, se c’è una cosa che ho imparato e imparato bene, è che la stragrande maggioranza delle persone, ormai abituate alla velocità, al non saper aspettare, all’avere tutto e subito, al non conoscere la pazienza del rispetto dei cicli della vita, al consumare smisuratamente, vorrebbe un giardino nato oggi e adulto domani, dove domani significa esattamente domani.
Questo, spesso, obbliga chi progetta, quando non riesce a far capire al cliente che un giardino così non esista in natura, ad utilizzare il sistema del giardino di pronto effetto.
Non è una diavoleria o chissà quale arcano metodo, semplicemente si mettono a dimora più piante già cresciute, si riempie lo spazio che normalmente rimarrebbe…

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HILLARY CLINTON :LA CORSA PER LA PRESIDENZA E’ GIA’ INIZIATA


L’uscita del suo nuovo libro “Tempo di decisioni” ,  rappresenta un test politico per la sua candidatura alla Presidenza degli USA.                                     Un modo per sondare  a 66 anni lo spirito dei suoi potenziali elettori  e cercare di assemblare una strategia che possa condurla  a vincere il SuperPac , cioè il comitato di azione politica , per le elezioni che si terranno nel 2016.                                                                                                                                      Un libro  il suo di 635 pagine nel quale commenta ed offre al lettore uno  squarcio della sua esperienza a capo della diplomazia americana nel primo mandato della presidenza Obama. Certo l’idea che gli USA possano avere la prima donna  presidente  galvanizza parte dell’elettorato femminile.              Nel 2008 Barack Obama , allora giovane senatore sconosciuto alla gran parte degli americani , le aveva soffiato l’investitura democratica.                                  Sedici anni dopo la fine dell’era Clinton,  si può immaginare il ritorno di un Clinton alla Casa Bianca.  Da un punto di vista mediatico è possibile.         Certo che il vedere una democrazia arrotolarsi nelle  dinastie  mio avviso non è positivo, visti i risultati recenti non  molto lusinghieri. Basti pensare alla presidenza di W. Bush.  Ma sicuramente Hillary Clinton non è W. Bush . Sarebbe come confondere un orango  ad un babbuino.

Senza alcun dubbio preparata, intelligente, ricca, decisa.  La sua ambizione non lascia dubbi. Ha lasciato la posizione di Segretario di Stato per meglio prepararsi a questa sua nuova scommessa.  Ufficialmente ha indicato che è sua intenzione sciogliere i dubbi sulla sua candidatura nel 2015, ma nessuno dubita che lei sarà in corsa.  Questo “tour di presentazione del libro” non è altro che un test per approfondire  il “sentiment del paese profondo”, di un’America che in 16 anni è molto , molto cambiata.                                                Un Paese che lotta ancora contro una crisi economica ed una disoccupazione evidenti.  Una nazione dove la forbice tra coloro che hanno e coloro che sono i diseredati si sta’ allargando sempre più. Oltre 100 milioni sono gli americani che non dispongono di assistenza medica . 1/3 della popolazione.

Per non parlare di prevenzione e/ o di assistenza ad anziani e bambini.  Giusto per favi comprendere, una mammografia , un’esame di routine che in Italia viene fatto ogni due anni gratuitamente per le donne che hanno superato i 40 anni costa oltre 500 dollari in USA.  Una colonscopia 5.000 dollari. Quando sento gli italiani lamentarsi della sanità italiana mi verrebbe tanta voglia di farli vivere qualche anno in USA per comprendere cosa voglia dire …….. Ecco tutto questo e ben altro oggi è fare politica negli USA.

La demografia è sul punto di regalare ai latinos la maggioranza popolare. Entro il 2020 gli WASP (White anglo-saxon protestants)  perderanno la maggioranza. Per non parlare dei cinesi che stanno rapidamente crescendo come etnia. Gli unici che sembrano non mutare in termini di peso demografico restano i neri. E dai latinos potrebbe provenire il candidato d’opposizione repubblicano . Dalla Florida , un cubano già oggi senatore , oppure il secondo figlio della dinastia Bush , Jeff , attuale governatore della Florida.   Come vedete le dinastie contano, contano perché sfruttano vari interessi aggregati, il brand del cognome, la capacità d’influenzare…..            Ed infatti i media sono influenzati ed a loro volta influenzano.                               Il profilo della Clinton è messo in rilievo quale immagine di donna competente, decisa,  che sa gestire  la politica a livello internazionale .             Si pone in evidenza proprio oggi  con quanto avviene in Irak la sua critica profonda ad Al Maliki , P.M. irakeno che definisce: “un personaggio  incompetente ed autoritario che non merita la morte di nessun soldato americano”. O quando nel suo libro rimprovera a Putin di voler ridividere il mondo in zone d’influenza….. Vuole dare insomma un’immagine di sé più aggressiva e decisionista di Obama. Vuole differenziarsi a tutti i costi da lui .   E ancor più di questo è evidente che voglia attirare il voto di repubblicani che da sempre spingono per l’uomo forte.

Circa il 57% degli americani giudicano Hillary  “un leader forte”! E molti di essi affermano che se il Partito non farà un bel ripulisti al suo interno , è probabile che Hillary ottenga il voto di buona parte di essi.  A questo occorre  aggungere che il fattore femminile gioca oggi in America un ruolo estremamente positivo. Nonostante tutto questo,  la sua personalità resta molto controversa per la maggior parte del pubblico americano.                        La parte conservatrice del paese la detesta per il ruolo del marito, per  valori che vengono percepiti  come oltremodo liberali, oltre al suo elitismo, il sostegno ai matrimoni gay,  al suo denaro ed agli appoggi ed agganci dei Clintons a Wall Street.    Se un buon candidato repubblicano emergerà la quasi inevitabilità della vittoria di Hillary subirà un’arresto. .

In realtà occorre che i Repubblicani facciano i  compiti a casa.              Attualmente il campo repubblicano si trascina in una lotta interna all’ultimo sangue tra la base del Tea Party, ultraconservatrice e puritana e la struttura stessa del Partito .                                                                                                                  Come avevo accennato in precedenza la candidatura che a mio avviso può avere un forte impatto dal lato conservatore è quella del Sen. Marco Rubio . Di origini cubane è considerato l’astro nascente nel partito. Definito l’Obama bianco perla sua capacità comunicativa ed oratoria ha dalla sua un’ età ed un “aplomb” nel quale l’americano medio può ritenersi identificabile.              Certo molto più di Jeff Bush  che,  pur essendo decisamente migliore di W., risente in negativo del patrimonio genetico familiare.  Il fattore femminile può avere una certa importanza nel favorire la Clinton , ma solo nelle classi più istruite ed abbienti, non certo nella middle- class.  Staremo a vedere quale ticket  si prepara da entrambi i lati.  Se il candidato repubblicano fosse Rubio le cose si complicherebbero per la Clinton . Il punto debole per Rubio é la sua inesperienza a livello internazionale, ma potrebbe parare il tiro con un Vice capace di bilanciare . Il punto debole per la Clinton proprio  il suo cognome,  che a molti potrebbe apparire ingombrante!

Buona vita a tutti.

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